Vi ricordate Jack Nicholson che muore assiderato nella scena finale di “Shining”? Il film fu girato in Colorado, ma esiste una cartina che associa ad ogni stato americano la pellicola più celebre girata o ambientata all’interno dei suoi confini. ← E non mancano pellicole italiane: anche se “Per qualche dollaro in più” e “Il Buono, il brutto il cattivo” furono girati in Europa, Sergio Leone riuscì a creare l’illusione che Clint Eastwood sparasse davvero nel Far West, nel Texas e nel New Mexico.

L’illusione, appunto. Tema sottinteso di questo post raccoglitore dell’accozzaglia di arte in giro in questa primavera nell’area di Boston. La prima è che andando in vacanza per tre giorni in Florida, avrei potuto mangiare carne di alligatore, come ha raccontato questo articolo sulla rivista Dissapore sui differenti tipi di carne per ogni stato americano. ← In compenso ho assaggiato in riva al mare…vi chiederete dei frutti di mare? No, un delizioso hamburger di alce proveniente da una fattoria del Montana. Scommetto che se fossi andato in Montana non avrei trovato l’alce ma l’alligatore. È come andare ormai nelle nostre città italiane di mare e chiedere la trippa al sugo, si sa che è un piatto di nicchia.

La seconda illusione è il film che mi sto facendo mentre vivo l’esperienza di vita americana nel Massachusetts, e sta nell’osservare l’eccessiva educazione della gente, sia sui mezzi pubblici che al supermercato, nel lasciarti e nell’esigere lo spazio che intercorre fra te e loro: 3 metri. Per un italiano, si tratta di un’infinità. Ma qui è l’esatta distanza tale da far scattare l’ imbarazzo nell’americano medio e che gli fa pronunciare “sorry” per dire che in tre metri di lontananza fra te e lui ci si imbarazza a passare in mezzo (per intenderci, fra te ed un altro ostacolo). Mi successe anche in Irlanda, ma so che questa bizzarra buona maniera proviene dall’intero mondo anglosassone in genere: neanche li sfiori e loro “sorry”, li colpisci apposta e loro “sorry”. Per fortuna poi si torna in Italia e anche se ti hanno spaccato una spalla “casualmente” ti dicono che è colpa tua… O come l’amico blogger Luca Lisanti ha definito questo fenomeno di ipereducazione acuta “come vivere in un eterno film di Mary Poppins”. Si chiama distanza prossemica. Per noi latini è molto ravvicinata, per gli anglo-americani si dilata. Per me è come l’illusione di vivere a ralenti una scena da film, una pausa di un piede che si alza per calpestare la superficie lunare.

Mi ero illuso che gli americani fossero troppo educati e paurosi a spiegare le gesta anche di ció che succede sotto le lenzuola… ma a loro discolpa, va assolutamente visto questo simpatico monologo di una comica in uno dei talk del sito TED, qui postato dall’Huffington Post, dove racconta di come sia riuscita a SPIEGARE A SUA FIGLIA DI 8 ANNI IL DISCORSO SUL SESSO. ←

Il blogger Luca Lisanti, che citavo prima,  è noto non solo per aver risposto anche lui come me, con le 70 cose che ho imparato da italiano in Massachusetts, ← alla blogger americana a roma sulle 50 cose che ho imparato in Italia, ← (qui Luca descrive le sue 100 cose che ha imparato in America) ←ma anche per aver detto la sua sull’ultima cazzata di John Elkann  ← citando il post del giornalista di Repubblica Rampini. «È difficile immaginare un figlio di Bill Gates –racconta la nota dell’inviato in America- che accusa quei suoi coetanei americani che non trovano lavoro di essere pigri, di avere scarso spirito di rischio. Quando uno nasce privilegiato, qui negli Stati Uniti, di solito ha il buon gusto di non insultare chi deve combattere partendo da condizioni molto piu` sfavorevoli. E poi e` difficile immaginarsi un parallelo, per un’altra ragione: suo figlio Bill Gates lo ha praticamente diseredato, lasciando la maggior parte del proprio patrimonio alla fondazione filantropica che combatte la malaria e altre malattie dei paesi poveri. Gates ha spesso spiegato la ragione profonda del suo gesto. “Farei un danno ai miei figli se gli lasciassi tutto questo patrimonio, non avrebbero stimolo a dimostrare quel che valgono loro”. E poi, da un punto di vista dell’interesse nazionale, Gates ha usato piu` volte (da ultimo in un’intervista al sottoscritto) la metafora olimpica: “Lasciare in eredita` i patrimoni del capitalismo americano, e` come designare per i prossimi Giochi olimpici una squadra Usa in cui automaticamente figurino i figli degli ex campioni olimpionici. Non e` per via ereditaria che si seleziona una classe imprenditoriale competitiva”. Elkann e` l’esempio di una capitalismo ereditario, e non e` un bello spettacolo».
Poi tutto questo lo ha anche ribadito Crozza nel suo monologo nazionalpopolare all’ultima Festival della canzone italiana a Sanremo. Per un attimo, avevo avuto l’illusione che un imprenditore italiano avesse detto la cosa giusta, ma come sempre accade in Italia, l’esempio arriva dal pulpito sbagliato.

Per capire meglio invece la differenza sulle illusioni che colpiscono le generazioni statunitensi nate dagli anni 80 ai 90, i cosidetti Yuppies e figli dei Baby Boomers  consiglio la lettura di questo interessante articolo oramai virale: WHY GENERATION Y IS UNHAPPY ← e che spiega la teoria secondo cui molti giovani americani di oggi hanno come la sindrome delle aspettative e delle ambizioni insoddisfatte, il confronto tra loro e i genitori è imbarazzante perché i secondi all’età dei primi avevano realizzato molte più cose e non solo, sapevano quello che volevano. I giovani americani di oggi invece ancora non lo sanno, e si autocelebrano di autostima. Mentre i genitori erano convinti che tanti anni di duro lavoro e sacrifici avrebbero determinato un successo professionale, la generazione Y considera il successo di carriera come un fatto dovuto, dato che si tratta di una persona eccezionalmente particolare come loro. Secondo questo articolo, l’autocommiserazione è dietro l’angolo… c’è anche una traduzione in italiano se volete, sul PERCHÉ LA GENERAZIONE Y È INFELICE ←

Poi c’è gente anche che la pensa diversamente, eh. Qui infatti c’è una risposta all’articolo in inglese.←

Io, per esempio, da italiano estraneo a tutto ciò (forse) e da ex precario, sulle illusioni avrei potuto scrivere un trattato, ma ho preferito raccontare la sintesi dei miei “film” nel salotto di Aldo Mencaraglia l’instancabile autore di Italians in Fuga. E lo ringrazio per avermi intervistato in una domenica pomeriggio ←  L’intervista qui sintetizzata nell’articolo a sinistra, si può ascoltare in podcast audio ma anche nella seguente testimonianza video.

Aldo Mencaraglia di Italians in Fuga, mi ha dato l’input di riconoscere che l’avventura vissuta fino ad ora non sia un’illusione, ma l’inizio di una creatività teatrale nuova, sia con il progetto di Commedia dell’Arte con i Pazzi Lazzi Troupe che con il programma radiofonico in italiano condotto con Stefano Marchese e che abbiamo chiamato L’ITALIA CHIAMO’ RADIO SHOW.

E se le illusioni le mostro per ora solo sul palcoscenico con la mia maschera, qui in questo video potete godervi la scena al Northeastern Theater dove ho regalato al pubblico americano il monologo in quasi Grammelot in inglese sull’impotenza del Dottore Ballanzone per la compagnia teatrale Pazzi Lazzi.

 

Mi ricorda tanto certi baroni universitari o professori dinosauri come in questo estratto video da La Meglio Gioventu’. ←

Al prossimo siparietto.

 

PazziLazzi compagnia di Commedia dell'Arte

Messaggio di fine anno dei PAZZI LAZZI e discorso alla nazione a reti disunificate.

“Ogni fine anno non è mai l’ultimo da celebrare”, dice ogni 31 dicembre il vecchio trombone, il vecchio politico canuto, il vecchio commerciante mai stanco di cedere il passo alle nuove generazioni. In realtà non lo dicono, ma lo pensano. Ogni capodanno sperano che siano immortali, che si arricchiscano sempre di più al danno dei più deboli, che si cibino fino all’esasperazione e che si circondino di amanti nobili sempre più giovani.

È questa la scoperta che, noi troupe dei Pazzi Lazzi, abbiamo fatto nel rinvenire un prezioso documento segreto che oggi ci sentiamo di rendere pubblico. Avevamo pensato di fare la soffiata a Wikileaks, o ad altri giornalisti. Ma il fatto di rappresentare quella piccolissima percentuale di cervelli in fuga, di talenti artistici che sono passati da questo sponda dell’oceano per calcare altri palchi in grado di soddisfare meglio le proprie panze, non ci sentivamo di regalare la scena ad altri commedianti. È stato un lungo lavoro di spionaggio, i nostri Zanni hanno lavorato come segugi, fiutando indizi, scartabellando falsi documenti, verificandone altri. Ed eccolo qui il documento che svela le trame più intricate di quest’anno, ve lo postiamo come messaggio di fine 2013 e che in quanto troupe Pazzi Lazzi decidiamo di comunicare agli italiani in un discorso a reti disunificate. Perché disunificate? Non sappiamo nemmeno cosa significhi, a dire il vero. Ma come tutte le nostre scoperte, tra scherzi e lazzi, queste trame a reti disunificate si avvicinano sempre alla verità.

documento teatrale storicoBoston, Massachusetts – 31 dicembre 2013

Cari italiani, con mano tremante scrivo queste poche righe con l’auspicio che qualcuno lo legga. E spero venga rinvenuto non tra le bettole che ho frequentato in questi anni, né tra le nobili reggie che ho bazzicato le notti per raccimolare qualche soldo dai benestanti. Troppo pericoloso: ognuno potrebbe manometterlo a proprio piacimento per comunicare la propria di verità. Per questo motivo lo lascio su un palco: mi fido solo di teatranti, sono i soli che possano comunicare, fingendo, quello che ho visto e sentito.

Se solo sapessi in questo momento che qualche attore sbandato di compagnia l’avesse rinvenuto, scriverei con più coraggio. Se invece qualcuno mi spiasse dicendomi che questo foglio sarà arrivato alla corte di chi so io…ah, non voglio nemmeno pensarci!

Vado al dunque. Voglio svelarvi i segreti di un pugno di personaggi che ho conosciuto da un viaggio in Italia, durato circa 30 anni. Sono persone note.

Ho conosciuto una ragazza di nome Colombina che di lavoro aveva una specializzazione: non riuscire ad arrivare a fine mese! Questa povera precaria, ho avuto modo di vederla in azione una volta travestita persino da Generale di Corpo d’Armata nelle parate del 2 giugno. Io pensavo fosse per  sbarcare il lunario e invece era per far finta di corteggiare l’amante del suo ragazzo, un militare pizzaiolo di nome Pulcinella, e per convincerla a prendere una nave da crociera. Il nome della nave non la ricordo, ma ricordo che ne menzionò il capitano, credo si chiamasse Scattino, o Scuttone o Scuttino…

Lei è la fonte dei seguenti segreti qui spifferati di mio pugno. Lei era la donna delle pulizie al soldo delle conventicole italiane di cui il Bel Paese soffre.

La Nobildonna Santa Flaminia che tutto il mondo conosce alla corte del magnate dei tessuti Salasso dei Pratoni, famoso per le esportazioni anche di prosciutti nelle Americhe, in realtà per tutto il tempo espone i suoi gioielli ai suoi amanti. Presto sarà candidata alle elezioni politiche e tutte le schede saranno manomesse, il complotto è già stato orchestrato dai suoi seguaci.

Il mercante Pantalone Sbirrusconi tutte le notti sogna, o si dovrebbe dire fa degli incubi, che le sue casseforti si aprino come un panetto di burro. Questo perché tutte le notti, un tizio di nome Arlecchino, amico di Colombina, cerca di rubare l’incasso delle scommesse clandestine frutto del lavoro astuto dello Sbirrusconi.

Il Professore bolognese Giadalberto Panzone, il famoso dinosauro che prese parte nel ruolo di se stesso al film “La Meglio Gioventù”  non è altro che un impotente. Non è andato in pensione solo perché doveva lasciare il suo posto di professore universitario al figlio laureatosi con i voti più bassi. Eccone una prova documentata:

Spero che queste tre verità vengano rappresentate in scena in un’altra lingua, magari l’americano, per farne conoscere le vergogne all’estero.

Lascio il foglio inserito nella feritoia della buca del suggeritore. Cosciente che il suggeritore, il grillo parlante migliore possa essere il pubblico votante che applauda alle loro sceneggiate.

                                                                                                                             Anonimo.

buca del suggeritore

Qui la buca del suggeritore dove abbiamo scoperto il documento

Vivere a Boston ←   è così differente rispetto al vivere in un’altra città nordamericana. Prova ne sono le diverse percezioni che un bravo o una brava blogger ha posto in risposta alle 50 cose che un’americana a Roma ha imparato in Italia ← e forse in risposta alle mie 70 cose che da italiano ho imparato nel Massachusetts. ← Nel suo articolo ne ha elencate invece di 100 cose che ha imparato in America ←

Ma oggi voglio parlare di grazia perduta, di leggerezza e vanità. E anche di punti di vista, come i vari occhi di telecamere che riprendono questo bellissimo video delle prove del corpo di danza del Balletto di Boston.

A Day of Grace with Boston Ballet – MIT CSAIL from David Gifford on Vimeo.

Se si parla di differenze, oggi mi è arrivato l’avviso dalla sezione cittadina di un partito politico dove dice che posso registrarmi nella loro lista per le votazioni locali. Un po’ questo mi ha spaventato, perché io sono abituato da italiano per Costituzione a pensare che il voto è segreto. Negli Stati Uniti puoi registrarti (puoi anche non farlo o o farlo da indipendente) in un elenco cittadino e dichiarare se voterai a destra o a sinistra. Per me inconcepibile. L’essere stranieri in patria è comunque una battaglia che dura tutta la vita di una persona. Le differenze fanno spesso ridere se uno ci pensa. Sono spesso la causa di fallimenti di uno Stato, nel senso che quelle diversità rappresentano addirittura un potenziale di caduta o paradossalmente di crescita e di superamento di tabu rispetto alle credenze e le abitudini di un altro.

Ma ci sono altalene anche nella vita di un paese, nella sua storia, e nei suoi percorsi di lotte e decadenze. Perché infatti le nazioni falliscono?   ← Prima che uscisse la traduzione in italiano del libro dei due ricercatori delle prestigiose università del Massachusetts (citato nel link), ne avevo già accennato nel primo paragrafo in un articolo in inglese dove citavo Venezia, e la sua epoca d’oro e di come poi la potenza del suo governo crollò, non solo per disposizione geografica lagunare, visto il rischio reale di affondare. 

Recentemente il New York Times ha pubblicato un editoriale molto interessante sul tema per esempio della fuga dei talenti e sulle cause: Italy breaks your hearts  ← dove appunto spiega come l’Italia rischia di fallire e di essere preda di poteri economici che la distruggeranno se continua a sprecare le sue risorse

Tanto per restare in tema, recentemente ho visto al cinema LA GRANDE BELLEZZA, il film di Sorrentino uscito negli Stati Uniti.

Sono stato stregato dalla decadenza di come ha descritto Roma, dalla sua chiara accusa al rincorrere eternamente la bellezza (virtù italiana apprezzata solo dagli stranieri), dal diretto rimando alla Dolce Vita felliniana in ogni scena, dallo squallore dei salotti radical chic, da ecclesiasti goderecci, e dallo specchio felliniano e feroce della vacuità molto moderno per una capitale come Roma. (A proposito di modernismo, andatevi ad ascoltare l’ultimo episodio di 7 minuti del podcast sul Bostoniano.info sulla Boston moderna: la guida turistica, ← archeologa e storica Jessica Dello Russo, racconta come venne bonificata l’area paludosa di Boston nell’800. Mi ha fatto pensare, mentre in questi giorni al momento in cui sto scrivendo, il sud Italia è inondato di acqua quasi come Venezia).

Ecco, sul mio senso della bellezza tutto italiano me ne sono accorto quando per Natale per chiedere come regalo una bella camicia, non ho chiesto che mi venisse regalata con lo stile delle maniche in un certo modo, ma l’ho spiegato con la parafrasi “non regalatemi una camicia da sfigato, tipo da classico colletto bianco impiegato o banchiere che torna a casa e trova la moglie che lo cornifica, ma una non da potenziale ciccione”.

E di carne, le feste orgiastiche de La Grande Bellezza, ne è piena. Ma non è più la carne della grazia come un corpo di danza, solo una plastica facciale.

Tutti pubblicano classifiche, tutti amano sintetizzare informazioni oggi nell’era digitale. La prima volta che ho pensato ad una mia classifica, forse interminabile, delle differenze percepibili dagli italiani all’estero e per mia esperienza, nel Massachusetts statunitense, è stato quando ho letto le 10 cose che odio leggere alla mattina su Facebook, pubblicato dal critico televisivo Gianluca Nicoletti:

1) Il buongiorno agli amici di Facebook (che nemmno ti cagano) ovunque essi siano
2) Il menu della prima colazione: “oggi succo di papaya, pane integrale, confettura di corbezzolo ecc” Nessuno che scriva “cornetto di gomma e caffè acido”
3) La finta apprensione per le tante cose da fare: “oggi non avrò tempo per respirare…”
4) Allusioni a passate o future (improbabili) intime dazioni
5) Misteriosi accenni a stati d’animo vagamente amorosi perchè qualcuno legga e capisca
6) Descrizione di abiti, scarpe, accessori indossati
7) Descrizione dello sputo di cielo sulla propria testa come se l’ autometeo fosse socialmente utile
8) Frase simbolica e profonda già logora per il compulsivo copia/incolla che il mondo ne fece
9) Facezie, battute, slogan, barzellette, link buffi a qualcosa che riguardi berlusconi
10) Scrivere decaloghi di ogni tipo

La mia di classifica è basata però più che altro su quello che noi italiani a Boston e dintorni ci stupisce una volta varcata la frontiera da emigranti per motivi di lavoro o di amore, su ciò che ci indigna per le informazioni che girano in rete su di noi, per le sorprese di vederci diversi, o fors’anche per le conferme sui pregiudizi. Questi 10 sono i più comuni. Ma segnalatemene altri se ve ne ricordate qualcun altro.

1 – La guida incompleta di uno scemo all’uso del bidet ←  è un’esilarante link postato dall’ormai gemella blogger un’americana a Roma . Ci si meraviglia come ci sia gente fuori dall’Italia che si sente superiore a non usare il bidet ← e ad ignorarne i motivi per cui usarlo.

2 – Le 31 domande che potrebbero cambiarti la vita ← pubblicate da NinjaMarketing sono le più “americane” in quanto ad effetto perché ti fanno mettere in discussione, e noi italian expats lo siamo molto oltralpe. Tra le prime cinque spiccano «Stai veramente facendo quello che desideri? – Hai un sogno nel cassetto? – Sei orgoglioso di quello che hai fatto fin’ora? – Quante promesse hai fatto e quante ne hai mantenute? – Qual è la cosa che avresti voluto fare più di tutte e non sei mai riuscito a fare? Perché? »

3 – Le 10 ragioni per cui dovresti sposare uno straniero come ho fatto io ←  vantano le comodità di aver avuto due feste di matrimonio, avere un accento, sembrare sofisticati ai parenti dell’amato/a, i figli parleranno più di una lingua. Son cose che dovrebbe leggere mia moglie.

D’altro canto la stessa blogger ha pubblicato anche le 10 ragioni per cui non bisogna sposare uno straniero come ho fatto io ← Son cose queste che invece mia moglie non dovrebbe leggere, non solo perché viene coinvolto il fattore costo del biglietto aereo per visitare i parenti.

4 – Questo è il drammatismo a cui gli stranieri in linea di massima si ispirano quando vogliono rappresentare l’amore vissuto nel BelPaese: una coppia italiana che litiga a suon di gelato diventa l’isterismo sofialorenico triplicato nell’amore litigarello

5 – Sui barbarismi dell’inglese nell’italiano ne avevo già parlato ← Ma non solo nell’italiano esistono calchi di prestiti in inglese, qualche volta è stato l’italiano ad aver regalato parole presenti nella lingua inglese ←  e nemmeno gli anglofoni lo sanno. Questo capitò in un’epoca quando l’Italia attraeva talenti dall’estero, durante il Rinascimento. Non ora.

6 –  Il Dalai Lama che svela il suo sogno di voler vivere una seconda vita in Italia.

7 – Le ricette gastronomiche di falso cibo italiano ← ma che dell’Italia si ricordano solo l’odore del basilico (quando si è fortunati)

Pare anche Repubblica non sia sfuggita a pubblicare gli errori e stereotipi americani sulla cucina italiana

Un bel blog di studenti ha pubblicato anche le sue 10 regole per mangiare in Italia senza spaventare gli italiani ← tra le quali quella di mettere il parmigiano sulla pizza o di prendere il cappuccino dopo pranzo.

8 – L’HuffingtonPost ha fatto la sua parte nell’elencare le 6 cose che le donne italiane ci hanno insegnato sul cibo

O anche le 10 domande che un estraneo non deve fare ad una donna incinta ←  Io sono uno tra quelli che potrebber toccare la pancia di una amica incinta in modo genuino e senza malizia, giusto per fare un complimento, cosa che alle americane in Italia fa un po’ senso.

9 – L’avete visto il tea party fatto dalle italiane che si spogliano? È un esilarante spot scambiato come parodia  e nasconde o mostra il comportamento tutto italico di camminare senza veli.

L’eroe Paul Revere che invece di annunciare l’arrivo degli inglesi durante la sua famosa cavalcata, si accorge di un’improbabile arrivo di un’auto nel mercato e le loro donne ad un tratto smettono gli abiti delle puritane e si spogliano come quelle italiane, l’audacia prende il posto della rivoluzione dei corpetti. Alle tazze di the viene sostituito l’espresso. E non solo, fate attenzione alla fine dello spot: appare quasi in secondo piano il fallico cannocchiale che si accorcia ad una certa altezza del corpo.

10 – O la vera parodia della famiglia italiana ← scambiata per uno spot vero, divertente. Dove gli stereotipi ci fanno ridere, e ci inorgogliscono di essere come siamo. Visibile su YouTube anche qui in questo link : CHI COMPRA UNA FIAT 500 HA UNA FAMIGLIA ITALIANA IN REGALO

10 bis – Dopo 2 anni che ci abito affianco, finalmente IL MIO VICINO MI HA PARLATO!!! Ma questa è un’altra storia. Un altro siparietto. Per ora beccatevi la mia ultima performance di Commedia dell’Arte sul palco dell’Oberon Theatre ad Harvard, Cambridge, ← (nel link foto e altro video di danza) insieme alla brava attrice Chiara Durazzini, co-fondatrice con me del progetto PAZZI LAZZI TROUPE prossimamente online. L’Oberon Theater è il teatro off dell’ American Repertory Theater e ha ospitato i NEWPOLI, gruppo di musica antica del sud Italia, tra le band nella lista, anche qui, delle top 20 statunitensi di World Music.

From Latin innovare, in- “into” and -novare “make new” one could think about innovation as something extremely dynamic and flexible as it can be easily used for material as well as social sciences.

For example, the concept of “neural network” traditionally used to refer to a network of biological neurons connected through axons can be applied to a more recent and innovative concept of “social networks” (Facebook, Twitter), which now connects people through the internet.

Piero Ricchiuto, PhD

 

Domenica 15 settembre 2013, tra le 10.30 e le 2 del pomeriggio, oliate le catene e pompate le gomme delle biciclette, un gruppo di italiani – riunitisi tramite i social media sotto un gruppo col nome “Italiani a Boston-Un gruppo alternativo”, formatosi con la leadership di Piero Ricchiuto – ha fatto da pioniere documentando il primo bike-tour delle innovazioni di Boston. Ispirato dal giornalista economico Scott Kirsner del Boston Globe in questo articolo http://www.bostonglobe.com/business/2013/07/06/freedom-trail-for-innovators/epyzvqTw2RXIT43KQTHudL/story.html e da me reinterpretato nelle mappe e nella ricerca di storie dietro ogni tappa, il tour ha previsto una biciclettata di circa 6 miglia attraverso punti di interesse scientifico, tecnologico e storico di Cambridge e Boston.

Ognuna della 10 tappe, tra cui Harvard, M.I.T., M.G.H., è stata narrata brevemente anche da qualcuno dei partecipanti, coinvolti ad aggiungere curiosità, commenti o semplici “rumors” da condividere con tutti. Come testimonia questo mini-episodio su Spreaker con le loro voci. Un ringraziamento per l’organizzazione va anche allo speciale Alessandro Mora.

Il tour con partenza Cambridge – Harvard square, si è concluso con un pic-nic ai Public Garden.

Siamo partiti dal Museo del M.I.T. (Massachusetts Institute of Tecnology) dove sono esposti esempi di robot espressivi o la collezione mondiale più grande di ologrammi. Alla destra del museo vi è il Tech Model Railroad Club, uno dei più vecchi club del MIT. Si è diffuso proprio qui il significato originale della parola “hacher”, da noi definito il pirata informatico o smanettone, ma letteralmente è “qualcuno che si applica con ingenuità creando risultati intelligenti” così come la nozione di cultura hacker. L’essenza del hack è qualcosa che viene fatto velocemente e spesso in modo inelegante.

Al 250 di Mass.Ave, siamo passati da uno dei migliori esempi di riuso architettonico: dove una volta c’era la fabbrica di caramelle NECCO ora è sede della Novartis, istituto farmaceutico e per la ricerca biomedica. Costruito secondo la forma di un Wafer, da notare sono i comignoli o gli ascensori di vetro simili a quelli della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Dentro la Stata Center, al 32 Vassar st, nel campus del MIT, hanno sede laboratori importanti di scienza computeristica, intelligenza artificiale e robotica. Tim Berners-Lee, il creatore del World Wide Web, lavora proprio qui, oltre al famoso linguista Noam Chomsky. L’edificio fu disegnato dal pluri premiato architetto Frank Gehry. L’editorialista esperto di architettura del Boston Globe, Robert Campbell, ne scrisse una critica molto raggiante all’epoca dell’inaugurazione: “Lo Stata Center appare come un edificio quasi non terminato, quasi stia per collassare, dalle colonne pendenti agli angoli paurosi, dai muri vacillanti che collidono a caso con curve e spigoli. I materiali cambiano da ovunque lo si guarda: mattone, superficie d’acciaio a specchio, alluminio lucidato, dal colore chiaro al metallo corrugato. Ognicosa sembra improvvisata, come se fosse tirata su all’ultimo momento: ma è proprio questo il punto, il suo aspetto è la metafora della libertà, dell’osare e della creatività della ricerca che si suppone si produca all’interno dell’edificio Proprio davanti al Marriott Hotel, sul marciapiede della passeggiata della celebrità, vi sono scolpiti nomi che hanno fatto la storia delle invenzioni come Steve Jobs, Thomas Edison, o di Bill Gates, uno dei finanziatori proprio dello Stata Center disegnato da Gehry, nonché studente di Harvard dove per primo insieme ad Allen inventarono Microsoft. Italiani al MIT

Al 500 di Main st. in Cambridge, il Koch Institute for integrative Cancer Research del MIT lavora su nuovi approcci di cura del cancro come le “smart bombs” in nanoscala adatte a distruggere i tumori con minor effetti. Di fronte, al 7 Cambridge Center, il DNAtrium al Broad Institute offre mostre gratuite e interattive sull’eplorazione della biologia umana.

Al 1 Broadway e al 101 Main St. Cambridge, i due edifici che danno inizio appunto all’appena citato Cambridge Innovation Center sono casa della collezione più densa di aziende start-up e di venture capital che non ha eguali nel pianeta. Il centro, fondato nel 1999, fa da quartier generale anche alla prima sede del Massachusetts di giganti tecnologici come Google e Amazon.  Kendall Sq, di fronte l’edificio della Microsoft  (la quale ospita spesso conferenze ed eventi di networking, molti dei quali ad accesso gratuito) è la zona dove un tempo era tutta una palude salmastra lungo il fiume Charles. Man mano che fu bonificata con la terra, sorsero aziende manufatturiere di corde, pompe idrauliche, copertoni per le biciclette, saponi e alcol. Ora il National Register of Historic places lo ha inserito tra i progetti urbani più importanti per il suo apporto nel 19esimo secolo all’architettura industriale.

EarthSphere at Kendall Sq

In Kendall Sq. vi è una scultura di Joe Davis chiamata Earth Sphere, un punto di riferimento geografico sotto forma di scultura di sorgente acquea. Joe Davis è un ricercatore affiliato al Dipartimento di Biologia del MIT e all’ Harvard Medical School. Lo studio delle sue ricerche e la sua arte vertono nel campo della biologia molecolare, la bioinformatica, le forze centrifughe, le protesi, i campi magnetici e i materiali genetici.

Tra le altre cose, ha inventato un microscopio che traduce le informazioni della luce nel suono, permettendo di “ascoltare” cellule viventi ognuno con una propria “firma acustica”; è famoso per aver inserito una mappa della via lattea dentro l’orecchio di un topo transgenico, e per aver inventato un orologio primordiale, in pratica un progetto intorno al quale gira la teoria che la vita si assembli spontaneamente.

Ultimo ma non il meno importante, fatto singolare è che ha inventato un segnale acustico, chiamato Poetica Vaginal, inviato a diverse orbite stellari vicine fatto a misura delle contrazioni vaginali.

All’ 8 del Cambridge Center, l’Akamai technologies sfrutta  127.000 server intorno al mondo per aiutare la consegna rapida a clienti di tutto il globo dei loro contenuti di pagine digitali come video e pagine internet, al 10 Cambridge Center l’edificio della Biogen Idec ci rimanda al maggior produttore di trattamenti contro la sclerosi multipla. L’azienda fu fondata nel 1978 e due dei fondatori, Walter Gilbert e Phillip Sharp, sono stati vincitori di premi Nobel.

All’ 1 di Amherst St, Cambridge, vi è il MIT Trust Center per l’Imprenditoria dove gli studenti acquisiscono le fondamenta per iniziare le proprie start-up nonché tutte le abilità per intraprendere una propria attività di affari. Più di 25.000 aziende sono possedute oramai dagli ex alunni di questa sezione del MIT, compagnie che impiegano più di 3 milioni di persone. Ma al 75 Amherst St, famoso è il Media Lab del MIT, caratterizzato per essere stata casa del kit di robotica di protesi del piede della Lego Mindstorms, ma è conosciuto in tutto il mondo dopo che è stato diffuso questo video dove il primo robot espressivo ha presentato la sua creatrice: http://video.mit.edu/watch/personal-robots-9383/

Italiani a Boston su Memorial Drive

Oltrepassando il bellissimo paesaggio del Memorial Drive, con vista sullo skyline di Boston, attraversando il Longfellow Bridge, una capatina al Mass General’s Museum of Medical History and Innovation era d’obbligo: gratuito e aperto da lun. a ven. dalle 9 alle 5, mostra l’evoluzione della medicina e della chirurgia con laboratori di simulazione e spazi teatrali. Qui nacque la prima anestesia.

L’edificio è altamente eco-sostenibile, l’esterno in rame è fatto dall 80 al 95% di materiale riciclato. Il tetto-giardino ha una pavimentazione di piante in grado di assorbire la pioggia e le tempeste e anche di ridurre il calore.

Dopo una tappa all’ Esplanade e al Public Garden e al Boston Common, l’ultima fermata l’abbiamo riservata al 30 School St. in Boston. Qui l’artigiano afroamericano e inventore Lewis Latimer disegnò il brevetto del telefono insieme ad Alexander Graham Bell ed inventò insieme a Thomas Edison il progetto sulla vita utile della lampadina. Latimer fu il primo anche ad inventare la filettatura della lampadina nonché la spina, ma senza il quale non avremmo il famoso colmo “quanti…. (italiani o irlandesi) ci vogliono per avvitare una lampadina?”. Uno per avvitarla e 10 per guardare?

Italiani a Boston ai Public Garden

Emanuele Capoano, Alessandro Mora, Piero Ricchiuto, Susanna Canali, Maria Scotto D’Apollonia, Elena Del Tordello, Allison Longley, Carmen Marsico, Nicola Micali, Andrea Ponzone, Angela Rossi, Giuseppe Romano, Bjorn Wennas, Nicola Spiniello, Giulia Spinetto, Bledar Qyrfyci, Giacomo Landi, Daniela Vecchio, Michele Connors, Donata Buda

OVVERO, IL FASCINO DISCRETO DELL’ITALIANATA MEDIA.

Qual è la differenza tra genio e americanata? A Boston esiste il Museo del Tea party. Voi vi immaginerete un museo statico, fatto di statue e dipinti e didascalie come un italiano è abituato a vederli in un museo. Niente di tutto questo. Solo dinamici attori che recitano invece il ruolo degli eroi nazionali, in inglese antico, nella ricostruzione di quella notte quando un gruppo di patrioti si ribellò all’aumento delle tasse sul the. E poi quadri che si animano proiettati da ologrammi, per finire in una messa in scena che coinvolge gli spettatori: saranno loro stessi ad essere i patrioti con tanto di targhetta del personaggio assegnato all’entrata e a buttare in mare finte casse di the da un battello ricostruito per l’occasione. Guardare nel video del link per capire cosa dico.

Li ammiro. Saranno disneyani. Ma questo è dare un valore a quel poco che si ha. Diversamente dalla immensa mole di materiale che l’Italia ha nei magazzini sepolti dei musei, dove opere d’arte giacciono senza nemmeno avere il pregio di essere esposte.

C’è comunque una sottile differenza tra questo tipo di genialità e l’eccesivo. L’americanata. Un vocabolo tutto italiano che sta a significare qualsiasi cosa esagerata, sgargiante, pacchiana, pomposa, vistosa, o solo di cattivo gusto e a volte falsa come gli innumerevoli spot pubblicitari nei quali spesso, lo ammetto (chiedere a mia moglie), ci casco come l’americano che compra la fontana di Trevi da Totò. Si possono enumerare come quella di mangiare in pubblico o in piedi, o seduti sul divano e non a tavola, o come i festival religiosi italoamericani dei Santi Patroni con i soldi attaccati alla statua, la “Coolatta” da Starbucks e tutti i marchi falsi venduti come italiani. Anche perché in Italiano la pronuncia culatta vuol dire un’altra cosa. Così come i nostri idiotismi nella lingua italiana non mancano quando vogliamo dire una cosa in inglese per sembrare più fighi (stavo per dire cool). Ne avevo parlato ne LE PAROLE SONO IMPORTANTI, nel link precedente. E ne ha parlato anche il blogger Marratzu qui.

Quello che invece un blogger americano ha spiegato è stato invece proprio il concetto dell’americanata che agli americani ancora viene nascosto. Possiamo essere d’accordo o no su quello che dice. Ne fa una lista abbastanza di parte, nel link.

Così ho pensato a farne io una lista di americanate, dal mio punto di vista. Mi è capitato infatti un articolo sull’inserto culturale del Boston Globe e parlava di un certo Dominique Ansel, Chef Pasticciere di Manhattan, che ha preso la pasta per i croissants, ne ha dato la forma di una ciambella tipo graffa, qui si chiamano doughnut (si legge DONAT), e l’ha messa a friggere, riempita con crema tahitiana alla vaniglia. Ma lo ha chiamato il cronut (ibrido linguistico misto tra croissant-doughnut). Questa è una.

Ne seguono tante altre, seguite dalla mania americana di mescolare anche le parole che risale al ventesimo secolo, quando venne coniato il brunch metà breakfast e metà lunch dove si poteva usare una spork (metà spoon, cucchiaio, e metà fork, forchetta) e fare una guesstimate (stima sul numero dei guess, ospiti) per un ginormous (un po’ giant, gigante, ed enorme circa il numero di partecipanti). Anni dopo arrivò il webinar, l’advertorial, chillax (chill out e relax), dopo l’ovvio cheeseburger che risale al 1920. Hamburger per fortuna non deriva da Ham, prosciutto cotto, e borgo, ma dalla città tedesca Amburgo. Oggi nella catena di caffetterie di Starbucks fioccano anche i frappuccino (frappé + cappuccino).

È nota l’esuberanza del palato americano, quella anche di abbinare in un’insalata la pesca e il pomodoro con balsamico e formaggio.. non coscienti che la pesca è già acida come anche il pomodoro, diversamente dall’abbinamento tra melone e prosciutto (solo due ingredienti, tra l’altro e non cinque). E’ noto lo schifoso metà gelato e metà bibita gassata, l’IceCreamSoda.

Senza contare il “turducken”, un turkey (tacchino) ripieno di duck (anatra) a sua volta ripiena di chicken (pollo), servito anche a Thanksgiving, la festa del ringraziamento, che nella serie TV “The Big Bang Theory” la madre di Howard festeggia servendo del “turbriskafil”, una somma di turkey + brisket (punta di petto) + gelfite fish (pesce di tipo Yiddish). E la torta a tre strati di ciliegie, zucca e mele? Quale gusto se ne indovinerà via via sul palato?

E voi? Quante americanate conoscete?

Si contano anche le “italianate”, eh!

Vignetta americanate

John C. era uno scapestrato. Ma uno di quelli laureati, in Filosofia. Parossismi così non ne nascevano da quando North End, quartiere di immigrati italiani a Boston, non era la capitale dei gangster e dei mob  ← , il cui scettro poi passò a South Boston. Un bel giorno gli chiedemmo quand’era la prima volta che aveva sfasciato una macchina dopo la laurea in Filosofia e lui rispose “paradossalmente non fui io, ma Joe Barboza, the Horse, “il cavallo”. ←

Questi due links saranno le mie letture da ombrellone di quest’estate. Lo so già. Ho bisogno di un po’ di vita di strada. Proprio in questi giorni che l’America sta assistendo al processo di uno dei più feroci mafiosi irlandesi, James “Whitey” Bulger, stanno venendo a galla molti testimoni dei traffici, degli omicidi più crudeli, delle corruzioni con l’FBI, delle estorsioni e rapimenti… Comprese le testimonianze del linguaggio. Una vera finestra nel gergo sotterraneo della malavita di Boston, retroterra etnico di mafie italiane, irlandesi, ebree. Un codice tradotto che risale a più di mezzo secolo. I due testimoni, Jimmy Katz, di 72 anni, e Dickie O’Brien di 84 suonati, chiamati dai magistrati, hanno raccontato come funzionava lo “shylock” business, in pratica l’usura. Shylock dal personaggio di Shakespeare Il Mercante di Venezia.

La tariffa invece che gli scommettitori pagavano sulle scommesse clandestine era un “vig” (pare diminuitivo per “vigorish”, probabilmente dall’ebreo russo), o un “juice”. Per condividere i proventi dalle scommesse più grandi uno scommettitore poteva “lay off” (finirla, piantarla) facendo una puntata insieme a qualche amico dei suoi. E se qualcuno del grado più basso della scala gerarchica puntava delle somme fallendo il compito, quelli più alti di grado come i succitati testimoni provvedevano il “makeup” per coprire le perdite. E senza risanare questo debito, ti potevi fare veramente male.

Ma i testimoni hanno presentato un’intera tipologia nascosta della lingua inglese sull’essere gangsters: “hang around guys” era chi bighellonava a perditempo ai lati di un’azione criminale, i “front guys” erano i prestanome, e i “stand up guys” erano quelli che si rifiutavano di tradire i colleghi e di spifferare tutto alla polizia, senza fare del “rolling” o “turning over” .

Le memorie di un poliziotto di Boston, ← estratto di un libro che mi ha riportato alla storia che stavo per raccontarvi, forse John C. non le ha lette perché le ha vissute in prima persona.

Per tornare infatti alla nostra storia iniziale da ombrellone. Chi era invece Barboza? Beh, in pratica John C. all’epoca viveva nel quartiere di North End e passando con la sua auto per Hannover Street vide Joe Barboza, detto il Cavallo in mezzo alla carreggiata parlottare con la sua bella. Era pressappoco il 1970. John C. di mestiere negli anni a seguire avrebbe fatto il tassista, il meccanico, l’uomo che consegna i fiori, il padre tuttofare, ma prima di allora era uno che di facile gli mancava il grilletto; anche se non aveva mai avuto una pistola, almeno secondo i suoi ricordi che oggi gli si riafforano ogni volta gli chiedi alla freudiana una domanda apparentemente lontana e banale.

Una miccia di un fiammifero era più difficile da accendere di lui. Quel giorno la miccia l’ebbe con uno dei gangster più pericolosi. Gli disse: “Hey, potresti (il condizionale l’ho scritto io) accostare e farmi passare?”

Joe Barboza non ci vide più. Scese dalla sua scappottabile, saltò su quella di John (che per fortuna ancora la Dodge rossa convertible, benché del 1966, non l’ebbe ancora comprata) e si mise a danzare sul cofano ordinandogli di uscire. Fu lì che nacque il Gangsta Style? Ne dubitiamo. Ma a John non piacevano i balletti. Intimidirsi di Joe the Horse, detto anche l’animale? See…

Scese e finì in scazzottata. La gente cercava di dividerli. John si ritrovò senza pantaloni, ma era una fortuna di non essersi ritrovato con qualche cannolo siciliano in corpo. Arrivò il poliziotto di quartiere: “Ehi Joe, non sai tenere a bada nemmeno i tuoi?”. E Joe Barboza: “I don’t fu… know him? Boy! GETOUTTA HERE! ”.

Il giorno dopo John ritrovò la sua auto senza ruote. Chiese a qualcuno in giro se avessero visto compiere la vigliaccata. Naturalmente in un rione tutto italiano di quegli anni, l’omertà era ancora un valore. Vide solo due ragazzetti scappare, li rincorse, qualcuno gli disse che era meglio lasciarli stare. Se ne strafregò del caldo consiglio, li raggiunse che avevano ancora in mano le sue ruote. Lui fece per chiedere delucidazioni, ma non fece in tempo a parlare che sentì il profumo sulla sua guancia di una canna, non di ricotta come un buon cannolo di pasticceria, ma di metallo. Calibro 9. Scattò un colpo di grilletto, senza pallottola. John si sentì svenire, però vide che di sangue non ne aveva. Poi la fuga davanti a lui, fermo inebetito a guardare l’orizzonte di North End.

Finì che chiese aiuto ad un amico in comune con Joe detto l’animale o il cavallo per fargli da mediatore. Il punto di incontro fu quello che dovette sloggiare casa.

Anni dopo John C. sfasciò una Mini Rover, i suoi pezzi sono ancora conservati in un garage qua vicino, insieme alla sua Dodge rossa scappottabile del 1966, appoggiata sui mattoni, tra resti di oli, attrezzi, marmitte. Auto che comprò per stare lontano dai gangsters e viaggiare al vento.

John C. ci è ritornato spesso nel North End, ma a farci un tour gastronomico con la sua moglie di sempre. Non sapendo che fanno anche tour guidati sulla Boston dei gangsters.

E questo, era JOE BARBOZA detto “l’animale” o “il cavallo”.

OVVERO: COME CAPE COD NON SI PRONUNCIA COME UN FAMOSO SALAME DEL SUD ITALIA.

Tutti al mare…anzi all’Oceano! Noi italiani che cerchiamo sempre di trovare le acque tiepidi del Mediterraneo anche nell’Oceano Atlantico a largo di Boston è un puro sogno, ma abbiamo fatto, è il caso di dirlo, la scoperta dell’acqua calda: esiste un mondo dove riusciamo a non congelare i muscoli delle gambe, ed è tra le insenature di Cape Cod (ribattezzato da una mia cara zia, che non conosce l’inglese, con la pronuncia fonetica italiana “capeccoddh” che in calabrese vuol dire Capicollo).

A mo’ di salame o meno, vediamo dove conviene invece tuffarsi a sud di Boston.

Cape Cod Map

Inizio subito nel darvi un bel sito governativo dove vi spiegano quali servizi trovare e come raggiungere tutte le spiagge del Massachusetts.

Se invece vi piacciono i → laghi del Massachusetts – di solito più caldi rispetto all’Oceano-, ecco invece nel link qui a sinistra la sezione del sito governativo che fa per voi. Non fate il mio stesso errore quando leggete “fresh”. Non vuol dire “acqua fresca”, ma dolce sorgiva. Quindi un po’ tiepiducce come piacciono a noi italiani mediterranei, paurosi di reumatismi o del colpo di frusta o della strega o di tutte le altre baggianate asintomatiche che rendono noi mediterranei meno temerari in fatto di freddo.

Ciò che però vorrei regalarvi è una ricerca sulle acque meno fredde nelle spiagge pubbliche della South Coast e del South Shore della Boston Area. (ATTENZIONE. Se trovate l’asterisco * accanto ad ogni nome nella lista qui sotto, significa che quando vi tuffate non garantisco il non-congelamento istantaneo dei vostri arti inferiori, se fuori non sono almeno 40 gradi C.)

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Se sperimentate dunque una gitarella fine settimana presso una delle seguenti spiaggie di Cape Cod, sempre nella lista qui di seguito, specialmente se avrò scritto qualcosa di inesatto o sbagliato sulla temperatura delle acque (non le ho provate tutte, ma è tutto frutto di ricerche e segnalazioni), segnalatelo anche voi qui in questo post in fondo ai commenti.

Pronti? Si parte.

cape-cod

ABINGTON

Island Grove Park è un lago dotato di aree pic nic e griglie a carbone a disposizione di tutti, una piscina, posto giochi per bimbi, bagni, possibilità di pesca e gazebo. Acqua sorgiva tiepida.

Il parco è accessibile dell’entrata di Park St. o dal patio di Wilson Place oltrepassato il Memorial Bridge. La stagione dura fino agli ultimi giorni di agosto. Sono disponibili pass sia per residenti che per i non residenti. Per gli eventi www.friendsofislandgrove.com/IGCalendar.htm

 

BRAINTREE

Sunset Lake si trova sulla Safford Street a South Braintree. Il lago apre alle 10 di mattina e chiude al tramonto. Parcheggio disponibile. Non sono permesse moto d’acqua, ma canoe, barche a remi e a vela. I bagnini sono certificati dalla Croce Rossa e c’è anche un’area gioco per i bambini. Ogni martedì alle 6 di sera dalla fine di giugno c’è un concerto dal vivo.

Alla Smith Beach il parcheggio è permesso solo nelle aree disponibili e i bagnini disponibili in base alle maree, quando questi ultimi non ci sono non è permesso nuotare. I bagni pubblici sono aperti, ma attenzione alla lista delle ore settimanali di apertura settimanale affisse sulla spiaggia.

QUINCY

Quincy offre 27 miglia di costa e più di una dozzina di spiagge balneabili, zone picnic, e percorsi. Da Nickerson Beach (*non pervenuto) che ha una bella vista sulle Boston Harbor Islands all’Adams Shore (Front Heron Beach) dove si possono fare lunghe e freschissime nuotate, a Wollaston Beach * la più grande della baia di Quincy con un parcheggio gratis.

Le acque più calde ce l’hanno Avalon Beach e Sailors Snug Harbor Beach situate appunto nella baia abbastanza chiusa dalle correnti.

COHASSET

A Sandy Beach * il parcheggio è riservato per i residenti. Ci sono bagnini dalle 9 di mattina fino alle 7 di sera, ogni giorno fino al Labor Day. Bassing Beach * è accessibile solo attraverso una barca e durante la bassa marea.  

 

DUXBURY

Duxbury Beach * è una lunga spiaggia bianca ben mantenuta ma dove l’adesivo per parcheggiare costa 80$ per i residenti. I non residenti possono oltre la spiaggia con 295$. E poi attenzione anche qui all’asterisco.

 

HINGHAM

Hingham Bathing beach è abbastanza chiusa da strisce di sabbia, un po’ fresca ma non c’è bisogno di nessun permesso per parcheggiare. Aree picnic, ristoranti e bagni pubblici vicini. L’entrata è a Nord di Hingham Harbor dalla Route 3A. I bagnini ci sono solo per 5 ore al giorno. Vi è una sauna aperta solo quando i bagnini sono di turno.

 

HULL

Nantasket Beach da sempre è la destinazione preferita da famiglie, proprietari di barche, turisti. L’acqua è a volte fresca, ben riparata dalle correnti per il suo naturale lembo di spiaggia lungo la baia. 5 miglia di spiaggia coperte da buoni ristoranti, con possibilità di fare escursioni in bicicletta, scooter, kayak e barchette (anche da affittare). Aperta fino a Settembre, con bagni pubblici disponibili. Il parcheggio è di soli 7$.  Il sito è www.mass.gov.dcr/parks/metroboston/nantask.htm

 

KINGSTON

Grays Beach Park * si trova oltre la Route 3A a Rocky Nook. È una piccola spiaggia protetta dalla baia, ma le correnti a volte si fanno vive. Nuotare è possibile solo in aree limitate. Dalle 9 alle 5 ci sono bagnini fino al Labor Day weekend. Il parcheggio è di 15 $ all’anno per residenti e 50$ per non residenti. Possibili attività di gioco per bambini durante il giorno.

 

PEMBROKE

Ci sono tre città in zona con spiagge attrezzate. Una è lo Stetson Pond, su Plymouth street, poi la Little Sandy Bottom Pond su Woodbine Avenue e la Oldham Pond o the Town Landing oltre Wampatuck Street. Tutte acque dolci e belle tiepide. Per il parcheggio vale la formula “chi arriva primo” (who first come). I bagnini non sono sempre disponibili, ma è possibile nuotare oltre le ore di turno dei Baywatch fuori dalla responsabilità dei Lifeguard. A volte, a periodi alterni in estate le spiagge potrebbero momentaneamente venir chiuse dal Dipartimento della Salute Pubblica per i livelli alti di batteri causati dalle fioriture della alghe blu/verdi.

 

MARSHFIELD

Rexhame Beach. * Snack bar, bagni pubblici e campetti di pallacanestro, oltreché di lifeguards. 35$ di adesivo per il parcheggio per i residenti, da comprare alla Town Hall. Online si possono comprare a 30$. Ma i visitatori giornalieri possono prenderlo per 10$ al giorno e 15$ nei weekends. Si trova vicino la Route 139 e Winslow Street, dove imbocca verso Standish street.

Fieldston Beach *

I Baywatch sono di turno i venerdì, sabati, domeniche e lunedì dalle 9.45 di mattina alle 4 del pomeriggio. Lo snack bar apre dalle 11 di mattina alle 5 di pomeriggio. Si trova oltre la Route 139 e Surf Avenue. Stessi orari per Sunrise Beach * e Brant Rock * aperte in pieno oceano alle correnti fredde; la prima si trova oltre Foster Avenue e Route 139, la seconda sull’esplanade oltre la Route 139.

PLYMOUTH

A Plymouth Beach * benché l’acqua sia abbastanza freschina, oltre la Route 3A potete trovare la cosiddetta HOMETOWN D’AMERICA, dove i primi pellegrini sbarcarono nel 1620. Dalla pace tra il nativo Massasoit della tribù dei Wampanoag e il governatore della colonia britannica, coadiuvati dal traduttore Squanto ne scaturì la festa di Ringraziamento a base di daino.

Da segnalare, oltre alla Long Beach a cui si rimanda al sito della Town Hall, la White Horse Beach * a sud, sulla Taylor Avenue verso Manomet. Non ci sono bagni pubblici, ma tranquilla e con un paesaggio ricco di dune. A proposito, dettaglio da non trascurare: l’accesso alla spiaggia è legato da pontili, chi cerca di salire invece sulle dune, sia per farne una toilette a cielo aperto e sia per attraversarvi –dune, tra l’altro chiuse da una rete- viene avvistato dai residenti che puntualmente chiamano la polizia per farvi multare di 100$ (essendo le dune una riserva). Una dei residenti è mia suocera, che da quando è andata in pensione ha tutto il tempo per avvertire la polizia. Non dite che non vi ho avvisato.

Pontile sulla spiaggia di Manomet, Cape Cod

Pontile sulla spiaggia di Manomet, Cape Cod

Fresh Pond, ad 8 miglia da Plymouth, merita l’acqua calda ma un po’ piena d’alghe. È sulla Bartlett Road oltre la Route 3A. C’è un parking fee di 5 $. Ombra e barbecue assicurati e bella compagnia latina, stesso discorso vale per Morton Park, oltre Summer st.

L’Hedges Pond situato al 158 Hedges Pond road, vicino l’uscita 2 oltre la Route 3, ha orari da lunedì a venerdì dalle 12:30 alle 5 del pomeriggio, e fine settimana dalle 9 di mattino fino alle 5. Campi di pallacanestro e aree gioco per bimbi, ma con parcheggio a pagamento da ritirare alla Town Hall.

cape-cod-dune

Dati non pervenuti sul Great South Pond, che da Google map sembra abbastanza grande e dai laghi come Halfway Pond, a cui si rimanda al sito completo del governo del Massachusetts. Nel → sito delle spiagge pubbliche del Massachusetts potete avere informazioni anche su altre coste come quella di SCITUATE * (Humarock Beach, Peggotty Beach, Sand Hills Beach, Egypt Beach, Minot Beach) o della zona di WEYMOUTH. *

Penultima, ma non la meno importante, → Falmouth è quella più famosa per avere le acque salate d’oceano più calde.

Tutto quello che c’è da sapere sulle spiagge a sud del braccio di Cape Cod ← sta anche in questo link a sinistra.

Un altro HAPPY END a parte merita la zona di WAREHAM, dove svetta Onset Beach oltre l’uscita 1 dalla Route 25 su Onset Ave., popolare spiaggia sulla baia di Buzzard popolata da ristoranti, e la vicina Little Harbor Beach meno affollata, con bagni pubblici e il camioncino dei gelati che vi fa spesso frequenti fermate. Non ci sono bagnini ma l’acqua di tutti e due è relativamente tiepida quando non ci sono venti che entrano nella baia.

Il relax dona una forte componente alla nostra mente creativa come nella foto qui sotto

cape cod

ma se poi volete un po’ di movimento ed ebbrezza, andare a vedere le balene diventa uno spettacolo pieno di energia: non avete che da prenotare o guardare le tante altre attività che un turista può fare e che il sito turistico dello Stato del Massachusetts ← ha messo a disposizione.

whale-watching-on-cape-cod

AL PROSSIMO SIPARIETTO ESTIVO, CON LE LETTURE DA SOTTO L’OMBRELLONE.

Puzzano come uno pneumatico a fuoco. Ed è vero. Per compagnia hanno piedi (ma a volte sono indossati anche in modo elegante come qui) che sembrano aver lavorato nella ricerca all’oro nei torrenti più lontani. La domanda è perché sempre più gente sceglie di calzare gli infradito (nel link belle foto di infradito su Pinterest) al posto di altri sandali, anche in vacanza quando servirebbero scarpe più comode. Se lo è chiesto il giornalista Christopher Muther del Boston Globe: “Vanno bene per la spiaggia e per pratiche passeggiate pomeridiane sulla costa. Hanno un loro posto, ma non deve essere la città, il posto di lavoro, o un bel ristorante. Gli infradito, i flip-flop, (nel link altre foto su Pinterest di varie opzioni creative) stanno diventando invasivi. Ho superato il limite quando un mio amico recentemente mi ha chiesto quale fosse il migliore infradito secondo me migliore per camminare a New York City! Nessuno, ho risposto, a meno che ti possa piacere il solletico dei becchi di piccioni e la ghiaia tra gli alluci. Sono esteticamente dannosi. Oltreché psichicamente. Secondo l’Associazione Podologi Americani l’uso di infradito economici fa aumentare tendiniti, fratture e altre malattie del piede”.

Anche recentemente su questo blog, un commentatore si è infervorito proprio riguardo l’argomento degli infradito sul post delle 70 cose che noi italiani abbiamo imparato in USA, in risposta alle 50 cose dell’amica americana a roma. Lo ha ripreso ancora Shelley, appunto da Roma, dove mi cita sui consigli di cosa non indossare da turista durante le vacanze nelle città italiane.

Troy Torgerson è un altro detrattore dei flip flops, tanto che ha creato un sito www.ihateflipflops.com (io odio i flip flop). Anche lui è d’accordo sul fatto che gli zombi hanno meno germi di chi indossa gli infradito. Vedete le foto per credere.

Ha fatto scandalo anni fa la foto della squadra femminile campionessa di lacrosse della Northwestern University dove in una visita alla Casa Bianca all’epoca di George Bush, indossarono quasi tutte gli infradito. Foto che fa rabbrividire sulla spontaneità (ad esser buoni), anche in occasioni ufficiali, di certi comportamenti quotidiani americani.

Flip Flop della Squadra femminile di lacrosse in visita alla Casa Bianca

Chi li ha difesi, nel dibattito pro-contro sul Boston Globe, è il giornalista Hayley Kaufman: “Sono troppo casual per i posti in cui vengono calzati? Forse. Ma pensiamoci, ci siamo rassegnati alle gonne lunghe ottocentesche, alle calze da Moulin Rouge, ai corsetti, e il mondo non è finito. Potrebbero essere abbinate con eleganti kimono in Giappone e nessuno batterebbe ciglio. Quelli tradizionali, i sandali grossi con la suola di legno alta, servono in realtà a proteggere il piede da eventuali scivolate sulla neve”.

Da parte mia, una scivolata è quel che si augura quando vengono indossati male. E se vengono abbinati bene, forse la scivolata può anche far piacere alla vista di amanti delle belle caviglie.  Come nella foto sotto di Pinterest. Voi cosa ne pensate? Non sbizzarritevi.

sandalispiaggia

 

 

baycircuitrail

Il Bay Circuit Trail è quasi completato, ci ha assicurato la stampa qualche mese fa. Si tratta di un insieme di vecchi sentieri di cammino rivitalizzati grazie a gruppi di volontari regionali lungo i parchi del Massachusetts. Nella foto, una ricostruzione di David Butler del Globe.

Ripulire i tragitti per gli amanti dell’escursionismo è una scommessa ancora in corso da parte dei gruppi per la conservazione naturale dei paesaggi. Ciò prevede la continua manutenzione dei percorsi, la rimozione di alcune aree pubbliche delle strade in lotti da sviluppare, patii in legno da costruire in aree protette e non. Ecco intanto il sito con tanto di mappe. www.baycircuit.org

I residenti dunque cercano sempre un percorso di almeno 4 ore a contatto con la natura dove fare escursionismo, hiking, trekking, e non sanno che dietro casa hanno un paesaggio naturale incontaminato che li aspetta. Un turista, in questo caso, li scopre facilmente.

Ecco una lista di aree naturali da esplorare.

1)      Arcadia Wildlife Sancturay, Easthampton, (Mass. Audubon). Uccelli presenti: Martin Pescatore, Falco di palude, Airone Azzurro, Anatra Sposa. Non sono ammessi animali domestici. Telefono 413 584 3009, il sito è www.massaudubon.org/Nature_Connection/Sanctuaries/Arcadia/index.php

2)      I parchi del www.mass.gov/dcr si stagliano per la loro storia. Il primo è il Mount Holyoke Range State Park, Hadley-Belchertown (Mass. Departement of Conservation and Recreation) adatto anche per Cross-Country sci, in pratica sci di fondo. Il terreno è di un promontorio di origine vulcanica, per gli amanti delle sostanze minerali. Una rarità nel Nord-Est americano. Alto 1,106 feet. Per info, The Notch Visitor Center, 1500 West St. (Route 116) Amherst, telefono 413 253 2883 . Al 413 339 5504 si possono invece chiedere informazioni anche per il Mohawk Trail State Forest a Charlemont dove si possono noleggiare i famosi log-cabin in qualsiasi periodo dell’anno . E al 413 268 7098 si possono chiedere lumi sul Daughters of the American Revoluzion (DAR) State Forest, dove molti sciatori solitari si divertono anche d’inverno. Di rara bellezza è anche il Savoy Mountain State Forest, Florida, nei 1000 acri di fattoria abbandonata, cinque laghetti, due cascate. Non sono ammessi animali domestici e il parco è rintracciabile al 260, Central Shaft Road al 413 663 8469 e al 413 664 4800. I 7566 acri del Wendell State Forest, sulla parte Est del fiume Connecticut, fanno stiracchiare i muscoli a parecchi amanti dell’escursionismo, tra i numerosi laghetti e le macchie di foresta. Il numero di telefono è invece 413 659 3797

3)      Il Bear Swamp Reservation Ashfield è lungo solo 3 miglia, buono per i pigri e i romantici dei castorini che albergano nei laghetti, belli i torrenti e gli acquitrini. Rintracciabile per la Hawley Road al 413 532 1631. Il Chapel Brook Reservation ad Ashfield misura 1420 feet nei suoi 173 acri e offre grandi panorami, cascate, possibilità di climbing. Si raggiunge in Williamsburg Road al 413 532 1631. Se siete invece amanti di conifere, conigli, daini, falchi e aquile, il Bullitt Reservation, ad Ashfield-Conway risponde al numero 413 628 4485. Questi ultimi raggiungibili al sito www.thetrustees.org/places-to-visit

4)      Infine il Conway Hills Wildlife Sanctuary, Conway. 105 acri di fattorie abbadonate e foresta ne faranno una bella cartolina da mandare agli amici pantofolai, i couch-potato. Non sono ammessi animali domestici vicino i ruscelli da pesca. Si raggiunge sulla Route 116 al 978 464 2712 e al sito www.massaudubon.org/Nature_Connection

E se volete farvi una pedalata in bicicletta, venite con me. Scegliamo il tragitto in questo link www.boston.com/travel/explorene/specials/outdoors/galleries/biking_local/ sia che vogliate la riserva naturale protetta o no. Ma non mettetevi in flip-flop, in infradito. Perché? Lo scoprirete nel prossimo post. Al prossimo siparietto!

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Il mio palco “under the Boston sun”

Per osservare dall’alto lo SpremiAcume bostoniano

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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FILOTTETE MANFREDI, acronimo di Emanuele Capoano. Blogger e attore teatrale. E' corrispondente per il giornale online toscano LoSchermo.it
Calabrese, ma ha vissuto per anni a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e anche parlando in radio come giornalista free lance: coltivando però la sua dote preferita, quella della curiosità. Qui a Boston insegna italiano, cerca di fare il traduttore, la guida turistica e intanto fa il performer della Commedia dell'Arte, cura inoltre un podcast per il Bostoniano.info

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