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Cari Italiani in vetrina, sò che non siete tutti chiacchiere e distintivo. So che non suonate trombe, o esponete gagliardetti e cantate inni. Ma per una volta, provate sentire il gusto di non fate la guerra tra Buoni contro cattivi. Fascisti contro Comunisti. No, la patria è l’unione di tante differenze, delle diversità fra padri e figli. La Patria è di tutti, come ha detto il Presidente della Camera dei Deputati

Qualche scalmanato teppista indifferente mi ha scritto che questo 17 marzo lui non festeggia il 150° dell’Unità d’Italia, perché l’Italia, a suo dire, non si prende cura di lui. Ho risposto di non chiedersi piuttosto se sia lo Stato che debba far qualcosa per lui, ma se lui riesca a fare qualcosa per la Nazione. E’ proprio vero, come qualcuno ha detto, che gli italiani sono sempre gli altri. Ognuno delega a qualcun altro le responsabilità. A chi si pronuncia con questi anarchismi di colore, consiglio loro di leggersi chi si è sacrificato per il pezzo di terra che calpestiamo: QUI lo scrittore laziale Pennacchi sul Secolo d’Italia lo ha descritto molto bene.

Ma la Patria, l’Unità d’Italia non sono nemmeno una parata militare di un solo giorno. Filippo Rossi su Il Futurista lo aveva previsto già qualche giorno prima della celebrazione sulle possibile orgie di retorica patriottarda. E infatti gli uomini di un Pdl ormai morto – con gli ex An in prima fila (in fondo è l’unica cosa che sanno fare) – hanno saputo esporre quelle parate sessuali in pieno stile televisivo, falso, pieno di doppie morali. Filippo Rossi così ha poi scritto: “Il patriottismo pidiellino è una coccarda su un cuore d’acciaio: messa senza passione, giusto per darsi una ripulita. Giusto per nascondere quel che si è veramente, per cercare di far dimenticare agli italiani quel che si è fatto. Dopo aver difeso chi ha messo il paese nell’imbarazzo mondiale, dopo aver trasformato l’Italia in uno zimbello globale, una mano sul petto e quattro strofe imparate a memoria non potranno ripulire la coscienza, non potranno cancellare i peccati passati e futuri. Non si può essere patriottici per un giorno solo. L’amore patrio non è una sveltina”.

Se dunque fatta Italia c’è da fare ancora gli italiani, come dice la famosa frase pronunciata dai padri dell’Unità, la dice lunga un servizio televisivo apparso nella trasmissione televisiva Le Iene sulla recidiva ignoranza di molti politici contemporane riguardo la nostra storia. A loro consigliamo quest’altro link come piccolo ripasso di storia

Noi italiani abbiamo tante stranezze, contraddizioni…è per questo che ho contribuito a porre domande e soluzioni QUI. Ma lo faccio all’indomani, perché i propositi non fanno parte di uno stile da marcia militare con coccarda da mostrare, ma sono concretezze di plebisciti di ogni giorno.

Ci sono alcuni connazionali condannati in carceri estere a lunghe pene detentive per evasione fiscale, per non aver pagato l’Iva, per aver venduto merce contraffatta; è gente incredula che ancora non si capacita di stare in galera per cose che in Italia aveva sempre fatto impunemente, che continua a chiedersi cosa mai significasse la motivazione espressa dal giudice: “Lei ha sottratto alla comunità risorse che servono per curare i malati ed educare i bambini, lei ha danneggiato il lavoro degli operai che producono merce non contraffatta…”.

Sì, viviamo in una nazione che non ha fatto della legalità e del merito il proprio valore. Ma sventoliamolo nel cuore quel respiro positivo che fa sì che un cammino diventi traccia indelebile! Solo chi non si migliora, non sa poi stare in piedi sulla propria terra e, di conseguenza, nemmeno vivere.

Cari italiani, uno specchio che vi consiglio è di vedere lo spettacolo di cui vi anticipo l’intervista in podcast all’attore Fulvio Cauteruccio, cliccando su questo link.

Uno Nessuno e Centomila di Pirandello in scena al Teatro La Pergola di Firenze fino al 20 marzo 2011

Soprattutto perché anche un cagnolino che ha preso parte alla scena teatrale in un ruolo secondario, correva e scodinzolava sul palco quando il pubblico, del Teatro La Pergola di Firenze strapieno, applaudiva e cantava l’Inno di Mameli. Anche quel piccolo animale così fedele, si sentiva libero.

Fulvio Cauteruccio nei panni di Vitangelo Moscarda

Buon compleanno a tutti Voi, e a tutti NOI!

Parlare delle germe di grano o del pomodoro pelato è come ritornare bambini. No, non sono impazzito. Succede anche al critico Anton nel cartone animato Ratatouille. E’ successo anche a me.

Vai a Taste, il festival dell’alta gastronomia a Firenze, e ritrovi il sapore del pane intinto nel sugo che tua mamma ti dava appena tornato da scuola. O le germe di grano che ricordano il profumo della farina di grano duro che tua madre usava la domenica per fare la pasta fatta in casa.

Il problema oggi è l’industrializzazione di certi prodotti che ha creato la loro omologazione. Casa Barone, Paolo Petrilli con LaMotticella e la giovane Saveria Pozzuto di Masseria Dauna per il pomodoro, nonché il pastificio Morelli con le germe di grano ci stanno provando a rendere ancora più netta la differenza tra il sapore comune e quello unico. Ci sono riusciti con la caparbietà, l’umiltà e la competenza.

Tutti buoni gli aceti balsamici, i prosciutti, le birre, meno il servizio clienti inesistente di alcuni: ma trattasi di un solo caso di un anziano del periodo Avanti Web, per fortuna, e che crede ancora che deve essere il cliente ad andare in negozio e non il contrario, e della recidiva Schooner di Empoli azienda produttrice di baccalà e pesce insaccato, imbambolati nel servire quasi ad evitare il cliente) – Si veda il commento in questo post nei blog del critico Romanelli e del sommelier Andrea Gori –

Ottima idea dunque dell’Antico Pastificio Morelli di San Romano (Pisa) per aver dato un inconfondibile sapore in grado anche di sprigionare nell’acqua il colore verde del grano fresco (buono per il mercato americano, fatto per stupire!). La semplicità è una delle qualità più apprezzate dell’Italia (ahimé solo quella del cibo). I pomodori pelati delle aziende succitate ne danno un esempio: la competizione nel campo del gusto è così facile per noi italiani che eccellere a volte è un gioco troppo facile. Ma questo, solo i più bravi lo capiscono.

Mi fate schifo! Voi donne che militate nel cosiddetto Popolo delle Libertà. Ed anche voi uomini che servite piatti d’oro, come tanti Pulcinella, per compiacere il padrone anche quando sapete che le pietanze sono insipide. Mi fate schifo perché passato e caduto il “Re”, cambierete opinione. Come l’hanno cambiata quegli italiani che prima della caduta di Mussolini erano tutti fascisti, ma dopo piazzale Loreto nel 1945 gli stessi erano diventati subito tutti antifascisti. Mi fate schifo perché non scendete in strada per prendere l’autobus o fare la spesa per vedere quanto costa un chilo di patate o un litro di latte. Mi fate schifo perché non sapete cosa significa per un ventenne fare il venditore porta a porta che inganna gli anziani offrendo loro, per conto di un’azienda truffaldina, contratti di fornitura ingannevoli, solo in cambio di uno stipendio di pochi spiccioli. Mi fate schifo perché non sapete  cosa vuol dire per un laureato lavorare in un call center per 500 euro al mese. Voi donne che non meritate nessun gesto di cavalleria, perché i vostri uomini le donne le odiano: pagandole. Attenzione, non vi giudico, i vostri uomini sono liberi dei loro sollazzi sessuali, ne hanno pur diritto. Ma ciò che più mi disgusta è che una di voi disse in una campagna elettorale che il premier Silvio Berlusconi era solo un venditore televisivo e che preferiva le donne solo in posizione orizzontale (quando la sciantosa che lo disse si era presentata contro alle elezioni). Ma ora quella donna non è più quella paladina contro il mercimonio di Stato: è la sottoposta del Premier nonché fan più spietata. Mi fa schifo, fimmine del PdL, anche il vostro silenzio davanti alle parole di una scrittrice come Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello con il suo romanzo Accabadora, sulla discriminazione: «…se dico qualcosa di scomodo esistono meccanismi di delegittimazione appositamente applicabili al mio essere donna, sono isterica, invidiosa, con una scarsa vita sessuale, tutte apostrofi che mai verrebbero usate per un maschio». Voi, donne di questo PdL, siete serve di quel maschio che non chiamerete invece “segaiolo” perché incompetente, ma sarete lì pronte a riscuotere lauti compensi per starvene zitte e buone. La verità è che ancora oggi una donna viene candidata in politica solo se brava, ma se bisogna candidare un uomo non ci si chiede mai se quell’ uomo sia incompetente prima di essere eletto. Non valete un soldo perché siete  ripagate con una sola moneta: lo scambio sessuale. Michela Marzano, scrittrice del libro “Sii bella e stai zitta” trasferitasi in Francia, anche lei si chiede: «Perché le donne continuano a cedere alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Perché tante donne vengono giudicate “fallite” o “incomplete” quando non hanno figli? Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? ».  Caterina Soffici dal blog de Il Fatto tuona senza mezzi termini: «C’è una manciata di ragazze fin troppo strapagate, impegnate a maneggiare bigliettoni da 500 euro e costumi da infermiera, calze autoreggenti, borse firmate, occhiali di marca, brillantini, gioielli, collanine, ciondoli d’oro… E ci ridono pure sopra. Sono una minoranza ma purtroppo la più visibile. Non sono “povere ragazze”. Sono semplicemente la feccia della società, gente per cui non si può provare pietà ma solo rabbia e ribrezzo, con le loro storie da orfanelle e infanzie difficili. Sapete quante donne disoccupate  non si prostituiscono e non si vendono e fanno fatica a trovare i soldi non diciamo per il mutuo o per sposarsi o per fare un figlio, ma semplicemente per arrivare a fine mese e pagare le bollette? Eppure un pugno di “zoccole” fa scomparire le donne vere di questo paese. E, soprattutto se le si guarda dall’estero, sembra l’Italia sia solo quel “gran puttanaio” di cui parlano le intercettazioni». Siamo diventati, io mi chiedo, un Paese in cui le ragazze povere si sentono incoraggiate a vendersi? Ma per tornare a “puntarvi il dito”, a quel gran “bordello” dovreste pensarci voi, donne e “uomini del Fare” (in questo link l’indignazione verso la doppia morale di alcuni e dei loro voltafaccia). Mi fanno schifo anche quei giovani “morti” che ridono quando, come soluzione per la disoccupazione, dal Presidente del Consiglio viene suggerita quella di “sposare un miliardario”. Mi fate schifo, uomini e donne tutti di un PdL morto! Morto in quanto sentimento di popolo che non rispetta nessuna libertà di giudizio. Mi fate schifo proprio perché quella libertà negata ora non la difendete, ma sono sicuro che a banderuola caduta direte “ve lo avevo detto” e darete ragione ai vostri ex avversari. Ve ne darete addirittura la paternità di quell’opinione che non avete mai avuto. Diceva Einstein che “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di chi compie azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

Perché gli italiani non si indignano? “Perché i troppi scandali hanno indurito la nostra scorza e l’immoralità è al potere”, secondo lo scrittore opinionista Marcello Veneziani in un articolo su una rivista femminile. Per lui gli italiani distinguono tra ciò che attiene alla morale privata e ciò che riguarda la politica pubblica. Ma è una doppia bugia, perché Clinton cadde perché aveva avuto rapporti sessuali con una stagista: negli Stati Uniti non è solito costume l’orgiastica serata usata come merce di scambio con i potenti. E pensare il notista politico Veneziani, che da grande vuole fare il politologo, la pensava però diversamente durante i periodi del divorzio di Silvio Berlusconi da sua moglie; si trovò in disaccordo (ma con tiepido rimprovero per non disturbare il manovratore) sul potere che il premier dava alle donne stupide e coquotte: «Rende plateale e seriale quel che altri fanno di nascosto, magari con più morbosità e meno giocosità. Più che delegittimare e mortificare le donne, lui le santifica ma quelle sbagliate. Dà cioè troppa importanza a quelle che hanno un bell’aspetto, le mette al centro del suo sistema di potere prima come svago e ricreazione ma poi dà un ruolo eccessivo credendo che la vivacità e la loquacità siano virtù in carriera politica. Non solo alle ragazze che hanno fatto spettacolo ma anche alle mignotte trattate come regine». Altri esempi di bandiere ipocrite? Ignazio La Russa, ministro della Difesa, quando diede un timido assenso alla legge sulla nuova cittadinanza, ora invece il voto agli immigrati secondo lui non fa parte del pantheon delle idee di Destra. Ecco un altro che cambia idea a suo tornaconto. In paesi stranieri, politici cornificati dalla moglie si dimettono. Da noi l’eccesso dall’altro lato invece detta la regola. Qualcuno ha detto che il popolo delle monetine da tirare ai politici è scomparso, sostituito dal popolo dell’Auditel. E chi sta davanti la TV ci crede, come quando tutti quanto vedemmo un politico pronunciare ad un congresso politico queste parole: “Non tutti gli italiani sono comprabili. Chi si fa comprare è merce. Io sento libero….Il PdL è un grande fallimento politico…” . Due giorni dopo che questo innominabile prostituto aveva pronunciato queste parole, era a Palazzo Grazioli dal Cavaliere Berlusconi.

E’ sempre così. La realtà supera la fantasia. Tanto poi che quest’ultima ha dei scrupoli pirandelliani. La linea editoriale di questo blog parla chiaro. Tant’è vero che per rispolverare quanto scrissi tempo fa:

Qui abbiamo parlato della MERITOCRAZIA

Qui abbiamo parlato della mattinata tipo di un PRECARIO

Qui abbiamo parlato di come trova lavoro un MAMMONE o BAMBOCCIONE

Ora però esiste la realtà delle sentenze, contrapposte ai tre precedenti “film” mentali di cui raccontai a riguardo.

Problema mammoni numero 1. Sentenza della Cassazione del 26 gennaio 2011. La Corte, pur confermando che il mantenimento non è più dovuto ai figli sposati, ha accolto il ricorso di una madre che chiedeva all’ex marito un contributo per la figlia maggiorenne e studentessa in medicina che si era sposata con un giovane di Santo Domingo, anche lui studente. La coppia di ragazzi non si era realizzata professionalmente e non era ancora entrata nel mondo del lavoro. Dunque il papà deve continuare a contribuire al mantenimento dell’erede che, a ogni modo, era sempre rimasta a vivere con la mamma. Ma in questo caso, ha poi spiegato il collegio, non ricorrono i presupposti tipici del matrimonio, per i quali l’obbligo di sostentamento diventa reciproco solo tra i coniugi, con la realizzazione di una «comunione materiale e spirituale di vita», dato che la figliola e il marito erano giovani ed entrambi studenti. Non propro studentelli, però: la ragazza aveva già conseguito una laurea breve in scienze motorie ma aveva deciso di proseguire gli studi in medicina.

Problema bamboccioni numero 2. La precedente sentenza fa il paio con un’altra, depositata il 24 gennaio, con la quale si è condannato un padre al mantenimento di un figlio maggiorenne, iscritto all’università e che già percepiva redditi sia di lavoro, sia da parte del padre stesso e della madre. Secondo la corte, l’autosufficienza economica equivale alla percezione di un reddito corrispondente alla «professione acquisita» (se uno si è laureato in ingegneria e fa il disc-jockey non sarà mai autosufficiente) in relazione alle  normali e concrete condizioni di mercato (che evidentemente spetterà ai giudici definire). C’è di più: l’onere della prova di dimostrare che il figlio ha un reddito adeguato ricade sul genitore, il quale, per esempio, dovrà dimostrare che la società dalla quale il giovane percepiva denaro non era “di comodo” né gli varrà far notare che la mamma gli aveva regalato un’autovettura dal valore di 22mila euro.

 

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Un crotonese… pecorino a New York

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.