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Vi ricordate Jack Nicholson che muore assiderato nella scena finale di “Shining”? Il film fu girato in Colorado, ma esiste una cartina che associa ad ogni stato americano la pellicola più celebre girata o ambientata all’interno dei suoi confini. ← E non mancano pellicole italiane: anche se “Per qualche dollaro in più” e “Il Buono, il brutto il cattivo” furono girati in Europa, Sergio Leone riuscì a creare l’illusione che Clint Eastwood sparasse davvero nel Far West, nel Texas e nel New Mexico.

L’illusione, appunto. Tema sottinteso di questo post raccoglitore dell’accozzaglia di arte in giro in questa primavera nell’area di Boston. La prima è che andando in vacanza per tre giorni in Florida, avrei potuto mangiare carne di alligatore, come ha raccontato questo articolo sulla rivista Dissapore sui differenti tipi di carne per ogni stato americano. ← In compenso ho assaggiato in riva al mare…vi chiederete dei frutti di mare? No, un delizioso hamburger di alce proveniente da una fattoria del Montana. Scommetto che se fossi andato in Montana non avrei trovato l’alce ma l’alligatore. È come andare ormai nelle nostre città italiane di mare e chiedere la trippa al sugo, si sa che è un piatto di nicchia.

La seconda illusione è il film che mi sto facendo mentre vivo l’esperienza di vita americana nel Massachusetts, e sta nell’osservare l’eccessiva educazione della gente, sia sui mezzi pubblici che al supermercato, nel lasciarti e nell’esigere lo spazio che intercorre fra te e loro: 3 metri. Per un italiano, si tratta di un’infinità. Ma qui è l’esatta distanza tale da far scattare l’ imbarazzo nell’americano medio e che gli fa pronunciare “sorry” per dire che in tre metri di lontananza fra te e lui ci si imbarazza a passare in mezzo (per intenderci, fra te ed un altro ostacolo). Mi successe anche in Irlanda, ma so che questa bizzarra buona maniera proviene dall’intero mondo anglosassone in genere: neanche li sfiori e loro “sorry”, li colpisci apposta e loro “sorry”. Per fortuna poi si torna in Italia e anche se ti hanno spaccato una spalla “casualmente” ti dicono che è colpa tua… O come l’amico blogger Luca Lisanti ha definito questo fenomeno di ipereducazione acuta “come vivere in un eterno film di Mary Poppins”. Si chiama distanza prossemica. Per noi latini è molto ravvicinata, per gli anglo-americani si dilata. Per me è come l’illusione di vivere a ralenti una scena da film, una pausa di un piede che si alza per calpestare la superficie lunare.

Mi ero illuso che gli americani fossero troppo educati e paurosi a spiegare le gesta anche di ció che succede sotto le lenzuola… ma a loro discolpa, va assolutamente visto questo simpatico monologo di una comica in uno dei talk del sito TED, qui postato dall’Huffington Post, dove racconta di come sia riuscita a SPIEGARE A SUA FIGLIA DI 8 ANNI IL DISCORSO SUL SESSO. ←

Il blogger Luca Lisanti, che citavo prima,  è noto non solo per aver risposto anche lui come me, con le 70 cose che ho imparato da italiano in Massachusetts, ← alla blogger americana a roma sulle 50 cose che ho imparato in Italia, ← (qui Luca descrive le sue 100 cose che ha imparato in America) ←ma anche per aver detto la sua sull’ultima cazzata di John Elkann  ← citando il post del giornalista di Repubblica Rampini. «È difficile immaginare un figlio di Bill Gates –racconta la nota dell’inviato in America- che accusa quei suoi coetanei americani che non trovano lavoro di essere pigri, di avere scarso spirito di rischio. Quando uno nasce privilegiato, qui negli Stati Uniti, di solito ha il buon gusto di non insultare chi deve combattere partendo da condizioni molto piu` sfavorevoli. E poi e` difficile immaginarsi un parallelo, per un’altra ragione: suo figlio Bill Gates lo ha praticamente diseredato, lasciando la maggior parte del proprio patrimonio alla fondazione filantropica che combatte la malaria e altre malattie dei paesi poveri. Gates ha spesso spiegato la ragione profonda del suo gesto. “Farei un danno ai miei figli se gli lasciassi tutto questo patrimonio, non avrebbero stimolo a dimostrare quel che valgono loro”. E poi, da un punto di vista dell’interesse nazionale, Gates ha usato piu` volte (da ultimo in un’intervista al sottoscritto) la metafora olimpica: “Lasciare in eredita` i patrimoni del capitalismo americano, e` come designare per i prossimi Giochi olimpici una squadra Usa in cui automaticamente figurino i figli degli ex campioni olimpionici. Non e` per via ereditaria che si seleziona una classe imprenditoriale competitiva”. Elkann e` l’esempio di una capitalismo ereditario, e non e` un bello spettacolo».
Poi tutto questo lo ha anche ribadito Crozza nel suo monologo nazionalpopolare all’ultima Festival della canzone italiana a Sanremo. Per un attimo, avevo avuto l’illusione che un imprenditore italiano avesse detto la cosa giusta, ma come sempre accade in Italia, l’esempio arriva dal pulpito sbagliato.

Per capire meglio invece la differenza sulle illusioni che colpiscono le generazioni statunitensi nate dagli anni 80 ai 90, i cosidetti Yuppies e figli dei Baby Boomers  consiglio la lettura di questo interessante articolo oramai virale: WHY GENERATION Y IS UNHAPPY ← e che spiega la teoria secondo cui molti giovani americani di oggi hanno come la sindrome delle aspettative e delle ambizioni insoddisfatte, il confronto tra loro e i genitori è imbarazzante perché i secondi all’età dei primi avevano realizzato molte più cose e non solo, sapevano quello che volevano. I giovani americani di oggi invece ancora non lo sanno, e si autocelebrano di autostima. Mentre i genitori erano convinti che tanti anni di duro lavoro e sacrifici avrebbero determinato un successo professionale, la generazione Y considera il successo di carriera come un fatto dovuto, dato che si tratta di una persona eccezionalmente particolare come loro. Secondo questo articolo, l’autocommiserazione è dietro l’angolo… c’è anche una traduzione in italiano se volete, sul PERCHÉ LA GENERAZIONE Y È INFELICE ←

Poi c’è gente anche che la pensa diversamente, eh. Qui infatti c’è una risposta all’articolo in inglese.←

Io, per esempio, da italiano estraneo a tutto ciò (forse) e da ex precario, sulle illusioni avrei potuto scrivere un trattato, ma ho preferito raccontare la sintesi dei miei “film” nel salotto di Aldo Mencaraglia l’instancabile autore di Italians in Fuga. E lo ringrazio per avermi intervistato in una domenica pomeriggio ←  L’intervista qui sintetizzata nell’articolo a sinistra, si può ascoltare in podcast audio ma anche nella seguente testimonianza video.

Aldo Mencaraglia di Italians in Fuga, mi ha dato l’input di riconoscere che l’avventura vissuta fino ad ora non sia un’illusione, ma l’inizio di una creatività teatrale nuova, sia con il progetto di Commedia dell’Arte con i Pazzi Lazzi Troupe che con il programma radiofonico in italiano condotto con Stefano Marchese e che abbiamo chiamato L’ITALIA CHIAMO’ RADIO SHOW.

E se le illusioni le mostro per ora solo sul palcoscenico con la mia maschera, qui in questo video potete godervi la scena al Northeastern Theater dove ho regalato al pubblico americano il monologo in quasi Grammelot in inglese sull’impotenza del Dottore Ballanzone per la compagnia teatrale Pazzi Lazzi.

 

Mi ricorda tanto certi baroni universitari o professori dinosauri come in questo estratto video da La Meglio Gioventu’. ←

Al prossimo siparietto.

 

PazziLazzi compagnia di Commedia dell'Arte

Messaggio di fine anno dei PAZZI LAZZI e discorso alla nazione a reti disunificate.

“Ogni fine anno non è mai l’ultimo da celebrare”, dice ogni 31 dicembre il vecchio trombone, il vecchio politico canuto, il vecchio commerciante mai stanco di cedere il passo alle nuove generazioni. In realtà non lo dicono, ma lo pensano. Ogni capodanno sperano che siano immortali, che si arricchiscano sempre di più al danno dei più deboli, che si cibino fino all’esasperazione e che si circondino di amanti nobili sempre più giovani.

È questa la scoperta che, noi troupe dei Pazzi Lazzi, abbiamo fatto nel rinvenire un prezioso documento segreto che oggi ci sentiamo di rendere pubblico. Avevamo pensato di fare la soffiata a Wikileaks, o ad altri giornalisti. Ma il fatto di rappresentare quella piccolissima percentuale di cervelli in fuga, di talenti artistici che sono passati da questo sponda dell’oceano per calcare altri palchi in grado di soddisfare meglio le proprie panze, non ci sentivamo di regalare la scena ad altri commedianti. È stato un lungo lavoro di spionaggio, i nostri Zanni hanno lavorato come segugi, fiutando indizi, scartabellando falsi documenti, verificandone altri. Ed eccolo qui il documento che svela le trame più intricate di quest’anno, ve lo postiamo come messaggio di fine 2013 e che in quanto troupe Pazzi Lazzi decidiamo di comunicare agli italiani in un discorso a reti disunificate. Perché disunificate? Non sappiamo nemmeno cosa significhi, a dire il vero. Ma come tutte le nostre scoperte, tra scherzi e lazzi, queste trame a reti disunificate si avvicinano sempre alla verità.

documento teatrale storicoBoston, Massachusetts – 31 dicembre 2013

Cari italiani, con mano tremante scrivo queste poche righe con l’auspicio che qualcuno lo legga. E spero venga rinvenuto non tra le bettole che ho frequentato in questi anni, né tra le nobili reggie che ho bazzicato le notti per raccimolare qualche soldo dai benestanti. Troppo pericoloso: ognuno potrebbe manometterlo a proprio piacimento per comunicare la propria di verità. Per questo motivo lo lascio su un palco: mi fido solo di teatranti, sono i soli che possano comunicare, fingendo, quello che ho visto e sentito.

Se solo sapessi in questo momento che qualche attore sbandato di compagnia l’avesse rinvenuto, scriverei con più coraggio. Se invece qualcuno mi spiasse dicendomi che questo foglio sarà arrivato alla corte di chi so io…ah, non voglio nemmeno pensarci!

Vado al dunque. Voglio svelarvi i segreti di un pugno di personaggi che ho conosciuto da un viaggio in Italia, durato circa 30 anni. Sono persone note.

Ho conosciuto una ragazza di nome Colombina che di lavoro aveva una specializzazione: non riuscire ad arrivare a fine mese! Questa povera precaria, ho avuto modo di vederla in azione una volta travestita persino da Generale di Corpo d’Armata nelle parate del 2 giugno. Io pensavo fosse per  sbarcare il lunario e invece era per far finta di corteggiare l’amante del suo ragazzo, un militare pizzaiolo di nome Pulcinella, e per convincerla a prendere una nave da crociera. Il nome della nave non la ricordo, ma ricordo che ne menzionò il capitano, credo si chiamasse Scattino, o Scuttone o Scuttino…

Lei è la fonte dei seguenti segreti qui spifferati di mio pugno. Lei era la donna delle pulizie al soldo delle conventicole italiane di cui il Bel Paese soffre.

La Nobildonna Santa Flaminia che tutto il mondo conosce alla corte del magnate dei tessuti Salasso dei Pratoni, famoso per le esportazioni anche di prosciutti nelle Americhe, in realtà per tutto il tempo espone i suoi gioielli ai suoi amanti. Presto sarà candidata alle elezioni politiche e tutte le schede saranno manomesse, il complotto è già stato orchestrato dai suoi seguaci.

Il mercante Pantalone Sbirrusconi tutte le notti sogna, o si dovrebbe dire fa degli incubi, che le sue casseforti si aprino come un panetto di burro. Questo perché tutte le notti, un tizio di nome Arlecchino, amico di Colombina, cerca di rubare l’incasso delle scommesse clandestine frutto del lavoro astuto dello Sbirrusconi.

Il Professore bolognese Giadalberto Panzone, il famoso dinosauro che prese parte nel ruolo di se stesso al film “La Meglio Gioventù”  non è altro che un impotente. Non è andato in pensione solo perché doveva lasciare il suo posto di professore universitario al figlio laureatosi con i voti più bassi. Eccone una prova documentata:

Spero che queste tre verità vengano rappresentate in scena in un’altra lingua, magari l’americano, per farne conoscere le vergogne all’estero.

Lascio il foglio inserito nella feritoia della buca del suggeritore. Cosciente che il suggeritore, il grillo parlante migliore possa essere il pubblico votante che applauda alle loro sceneggiate.

                                                                                                                             Anonimo.

buca del suggeritore

Qui la buca del suggeritore dove abbiamo scoperto il documento

Tutti pubblicano classifiche, tutti amano sintetizzare informazioni oggi nell’era digitale. La prima volta che ho pensato ad una mia classifica, forse interminabile, delle differenze percepibili dagli italiani all’estero e per mia esperienza, nel Massachusetts statunitense, è stato quando ho letto le 10 cose che odio leggere alla mattina su Facebook, pubblicato dal critico televisivo Gianluca Nicoletti:

1) Il buongiorno agli amici di Facebook (che nemmno ti cagano) ovunque essi siano
2) Il menu della prima colazione: “oggi succo di papaya, pane integrale, confettura di corbezzolo ecc” Nessuno che scriva “cornetto di gomma e caffè acido”
3) La finta apprensione per le tante cose da fare: “oggi non avrò tempo per respirare…”
4) Allusioni a passate o future (improbabili) intime dazioni
5) Misteriosi accenni a stati d’animo vagamente amorosi perchè qualcuno legga e capisca
6) Descrizione di abiti, scarpe, accessori indossati
7) Descrizione dello sputo di cielo sulla propria testa come se l’ autometeo fosse socialmente utile
8) Frase simbolica e profonda già logora per il compulsivo copia/incolla che il mondo ne fece
9) Facezie, battute, slogan, barzellette, link buffi a qualcosa che riguardi berlusconi
10) Scrivere decaloghi di ogni tipo

La mia di classifica è basata però più che altro su quello che noi italiani a Boston e dintorni ci stupisce una volta varcata la frontiera da emigranti per motivi di lavoro o di amore, su ciò che ci indigna per le informazioni che girano in rete su di noi, per le sorprese di vederci diversi, o fors’anche per le conferme sui pregiudizi. Questi 10 sono i più comuni. Ma segnalatemene altri se ve ne ricordate qualcun altro.

1 – La guida incompleta di uno scemo all’uso del bidet ←  è un’esilarante link postato dall’ormai gemella blogger un’americana a Roma . Ci si meraviglia come ci sia gente fuori dall’Italia che si sente superiore a non usare il bidet ← e ad ignorarne i motivi per cui usarlo.

2 – Le 31 domande che potrebbero cambiarti la vita ← pubblicate da NinjaMarketing sono le più “americane” in quanto ad effetto perché ti fanno mettere in discussione, e noi italian expats lo siamo molto oltralpe. Tra le prime cinque spiccano «Stai veramente facendo quello che desideri? – Hai un sogno nel cassetto? – Sei orgoglioso di quello che hai fatto fin’ora? – Quante promesse hai fatto e quante ne hai mantenute? – Qual è la cosa che avresti voluto fare più di tutte e non sei mai riuscito a fare? Perché? »

3 – Le 10 ragioni per cui dovresti sposare uno straniero come ho fatto io ←  vantano le comodità di aver avuto due feste di matrimonio, avere un accento, sembrare sofisticati ai parenti dell’amato/a, i figli parleranno più di una lingua. Son cose che dovrebbe leggere mia moglie.

D’altro canto la stessa blogger ha pubblicato anche le 10 ragioni per cui non bisogna sposare uno straniero come ho fatto io ← Son cose queste che invece mia moglie non dovrebbe leggere, non solo perché viene coinvolto il fattore costo del biglietto aereo per visitare i parenti.

4 – Questo è il drammatismo a cui gli stranieri in linea di massima si ispirano quando vogliono rappresentare l’amore vissuto nel BelPaese: una coppia italiana che litiga a suon di gelato diventa l’isterismo sofialorenico triplicato nell’amore litigarello

5 – Sui barbarismi dell’inglese nell’italiano ne avevo già parlato ← Ma non solo nell’italiano esistono calchi di prestiti in inglese, qualche volta è stato l’italiano ad aver regalato parole presenti nella lingua inglese ←  e nemmeno gli anglofoni lo sanno. Questo capitò in un’epoca quando l’Italia attraeva talenti dall’estero, durante il Rinascimento. Non ora.

6 –  Il Dalai Lama che svela il suo sogno di voler vivere una seconda vita in Italia.

7 – Le ricette gastronomiche di falso cibo italiano ← ma che dell’Italia si ricordano solo l’odore del basilico (quando si è fortunati)

Pare anche Repubblica non sia sfuggita a pubblicare gli errori e stereotipi americani sulla cucina italiana

Un bel blog di studenti ha pubblicato anche le sue 10 regole per mangiare in Italia senza spaventare gli italiani ← tra le quali quella di mettere il parmigiano sulla pizza o di prendere il cappuccino dopo pranzo.

8 – L’HuffingtonPost ha fatto la sua parte nell’elencare le 6 cose che le donne italiane ci hanno insegnato sul cibo

O anche le 10 domande che un estraneo non deve fare ad una donna incinta ←  Io sono uno tra quelli che potrebber toccare la pancia di una amica incinta in modo genuino e senza malizia, giusto per fare un complimento, cosa che alle americane in Italia fa un po’ senso.

9 – L’avete visto il tea party fatto dalle italiane che si spogliano? È un esilarante spot scambiato come parodia  e nasconde o mostra il comportamento tutto italico di camminare senza veli.

L’eroe Paul Revere che invece di annunciare l’arrivo degli inglesi durante la sua famosa cavalcata, si accorge di un’improbabile arrivo di un’auto nel mercato e le loro donne ad un tratto smettono gli abiti delle puritane e si spogliano come quelle italiane, l’audacia prende il posto della rivoluzione dei corpetti. Alle tazze di the viene sostituito l’espresso. E non solo, fate attenzione alla fine dello spot: appare quasi in secondo piano il fallico cannocchiale che si accorcia ad una certa altezza del corpo.

10 – O la vera parodia della famiglia italiana ← scambiata per uno spot vero, divertente. Dove gli stereotipi ci fanno ridere, e ci inorgogliscono di essere come siamo. Visibile su YouTube anche qui in questo link : CHI COMPRA UNA FIAT 500 HA UNA FAMIGLIA ITALIANA IN REGALO

10 bis – Dopo 2 anni che ci abito affianco, finalmente IL MIO VICINO MI HA PARLATO!!! Ma questa è un’altra storia. Un altro siparietto. Per ora beccatevi la mia ultima performance di Commedia dell’Arte sul palco dell’Oberon Theatre ad Harvard, Cambridge, ← (nel link foto e altro video di danza) insieme alla brava attrice Chiara Durazzini, co-fondatrice con me del progetto PAZZI LAZZI TROUPE prossimamente online. L’Oberon Theater è il teatro off dell’ American Repertory Theater e ha ospitato i NEWPOLI, gruppo di musica antica del sud Italia, tra le band nella lista, anche qui, delle top 20 statunitensi di World Music.

Pulcinella mangioneCon un gruppo di amici foodie qui a Boston abbiamo istituito tra di noi una sorta di “Buona Forchetta Social Club”: ogni tanto ci riuniamo e tra il serio e il faceto ci facciamo le nostre degustazioni alla cieca. La prima volta fu con la Mozzarella, (ne scrissi qui in un post), poi venne il turno del Prosciutto crudo (nel link le foto). Poi passammo ai dolci, le palle di cioccolato al rhum, e chi vinse quest’ultimo decise che il prossimo sarebbe stato la pasta al ragu. Ora, decidere quale ragu sia il migliore è roba che sanno fare i MasterChef. Ma a noi non ci ferma nessuno.

Digiuni e affamati di buoni percorsi regionali su dove trovare prodotti locali qui nel Nord Est degli Stati Uniti,  la sfida sul prosciutto non ci impaurì tra due S.Daniele (uno di 18 e l’altro di 24 mesi) e due Parma (sempre di diverse stagionature). Vinse l’amico Riccardo, che guarda caso era raffreddato: non badò all’odore ma dal tatto e dal gusto. O forse era solo fortuna? E anche per questa successiva sfida non abbiamo nessun timore, ma come minimo uno deve esser nato immerso nel ragu. Il cibo a noi italiani importa molto, come anche a molti americani negli ultimi tempi. (Nel link un articolo in inglese del giornalista Salimbeni, sull’esportazione italiana). Per questo mi sono informato e ho deciso di condividere in rete la bellissima guida pubblicata dal dipartimento Agricoltura del governo del Massachusetts sui tragitti verso le cantine e le fattorie caseifici della Boston Area.(Nel link il pdf da scaricare).

Il tutto in 29 cantine e 18 caseifici. Il tragitto per il Massachusetts Centrale.

Non solo Tekenink Tomme (rustico, stile alpino), Prescott, Barndance (omaggio burroso all’Abondance francese), o Hardwick Stone (stile americano). Ma alla Robinson Farm potete trovare anche un semi soffice stile Taleggio. Si trovano anche vitigni sconociuti come il locale Catawba,  vino dolce venduto invece in questa fattoria nella foto qui sotto.

Hardwick-Winery-Entrance-BCO

Io, non vedo l’ora di vincere alla prossima degustazione. E so già, se vinco, quale tasting sceglierò: il formaggio. Ecco come mi preparo con l’avvento della primavera visto che le fattorie stanno pian piano per riaprire ai visitatori. Il Massachusetts non è da meno nell’assortimento di formaggi, sia di capra che di altro foraggio. E gli itinerari in giro per Boston sono utili per chi soffre appunto come noi italiani di cibo localite. Una felice “malattia” che sta contagiando l’America colta. Nella Hub infatti si trovano posti buoni dove mangiare, ne abbiamo parlato qui. Ma la campagna, dove la mettiamo?

Crystal-Brook-Farm-Grazing-Goats-BCO

Se andate inoltre sul sito turistico del nostro Stato troverete tutte le mappe delle fattorie con i link. Qui invece le mappe stradali delle fattorie con annesse cantine di vini locali. V

Vi piacciono anche le capre? Eccovi allora dove potete trovare il formaggio di capra nei dintorni di Boston

Oppure diabolicamente potrei proporre ai miei amici degustatori, come fare la mozzarella fatta in casa. Ognuno può degustare il prodotto finale dell’altro.

Si, di diabolico sarei pronto a fare di tutto. Pur di mangiare bene. E questo lo sa anche il mio alter ego sul palco, che a teatro ha rivolto il suo saluto affamato nella mia prima performance in English/Neapolitan. Al prossimo siparietto!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.