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John C. era uno scapestrato. Ma uno di quelli laureati, in Filosofia. Parossismi così non ne nascevano da quando North End, quartiere di immigrati italiani a Boston, non era la capitale dei gangster e dei mob  ← , il cui scettro poi passò a South Boston. Un bel giorno gli chiedemmo quand’era la prima volta che aveva sfasciato una macchina dopo la laurea in Filosofia e lui rispose “paradossalmente non fui io, ma Joe Barboza, the Horse, “il cavallo”. ←

Questi due links saranno le mie letture da ombrellone di quest’estate. Lo so già. Ho bisogno di un po’ di vita di strada. Proprio in questi giorni che l’America sta assistendo al processo di uno dei più feroci mafiosi irlandesi, James “Whitey” Bulger, stanno venendo a galla molti testimoni dei traffici, degli omicidi più crudeli, delle corruzioni con l’FBI, delle estorsioni e rapimenti… Comprese le testimonianze del linguaggio. Una vera finestra nel gergo sotterraneo della malavita di Boston, retroterra etnico di mafie italiane, irlandesi, ebree. Un codice tradotto che risale a più di mezzo secolo. I due testimoni, Jimmy Katz, di 72 anni, e Dickie O’Brien di 84 suonati, chiamati dai magistrati, hanno raccontato come funzionava lo “shylock” business, in pratica l’usura. Shylock dal personaggio di Shakespeare Il Mercante di Venezia.

La tariffa invece che gli scommettitori pagavano sulle scommesse clandestine era un “vig” (pare diminuitivo per “vigorish”, probabilmente dall’ebreo russo), o un “juice”. Per condividere i proventi dalle scommesse più grandi uno scommettitore poteva “lay off” (finirla, piantarla) facendo una puntata insieme a qualche amico dei suoi. E se qualcuno del grado più basso della scala gerarchica puntava delle somme fallendo il compito, quelli più alti di grado come i succitati testimoni provvedevano il “makeup” per coprire le perdite. E senza risanare questo debito, ti potevi fare veramente male.

Ma i testimoni hanno presentato un’intera tipologia nascosta della lingua inglese sull’essere gangsters: “hang around guys” era chi bighellonava a perditempo ai lati di un’azione criminale, i “front guys” erano i prestanome, e i “stand up guys” erano quelli che si rifiutavano di tradire i colleghi e di spifferare tutto alla polizia, senza fare del “rolling” o “turning over” .

Le memorie di un poliziotto di Boston, ← estratto di un libro che mi ha riportato alla storia che stavo per raccontarvi, forse John C. non le ha lette perché le ha vissute in prima persona.

Per tornare infatti alla nostra storia iniziale da ombrellone. Chi era invece Barboza? Beh, in pratica John C. all’epoca viveva nel quartiere di North End e passando con la sua auto per Hannover Street vide Joe Barboza, detto il Cavallo in mezzo alla carreggiata parlottare con la sua bella. Era pressappoco il 1970. John C. di mestiere negli anni a seguire avrebbe fatto il tassista, il meccanico, l’uomo che consegna i fiori, il padre tuttofare, ma prima di allora era uno che di facile gli mancava il grilletto; anche se non aveva mai avuto una pistola, almeno secondo i suoi ricordi che oggi gli si riafforano ogni volta gli chiedi alla freudiana una domanda apparentemente lontana e banale.

Una miccia di un fiammifero era più difficile da accendere di lui. Quel giorno la miccia l’ebbe con uno dei gangster più pericolosi. Gli disse: “Hey, potresti (il condizionale l’ho scritto io) accostare e farmi passare?”

Joe Barboza non ci vide più. Scese dalla sua scappottabile, saltò su quella di John (che per fortuna ancora la Dodge rossa convertible, benché del 1966, non l’ebbe ancora comprata) e si mise a danzare sul cofano ordinandogli di uscire. Fu lì che nacque il Gangsta Style? Ne dubitiamo. Ma a John non piacevano i balletti. Intimidirsi di Joe the Horse, detto anche l’animale? See…

Scese e finì in scazzottata. La gente cercava di dividerli. John si ritrovò senza pantaloni, ma era una fortuna di non essersi ritrovato con qualche cannolo siciliano in corpo. Arrivò il poliziotto di quartiere: “Ehi Joe, non sai tenere a bada nemmeno i tuoi?”. E Joe Barboza: “I don’t fu… know him? Boy! GETOUTTA HERE! ”.

Il giorno dopo John ritrovò la sua auto senza ruote. Chiese a qualcuno in giro se avessero visto compiere la vigliaccata. Naturalmente in un rione tutto italiano di quegli anni, l’omertà era ancora un valore. Vide solo due ragazzetti scappare, li rincorse, qualcuno gli disse che era meglio lasciarli stare. Se ne strafregò del caldo consiglio, li raggiunse che avevano ancora in mano le sue ruote. Lui fece per chiedere delucidazioni, ma non fece in tempo a parlare che sentì il profumo sulla sua guancia di una canna, non di ricotta come un buon cannolo di pasticceria, ma di metallo. Calibro 9. Scattò un colpo di grilletto, senza pallottola. John si sentì svenire, però vide che di sangue non ne aveva. Poi la fuga davanti a lui, fermo inebetito a guardare l’orizzonte di North End.

Finì che chiese aiuto ad un amico in comune con Joe detto l’animale o il cavallo per fargli da mediatore. Il punto di incontro fu quello che dovette sloggiare casa.

Anni dopo John C. sfasciò una Mini Rover, i suoi pezzi sono ancora conservati in un garage qua vicino, insieme alla sua Dodge rossa scappottabile del 1966, appoggiata sui mattoni, tra resti di oli, attrezzi, marmitte. Auto che comprò per stare lontano dai gangsters e viaggiare al vento.

John C. ci è ritornato spesso nel North End, ma a farci un tour gastronomico con la sua moglie di sempre. Non sapendo che fanno anche tour guidati sulla Boston dei gangsters.

E questo, era JOE BARBOZA detto “l’animale” o “il cavallo”.

“E come potevamo noi cantare”.

Dopo la bomba alla Maratona di Boston , mi sentivo come Quasimodo in queste ultime settimane: incapace di scrivere qualcosa di bello sulla città. Volevo andare avanti, go ahead, e pensare ad altro. Non volevo vedere ancora i mille video sulla bomba, le immagini che ci hanno rinchiuso in casa incollati alla radio e alla Tv in un assurdo coprifuoco, utile per la cattura dell’attentatore. Mi sentivo con il “piede straniero sopra il cuore”, come dice la poesia “Alle fronde dei salici”, anche se paradosso vuole sia stato un cittadino statunitense, seppur sposato con un’americana (convertitasi all’Islam) a calpestare il giorno di gioia di primavera a Copley Square.

Anche Obama pare abbia dichiarato: “…dove abbiamo sbagliato se anche un cittadino naturalizzato ci odia”. È il concetto del go ahead di cui voglio far risaltare. Il blogger religioso la pensa così, nel seguente link sull’Huffington Post Italia, sul 19enne fratello del terrorista Tamerlan.

Andare avanti, dice lui,  go ahead ; pure Boston lo ha dimostrato con un fiorire di slogan molto sportivi: “Boston Strong”, piazzati dappertutto.

Ora l’attenzione si sposta sul processo, che di sicuro sarà molto breve. L’opinione pubblica non fa in tempo a rifletterci su – go ahead – che già il caso delle prigioniere di Cleveland la fa da padrona. (Nei due links iniziali di news, i resoconti, come quest’ultimo, del corrispondente da Boston Stefano Salimbeni).

Il caso giudiziario del momento va avanti, go ahead, capace anche di adombrare l’uscita del libro di Amanda Knox.

È di giustizia infatti che oggi voglio parlare con una traduzione di un articolo. L’editoriale descrive un “andare avanti” della mentalità americana che gli stranieri potrebbero definire sommario e precipitoso, ma anzi, sopra ogni ragionevole dubbio negli States si fa in fretta a chiarirsi le idee e… go ahead. Il capo d’imputazione nei confronti del ceceno sospettato di aver piazzato le bombe alla Maratona di Boston è fatto di sole 11 pagine. Niente lungaggini. Niente da invidiare ai faldoni italiani di 300 pagine e anni di processo.

L’articolo è in inglese qui http://bigstory.ap.org/article/knox-case-puts-italian-justice-under-scrutiny ed è apparso sul Boston Globe scritto da un corrispondente dell’Associated Press; è un resoconto schietto sulle differenze del processo penale americano e quello italiano. Ho tradotto una versione ridotta pubblicata sul giornale bostoniano. Ma molti siti hanno ripreso l’articolo per intero, soprattutto rimarcandone l’approfondimento sui casi giudiziari italiani di questi ultimi anni.

La riapertura del caso Amanda Knox è stata un tamtam internazionale diffuso su molti blogs ma credo di essere stato tra i pochi ad averlo tradotto in italiano. Se non l’unico. Mi sembra una traduzione fedele al pensiero dell’opinionista. Trarre le conclusioni non serve, avremo molte opinioni differenti sulla giustizia ma almeno ci fa specchiare al meglio su come noi italiani siamo bravissimi ad allungare il brodo. Ad andare avanti, ci si inceppa.

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La decisione su Amanda Know pone sotto i riflettori il sistema giudiziario italiano

Come una lunga serie di appelli trascina spesso casi per lungo tempo

Quando il finanziere corrotto Bernie Madoff venne giudicato a New York, il Corriere della Sera pubblicò una vignetta in prima pagina schernendo la giustizia italiana.

Da una parte vi era una giuria di un tribunale statunitense, dove il giudice rilasciava una sentenza di 150 anni di prigione dopo 6 mesi di processo. Dall’altra, veniva raffigurato un giudice italiano intento a rilasciare una sentenza di 6 mesi dopo 150 di processo.

Questo è come il quotidiano più importante d’Italia sintetizzava la lentezza, a volte senza nessun risultato, del sistema giudiziario italiano.

La decisione della Corte d’Appello, per i casi penali, di rovesciare la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e per il suo fidanzatino dell’epoca Raffaele Sollecito, con l’ordine di un nuovo processo dopo l’uccisione della loro coinquilina britannica, fa crescere interesse e preoccupazione sulla giustizia del BelPaese.

È un sistema dove gente incensurata potrebbe temere di andare in galera per una sentenza lasciata in sospeso per anni. Mentre gente come Silvio Berlusconi, l’ex Primo Ministro, può evitare di andarci quasi in modo definitivo archiviando appello dopo appello fino alla scadenza per la prescrizione del reato.

“C’è molta confusione e tante contraddizioni”, ci racconta lo chef Angelo Boccanero nel dare le sue impressioni sul caso Knox.

E non sono soltanto le cause penali che ci palesano scetticismo.

Anche l’arretrato di cause civili è così grande che inciampa disperatamente negli investimenti stranieri così tanto ambiti dall’Italia. I divorzi possono durare anni: ciò vuol dire che le coppie possono restare legalmente unite per tanto tempo. Senza contare i risarcimenti per contratti di proprietà o beni immobili: ci vogliono anni, se non mai, prima di vedere del denaro.

I governi successivi hanno sempre promesso di snellire i tempi ma hanno sempre fallito: i principali motivi sono legati al potere affaristico di politici e avvocati presenti in Parlamento i quali sgambettano ripetutamente le riforme a difesa dei loro interessi.

Una criticità è proprio l’alto tasso di avvocati presenti in Italia. Solo Milano, per esempio, ha più avvocati di tutta la Francia. Nelle cause civili, la media per raggiungere il verdetto è di sette anni.

I difensori sostengono che il sistema legale italiano è uno tra quelli più garantisti al mondo. Gli imputati sono garantiti per tre livelli di processo prima che il carcere sia definitivo. E ad entrambe le parti è garantito il ricorso in appello, sebbene i magistrati  non fanno spesso appello per assoluzioni minori.

Il sistema saltò fuori nel secondo dopoguerra pensato per prevenire ulteriori sentenze farsa e processi sommari, questi ultimi scenario sotto la dittatura di Benito Mussolini; ma la giustizia oggi non può ritardare se non addirittura negata mentre i casi si muovono a passo di lumaca.

L’Italia è inoltre una delle voci più combattive nella campagna contro l’abolizione della pena capitale. Nel 1996, l’Italia ha rifiutato l’estradizione di uno dei suoi cittadini ricercato per omicidio in Florida, sostenendo di non aver ricevuto abbastanza garanzie, una volta l’accusato fosse andato in prigione, sul rischio di pena di morte negli Stati Uniti. Venne poi giudicato in Italia e condannato a 23 anni.

Per la Knox, il sistema ha permesso di far venire a galla nuove evidenze nel processo d’appello che la condusse all’assoluzione nel 2011.

Ma ora la espone ad un terzo processo, che con ogni probabilità verrà seguito fino alla Corte di Cassazione e a cui non assisterà. Se condannata, e la sentenza confermata da questa sorta di Corte Suprema in quanto gradino più alto per i casi penali, l’Italia ne potrà chiedere l’estradizione. E la legge degli Stati Uniti la permette.

Un altro aspetto chiave del caso Knox: il sistema italiano non include la protezione dell’accusato secondo il quinto emendamento per gli U.S., protezione nei casi in cui l’imputato viene processato due volte dalla magistratura per lo stesso reato.

“Il nostro sistema giudiziale come tutti i sistemi non è infallibile”, sostiene Stelio Mangiameli, specialista di diritto costituzionale all’Università LUISS di Roma, ma aggiunge: “Non è né peggio né meglio di quello degli Stati Uniti”. Garantisce, ha sostenuto ancora il Professore Mangiameli, la difesa e per questo l’Italia si infligge per proteggere il diritto della vittima. “Bisogna considerare che quando c’è un reato, c’è anche una vittima,” ha aggiunto Mangiameli, “nel caso di Amanda Knox c’è una ragazza uccisa e qualcuno ha bisogno di avere una risposta sulla sua morte, non importa se di nazionalità americana, francese o di altre”.

Ma il processo, che in alcuni casi continua per oltre una decina d’anni, rischia di lasciare persone come Amanda Knox in un limbo giudiziario.

A settembre un Tribunale italiano ha ordinato il governo di pagare 100 milioni di euro per danni civili ai parenti delle 81 vittime uccise nel disastro aereo del 1980, la cui causa era stata attibuita prima ad una bomba a bordo poi ad un scontro aereo. Il Tribunale ha stabilito che i ministeri della Difesa e dei Trasporti avevano tenuto segreto la verità per anni, sebbene un Tribunale penale cinque anni dopo assolse due generali per mancanza di prove.

Sembrerebbe naturale dopo 30 anni che la sentenza di settembre si avvii a chiudere il caso. E invece già si profilano gli appelli.

Per 20 anni, Berlusconi si è mosso di processo in processo per capi d’imputazione che comprendono la corruzione, la frode fiscale e la prostituzione. Si è descritto come una vittima innocente dei magistrati i quali li stronca ad ogni pie’ sospinto con l’epiteto di “comunisti”. L’ex premier non è stato mai condannato dal gradino giuridico più alto della Cassazione, né ha fatto fino ad ora un solo giorno di galera. I suoi avvocati impiegano vigorose tecniche difensive che includono leggi -uno delle quali bocciata anche come anti costituzionale- come l’immunità e il blocco dei processi per le più alte cariche dello Stato. Come premier, Berlusconi ha fatto approvare leggi ritagliate a suo favore e che potessero fare da scudo alle sue difficoltà legali.

PATRIOTI AMERICANIOgni Patriots’ Day, che cade di solito intorno al 19 aprile in ricordo della Battaglia di Lexington e Concord del 1775, in Massachusetts si celebrano i fasti degli inizi della guerra d’indipendenza americana attraverso ricostruzioni dal vivo. I cosiddetti reenactementsLi fanno in vari orari e persino alle 6.30 di mattina, come lo era nel 1775, proprio per essere realistici.

Non solo, anche la famosa Cavalcata di Mezzanotte che il patriota Paul Revere fece dalla Chiesa di North End, tramite il segnale delle lanterne in cima al campanile, fino a Concord per avvisare la milizia dell’arrivo dei britannici.

Ho pubblicato delle foto qui, e anche un video di 4 minuti sull’imboscata famosa dei patrioti americani (capitanati da Parker) nei confronti della milizia britannica.  Proprio un vero spettacolo di guerra dove ci portano anche i bambini.

Sono stato nei giorni scorsi a visitare anche il Museo del Tea Party e anche lì il genio imprenditoriale americano dà ai turisti e partecipanti una reale immersione della storia (in quei giorni anche i miei zii calabresi divertiti di essersi calati nei panni dei Nativi Indiani, mentre gettano fisicamente delle finte scatole di the in mare) in una ricostruzione in costume con tanto di attori con accento dell’epoca e una visita interattiva con ologrammi. (Nel link la spiegazione del tour)

Con il poco che hanno riescono a divertire il turista: sanno almeno sfruttare la loro storia a differenza dell’Italia i cui beni culturali peccano di accademismo.

Il bello è che questi eventi di attrazione patriottica coincidono anche con la Maratona di Boston, tra le più antiche delle maratone moderne.

Ma è di cavalcata e ancora di fuga che voglio parlare. O meglio, che mi ha fatto ricordare di una corsa. Visto che a correre io non ci penso nemmeno di andare. Pensando alla Cavalcata di Paul Revere, la mente è andata a un raccontino che avevo scritto per una scuola di scrittura a Firenze, credo fosse nel 2008. Era un esercizio creativo pensato mentre ancora ero agli albori di una storia d’amore che mi avrebbe portato proprio in America.

La ambientai negli Stati Uniti ma ispirandomi alla ragazza nel video qui sotto in coda al racconto. Il protagonista potrebbe essere un 20enne che appunto scappa ma non a cavallo. Qui c’è il mito della moto, che in realtà non mi è mai appartenuto. Forse un giorno potrei far tradurre un po’ di quei raccontini e leggerli in qualche bar letterario di Boston, dove forse si è fermato il famoso gangstar Whitey Bulger, o Malcom X a Roxbury, o Charles Dickens nel suo viaggio d’oltreoceano, o in zona Arlington dove si dice Tennesse Williams si sia ispirato per il suo Un tram che si chiama desiderio o leggerli nei bar dove Ralph Waldo Emerson o Henry Wadsworth Longfellow hanno preso solo un the con il latte.

scrittori a Boston

 Buona lettura!

“Altro che viaggio in America coast to coast! Tu te lo scordi se non impari a mangiare!”. Il rumore che fa la forchetta strisciando contro i denti mentre esce dalla bocca, a Rose le dava un fastidio che non vi racconto. Mi eccitò anche quando mi fece il paragone con il pisello: “io non lo prendo a morsi coi denti ma carezzandolo con le labbra, così faccio con la forchetta”. Me lo fece notare in un bar lontano ormai dalla città vicino il noleggio delle moto, prima della partenza. No perché… mica era cresciuta sulla strada, sai, quando tua madre ti chiama e tu le gridi “ora vengo” e non torni mai, e passi tutto il giorno a giocare a pallone mentre lei vuole una mano per imbottigliare le conserve di salsa, no, lei, dico Rose,  era cresciuta solo nella sua stanzetta di Manhattan a suonare la sua chitarra e a sognare che le tendine di pizzo un bel giorno si sarebbero trasformate in un cazzo di sipario: perché come quasi tutti gli americani aveva un sogno in un cassetto, andare a Broadway. Io, come molti europei amanti della moto, avevo un sogno che avevo covato invece nel mio garage sin da bambino quando in gruppo scoprivamo i giornaletti porno a colori dei nostri padri. Erano gli anni 80. Minnie Minoprio e Samantha Fox facevano a gara con le pagine di biancheria intima del PostalMarket: ecco, volevo sapere se veramente in una terra lontana ci fossero veramente quelle donne dalle grandi tette. L’America, questo pensavo fosse la soluzione. Approfittai del regalo di maturità sudatomi lavorando durante le vendemmie passate per prendere un aereo e andare a conoscere Rose.

Ero troppo emozionato. Ogni volta che la vedevo in video suonare ricordavo però le parole della canzone dei Creedence Clearwater Revival HAVE YOU EVER SEEN THE RAIN… sognavo già di vederla cantare solo per me la frase: ”Qualcuno mi ha detto tempo fa che c’è calma prima della tempesta, quando tutto è finito porterà i giorni d’estate ed io sarò brillante come l’acqua, io voglio sapere se hai mai visto la pioggia che cade in una giornata di sole…”.

Rose l’avevo conosciuta su YouTube e poi su MySpace. Qualche avvocato in cerca di affari in America ne avrebbe potuto tranquillamente approfittare per una causa di stalking, ma ero stato attento a non farmi sgamare, a dimostrare tutta la gentilezza di italiano e sfoggiando lo stereotipo dell’amante latino e tutte quelle stronzate a cui li abituano i documentari della domenica pomeriggio: ero stato insomma gentilissimo quando la contattai dicendole che mi ero innamorato come un pazzo mentre cantava, nella sua cameretta di Manhattan dalle tendine di pizzo, la cover degli Animals HOUSE OF THE RISING SUN. Mica ero scemo da dirle che volevo trombarmela pure in bianco e nero come nel video che aveva postato su YouTube! Dopo mesi di corteggiamento on line, arrivai appunto a NY e mi sentivo un po’ all’aereoporto come l’emigrato Alberto Sordi che aspetta la ciociara Claudia Cardinale per sposarsi in Australia. Patetico. Ma lei mi riconobbe dai dettagli che le avevo dato: un abbraccio da dietro all’improvviso mi fece l’uomo più felice. Era bellissima come nello schermo, lunare, con quel suo accento così Wasp, ero incantato per come parlava, come si passava la mano morbida tra i capelli, quegli occhi che mi stuzzicavano il cuore: insomma una gran fica!

Tutto cambiò però non appena mi portò a mangiare al bar del noleggio: sempre lì a notare tutti i difetti, e il rumore della forchetta, e il risucchio del bicchiere di Coca Cola, e stai attento alla majonese che ti cola dall’Hamburger…con il ketchup è meglio…con io che per far pace le dissi con garbo “posso finire il mio vino?”, e lei che sembrando ammansita disse di si ma io simpaticamente “no ma mi devi dire di no sennò sposi poi un ubriacone” …ce l’ho fatta, l’ho fatta ridere… e lei “tanto io ti voglio ubriaco ma con la botte piena, però devi imparare a mangiare…ma sei proprio un contadino!”.

Ecco, fine della canzone. Ecco il dong! A parte che ci aveva messo 3 MA e un PERO’. Già questa poi! Ma alla questione del contadino, non ce la feci più, quella ragazza dai bei capelli lunghi e la voce che solo a sentirla mi faceva drizzare… i miei di capelli… meritava una lezione. Contadino a me no! Finsi di andare al bagno ma invece sapevo che la mia Harley presa in affitto coi suoi soldi mi stava aspettando dalla parte dell’uscita di sicurezza. Ed io dovevo finire qui, io a rompermi i coglioni con lei che tutto il viaggio avrebbe avuto da ridire su ogni cosa? Rovinandomi il mio sogno coast to coast trasformato in inferno? No, scappai a tutto gas con la forchetta ancora in bocca e silenziosa. Lontano da New York ormai, direzione Ohio e poi chissà…

Qualcuno me lo aveva proprio detto che però c’era sempre una sorta di calma prima della tempesta, e che quando tutto è finito porterà i giorni d’estate ed io sarò brillante come l’acqua, come nella canzone dei Creedence. Rose non era più come quel brivido da sconosciuta all’aeroporto che all’improvviso ti abbraccia da dietro, attimo di felicità ribaltato; forse magari l’avrei rincontrata perché le americane hanno sempre l’opportunità di rintracciarti e romperti il culo e farti innamorare ma io, ora,  voglio proprio sapere se avete mai visto la pioggia che cade in una giornata di sole come quella.

Saranno state le bestemmie che mi tirò Rose quando si accorse della mia fuga? Sarà stato per quello che continuando a correre sulla mia Harley, le candele del motore si bagnarono sotto quel cazzo di diluvio mai venuto giù fino ad allora!?

Quanti libri parlano di Boston? Vi risparmierò per ora la lista dei film ambientati qui a Boston. Sarà per un altro post. Perché di film ne succedono tutti i giorni per strada. L’ultima notizia è che alla festa dei regali per un neonato (qui si chiama baby-shower) con più di 200 parenti, è scattata una rissa che anche la polizia più tardi definirà un’incredibile caos. Da noi sarebbero venuti 2 Carabinieri con i pennacchi e con le armi, qui sono venuti 3 dipartimenti, la polizia statale, lo sceriffo della contea e 20 poliziotti in assetto di guerra armati di Taser Elettroshock. Si, avete capito bene. La pistola elettroshock. E ha funzionato.

Certo, non è lo specchio dell’America tranquilla di Norman Rockwell, quella delle illustrazioni col tacchino. Però si contraddice con l’America che se ne sta seduta a prendere un caffè da Starbucks, con gli avventori così concentrati a leggere senza neppure parlarsi che alla domanda ad alta voce di un benefattore “è di qualcuno questo Iphone lasciato a caricare per terra?” nessuno risponde. Si sente solo un rumore di un Iphone pestato e la bestemmia di un lettore tra le nuvole. Come tra le nuvole cadde quella lettera trovata in una soffitta e scritta da un lontano siciliano  a suo fratello emigrato a North End, il quartiere italiano a Boston. Pura letteratura tra moralismo religioso del 1821 e reperto storico.

È di lettori divoratori che voglio parlare oggi. Ho collezionato varie citazioni letterarie dalla maggior parte dei libri, tra romanzi di vario genere, che hanno parlato di Boston. Credo che nessuno sia stato tradotto in italiano. Confermatemelo. Ci ho provato io a tradurre almeno alcuni brani, stralci, scorci di una Boston e di uno storico Massachusetts. Roba seria, non i raccontini postali che ricevo da aspiranti scrittori.

E come una miniatura, vista dall’alto…

…ecco altre mie miniature. Ditemi pure se li ho tradotti bene o con qualche storpiatura. Sono aperto ad ogni critica. Sono anche loro un piccolo viaggio in questa capitale, la più “europea” di tutta l’America .

A New England Winter by Henry James

“Alto nel cielo, posato al punto giusto, oltre ogni cosa stretta a grappoli, sta quel punto di Boston più azzeccato, fortunato, il duomo indorato della State House.”

Joy Street by Frances Parkinson Keyes

“[La stagione alle porte per i debuttanti di Boston] comincia con il pranzo della domenica, che Emily e Roger di solito danno nella loro casa a Joy Street, una cerimonia sfarzosa nel loro genere, ma quasi immediatamente eclissata da una cena elaborata che la vecchia signora Forbes aveva dato in Louisbourg Square.”

Sarah’s Long Walk by Stephen e Paul Kendrick

“Oltre la cima e poi giù per Joy Street… la discesa ripida aumenta man mano si cammina oltre l’incrocio infame di Pinckney, tempo fa disegnato per separare in effetti la classe d’elite di Beacon Hill dalla vallata a Nord dove vivevano servi, poveri e commercianti. Prima della guerra civile era una delle più grandi comunità di liberi neri americani. Le luci calde si riversano nella strada buia, il vecchio centro della Boston nera.”

One Boy’s Boston by Samuel Eliot Morison

“Quasi l’intera piazza tra la parte posteriore di Beacon, il fiume, e le vie del Mt.Vernon, e poi ancora il fiume, era occupata da piccoli e grandi immutabili alberi lungo il viale, la zona tra il Charles e il fiume era chiamata per scherno la via degl’ippocastani.”

Boston Adventure by Jean Stafford

“[La signorina Pride] disse che non c’era tempo oggi per farmi conoscere i punti di interesse di Boston… ma mi avrebbe fatto vedere l’unica cosa che per lei era come il gioiello della città. Non le importava se ogni altra cosa come la First Church o i Giardini o la King’s Chapel fossero andati distrutti, ma solo la buona conservazione del Cimitero del Granaio”

Pickman’s Model by H.P. Lovecraft

“Gad, ma come [Pickman] riuscirebbe a dipingere! C’era uno studio chiamato L’incidente nella Metro dove un intero stormo di cose abbiette si era inerpicato dalle catacombe sottoterra attraverso una crepa nel pavimento della metropolitana di Boylston Street e attaccato la folla sulla banchina”.

Looking Backward by Edward Bellamy

“[L’essermi risvegliato da un’immaginifica e futuristica Boston] Ho cercato Washington Street nel punto più affollato, e sono rimasto fermo, ho riso a voce alta. La mia vita non avrebbe potuto chiedere tanto aiuto per un tale umorismo così folle, mosso alla vista di un’interminabile vista di negozi e negozi e negozi…”

The Bostonians by Henry James

“La Music Hall, ora Orpheum Theater, così fulminante e di enormità quasi romana, le porte che aprivano alle balconate superiori, fin lassù, le quali si altalenavano costantemente da e verso il passaggio degli spettatori e delle maschere, gli ricordò dello schifo che aveva letto riguardo alle descrizioni del Colosseo.”

The Last Hurrah by Edwin O’Connor

“Questa mattina, una volta dentro il vecchio palazzo comunale della città, mi accorsi che il progresso era stato così lento: c’erano molti sostenitori del sindaco Skeffington sin lungo il patio fino alle porte. Dopo, tenne un breve discorso, ringraziando tutti quelli che erano venuti per il sostegno anticipato alla campagna in cui stava per correre.”

Back Bay by William Martin

“Il giornalista Jack C. Ferguson si affrettò giù per Beacon Hill, passato il tribunale e Scollay Square, dove si riunivano la folla per il pranzo. Il pranzo in Scollay Square: due bevande nella sala Domino osservando il cavallo Shirl detto La Piroetta e i suoi fiocchetti”.

The Big Dig by Linda Barnes

“All’investigatore Carlotta Carlyle sembrava un grosso buco nel terreno, una ferita spalancata e orizzontale coperta da pedane, riempita di scaffali, furgoni e macchinari misteriori. Un tipo maneggiava con una scopa intorno alla terra battuta intorno all’enorme fossa. Il resto macinava senza meta, seduto su pile di barre di ferro.”

Make Way for Ducklings by Robert McCloskey

“Proprio quando erano pronti per partire sulla loro strada, arrivò uno strano uccello enorme. Spingeva una barca piena di gente, e c’era un uomo seduto a poppa. ‘Buongiorno’ disse la signora Mallard nel suo qua qua molto educato. Il grande uccello era troppo orgoglioso per rispondere”

Massachusetts by Nancy Zaroulis

“Il Back Bay era stato costruito da più di trent’anni e alla fine aveva cominciato a prendere le sembianze per cui era stato pensato all’inizio: i lunghi boulevard della Parigi del Barone Hausmann. In quell’epoca di senza riposo, di rude invidualismo, ogni architetto aveva scommesso qui il suo ego disegnando l’intero scorcio di strade; il tentativo di un design inappropriato sarebbe stato un pensiero fatto di cattive maniere.”

Valediction by Robert B. Parker, ambientato a Nord End

“Spencer non riusciva ad ascoltare nessuna conversazione tra le ricerche…ma loro non avevano bisogno di parlare…Noi eravamo sull’orlo della baia, dove il Charles sfocia nell’Atlantico attraverso una serie di nodi… L’aria umida era così forte che il profumo del sale marino e il flebile senso d’eco parevano muovere le acque”.

The Friends of Eddie Coyle by George V. Higgins

“Non so dove tu vuoi che io vada, disse il ragazzo. Stava facendo marcia indietro con la sua auto lungo i binari… Vai in giro di fronte al parco, disse Dillon. ‘Vai fuori, oltrepassa gli uffici del registro e l’inizio dell’autostrada Mons. O’Brien nel caso si svegli. Guida soltanto’. So cosa sta succedendo, disse il ragazzo. ‘Bene’, disse Dillon, ‘mi fa piacere sentirlo. Guida”.

The Living Is Easy by Dorothy West

“Cordoni di venditori urlavano i loro articoli. I loro prodotti accatastati bloccavano i marciapiedi con i compratori che ispezionavano la merce dentro le gabbie… Faneuil Hall era un ronzio d’alveare, con i suoi agili e sfreccianti operai che andavano su e giu per informare i venditori, impegnati alle loro cabine in affitto, della merce già in partenza per nave o via treno da ogni angolo della nazione fino al punto più lontano della terra”.

The Education of Henry Adams by Henry Adams

“Uno dei comunissimi gioco invernali per bambini, ereditati direttamente dall’Ottocento, era un gioco di guerra sul Boston Common. Ai vecchi tempi le due forze ostili venivano chiamate i NordEnder e i SudEnder. Nel 1850… c’era una battaglia sulla Latin School contro tutti i nuovi arrivati”.

The Address Book by Anne Bernays

“Phillis insistette di prendere un taxi per il Ritz; Alicia avrebbe preferito passeggiare ma non disse niente. Ricevettero un tavolo direttamente al Cafe – il maitre chiamò Phyllis per nome – e si sedettero alle finestre brune. “Mi è sempre piaciuto questo posto” disse Phyllis. “Mi fa pensare che il denaro non deve essere un problema”.

Two Years Before the Mast by Richard Henry Dana

“Avevamo i nostri cuori pronti a prendere la città prima della notte e sbarcare, ma la marea iniziava a salire molto forte contro di noi… e il pilota diede gli ordini di buttare l’ancora e revisionare la catena…in mezz’ora o più, eravamo comodamente sdraiati, le vele ripiegate, sulla baia di Boston; terminava il nostro lungo viaggio.”

AL PROSSIMO SIPARIO, per ora vi lascio in chiusura con la frase pronunciata in questa bellissima scena con lo sfondo di Boston alla finestra: “I could learn to love that skyline”, potrei imparare ad amare quello skyline. Con lo sfondo della beffa nel dramma. Buona visione bostoniana!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Un crotonese… pecorino a New York

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NEW YORK, RACCONTI, STORIE, TRADUZIONI, LETTERATURA, GUIDE TURISTICHE, LUOGHI COMUNI SULL’AMERICA, BOSTON, VIDEO, RADIO, TEATRO, ARTE DI UN ITALIANO ALL’ESTERO

DA DOVE MI HANNO CERCATO

Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.