Firenze sta per accogliere l’arrivo del Tram. (IN QUESTO LINK, LE MISURE DEL TRAM) Dopo credo 50 anni che erano stati eliminati dal centro storico. Ma un’altra occasione sprecata è in arrivo. Firenze era la prima capitale d’Italia durante il processo di unificazione, 150 anni fa. Ma è per questo che rimase capitale per solo pochissimo tempo? Avevano capito che il carattere e la mentalità non era europea? La mia provocazione è questa. Come un’occasione mancata quella di non essere una vera capitale europea, così la possibilità di salire con le biciclette da un capolinea lontano e fuori città.
In Germania hanno il nostro stesso spazio nel tram. Eppure sanno come riscaldarsi e sanno come essere una città vivibile.

bici dentro il tram

PERCHE’ NOI NON POSSIAMO? O FORSE NON VOGLIAMO? EPPURE … SI PUO’. Qualcuno ha anche detto che … WE CAN!

Bah! A quanto pare … “un si pole”!

Non a caso ho iniziato con un gioco di parole linguistico, spremendo il mio acume, e una formula matematica: dove porterà il mio lavoro di ricerca teatrale? Quale “goal” farà, se calcolato bene? L’esperimento era nel mio primo post.

Veniamo subito al dunque. Oggi c’ è finalmente la tendenza a sapere da dove provengono le cose che mangiamo (il comportamento italiano insegna) o le cose che vogliamo sapere. Le fonti nascoste nel mondo globalizzato. E’ uno show window.

Questa “Vetrinizzazione” della società, termine caro ad una mia amica professoressa e studiosa, ha migliorato la differenza tra i blogs virali e i “cat blog”, rispetto alla funzione che assumono. I primi, viral, veicolano idee o influenzano politicamente, vedi Beppe Grillo. I secondi, più delicati o pericolosi per la privacy e altamente o meno autoreferenziali, sono chiamati così perché raccontano anche del mal di pancia del proprio gatto: un tempo i diari si tenevano segreti e chiusi a chiave, oggi invece si aprono alla rete di tutti. Con la degenerazione in siparietti rosa di porno casalinghe confessioni. Sono questi che impauriscono e affascinano: palchi di solitudine, sfoghi antidepressione. Ci sono anche però quelli fatti per condividere foto a distanza e racconti di vita oltreoceano o da viaggio: il duplice confine di cat blog in viral può tramutarsi in un servizio pubblico, vedi i numerosi blogs sull’enogastronomia. Voyeurismo da chiave da serratura tramutato dunque in utilità pubblica.

La vetrina, al cui interno si collocano dunque gli attori della rappresentazione, merci o persone che siano, ha spinto fino all’estrema conseguenza la sua funzione comunicativa di rappresentazione spettacolare, show window appunto, diventando peraltro protagonista di un fenomeno che affonda le sue radici fra la 1° e la 2° Rivoluzione Industriale. Il valore crescente erano le botteghe, poi negozi, poi gallerie commerciali e grandi magazzini. Oggi il web 2.0 e i social network.

Ora, più di due secoli dopo, la vetrina deve essere infatti interpretata anche come messa in scena del prodotto, ma anche come il punto di partenza di un luogo. Posso protestare chiamando un call center per un disservizio: questo tipo di reclamo ne è l’esempio.

Così questo blog dovrebbe avere le sembianze di una rivista di molti legami  (per non dire link): frutti secretati, verità pronte a secernere dibattiti, frantoi o torchi che spremono meningi come film. Lo scopo, o il claim, dei video dovrebbe avere l’intento di mettere in guardia da finti teatri di strada: un advisor di specchi politici e di piazza.

Se spremessimo l’acume, qual è il vero riflesso di una reazione ad un comportamento di una persona? E quale ne sarà il suo cibo per la mente?

Lo Spremiacume sarà la VETRINA dove si vedono gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede: vale più di qualsiasi altra cosa al mondo. Credetemi. E diffidate da chi vi dice che il surrealismo non è la realtà. Giova anche alla propria libertà: questo giornalismo grassroats, che viene dal basso, è un’opportunità per moltissime persone di far sentire la propria voce, condividendola poi con l’opinione di milioni di persone. Questa è la democrazia informativa, collaborativa: il potere ai clienti e alla comunicazione o la protesta in tempo reale. Benvenuti nel nuovo giornalismo partecipativo! Quello del cittadino. Il popolo del web che si spreme le meningi o si fa tutto un film di quello che vede per strada.  E offre il suo sguardo agli altri.                                                                                                                                                    

Amanda Knox e Raffaele Sollecito negli Stati Uniti sarebbero stati assolti. Ne sono stati commessi di errori, anche mandando a morte degli innocenti! E lì la pena di morte non è nemmeno sintomo di morbidezza. La Corte Suprema, oltretutto, ha ribadito che possono essere giustiziati anche assassini che non ci stanno del tutto con la testa, o persone che erano minorenni quando commisero l’omicidio. Da noi, invece, una Corte d’Assise giudica colpevoli d’assassinio due persone, ma concede le attenuanti generiche, in modo da non dovere condannare all’ergastolo. Gli italiani forse sono i troppo buoni? In realtà la logica statunitense non è spietata, bensì semplicemente logica, con forti radici morali e religiose: tu, individuo responsabile e padrone di te stesso, tu, uomo libero, potevi scegliere, ed hai scelto di fare del male, quindi tu, colpevole davanti alla collettività, devi pagare, in ragione del male compiuto. Se hai tolto la vita, perderai la vita. Il punto però non è la pena, ma come si arriva a comminarla.

E qui le cose si capovolgono, perché siamo noi ad essere i cattivi, per approssimazione. L’individuo responsabile deve pagare, ma lo Stato americano prima di condannare deve essere certo della colpevolezza. Al di là di ogni ragionevole dubbio. Tale certezza è data dal giudizio indipendente della giuria, e dal rispetto scrupoloso delle regole e delle garanzie, assicurato da un giudice professionale (il “vostro onore”).

Ricordate O.J.Simpson? Il ricco e nero giocatore di football americano era accusato di avere ammazzato la moglie, bella e bianca. Una prova, forse decisiva, consisteva in un guanto, che si suppone fosse stato utilizzato per l’omicidio. Si suppone soltanto, perché il poliziotto che lo raccolse lo fece in modo irregolare, facendo venire meno la genuinità della prova e spingendo il presidente a considerarla non utilizzabile, talché impose alla giuria di non tenerne conto. Simpson fu assolto. In Italia lo avrebbero condannato un centinaio di volte, e se qualcuno avesse avuto da ridire circa il modo in cui il guanto era stato trovato ed acquisito, lo avrebbero ricoverato al manicomio. Chi se ne frega, avrebbero detto tutti, è evidente che il damerino ha scannato la moglie, quindi non importa stare a cincischiare su come raccattarono il guanto. Ergastolo. Dal punto di vista sostanziale sarebbe stato anche giusto. Dal punto di vista formale hanno ragione gli statunitensi. E qui si incarnano due culture.

Da noi se avanzi dubbi su un sospettato, ti dicono: qualcuno deve pur averla ammazzata. Da noi conta che ci si convinca di una ragionevole colpevolezza. Vale, spesso, la sostanza. Nel processo accusatorio, invece, conta la forma, perché solo quella garantisce la genuinità del verdetto. Che può sempre essere sbagliato, naturalmente, ma non imposto dal pregiudizio o dalla piazza. La forma spesso è sostanza, nel diritto.

Gli americani impallidiscono al sapere che i giurati del processo ad una loro concittadina fossero costantemente esposti a televisioni, radio e giornali, potendo leggere e guardare in diretta il loro stesso lavoro. Negli Usa invece vengono isolati.

Stesso discorso per i pentiti di mafia. Ci sono killer di professione che arrivano in aula deponendo non su cose che lui non conosce, ma che gli hanno raccontato. “De relato”, si dice, cioè per sentito dire. Questo viene usato come sport per delegittimare politici importanti e scomodi.

Un’ultima cosa. In Italia i magistrati sono indipendenti, impiegati dello Stato: i giudici non hanno carriere separate dai professionisti dell’accusa. Per questo in un’aula statunitense, davanti a un collaboratore di giustizia più che pentito, il presidente avrebbe chiamato a sé l’avvocato della difesa e quello dell’accusa (l’idea che possa essere un suo collega neanche lo sfiora, supponendo sia un’ipotesi tribale) e avrebbe detto loro: quanto dura questa buffonata? Ritenete che il teste abbia qualche cosa da dire, su cose che conosce direttamente, o avete scambiato la mia aula per un teatro? Dopo di che, si sarebbe rivolto alla giuria ed avrebbe detto: di quel che avete sentito non dovete tenere alcun conto, è stato un errore dell’accusa presentare un simile teste, che non aveva nulla di pertinente da dire. Ammonisco tutti ad attenersi alla procedura.  (Tratto da un articolo di DAVIDE GIACALONE)

ECCO UN MINUTO DI PAROLE

Una sintesi di pensiero condivisibile con l’articolo: come a volte due fazioni non sanno di parlare la stessa lingua!


Carissimi,

vi scrivo con tutta la volontà che un precario come me ha nell’esprimere la rabbia e il sentire comune dei giovani italiani di oggi. Rabbia per come vengono date le notizie oggi in Italia. Rabbia per come arrivano allo spettatore o lettore medio. Rabbia per i professori dinosauri (citando il personaggio del film La meglio gioventù “…io sono uno dei dinosauri da distruggere”) che dal potere della poltrona minacciano di scappare dall’Italia tranne poi restare seduti e aggrappati. Abbiamo assistito al cambio (non dico switch off) al digitale terrestre, cambio epocale ma opportunità che rischia di far rimanere l’Italia, un paese appunto dove non succede niente, solo una Dolce Vita sognata dagli americani ma che non esiste. Pensavo, ed io come molti, che il decoder fosse anche un attrezzo per inviare segnali oltreché riceverli: se si possono fare acquisti perché non determinare anche il gradimento di un programma o almeno, con un semplice clic, segnalare il passaggio da un canale all’altro. Invece no. Rimane un ricevitore. Era troppo bello far abbassare lo share! Audience (che funziona così in questo link ) che non rappresenta più la realtà, almeno nelle percentuali, dello spettatore italiano oramai fruitore di internet. Ecco l’opportunità: alziamo il campione d’ascolto e rendiamolo numericamente più grande, ma determinarlo anche in base a criteri non solo statistici ma più veritieri. Determiniamolo allora con criteri stabiliti dal Parlamento, non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel ( Per maggiori dettagli leggiamo questo articolo su un sito open source, cioè di giornalismo collaborativo).

Già è inutile la lottizzazione politica nascosta dei telegiornali RAI: rendiamola palese con un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione; è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?), è inutile far pagare un canone ingiusto quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 5 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace; è inutile far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda.

E’ troppo per i vari professori e presidenti aver pensato questo? Quelli che protestano su un’Italia paese di raccomandati e di mancanza di senso civico (per la poca fiducia nella sicurezza e nello Stato) tranne che poi non decidere niente quando si ha il potere di farlo? E’ troppo chiedere di voler vivere in un’Italia che manca dal 1871? A 150 anni da questa data, forse è questo il vero giro di boa e la migliore celebrazione di tante che ci saranno in pompa magna.

Grazie.

Sentite questa! Il Vescovo di Crotone, nel suo messaggio di Natale, dispiaciuto per la difficile situazione economica del crotonese, “in cui tanti giovani, anche laureati, sono costretti all’emigrazione o al precariato, quando va bene, e alla disoccupazione, quando va male”, il Vescovo di Crotone Graziani ha espresso una severa critica nei confronti di una truffa di 90 milioni di euro che imprenditori locali hanno realizzato (AVREBBERO, aggiungiamo noi) ai danni dell’Unione Europea appropriandosi indebitamente di capitali che, invece, “dovevano essere investiti per far crescere il territorio”. “È stato arrecato un disastro enorme – ha commentato severo – all’intera comunità”.

Si?

Qualcuno dica a questo Vescovo che non e’ bene giudicare senza informarsi. E qualcuno informi a questo cittadino del Vaticano all’interno dello Stato italiano che i gradi di giudizio sono tre, e che  ancor prima che un magistrato inizi la sua azione penale di IPOTETICO rinvio a giudizio, esiste la presunzione di innocenza. E che le accuse della procura sono sempre, nel diritto, ipotetiche. Ma che ancor prima, non ci sono imputati e accusati dalla procura, ma solo indagati. E se fossero innocenti? E se tra gli indagati ci fossero gli ingenui e i “gabbati” lavoratori? Qualcuno dica a questo don Abbondio de’ noantri di non farsi impaurire certe volte dalla stampa e dallo scandalo.

Già, lo scandalo della stampa: perché forse è proprio di questo di cui dovremmo aver paura. Molti innocenti sono già messi al bando come imputati da conferenze stampa show delle procure, ma spesso si tace su avvisi di garanzia inviati a prelati e non pubblicizzati su nessun giornale.

Sono rari i casi in cui alcuni preti si battono contro la Malavita. Basta digitare Bregantini e la letteratura su internet ne è piena. O periodi felici in cui il vescovo di Crotone Agostino, precedente all’attuale,  aveva anche il coraggio di scomunicare mafiosi e massoni!

P.S. Vorremmo sapere dall’attuale Vescovo di Crotone, (il quale presiedeva una fondazione proprietaria di un terreno nelle vicinanze nella provincia) lui che ama tanto giudicare sul mancato sviluppo crotonese, se può essere più chiaro una volta per tutte sul terreno destinato ad un orfanotrofio e poi venduto ad una società incaricata di fare una discarica di rifiuti tossici. Lui che poco tempo prima era sceso in piazza per protestare pubblicamente contro la discarica! Perché si è dimesso da questa fondazione non appena ha venduto il terreno? Attendiamo risposta pubblica.

Voglio raccontarvi una storia vera che può aiutarci a capire meglio di tante teorie come è cambiato il modo di comunicare nella nostra società. Il fatto si svolge a New York nel maggio 2006. Ivanna, una giovane signora, perde il suo cellulare sul sedile posteriore di un taxi. La poveretta si sente perduta: nella memoria del telefono ci sono tutti i suoi contatti e alcuni documenti di lavoro. Ivanna fa quello che probabilmente tutti noi avremmo fatto nella stessa situazione: invia un sms al proprio numero offrendo una ricompensa a chi le riporterà il cellulare. Ma purtroppo non riceve alcuna risposta. Così, due giorni dopo, decide di comprare un nuovo cellulare di ultima generazione al prezzo di 300 dollari. Fortunatamente, la compagnia telefonica di Ivanna ha conservato una copia delle informazioni nei suoi server così può trasferire quasi tutti i documenti e i contatti di Ivanna sul nuovo telefono. Così, tra le vecchie informazioni, Ivanna scopre che una ragazza nel Queen ha inviato con il suo vecchio cellulare alcune sue foto a un gruppo di amici. Ivanna racconta la storia a Evan, un amico che lavora come programmatore nell’industria finanziaria. Adesso i due hanno le foto e l’indirizzo email di Sasha, la ragazza che ha il vecchio cellulare di Ivanna. Evan decide così di inviare una email a Sasha per chiederle di restituire il telefono. Sasha, una sedicenne di origine ispanica, invia una replica che lascia poco spazio alla trattativa: “Non ho nessuna intenzione di restituirlo, culo bianco”. Evan decide di rendere pubblica la storia. Il 6 giugno mette online una semplice pagina web con le foto di Sasha e una breve descrizione degli eventi e la linka al suo sito personale. La pagina viene intitolata “StolenSidekick”. La storia completa degli eventi può essere letta sul sito di Evan, EvanWasHere.com, o nell’interessantissimo libro di Clay Shirky, “Here Comes Everybody”. In poche ore, la pagina web viene inoltrata dagli amici di Evan agli amici degli amici. Alcuni lettori si appassionano. Alcuni fanno perfino un lavoro investigativo e trovano su una pagina di MySpace alcune foto di Sasha con il suo ragazzo. Evan continua ad aggiornare la pagina con le nuove informazioni sulla storia. Alla sera, la storia di Evan finisce su Digg, un sito collaborativo dove gli utenti suggeriscono le storie più interessanti che trovano sul web. A questo punto milioni di lettori possono leggere la saga del cellulare “rubato”. Qualcuno fornisce così il cognome di Sasha e perfino il suo indirizzo di casa. Un lettore invia anche un video della casa della ragazza nel Queens. Evan riceve dieci email al minuto da persone che non conosce ma che vogliono sapere come procede la storia del cellulare. Anche la Polizia di New York viene informata dei fatti, ma poiché classifica il telefono come perso piuttosto che rubato, decide di non intervenire. Ma ormai milioni di lettori stanno seguendo la saga sul web. Perfino i grandi media ufficiali sono costretti a seguire la vicenda. Il dipartimento di polizia si sente sotto pressione da parte dell’opinione pubblica, tutta scherata dalla parte di Evan. Due investigatori parlano con Ivanna e, alla fine, decidono di classificare il cellulare come rubato piuttosto che smarrito. Il 15 giugno la polizia si presenta a casa di Sasha e arresta la ragazza: il celluare recuperato torna nelle mani di Ivanna che decide di ritirare la denuncia nei confronti di Sasha che torna così in libertà. Memorabile il commento della madre di Sasha: “Non avrei mai immaginato nella mia vita che un cellulare potesse procurarmi così tanti problemi”.

Dunque, cosa possiamo imparare da questa storia?

1. Innanzitutto che non sarebbe potuta succedere appena 5 o 10 anni fa semplicemente perché le piattaforme utilizzate da Evan non erano disponibili o erano scarsamente conosciute.

2. Le nuove tecnologie hanno promosso un nuovo modo di formare i gruppi, e questi gruppi si trovano i potenziali lettori dell’informazione stampata o online.

3. Il potere dei gruppi, nell’era dei social network, è diventata enorme e può influenzare l’opinione pubblica in un modo che solo i mass media potevano fare solo pochi anni fa.

4. Il ruolo dei lettori è diventato fondamentale: sono loro a svolgere il lavoro investigativo (trovano informazioni si Sasha) e giornalistico (forniscono notizie, foto e video a Evan che è il direttore-editore della pagina web). Il trasferimento di queste capacità dalle corporazioni professionali al pubblico generico rappresenta un passaggio epocale.

5. Grazie al web, i costi di pubblicazione sono collassati.

6. I giornalisti del XXI secolo devono sapere che i blog e i siti come Wikipedia, FaceBook, Twitter, YouTube, sono ormai una parte essenziale della vita di ognuno.

7. Se i mass media vogliono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica, devono capire gli interessi dei nuovi lettori e abbracciare il loro modo di comunicare.

8. Il modello virale del web può influenzare l’agenda setting dei media tradizionali (perfino la Cnn e il New York Times hanno dovuto raccontare la storia ai propri lettori-spettatori).

9. La storia mostra quante tracce lasciamo sul web e quanto siamo drammaticamente connessi l’uno all’altro. Noi siamo allo stesso tempo socialmente più visibili e più vulnerabili.

10. I nuovi strumenti hanno velocizzato l’informazione: una storia locale può diventare globale in un battito di ciglia.

11. Il web è fatto per il link, i link sono il web: se noi non impariamo ad usare i link, resteremo fuori dal dibattito sociale che si sposta sempre più su internet.

12. Il giornalismo online è, prima di tutto, un bagno d’umiltà. Per quanti sforzi facciamo, c’è sempre qualcuno nella rete che su quel fatto specifico ne sa più di noi. E ce lo farà notare. Dobbiamo accettarlo se vogliamo essere precisi e corretti.

13. Con il web 2.0, il lettore è anche un produttore di contenuti che può aiutare il giornalismo ad abbracciare punti di vista diversi e a fare un lavoro migliore.

14. Questa nuova comunità di lettori deve essere ritenuta importantissima da ogni editore e da ogni giornalista: sono il nostro futuro, e sta a noi imparare a dialogare con loro.

15. Per allargare la propria audience, i media dovranno farsi trovare là dove i lettori si aspettano di trovarli con la migliore informazione possibile.

16. Il futuro dell’informazione è un modello editoriale che viene dal passato: dare ai lettori qualità, credibilità e originalità, che sono ancora la qualità più importanti nel processo dell’informazione.

17. I lettori online moltiplicano molto più rapidamente di quanto stiano calando i lettori della stampa: dal punto di vista dell’audience, i quotidiani non sono stati mai così importanti come oggi.

18. Quando noi cambiamo il modo in cui comunichiamo noi cambiamo la società.

19. Noi abbiamo ancora la Cnn e il New York Times, Il Corriere della Sera e El Mundo, ma noi non siamo più la stessa società che ha avuto questi media negli anni passati.

20. Se continueremo ad investire tutte le nostre energie mentali per cercare di preservare il vecchio modello editoriale e di business, noi non saremo in grado di inventare un modello nuovo che funzioni meglio per tutti: online e stampa.

Marco Pratellesi – Corriere della Sera

P1010925

UNA MASCHERA CHE NON FA PAURA. NON SI TRATTA DI UNO STREGONE. MA AD HALLOWEEN IL TURISMO DIVENTA CIVILE. I PEDONI SI ARRAMPICANO E MI FANNO PREDA DELLA LORO FELICITA’.

Per questo Halloween mi sono travestito da  “DUOMO PEDONALIZZATO”!

Come sputtanare una direttrice vendite aggressiva, del classico “piede nella porta”, a danno di una vendita fatta di coccole vere al cliente? Chissa’ quante volte ci siamo sentiti presi in giro da venditori che non conoscevano il prodotto e da venditori che invece erano gentilissimi e che ci hanno fatto sedere a tavola al ristorante con gusto. Beh la differenza e’ questa. Di esempi vorrei che ne faceste, di qualunque nazionalita’ o cultura che avete visitato.

In radio ho letto le email che questa personcina (la quale ora soffrendo della crisi economica e dopo aver preso soldi da finanziamenti statali ora forse lascia sul lastrico un po’ di gente) mandava ai suoi venditori tentando di fargli venire la voglia di vendere…ma in realta’ la faceva perdere.

LA DIRETTRICE VENDITE COME IN ALCUNI FILM

Ho trovato la risposta a molte cose. Sembra ovvio ma non e’.

Perche’ gli americani ci prendono in giro sul colpo di frusta e gli spifferi che fanno male o il cambio repentino di temperatura che sbalza la pressione?

La risposta qui.

http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080805022319AAGDfrp

Le punizioni corporali sui figli a scopo educativo sono un reato dal 2007. Da noi non ce n’e’ bisogno ma nell’arcipelago del Pacifico si. Il 21 agosto, circa un mese fa, la Nuova Zelanda e’ andata alle urne per un referendum che riabilitasse la sberla formativa. Lo scapaccione come elemento di un buon sistema di correzione da parte dei genitori dovrebbe essere un crimine? Negli anni 80, qui come in Inghilterra e in Australia, poteva accadere che un insegnante, poi addirittura diventato ministro dell’Istruzione, ficcasse una palla da tennis nella bocca degli allievi “a scopo educativo”.
Non sapevo che in Italia ci fosse un Regio Decreto che vietasse le bacchettate in classe (confermato da una sentenza del 1996). Io le ho ricevute. Forse per questo sono pessimista sul mondo del lavoro?

Ma quello che mi chiedo e’ anche un’altra cosa. PERCHE’ NON SI RIESCE A SAPERE I RISULTATI DEL REFERENDUM SU NESSUN AGENZIA DI STAMPA IN UN PAESE, COME L’ITALIA, PER QUANTO “LIBERO” A DIRE DI ALCUNI? Forse perche’ vogliamo essere ancora il belpaese delle veline viziate sin da bambine?

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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