You are currently browsing the tag archive for the ‘New York’ tag.

Scrivere testi per il teatro dà all’autore una palestra, quella di pensare per immagini o per i sogni fatti ← (guardate cosa dice David Lynch a riguardo). A volte si scrive anche per quello che si vede, e poi lo si racconta; e così che è nato un progetto a quattro mani con una giovane attrice italiana di scrivere piccoli dialoghi in ascensore, di quelli che imbarazzano gli americani, i cosiddetti Small Talks, di cui presto ve ne darò qualche anticipazione. Un’altro esercizio per un autore, che sia di teatro o di cinema, è quella di adattare anche qualcosa di già scritto.

Un esempio è il mio lavoro di scrittura dietro le quinte che ancora continua con la compagnia di Commedia dell’Arte Pazzi Lazzi, dove ci siamo dati un compito, quello di adattare in inglese sul palco la decima novella del quinto giorno del Decamerone di Boccaccio. In questa novella esisteva un equivoco, ma ho inserito una trovata di palcoscenico che non esisteva appunto nella versione originale, ed è questa: la moglie, all’arrivo del marito, nasconde il suo amante nella stalla ed essendo una fattucchiera con un incantesimo lo trasforma in asino. La storia poi procede con un monologo della moglie dove spiega di non essere soddisfatta sessualmente dal coniuge perché si scopre che lui si era sposato solo per coprire la vergogna di essere un femminiello. Il marito, da dietro le quinte, sente ragliare, e nel chiamare la sua amata avvertendola del suo arrivo va verso la stalla e le urla da fuori scena che finalmente ha trovato un garzone che piace anche a lui, lei pensa che suo marito sia ironico, avendo scoperto l’amante di lei nella stalla, ma essendo lui uno a cui non piacciono le donne, quando entrano in scena insieme all’animale, scopriamo che il marito parlava in realtà dell’asino e la moglie si era invece riferita al suo amante.

Come si sviluppa la storia? La faremo provare sul palco dalle improvvisazioni degli attori.

Perché ogni personaggio cambia in base anche alle proprie sensibilità. Dicevo appunto che spesso si scrive per raccontare, secondo se chi guarda si trovi in una terra che sente propria o da emigrato. Ricordate l’americano che distorce le ricette italiane e che il comico Checco Zalone distrugge? Per lo stesso effetto comico, la messa in scena cambia luogo o maschera ma il messaggio indiretto (gli stranieri che cambiano le ricette italiane) arriva allo spettatore come nel mio personaggio del Cuoco che sbaglia le ricette ← avendolo fatto diventare francese in una mia apparizione per l’annuncio della versione Tv del programma radio di cui ero il conduttore due anni fa.

Ma ritornando sempre al pensare per immagini, anche senza che d’impatto possano all’inizio descrivere per forza qualcosa al lettore o che rimandi subito a qualcosa che il lettore ricordi (ma più tardi nello sviluppo del racconto forse si) la trasformazione della trovata in un simbolo, come in un incantesimo o una magia nella storiella adattata del Decamerone, dà a chi racconta un senso di distensione, e il lettore pensa che stia per succedere qualcosa. A questo pensavo mentre camminavo sulla West side di New York, vicino la Cattedrale di St. John dove ci si può imbattere in questo pavone bianco randagio. Non si sa da dove viene, tutti i bambini ci giocano. E lui fiero si lascia guardare.

IMG_0836

Pensate all’effetto che fa questo animale dalla provenienza sconosciuta. Pensate al fatto se potesse parlare, proprio sotto incantesimo come la moglie con l’amante nella novella del Boccaccio di prima. Pensate ora a una figura fanciullesca, di rottura, di irriverenza che può avere un giullare che interagisce con la folla appena descritta, potrebbe essere il ruolo che fu di Pulcinella,← come in un’altra mia apparizione sempre per l’annuncio della nuova stagione del programma radio-tv L’Italia Chiamò – un piccolo pulcino dal naso ricurvo, o forse un buffone contadino la cui fisionomia si identifica nel naso lungo e la faccia annerita dal sole, nel vestiario composto da un largo pantalone in tela bianca ed una camicia dello stesso colore, e nei tratti comportamentali per la sua sensualità accentuata, l’ingordigia, la goffagine associata all’arguzia e l’eccessiva loquacità.

Il ruolo di questa maschera nel teatro ha sempre assunto caratteri innovativi ogni volta creando disordine nell’interpretazione di padroni, principi, donne, accademici, dottori, avvocati, poeti. Con la sua trasgressività ed il travestitismo, Pulcinella ha ammonito i sovrani che fondavano il potere sull’arbitrio, denudato i militari della loro superbia, denunciato le diseguaglianze della giustizia ed espresso liberamente i suoi desideri e i suoi sentimenti. Nei dialoghi invece Pulcinella spesso infrange le regole convenzionali del linguaggio, rimanendo vittima della sua distrazione, dei suoi errori, della sua furbizia. (come ci racconta Francesco Buccaro su L’ItaloAmericano)

Se volete sperimentare nella scrittura creativa, andate a trovare canovacci anche in inglese ← e guardateli come potrebbero essere messi in scena. Pirandello, da vero capocomico, completava la scrittura delle sue novelle anche in questo modo. Il finale o lo sviluppo di una storia su carta è da ricostruire molto spesso sulla scena, raccontandola come la vedono il corpo degli attori.

Su quanto invece i canovacci fossero realmente improvvisati non lo sappiamo, come dico in questo video agli studenti del corso online di italiano dell’Università di Wellesley, Massachusetts – e come dice anche Micke Klingvall nel suo sito di storielle tratte dalla Commedia dell’Arte ← dove spiega che la gestualità e le espressioni erano una performance che cambiava in base al pubblico differente, ma molti testi erano scritti in modo sommario. Ed improvvisare un dialogo raccontando anche solo le immagini, come dicevo all’inizio, dà allo scrittore la forma mentis per reagire alla paura del foglio bianco: le parole usciranno fuori da qualcuno, anche dalla visione di un pavone bianco trovato per strada e che ci guidi verso una viuzza sconosciuta.

Che sia insomma un dialogo boccaccesco, o uno fatto di pause imbarazzanti come le banalità che ci si dice a un funerale o dallo studio del medico, c’è sempre uno scenario nascosto dentro un’ immagine. Basta pensarla e la fattucchiera che è dentro l’autore la reciterà sotto forma di una formula magica chiamata fantasia.

 

Rubare la bellezza, si può? Forse la pensava così chi rubò i dipinti dall’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston il 18 marzo 1990, in quella che era la più grande rapina di opere d’arte nella storia americana. Forse la pensa così anche chi ha dipinto questi murales su alcune pareti di edifici della capitale del Massachusetts. Ogni volta che ci passavo, durante i quasi cinque anni bostoniani, quei personaggi vivevano con me. Queste storie erano affacciate alla mia fantasia.area4
La diligenza che passava tra gli scienziati del MIT, che portava con sé l’inventore della macchina da cucire, il muratore italiano che avrebbe regalato i suoi mattoni per costruire la Società Dante Alighieri proprio lì di fronte, tutti loro avevano avuto una loro vita, dei loro passatempi. Gli operai delle fabbriche di corde e gomme pneumatiche, una mamma di colore che avrebbe partorito libera dalla segregazione, vestita borghese, orgogliosa di essersi giocata da una bolla di paura, con lo sguardo dritto a rompere la quarta parete.

Se avessi fatto qualche passo con il mio telefonino “intelligente”, mi sarei imbattuto anche nel poeta dall’aspetto simile a Leopardi, nel pensionato, nell’addestratore di Pitbull, nella cantante nera di blues, nella mamma col bambino, nella vecchia impicciona che guarda sul piazzale, nel padre preoccupato che guarda un punto lontano coprendosi dal sole con la mano, e poi un gattino, e forse un sarto.

P1060869

 

DSCN0129 DSCN0127

E ogni volta che ci torno, ogni volta che passo da queste opere d’arte spennellate ad arte su un muro, potrei gridar loro “Gotta catch them all!” per farle vivere? Cacciarli sarebbe come rubare le loro espressioni? Come quell’uomo che ha sparato a due cacciatori di Pokemon, il pirata col suo giochino elettronico che fa impazzire gli smanettoni anche a Central Park a New York forse voleva soltanto che i passanti vivessero un po’ di più, paradossalmente morendo? Proprio come un suicidio di massa degli Incas?

Il mio vicino in metropolitana quando riprende i piedi della folla alla ricerca del pupazzo giallo Pikachu, non li filma con l’intento da feticista e nemmeno per catturarne la bellezza. Non so a questi timidi giocatori solitari cosa resti, forse solo un gioco di riflessi, un raggio di sole che gli abbaglia gli occhi, la loro figura sembra al sicuro dentro una bolla, non chiedono al loro prossimo nemmeno se hanno sbagliato treno o quale sia la prossima fermata, così nessuno li potrà fulminare con gli occhi, saranno come la ragazza della metropolitana nel dipinto di George Tooker’s “Subway” o come nei dipinti delle donne sole di Edward Hopper.

AMER_ART495340

Un bambino però quando parla ad una bambola o a un soldatino come oggetto inanimato ne tira fuori l’anima. Una speranza c’è, fin quando un bel giorno mi decido, interrompo uno di loro mentre gioca:

– Ho visto un Pokemon che ancora i creatori non hanno messo in funzione…sai, hai voglia Pikachu… al confronto…
– Scusi?
– Nel senso che ho visto la preview che hanno lanciato i creatori circa un nuovo Pokemon che faranno uscire a breve
– Uh… sì come no (senza neanche degnarmi di uno sguardo)
– Guarda che avrà dei poteri interattivi, li segnala al tuo conto bancario
– Sì, ci manca che mi paghino pure per giocare… I wish
– Che ti paghino mica da subito no! Ma se lo prenderai, pare che fanno in modo che tu te lo debba conquistare.
– Ma questo è un paradosso!
– Bravo. A quanto pare i creatori volessero osare. E si avvererà la profezia.
My friend, per le prediche vai a Union square, sai quanti ne trovi?
– Non ci credi?
– Che profezia è se lo prendi ma poi in realtà non l’hai preso?
– Mi spiego. Hanno scelto il villaggio reale di GattaPilusa…non è lontano. In pratica ti accreditano sul conto bancario il biglietto per andarci in viaggio e guadagnare punti infiniti
– Ed è lì che te lo devi conquistare? Come hai detto che si chiama?
– GattaPilusa
– Mi fai lo spelling? Ga… Scusa, ma perché la chiamano profezia? Cosa prevedono?
– Perché solo nel paese dei campi di GattaPilusa il popolo dei Mammalucchi vivrà in pace cacciando gli Scimuniti
– Wow… nuovi esseri viventi? Ma dove si trova? Upstate New York?
– No, te l’ho detto… ti pagano il biglietto, bisogna prendere l’aereo.
– E poi? Bisogna acchiappare questi abitanti? Come funziona?
– In realtà loro ti manderanno prima nei loro campi, tra le vigne, solo nel mese di fine agosto, o tra settembre e ottobre, dovrai svegliarti presto la mattina, ti daranno in mano delle forbici da giardinaggio e…dovrai vendemmiare le loro uve
– Amico, mi stai prendendo in giro? Le uve? Sei un alcolizzato, man!
– Mai stato serio. Googla questa notizia. La profezia è che si avvererà solo lì quello che gli antichi Incas avevano sperimentato, che la fine della propria civiltà ad opera degli invasori portoghesi era legata all’accettare l’ideologia del suicidio come ricongiungimento con gli Dei perduti.

 

Lui mi guarda fisso, il gioco si ferma. Le porte del treno si aprono. Lui scappa impazzito con un sorriso e una lacrima pronta a drogargli la faccia.

 

Se lo fate anche voi, se interrompete il respiro fisso sul cellulare del cacciatore di Pokemon Go, la sua bolla, solo per il gusto di farvi rivolgere lo sguardo, sembrerà uscire dal treno come un palloncino. E quei personaggi sui murales rideranno, affacciati alle finestre di ogni città che amate.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

------------------------------
------------------------------
------------------------------

Un crotonese… pecorino a New York

Cerchi camera a New York?

Visita il mio appartamento. Prenota.

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Le statistiche del blog

Blog Stats

  • 58,507 hits

Temi

CINGUETTÌO D’IDEE

Per contattarmi sul Libro delle Facce

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

maggio: 2017
L M M G V S D
« Mar    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Mappamondo

NEW YORK, RACCONTI, STORIE, TRADUZIONI, LETTERATURA, GUIDE TURISTICHE, LUOGHI COMUNI SULL’AMERICA, BOSTON, VIDEO, RADIO, TEATRO, ARTE DI UN ITALIANO ALL’ESTERO

DA DOVE MI HANNO CERCATO

Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.