You are currently browsing the tag archive for the ‘America’ tag.

Se ti piace il ramen e hai un odio innato verso le persone che ti stanno attorno, nell’emisfero di Brooklyn, New York c’è una locanda per introversi che offre la famosa zuppa di bistecca di maiale-verdure-spaghetti-scotti-cinesi.

Rain si era fissato a guardarne la ciotola per più di un’ora, tanto nessuno gli avrebbe sfracellato la pazienza, o quasi l’accidia. Un ristorantino nerd, hipster a puntino era lo scatto fotografico perfetto del suo odio dopo una notte passata in un locale di spogliarelliste, a spendere tutti i soldi guadagnati. E la tipa nel privé non gliel’aveva nemmeno data.

Nel frattempo, non che ci fosse chissà qualche tempo da far trascorrere visto che era uno Sneet, uno di quei single che non vanno a caccia di flirt e stanno sempre chiusi in casa di quelli che “dai vieni tu che leggiamo un libro sul divano e poi viene un sacco di gente nuova, si”- nel frattempo non aveva nemmeno nessuno impegno di lavoro da sbrigare dato che suo padre non lo dava neppure per disperso, Diego si stava guardando allo specchio. No, non nella ciotola. Leggeva Paul Auster, La Città di Vetro. Quello che aveva deciso essere il suo specchio.

New York was an inexhaustible space, a labyrinth of endless steps, and no matter how far he walked, no matter how well he came to know its neighborhoods and streets, it always left him with the feeling of being lost. Lost, not only in the city, but within himself as well. Each time he took a walk, he felt as though he were leaving himself behind, and by giving himself up to the movement of the streets, by reducing himself to a seeing eye, he was able to escape the obligation to think, and this, more than anything else, brought him a measure of peace, a salutary emptiness within. The world was outside of him, around him, before him, and the speed with which it kept changing made it impossible for him to dwell on any one thing for very long. Motion was of the essence, the act of putting one foot in front of the other and allowing himself to follow the drift of his own body. By wandering aimlessly, all places became equal, and it no longer mattered where he was. On his best walks, he was able to feel that he was nowhere. And this, finally, was all he ever asked of things: to be nowhere. New York was the nowhere he had built around himself, and he realized that he had no intention of ever leaving it again.

New York era il posto dove non essere da nessuna parte, il nulla costruito attorno. Destinato a non lasciarlo mai.

Però quella notte Rain era stato scalciato fuori da un’auto con la scritta Gentlemen Club, gli avevano preso tutto quello che aveva nel portafogli. Nel senso che i soldi li aveva spesi tutti lui. L’aveva solo vista, ma non toccata. Il manager gli aveva promesso che l’avrebbe posseduta. E lui se l’era presa per l’inganno. Poi l’avevano fatto bere 4 shots di tequila e lui da musulmano non era abituato.

Rain Rahami, qualche giorno prima però su Ebay aveva comprato delle pentole a pressione e dei cellulari per fabbricare un ordigno a comando.

New York non la conosceva, pensava, l’aveva sempre guardata da oltre il fiume, dal New Jersey. L’aveva letta tra le cronache fantastiche del Reader’s Digest. Una volta James Simon Kunen aveva detto questo nel suo The Strawberry Statement: “New York is the most exciting city in the world, and also the cruddiest place to be that I can conceive of. The city, where when you see someone on the subway you know you will never see him again. The city, where the streets are dead with the movement of people brushing by, like silt in a now-dry riverbed, stirred by the rush of a dirty wind. The city, where you walk along on the hard floor of a giant maze with a walls much taller than people and full of them. The city is an island and feels that way; not enough room, very separate. You have to walk on right-angle routes, can’t see where you’re going to, only where you are, can only see a narrow part of sky, and never any stars. It’s a giant maze you have to fight through, like a rat, but unlike the rat you have no reward awaiting you at the end. There is no end, and you don’t know what you’re supposed to be looking for. – And unlike the rat, you are not alone. You are instead lonely. There is loneliness as can exist only in the midst of numbers and numbers of people who don’t know you, who don’t care about you, who won’t let you care about them. – Everywhere you walk you hear a click-clack. The click-clack of you walking never leaves you, reminding you all the time that you are at the bottom of a box. The earth is trapped beneath concrete and tar and you are locked away from it. Nothing grows.”

Qui non cresce niente, si diceva pure Rain mentre si ricordava le parole del padre mentre vendeva pollo fritto nella gastronomia sotto casa nel New Jersey. Il primo Pollo Fritto Americano. Grandi affari di famiglia! E il consiglio comunale aveva pure chiesto di chiuderlo alle 10 di sera per le proteste del vicinato, sporcizia…rumore. Lui aveva fatto ricorso per discriminazione razziale.

Aveva abbandonato sua moglie e la figlia piccola, in due anni non la vedeva piu’ tant’ è che la ex aveva fatto richiesta di divorzio. Un’infedeltà basata sulla mancanza di fiducia.

E infatti Rain Rahimi non si fidava neanche della tenacia di una mosca sopra uno stronzo di merda. Però ogni tanto dava pollo gratis a clienti più affezionati.

I clienti lo adoravano. Lo invitavano ad uscire. E lui, meglio di un mago di scuse: “Ho un mezzo impegno, farò il possibile (a metà tra il Pinocchio e l’uomo d’affari) non ti prometto nulla, dai, provo a fare un salto (una buffa speranza), cerco di liberarmi (una promessa che arriva da Alcatraz), ti faccio sapere (bufala), ce la metterò tutta (il futuro è quanto mai sicuro), sono incasinatissimo (è una meditazione).

Se uno avesse dovuto invitare Rain, lo avrebbe immaginato come un Houdini legato con le catene. E infatti era quel sentimento muscolare di stasi che gli aveva fatto aprire gli occhi ma ancora inerte e steso sul prato, col sangue dei pugni dei bodyguard del locale delle stripper, davanti alla Cattedrale di St.John.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quella mattina si era ritrovato prima davanti la Chiesa di Riverside che guarda il fiume Hudson all’altezza della 122 esima strada, sulla cima di Morningside e all’ovest delle comunità di Harlem sfoggia il suo gotico stile 13esimo secolo.

IMG_0829

La bocca impastata della notte e le percosse dei bodyguards lo avevano tramortito fino a farlo sentire in paradiso, non dal piacere. Il Mausoleo a memoria del Generale Grant, la tomba di uno dei presidenti degli Stati Uniti, dove Ulysses S. Grant e sua moglie Julia Dent Grant guardano i newyorkesi a ovest, lo aiutavano in quella sensazione di pestaggio gotico, a guglie appuntite sulla pelle.

IMG_0831

Appestato, Rain si incammina fino alla Fontana della Pace accanto appunto alla Chiesa di Saint John the Divine  che per lui era un’apocalisse newyorkese. I capitelli delle colonne erano stavolta le fotografie di cronaca che lui stesso avrebbe voluto scattare in un futuro prossimo. Distruzione, conflitto tra il bene e il male, Arcangelo Michele abbraccia una delle nove giraffe, una delle creature animali più pacifiche, dopo aver sconfitto Satana. Come anche il leone con l’agnello. La fontana a spirale è una doppia elica del DNA. Su una parte della fontana, la luna e il sole da una parte e dall’altra rivolge lo sguardo verso Amsterdam Avenue. Lo spettatore guarda il profilo di un angelo che sorregge la testa di una persona. Ma se lo sguardo si sposta di fronte, dal lato, l’angelo è visto cullare l’intero corpo.

IMG_0839 IMG_0841

 

 

 

 

 

 

 

 

Rain ha un’illuminazione. Gli viene voglia di viaggiare. Non uno di quelli lunghi. Di sicuro sotterraneo.

IMG_0842

Quest’apocalisse lo sveglia e gli fa salire i nervi nelle gambe. Aveva passato mesi a spendere soldi a Pick-Up Lines, le linee telefoniche che ti danno la frase perfetta da rimorchio con le donne a soli 3 $ al minuto. Non poteva continuare ad innamorarsi ogni volta della prima gentilezza della ragazzina che passava ogni giorno dal negozio del padre per prendere un gallone di latte e i detersivi, senza che lui rimanesse come un ebete a farsi film in testa come i sorrisi di De Niro drogati di oppio da Sergio Leone. Ma il portafoglio svuotato dal Gentlemen Club e quindi la rivelazione del “Ratto della Sabine” del Bernini dell’ Hudson River gli scuote i piedi, ha voglia di camminare.  Raggiunge la metropolitana, con le sue gambe dal coraggio incosciente come quelle persone che si incontrano nei bar e già capiscono che passeranno la notte solo perché a loro piace e si divertono a mescolare molto sognando gli orgasmi più strani, maledendo chi decide le cose che facciamo,  ripassando le 36 domande per innamorarsi in 45 minuti contandole come pecore in cielo per prendere sonno, sognando di salvare paperelle sparse nell’oceano, Si addormenta in treno, stanco dalla fame.

Si era risvegliato come in un labirinto in quel baretto che serviva la zuppa di Ramen per introversi e per single. Ma dopo ore a vegliarla senza mangiare, persino il cameriere barbuto gli aveva chiesto il conto. E lui i soldi li aveva spesi tutti. “Ho una pentola a pressione, vi va bene?”.

L’aprì. E tutto finì . Compresi gli introversi, e gli hipster, gli alternativi, i figli di papà, i calati dall’alto, i libertari, gli amanti.

Gli amanti che per una notte di vino pagano 100 giorni di aceto.

“E come potevamo noi cantare”.

Dopo la bomba alla Maratona di Boston , mi sentivo come Quasimodo in queste ultime settimane: incapace di scrivere qualcosa di bello sulla città. Volevo andare avanti, go ahead, e pensare ad altro. Non volevo vedere ancora i mille video sulla bomba, le immagini che ci hanno rinchiuso in casa incollati alla radio e alla Tv in un assurdo coprifuoco, utile per la cattura dell’attentatore. Mi sentivo con il “piede straniero sopra il cuore”, come dice la poesia “Alle fronde dei salici”, anche se paradosso vuole sia stato un cittadino statunitense, seppur sposato con un’americana (convertitasi all’Islam) a calpestare il giorno di gioia di primavera a Copley Square.

Anche Obama pare abbia dichiarato: “…dove abbiamo sbagliato se anche un cittadino naturalizzato ci odia”. È il concetto del go ahead di cui voglio far risaltare. Il blogger religioso la pensa così, nel seguente link sull’Huffington Post Italia, sul 19enne fratello del terrorista Tamerlan.

Andare avanti, dice lui,  go ahead ; pure Boston lo ha dimostrato con un fiorire di slogan molto sportivi: “Boston Strong”, piazzati dappertutto.

Ora l’attenzione si sposta sul processo, che di sicuro sarà molto breve. L’opinione pubblica non fa in tempo a rifletterci su – go ahead – che già il caso delle prigioniere di Cleveland la fa da padrona. (Nei due links iniziali di news, i resoconti, come quest’ultimo, del corrispondente da Boston Stefano Salimbeni).

Il caso giudiziario del momento va avanti, go ahead, capace anche di adombrare l’uscita del libro di Amanda Knox.

È di giustizia infatti che oggi voglio parlare con una traduzione di un articolo. L’editoriale descrive un “andare avanti” della mentalità americana che gli stranieri potrebbero definire sommario e precipitoso, ma anzi, sopra ogni ragionevole dubbio negli States si fa in fretta a chiarirsi le idee e… go ahead. Il capo d’imputazione nei confronti del ceceno sospettato di aver piazzato le bombe alla Maratona di Boston è fatto di sole 11 pagine. Niente lungaggini. Niente da invidiare ai faldoni italiani di 300 pagine e anni di processo.

L’articolo è in inglese qui http://bigstory.ap.org/article/knox-case-puts-italian-justice-under-scrutiny ed è apparso sul Boston Globe scritto da un corrispondente dell’Associated Press; è un resoconto schietto sulle differenze del processo penale americano e quello italiano. Ho tradotto una versione ridotta pubblicata sul giornale bostoniano. Ma molti siti hanno ripreso l’articolo per intero, soprattutto rimarcandone l’approfondimento sui casi giudiziari italiani di questi ultimi anni.

La riapertura del caso Amanda Knox è stata un tamtam internazionale diffuso su molti blogs ma credo di essere stato tra i pochi ad averlo tradotto in italiano. Se non l’unico. Mi sembra una traduzione fedele al pensiero dell’opinionista. Trarre le conclusioni non serve, avremo molte opinioni differenti sulla giustizia ma almeno ci fa specchiare al meglio su come noi italiani siamo bravissimi ad allungare il brodo. Ad andare avanti, ci si inceppa.

amanda_knox

La decisione su Amanda Know pone sotto i riflettori il sistema giudiziario italiano

Come una lunga serie di appelli trascina spesso casi per lungo tempo

Quando il finanziere corrotto Bernie Madoff venne giudicato a New York, il Corriere della Sera pubblicò una vignetta in prima pagina schernendo la giustizia italiana.

Da una parte vi era una giuria di un tribunale statunitense, dove il giudice rilasciava una sentenza di 150 anni di prigione dopo 6 mesi di processo. Dall’altra, veniva raffigurato un giudice italiano intento a rilasciare una sentenza di 6 mesi dopo 150 di processo.

Questo è come il quotidiano più importante d’Italia sintetizzava la lentezza, a volte senza nessun risultato, del sistema giudiziario italiano.

La decisione della Corte d’Appello, per i casi penali, di rovesciare la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e per il suo fidanzatino dell’epoca Raffaele Sollecito, con l’ordine di un nuovo processo dopo l’uccisione della loro coinquilina britannica, fa crescere interesse e preoccupazione sulla giustizia del BelPaese.

È un sistema dove gente incensurata potrebbe temere di andare in galera per una sentenza lasciata in sospeso per anni. Mentre gente come Silvio Berlusconi, l’ex Primo Ministro, può evitare di andarci quasi in modo definitivo archiviando appello dopo appello fino alla scadenza per la prescrizione del reato.

“C’è molta confusione e tante contraddizioni”, ci racconta lo chef Angelo Boccanero nel dare le sue impressioni sul caso Knox.

E non sono soltanto le cause penali che ci palesano scetticismo.

Anche l’arretrato di cause civili è così grande che inciampa disperatamente negli investimenti stranieri così tanto ambiti dall’Italia. I divorzi possono durare anni: ciò vuol dire che le coppie possono restare legalmente unite per tanto tempo. Senza contare i risarcimenti per contratti di proprietà o beni immobili: ci vogliono anni, se non mai, prima di vedere del denaro.

I governi successivi hanno sempre promesso di snellire i tempi ma hanno sempre fallito: i principali motivi sono legati al potere affaristico di politici e avvocati presenti in Parlamento i quali sgambettano ripetutamente le riforme a difesa dei loro interessi.

Una criticità è proprio l’alto tasso di avvocati presenti in Italia. Solo Milano, per esempio, ha più avvocati di tutta la Francia. Nelle cause civili, la media per raggiungere il verdetto è di sette anni.

I difensori sostengono che il sistema legale italiano è uno tra quelli più garantisti al mondo. Gli imputati sono garantiti per tre livelli di processo prima che il carcere sia definitivo. E ad entrambe le parti è garantito il ricorso in appello, sebbene i magistrati  non fanno spesso appello per assoluzioni minori.

Il sistema saltò fuori nel secondo dopoguerra pensato per prevenire ulteriori sentenze farsa e processi sommari, questi ultimi scenario sotto la dittatura di Benito Mussolini; ma la giustizia oggi non può ritardare se non addirittura negata mentre i casi si muovono a passo di lumaca.

L’Italia è inoltre una delle voci più combattive nella campagna contro l’abolizione della pena capitale. Nel 1996, l’Italia ha rifiutato l’estradizione di uno dei suoi cittadini ricercato per omicidio in Florida, sostenendo di non aver ricevuto abbastanza garanzie, una volta l’accusato fosse andato in prigione, sul rischio di pena di morte negli Stati Uniti. Venne poi giudicato in Italia e condannato a 23 anni.

Per la Knox, il sistema ha permesso di far venire a galla nuove evidenze nel processo d’appello che la condusse all’assoluzione nel 2011.

Ma ora la espone ad un terzo processo, che con ogni probabilità verrà seguito fino alla Corte di Cassazione e a cui non assisterà. Se condannata, e la sentenza confermata da questa sorta di Corte Suprema in quanto gradino più alto per i casi penali, l’Italia ne potrà chiedere l’estradizione. E la legge degli Stati Uniti la permette.

Un altro aspetto chiave del caso Knox: il sistema italiano non include la protezione dell’accusato secondo il quinto emendamento per gli U.S., protezione nei casi in cui l’imputato viene processato due volte dalla magistratura per lo stesso reato.

“Il nostro sistema giudiziale come tutti i sistemi non è infallibile”, sostiene Stelio Mangiameli, specialista di diritto costituzionale all’Università LUISS di Roma, ma aggiunge: “Non è né peggio né meglio di quello degli Stati Uniti”. Garantisce, ha sostenuto ancora il Professore Mangiameli, la difesa e per questo l’Italia si infligge per proteggere il diritto della vittima. “Bisogna considerare che quando c’è un reato, c’è anche una vittima,” ha aggiunto Mangiameli, “nel caso di Amanda Knox c’è una ragazza uccisa e qualcuno ha bisogno di avere una risposta sulla sua morte, non importa se di nazionalità americana, francese o di altre”.

Ma il processo, che in alcuni casi continua per oltre una decina d’anni, rischia di lasciare persone come Amanda Knox in un limbo giudiziario.

A settembre un Tribunale italiano ha ordinato il governo di pagare 100 milioni di euro per danni civili ai parenti delle 81 vittime uccise nel disastro aereo del 1980, la cui causa era stata attibuita prima ad una bomba a bordo poi ad un scontro aereo. Il Tribunale ha stabilito che i ministeri della Difesa e dei Trasporti avevano tenuto segreto la verità per anni, sebbene un Tribunale penale cinque anni dopo assolse due generali per mancanza di prove.

Sembrerebbe naturale dopo 30 anni che la sentenza di settembre si avvii a chiudere il caso. E invece già si profilano gli appelli.

Per 20 anni, Berlusconi si è mosso di processo in processo per capi d’imputazione che comprendono la corruzione, la frode fiscale e la prostituzione. Si è descritto come una vittima innocente dei magistrati i quali li stronca ad ogni pie’ sospinto con l’epiteto di “comunisti”. L’ex premier non è stato mai condannato dal gradino giuridico più alto della Cassazione, né ha fatto fino ad ora un solo giorno di galera. I suoi avvocati impiegano vigorose tecniche difensive che includono leggi -uno delle quali bocciata anche come anti costituzionale- come l’immunità e il blocco dei processi per le più alte cariche dello Stato. Come premier, Berlusconi ha fatto approvare leggi ritagliate a suo favore e che potessero fare da scudo alle sue difficoltà legali.

Noi italiani, il cibo ce lo sogniamo la notte. Non è un proverbio trito e ritrito, ma vero. È per questo che noi italiani a Boston e dintorni siamo temuti da tutti, critici imperdonabili di ogni nuovo angolo culinario in via di apertura in città.

A dirvi la verità questo post è dedicato a quelli che in Italia mi dicono continuamente “se fossi negli Stati Uniti al tuo posto mi ammazzerei di hamburgers”. Ma molti italiani in visita in vacanza, almeno qui a Boston, dovrebbero sapere che non troveranno nei fast foods la stessa aria che si respira nei films di Hollywood. Di conseguenza, mangiare sempre carne pressata non è da vero gourmet italiano come mamma vuole, guardatevi infatti il documentario FOOD inc. (il trailer in questo link)  e qua invece i primi 10 minuti del film visibili con sottotitoli in italiano… e avrete conati e fiumi di liquidi da riversare nel mondo pari al ciccione de Il Senso della Vita dei Monty Python

Ecco, molti conoscono il cibo americano tramite il cinema, e lo conoscono male. Altri ne vengono a conoscenza tramite le loro vacanze, per cui al ritorno in Italia dovranno raccontare cosa hanno mangiato e puntualmente risponderanno “sono stata da McDonalds e faceva schifo, peggio che in Italia”. Ti credo, ci vanno i barboni! Così la catena dei miti e dei pregiudizi continua e si perpetua come se il cibo in America fosse solo fast food.

Mi perdonino i bambini che stanno leggendo questo post per l’estrema semplicità di quello che sto per scrivere, e se si sentono offesi nella loro dignità di comprendonio: il problema è che gli Stati Uniti sono grandi, e ogni Stato ha una sua cultura a sé in movimento, specialmente riguardo al cibo. Se sei povero, non comprendi il dono del pane fresco o di una coscia di pollo senza ormoni o di una verdura fresca cresciuta nell’orto. Se hai invece una educazione decente, come minimo ti informi sull’origine di ciò che stai mangiando. Differenze vanno fatte se uno vive nel deserto o in aree più urbanizzate.

Memori dunque della difficoltà italiana a trovare i posti giusti per la soddisfazione dei nostri sacri stomaci e facili dunque a distinguere un pelo nella minestra, è arrivato il momento dell’azione.

Saltando per ora i posti italiani autentici, i quali meriterebbero un post a parte ed utile soprattutto per gli espatriati residenti, direi che il consiglio che do agli italiani che si apprestano a venire in vacanza e a nutrirsi dell’inesistente mito del cibo americano è: 1) cosa venite a fare in USA e cercate la pizza o la pasta? 2) l’Hamburger da fast food non esiste, è un’invenzione della CIA per sondare eventuali antiamericanismi in Europa.

Scherzi a parte, ecco i miei preferiti:

Grass Fed http://www.grassfedjp.com/ e sai cosa mangi

Idem per Ten Tables http://www.tentables.net ottime birre e carne naturale senza ormoni

Red Bones http://redbones.com  per gli amanti del barbecue, prenotate o rimarrete fuori tutta la notte

Island Creek Oyster Bar http://islandcreekoysterbar.com  oltre al pesce fresco, un amico turista italiano mi ricordo chiese il triplo del cestino del pane. Ambiente tra il jazz e i vecchi magazzini americani del secolo scorso. Da segnalare i vari assaggi di buone birre artigianali e tutta la gastronomia delle fattorie locali a Brookline (raggiungibile con la linea Verde della Metro) al ristorante LINEAGE e dello stesso gruppo EASTERN STANDARD con meno roba nel menu ma più semplice.

Per la Clam o Fish Chowder, nota zuppa di pesce del New England, alcuni suggeriscono di provare Ned Devine’s  al Faneuil Hall noto luogo votato all’interculturalita del cibo, ma anche Legal See Foods non è affatto male, una catena esistente solo nel Massachusetts, ma anzi un buon compromesso tra buon pesce e prezzo.

Formaggio Kitchen , per gli amanti del formaggio francese e di tutti gli altri tipi; non è un ristorante ma un negozietto che Dio ha mandato in terra per noi formaggiofili.

Menzione al miglior asiatico va a Myers+Chang http://www.myersandchang.com , due chef coppia anche nella vita hanno creato il miglior modo per sfatare lo stereotipo che striscia nelle menti dell’italiano medio ancora impaurito del cibo orientale. Da provare la zuppa di melanzane e basilico… Attenzione, che scotta! Ah, troppo tardi!

Regal Beagle http://www.thebeaglebrookline.com da provare i datteri avvolti nella pancetta (bacon) abbrustolita e ripieni di gorgonzola, abbelliti con sprazzi di crema balsamica. Ottime birre.

Tres Gatos http://tresgatosjp.com I salami vi faranno sentire a casa in Europa, buoni vini.

The Blue Room http://www.theblueroom.net, ogni tanto sperimentano sul Sud d’Italia e sui sud del mondo, e il suo bar sorella (ha tutti gli amari italiani), oltre ai sottaceti (prima scottati in padella) quelli di una volta del buon hamburgeraio WESTBRIDGE nella stessa piazzetta in zona Kendall a Cambridge. Nella stessa piazzetta, da non suggerire l’hamburger di carne scadente (anche se ha delle buone birre) della Cambridge Brewing Co.

Da GIULIA a Cambridge, dopo l’Università di Harvard, si possono trovare i funghi freschi di montagna come le migliori prelibatezze di un buon italiano di lusso.

Henrietta’s Table http://www.henriettastable.com Locale di gusti raffinati e l’influenza francese e lounge si percepisce non solo dalle cremes fraiche

A Rozlindale http://www.reddsinrozzie.com da provare la carne alla brace e la paella. Ottimi vini.

Per chi vuole essere trattato bene http://www.thecapitalgrille.com/locations/boston/main.asp Ambiente elegante per la vera carne di qualità americana

Se invece volete strafarvi di Cheesecake http://www.thecheesecakefactory.com Ho assaggiato anche buone insalate molto ricche. Come molto ma molto ricche sono le porzioni dei dolci. Molto semplice.

Ultimo ma non il meno importante è Strip-T’s http://stripts.com , di giorno più diner americano vecchio stampo (cucina il padre), la sera molto moderno (cucina il figlio) ma i gusti e il modo di cucinare sono paragonati al sapore di casa. Non quella americana dei film, quella degli orti. Hanno un pane che fa invidia all’Europa.

Per i Pub facilmente raggiungibili in centro che servono anche da mangiare, in ordine di preferenza:

Beehive http://www.beehiveboston.com Imperdibili i fiori di zucca con ricotta fatta in casa. Ah, hanno la Peroni. Ma non scherzano nemmeno i concerti dal vivo e le creazioni giornaliere dello chef al banco al bar.

Russell House Tavern http://www.russellhousecambridge.com Vi ubriacherete in modo sano; provate la pizza, anche se non è quella italiana ne merita la diversità.

Ma non finisce qua.

Ci vediamo alla prossima portata. E se volete vedere un film diverso dell’America, di come ve lo siete fatti in mente, eccolo qua.

My headlights on Occupy Boston

protesters at the sunset

I thought in Italy everything changed, but nothing happened. But also here more things change, and more they remain the same.

I mean, the Movement had chance to hit the bull’s eye and to be right on target changing welfare but…

Le parole della protesta

« After the Police’s eviction, what would Occupy Boston have been without Dewey Square?

I’m afraid that Occupy Boston was too stuck on Dewey Square, conflacting a place with a cause. The risk was Occupy Wall Street was about real estate for homeless. But the Movement promises it will keep on going, somewhere:

“Just because they told us to leave Dewey Square, doesn’t mean we were told to stop fighting. You can’t evict ideas and you can’t evit our spirits”. But fighting for what? In fact the Occupy protests might have died in infancy if a senior police official had not pepper-sprayed young women on video. homeless

Some people said that if they had leadership and an issue, they could be the most powerful group in America. Expecially because protesters never issued a set of demands, and often it seemed they were pulling in different directions. »

I risultati mancati

For this reasons why didn’t Occupy protesters get work up for real guilty of this chrisis? When the mortgage market collapsed, some account executives earned a commission seven times higher from subprime loans, rather than prime mortgages. So they looked for less savvy borrowers — those with less education, without previous mortgage experience, or without fluent English — and nudged them toward subprime loans. This less savvy borrowers were disproportionately blacks and Latinos: they ended up paying a higher rate so that they were more likely to lose their homes. Senior executives seemed aware of this racial mismatch and frantically tried to cover it up.

occupy boston

And the only topic squeezed from these fake revolutioners’ brain is this shallow answer about their goals: LISTEN AUDIO (2 min.)

In questo video, l’espressione simile che sento mia di una fuga in taxi dopo molti momenti difficili passati.

Cambio vita. C’è chi dice che dopo 4 anni il ciclo delle stagioni si rinnova, così come cambia il proprio corpo forse secondo alcune credenze esoteriche. Io invece già dopo due anni e mezzo e al 50esimo post mi sento in dovere di fare un bilancio di questo mio spazio, vissuto fra la letteratura e la cronaca.

Qui ho pubblicato raccontini, opinioni politiche, interviste a personaggi teatrali, condiviso contenuti affacciandomi alla finestra e da lì ascoltandone il vociare di come appaiono gli italiani (tra il sentire e l’apparire, mi si conceda la sinestesia). Cambio vita perché le mie spremute di idee semplicemente ora cambieranno casa: i siparietti da svelare ora li scriverò da un giardino, un orticello della subburbia di Boston, non più dunque da un Rinascimento fiorentino che mi ha dato tanto ma alla fine ricevuto niente (il chiasmo mi sembra azzeccato).

Differenzierò dunque la merce delle mie storie: qui pubblicherò sempre i miei raccontini-fatterelli, spesso teatrali, finché l’ispirazione accompagni il mio cuore; di raccontare cosa succede oggi nella cultura politica italiana ne continuero’ invece a scrivere -se mi sara’ dato la possibilita’- principalmente sul figlioccio politico futurista de Lo Spremiacume , dove su questo primo post avevo presentato il mio tema di partenza e i miei modi di raccontare il potere.

Squeeze your citrus – Crush your ideas, gli slogan che starebbero bene a un generatore di informazioni come il nuovo media Twitter, saranno sempre didascalia fedele di questa che io chiamo “salamoia”, “torchiatura” (come recita il claim sulla sinistra del template): il “succo secretato” avrà dunque uno specchio diverso.

Guarderò/ascolterò tabù/preconcetti italiani, non più dalla mia finestra fiorentina (durata ben 15 anni), ma da un’oceano… anche in senso figurato. E da un palco teatrale con spettatori di diverse radici.

Come vivrò l’altra Agorà? Da sotto il sole della Toscana a “under the Boston sun”.

Questa però è un’altra storia: intanto cambio vita anche perché così almeno uno campa più a lungo.

Si, vivere più a lungo. Ed ecco infatti una lista di motivi per cui, secondo alcune ricerche, si possono aggiungere anni alla propria vita.

SII OTTIMISTA – Ricercatori dell’Università di Yale hanno scoperto che le persone che affrontano in modo ottimistico l’esistenza, vivono in media 7,5 anni in più di quelle che si abbandonano al pessimismo.

CURA UN GIARDINO – Una ricerca giapponese su 3000 persone che abitano nei centri urbani ha evidenziato che coloro che vivono vicino parchi o aree verdi vivono di più di quelli che stanno in mezzo al cemento. Merito dell’effetto rilassante delle piante.

NON ESSERE ABITUDINARIO – Chi non ama le novità vive meno rispetto a chi accetta positivamente cambiamenti e imprevisti.

MANGIA MENO – Scienziati dell’Università dell’Arizona hanno scoperto che ridurre l’apporto calorico giornaliero può aumentare aspettative di vita anche di 15 anni. Si soffre di meno di artriti, i capelli ingrigiscono lentamente.

MANGIA CIOCCOLATO – Uno studio condotto dall’Università di Harvard su più di 8000 uomini ha dimostrato che coloro che mangiano modeste quantità di cioccolato vivono almeno un anno in più rispetto a chi non lo mangia.

LIQUIDA L’AMANTE – Uno studio condotto da un ospedale di Londra ha messo in evidenza che chi ha una vita coniugale stabile e non tradisce la partner corre meno rischi di subire un attacco cardiaco sotto le lenzuola rispetto a chi ha invece scappatelle e relazioni extraconiugali (infatti molti mafiosi muoiono d’infarto per lo stress accumulato).

FAI COPPIA FISSA – Uno studio della Rockefeller University di New York ha concluso che un’amorevole vita di coppia anche se routinaria ti allunga la vita di 7,5 anni. (Berlusconi quindi è a rischio)

W IL MEDITERRANEO – Bere vino rosso, condire con l’olio d’oliva. Ricercatori della Harvard Medical School hanno spiegato che l’olio d’oliva, ricco di acidi grassi polinsaturi che ripuliscono le arterie dal colesterolo cattivo, riduce il rischio di malattie cardiache. Il vino rosso con i suoi antiossidanti protegge il corpo dall’invecchiamento.

SUDOKU e CRUCIVERBA – Il Massachussetts General Hospital ha pubblicato un rapporto sui modi per rinforzare e proteggere le connessioni neurocerebrali: l’agilità mentale non bisogna perderla, solo allenarla come con i muscoli.

PREPARA LE VALIGIE E VAI ALL’ESTERO – Qui non conosco nessun dato, ma basta poco per capire che la vita aumenta se ti levi dallo stress e dalla noia, dalla confusione, se conduci una vita attiva e se le emozioni ti soddisfano, se la burocrazia non ti mangia il fegato e… se segui i consigli di Big Kahuna

Non c’è ombra di dubbio che un viaggio negli Stati Uniti possa avermi cambiato. E’ inevitabile uno rifletta sulle regole e i diritti tra il paese che ti ospita e il tuo. Per esempio ho scoperto invece che alcune ordinanze in vigore nelle località turistiche italiane non permettano il bivacco nel centro storico, o che sia vietato passeggiare in costume o in bikini, che è vietato tagliare erba nei fine settimana, che è vietato poggiare i piedi sulle panchine, o il NO ai bagni di notte, oppure che è vietato sedersi alle panchine dopo le 23, in un paesino che non dico il nome per pudore è pure vietato fare castelli di sabbia, e niente fuochi d’artificio nelle feste private, e dulcis in fundo NO ai massaggi in spiaggia. E ora? Come la mettiamo? Vi aspettavate la classica lista di strane leggi regionali statunitensi che gira via internet? GIA’ NE PARLAI IN QUESTO LINK

Dicevo, è chiaro che se uno parte, scopre cose che gli Stati Uniti sono diversi da come si dipingono: si mangia male? Niente di più sbagliato. Sarebbe meglio dire che i poveri mangiano male. In Italia invece tutti sanno di poter mangiare bene, anche i barboni o i contadini. Anche solo con una ricotta fresca al mattino. Un americano povero non ha i soldi invece per comprare frutta e verdura, perché l’hamburger costa meno (guardatevi “FOOD inc.”). L’italiano poi parla sempre di cibo, anche della digestione: è la sua forza valore, il suo PIL. L’americano ride invece del fatto che lui stesso sa di mangiare male, anzi, non gliene può fregare proprio niente. Go ahead. Si va avanti!

Mi stancano, non c’è ombra di dubbio, i racconti di viaggio, perché la gente non ti crede. Basta digitare su YouTube la voce “America” e “Food” e avremo molte testimonianze di obesità diffusa. Ma è bastato un volo e un mese e più di scuola, per capire che le bandiere a stelle e striscie che vediamo appese alle case in ogni stramaledetto film di qualunque genere… non è che i registi le inquadrino per enfatizzare il patriottismo: è che veramente su ogni casa privata sventola la bandiera nazionale. Cose che se non vedete non credete.

Se andate negli Stati Uniti e siete italiano o arabo, potete guardare negli occhi una donna anche se sconosciuta e salutarla per una strada deserta: se vi sorride, non vi vuole scopare. E’ solo per educazione. Una donna vi potrebbe sorridere anche dal benzinaio davanti al marito e non ci sarebbe niente di male. Quindi, bando ai sedicenti Richard Gere.

E poi, negli Stati Uniti si pagano le tasse. E questo è un bel finale a sorpresa.

(E pensare che avrei voluto parlare di tecniche di seduzione estiva o del duello finale dei due leader di Destra italiani, ma me ne vado a Positano, Capri e poi in Calabria…mica starete a leggermi dal Kindle o dall’Ipad?! )

Ognuno si fa la propria graduatoria. Come il tale paese è bravo in campo scolastico, come quel tal altro paese è pessimo nel sociale. E via discorrendo. E’ un copione. I giornalisti si buttano a pesce su ogni nuova graduatoria pronti a innescare le virtù e i difetti di un paese. I politici a volte prendono seriamente queste pagelle e a volte no. Soprattutto quando pensano che i produttori di graduatorie possano avere pregiudizi. Ma sulla Sanità non si scherza. C’è l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) che rappresenta i governi. Ma, attenzione, c’è poi la società Health Consumer Powerhouse di Bruxelles, HCP, che diffonde graduatorie dalla parte dei consumatori. Ecco, sono sempre in conflitto tra loro: i paesi ai primi posti nella “graduatoria dei governi” sono spesso agli ultimi nella “graduatoria dei consumatori”. L’Italia, per fare un nome a caso, è addirittura seconda nella classifica OMS ma ultima in quella HCP. Solo per Francia e Regno Unito le due classifiche vanno più o meno d’accordo.
La graduatoria OMS è prevalentemente sullo stato di saluto della popolazione. Quella HCP è essenzialmente su quantità e qualità dei servizi sanitari. Nessuna delle due però parla di efficienza. Criteri che vanno comunque in contraddizione. L’Italia è in ottima posizione se si considera il risultato (la salute), soprattutto a causa delle abitudini alimentari. Ma in cattiva posizione se si considera la quantità e qualità dei servizi. Media, se si considera in quanto spende. L’esatto opposto degli Stati Uniti, che stanno male in salute (anche per lo stile di vita), ma hanno eccellenti servizi sanitari: sono disastrosi dunque sotto il profilo dell’efficienza.

Quello che vogliamo ricordare in questo inizio di primavera del 2010 è dunque un evento storico. Ricordate i racconti che ci arrivavano dagli Stati Uniti d’America quando ci dicevano che chi aveva un’assicurazione poteva pagarsi le cure mediche e, chi invece era povero moriva anche per un’appendicite? O di quelli che non potevano smettere di lavorare perché avevano bisogno della polizza che gli pagava l’azienda, o di quelli che facevano una vita di sacrifici per pagare ogni mese una rata troppo alta. C’erano anche quelli che dividevano le pillole a metà per risparmiare soldi, o che non potevano acquistarle del tutto. Non so se la nuova Riforma Sanitaria voluta da Obama possa contrattare sul prezzo dei farmaci, ma di sicuro è un primo passo contro la burocrazia e lo strapotere delle assicurazioni che negavano l’assistenza medica. ECCO COM’ERA PRIMA
«Abbiamo dimostrato che siamo ancora un popolo capace di fare grandi cose», ha commentato il presidente dalla Casa Bianca. La riforma estenderà i servizi sanitari a 32 milioni di statunitensi grazie all’allargamento del raggio di azione dei programmi di salute pubblica (Medicare, finora limitato ai cittadini con reddito al di sotto della soglia dell’indigenza) e grazie ai sussidi alle famiglie che non possono acquistare polizze assicurative private; vieterà anche alle compagnie assicurative di rifiutare le polizze a bambini o adulti con malattie congenite e impedirà di revocare le polizze ai già assicurati. Una riforma con la quale il 95% dei quasi 300 milioni di cittadini americani disporrà di una copertura sanitaria. Il costo per il bilancio statale di tutto ciò è naturalmente oneroso e verrebbe finanziato in parte con i tagli a Medicaid e in parte con nuove tasse ad hoc.

Anche se con tutte le critiche ricevute dagli stessi sostenitori e i DIFETTI DELLA LEGGE, uscita da lunghi compromessi…bisognerà aspettare come verrà applicata e quali problemi darà: andrà modificata? Quello che vogliamo far vedere è solo una svolta che intanto inizia a prendere piede nella mentalità degli statunitensi. Per questo, è proprio il caso di dirlo: Auguri America!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

------------------------------
------------------------------
------------------------------

Un crotonese… pecorino a New York

Cerchi camera a New York?

Visita il mio appartamento. Prenota.

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Le statistiche del blog

Blog Stats

  • 58,520 hits

Temi

CINGUETTÌO D’IDEE

Per contattarmi sul Libro delle Facce

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

maggio: 2017
L M M G V S D
« Mar    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Mappamondo

NEW YORK, RACCONTI, STORIE, TRADUZIONI, LETTERATURA, GUIDE TURISTICHE, LUOGHI COMUNI SULL’AMERICA, BOSTON, VIDEO, RADIO, TEATRO, ARTE DI UN ITALIANO ALL’ESTERO

DA DOVE MI HANNO CERCATO

Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.