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Amanda Knox e Raffaele Sollecito negli Stati Uniti sarebbero stati assolti. Ne sono stati commessi di errori, anche mandando a morte degli innocenti! E lì la pena di morte non è nemmeno sintomo di morbidezza. La Corte Suprema, oltretutto, ha ribadito che possono essere giustiziati anche assassini che non ci stanno del tutto con la testa, o persone che erano minorenni quando commisero l’omicidio. Da noi, invece, una Corte d’Assise giudica colpevoli d’assassinio due persone, ma concede le attenuanti generiche, in modo da non dovere condannare all’ergastolo. Gli italiani forse sono i troppo buoni? In realtà la logica statunitense non è spietata, bensì semplicemente logica, con forti radici morali e religiose: tu, individuo responsabile e padrone di te stesso, tu, uomo libero, potevi scegliere, ed hai scelto di fare del male, quindi tu, colpevole davanti alla collettività, devi pagare, in ragione del male compiuto. Se hai tolto la vita, perderai la vita. Il punto però non è la pena, ma come si arriva a comminarla.

E qui le cose si capovolgono, perché siamo noi ad essere i cattivi, per approssimazione. L’individuo responsabile deve pagare, ma lo Stato americano prima di condannare deve essere certo della colpevolezza. Al di là di ogni ragionevole dubbio. Tale certezza è data dal giudizio indipendente della giuria, e dal rispetto scrupoloso delle regole e delle garanzie, assicurato da un giudice professionale (il “vostro onore”).

Ricordate O.J.Simpson? Il ricco e nero giocatore di football americano era accusato di avere ammazzato la moglie, bella e bianca. Una prova, forse decisiva, consisteva in un guanto, che si suppone fosse stato utilizzato per l’omicidio. Si suppone soltanto, perché il poliziotto che lo raccolse lo fece in modo irregolare, facendo venire meno la genuinità della prova e spingendo il presidente a considerarla non utilizzabile, talché impose alla giuria di non tenerne conto. Simpson fu assolto. In Italia lo avrebbero condannato un centinaio di volte, e se qualcuno avesse avuto da ridire circa il modo in cui il guanto era stato trovato ed acquisito, lo avrebbero ricoverato al manicomio. Chi se ne frega, avrebbero detto tutti, è evidente che il damerino ha scannato la moglie, quindi non importa stare a cincischiare su come raccattarono il guanto. Ergastolo. Dal punto di vista sostanziale sarebbe stato anche giusto. Dal punto di vista formale hanno ragione gli statunitensi. E qui si incarnano due culture.

Da noi se avanzi dubbi su un sospettato, ti dicono: qualcuno deve pur averla ammazzata. Da noi conta che ci si convinca di una ragionevole colpevolezza. Vale, spesso, la sostanza. Nel processo accusatorio, invece, conta la forma, perché solo quella garantisce la genuinità del verdetto. Che può sempre essere sbagliato, naturalmente, ma non imposto dal pregiudizio o dalla piazza. La forma spesso è sostanza, nel diritto.

Gli americani impallidiscono al sapere che i giurati del processo ad una loro concittadina fossero costantemente esposti a televisioni, radio e giornali, potendo leggere e guardare in diretta il loro stesso lavoro. Negli Usa invece vengono isolati.

Stesso discorso per i pentiti di mafia. Ci sono killer di professione che arrivano in aula deponendo non su cose che lui non conosce, ma che gli hanno raccontato. “De relato”, si dice, cioè per sentito dire. Questo viene usato come sport per delegittimare politici importanti e scomodi.

Un’ultima cosa. In Italia i magistrati sono indipendenti, impiegati dello Stato: i giudici non hanno carriere separate dai professionisti dell’accusa. Per questo in un’aula statunitense, davanti a un collaboratore di giustizia più che pentito, il presidente avrebbe chiamato a sé l’avvocato della difesa e quello dell’accusa (l’idea che possa essere un suo collega neanche lo sfiora, supponendo sia un’ipotesi tribale) e avrebbe detto loro: quanto dura questa buffonata? Ritenete che il teste abbia qualche cosa da dire, su cose che conosce direttamente, o avete scambiato la mia aula per un teatro? Dopo di che, si sarebbe rivolto alla giuria ed avrebbe detto: di quel che avete sentito non dovete tenere alcun conto, è stato un errore dell’accusa presentare un simile teste, che non aveva nulla di pertinente da dire. Ammonisco tutti ad attenersi alla procedura.  (Tratto da un articolo di DAVIDE GIACALONE)

ECCO UN MINUTO DI PAROLE

Una sintesi di pensiero condivisibile con l’articolo: come a volte due fazioni non sanno di parlare la stessa lingua!


Carissimi,

vi scrivo con tutta la volontà che un precario come me ha nell’esprimere la rabbia e il sentire comune dei giovani italiani di oggi. Rabbia per come vengono date le notizie oggi in Italia. Rabbia per come arrivano allo spettatore o lettore medio. Rabbia per i professori dinosauri (citando il personaggio del film La meglio gioventù “…io sono uno dei dinosauri da distruggere”) che dal potere della poltrona minacciano di scappare dall’Italia tranne poi restare seduti e aggrappati. Abbiamo assistito al cambio (non dico switch off) al digitale terrestre, cambio epocale ma opportunità che rischia di far rimanere l’Italia, un paese appunto dove non succede niente, solo una Dolce Vita sognata dagli americani ma che non esiste. Pensavo, ed io come molti, che il decoder fosse anche un attrezzo per inviare segnali oltreché riceverli: se si possono fare acquisti perché non determinare anche il gradimento di un programma o almeno, con un semplice clic, segnalare il passaggio da un canale all’altro. Invece no. Rimane un ricevitore. Era troppo bello far abbassare lo share! Audience (che funziona così in questo link ) che non rappresenta più la realtà, almeno nelle percentuali, dello spettatore italiano oramai fruitore di internet. Ecco l’opportunità: alziamo il campione d’ascolto e rendiamolo numericamente più grande, ma determinarlo anche in base a criteri non solo statistici ma più veritieri. Determiniamolo allora con criteri stabiliti dal Parlamento, non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel ( Per maggiori dettagli leggiamo questo articolo su un sito open source, cioè di giornalismo collaborativo).

Già è inutile la lottizzazione politica nascosta dei telegiornali RAI: rendiamola palese con un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione; è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?), è inutile far pagare un canone ingiusto quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 5 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace; è inutile far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda.

E’ troppo per i vari professori e presidenti aver pensato questo? Quelli che protestano su un’Italia paese di raccomandati e di mancanza di senso civico (per la poca fiducia nella sicurezza e nello Stato) tranne che poi non decidere niente quando si ha il potere di farlo? E’ troppo chiedere di voler vivere in un’Italia che manca dal 1871? A 150 anni da questa data, forse è questo il vero giro di boa e la migliore celebrazione di tante che ci saranno in pompa magna.

Grazie.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.