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Doc Brown: “Dimmi, ragazzo del futuro, chi è il Presidente degli Usa nel 1985?”

Marty McFly: “Ronald Reagan”

Giovane Emmett Brown: “Ronald Reagan? L’attore? Eh! E il vicepresidente chi è Jerry Lewis? Suppongo che Marilyn Monroe sia la First Lady…e John Wayne il ministro della Guerra”.

E come potevamo noi cantare, diceva una poesia di Quasimodo. E come potevamo noi bloggers scrivere nella bufera di neve bostoniana  ← qui le foto – mandataci dalla natura per farci infornare biscotti, ed anche per farci spalare montagne di ghiaccio fuori dalle nostre residenze prima di andare a lavoro lenti come formiche. A Boston è stato un lungo inverno che ha fatto fatica a sciogliersi. ← qui un bel video  –

C’è chi come Roberto Saviano che ha detto che se nasci a Napoli, c’è una parte di te che ti impedisce di sopportare il gelo. ← Meno quindici gradi ti bloccano anche la possibilità di respirare. Il freddo vissuto nel suo viaggio newyorkese lui lo ha sopportato, che quel gelo lo ha addestrato, dice, come il metallo che rovente si tempra solo se immerso in acqua gelida. “Ma non serve e continuo a puzzarmi di freddo.”

Non sono d’accordo. Se sei nato anche nel profondo Sud dell’Italia, come me, puoi amare ogni tipo di graffio, di scorza dura, di rabbia, di amore per la terra che calpesti. Appunto, sei addestrato.

Eppure io credo che ogni inverno vada vissuto come un guscio da conservare e da grattare, un guscio che ci potrà servire a comando, a richiesta, quando scoleremo quel piatto di spaghetti allo scoglio una volta entrato in casa il primo raggio di sole ai primi sbocchi di primavera. Uno sbocco come un viatico. Un guscio fatto di calore, di mare lontano (noi italiani all’estero a Boston abbiamo gli oceani freschi a meno che non imbocchiamo la 95 per dirigerci a Miami, Florida), di ruggine, di pelle morta, di sensualità repellente. Un viatico come una stazione della Via Crucis. Una fermata.

Riprendo a scrivere le mie lettere da Boston, riprendo bloccato non solo dalla neve, mi sveglio a raccontare i sipari, i colori, la gente, i racconti tradotti. E riprendo raccontando un amore imperfetto, ← come il raccontino a flusso di coscienza a firma di Silvia Avallone.

Un amore bloccato dalla nebbia negli occhi: come potevamo noi vedere la città in cui lavoriamo con gli occhi della foschia, con gli occhi sommersi, i fiori sepolti, i bulbi dormienti?

Faccio un passo indietro. Oppure nel futuro. Chi l’avrebbe mai detto (come nel dialogo all’ inizio, tratto dal film Ritorno al Futuro di R. Zemeckis) che avremmo avuto un presidente degli Stati Uniti nero, o addirittura donna, e che in Italia, nazione gerontocratica, avrebbe potuto vincere in politica uno nato negli anni 70 già così presto? Questo perché quando non riusciamo ad avere visioni nel futuro delle stagioni, ci blocchiamo, ci arrestiamo, e ne soffriamo di quel conflitto. Così imperfetto. Non riusciamo a distinguere.

Quando si è adolescenti si vuole fare incetta di sguardi, durante le passeggiate sul corso del paese, a prendere in giro le vecchie zitelle. Chi glielo dice a quell’adolescente che ci passerà anche lui da quella panchina? Lui non lo sa, non è cosciente. Non immagina il futuro. L’amore è altra cosa.

L’amore è lotta e conquista…

L’amore raccontato è immortale, ma la vita è mortale eccome.

L’amore, per come lo vedo adesso, -dice la Avallone- è il contrario di tutte le menzogne che ci diciamo per raccontarci la vita che non stiamo vivendo. Non è crudele, non dura una sola stagione, non si esibisce e non si trucca. L’amore è esattamente, nel tuo volto preciso, nei tuoi modi imperfetti di fare.

Un modo imperfetto di amare è anche quel gelo che sembra toccarci, stringerci nella morsa, ma in realtà siamo noi che non lottiamo, che non curiosiamo. E se lo facciamo, non riuscimo a capire perché lo facciamo.

È una ricerca affamata, uno sfiorare senza mai afferrare… come un amore fatto di litigi.

Luciano De Crescenzo ←  aveva una bella tesi sull’erotismo, sulla vista e sul tatto.

… i “male pensiere” (e con essi il testosterone) sono direttamente proporzionali alle difficoltà che s’incontrano nel convincere l’altro sesso. L’erotismo, in altre parole, sarebbe una molla che scatta solo se qualcuno, in precedenza, ha provveduto a comprimerla.
Dicevano i futuristi: “Perché solo la Vista e l’Udito debbono godere dell’arte? E il Tatto? Che vi ha fatto di male il Tatto per privarlo dei piaceri estetici?”. E s’inventarono le mostre tattili, ovvero rassegne di opere che si potevano solo toccare. Il visitatore immergeva la mano in uno scatolone di legno ed entrava in contatto con il capolavoro. Fuori il titolo (L’Eternità, L’Invidia, L’Infinito) e dentro l’opera (uno strato d’ovatta, una spazzola, una pezza bagnata). Una delle opere era intitolata Erotismo, e fu grazie a essa che riuscii, finalmente, a capire il mistero del sesso. Si trattava di una tavoletta di gomma, quadrata, larga all’incirca quaranta centimetri per quaranta e alta cinque. Nella gomma erano stati praticati trentasei buchi, tutti in fila per sei. Su un cartello si leggeva: “Introducete un dito nel buco preferito, facendo attenzione, però, perché in uno dei buchi è nascosto un chiodo rivolto verso l’alto”. Infilai subito l’indice nel primo foro in alto a sinistra e, non trovando nessun chiodo, proseguii, con cautela, a esplorare tutti gli altri pertugi. Più andavo avanti e più avevo paura di pungermi. Solo alla fine, quando mi resi conto che non c’era nessun chiodo, capii il messaggio dell’artista.
L’erotismo è una stanza buia dove si entra con molta curiosità e con un pizzico di paura, è il possesso della persona amata unito all’ansia di perderla, è la continua ricerca del limite. Se invece accendiamo la luce, sparisce tutto il piacere e con esso anche l’erotismo.

L’amore è soprattutto quella cosa che ti capita quando stai facendo qualcos’altro e non te ne eri accorto. È quello che voglio fare nei miei viaggi bostoniani, schiarire quella nebbia, toccarla per evitare di finire stecchiti dalla corrente della macchina del tempo.

Ecco perché voglio continuare ad amare questa città.

I looked out this morning and the sun was gone
Turned on some music to start my day
I lost myself in a familiar song
I closed my eyes and I slipped away

It’s more than a feeling (more than a feeling)
When I hear that old song they used to play (more than a feeling)
I begin dreaming (more than a feeling)
‘till I see Marianne walk away
I see my Marianne walkin’ away

So many people have come and gone
Their faces fade as the years go by
Yet I still recall as I wander on
as clear as the sun in the summer sky

It’s more than a feeling (more than a feeling)
When I hear that old song they used to play (more than a feeling)
I begin dreaming (more than a feeling)
‘till I see Marianne walk away
I see my Marianne walkin’ away

When I’m tired and thinking cold
I hide in my music, forget the day
and dream of a girl I used to know
I closed my eyes and she slipped away
She slipped away

It’s more than a feeling (more than a feeling)
When I hear that old song they used to play (more than a feeling)
I begin dreaming (more than a feeling)
‘till I see Marianne walk away

LE PAROLE INASCOLTATE DI UN ICONA DEL NOSTRO TEMPO

Lo scrittore Roberto Saviano

Regalare alla sinistra Roberto Saviano sarebbe una delle sciocchezze più tragicomiche che il centrodestra potrebbe fare. Lo hanno detto a gran voce Filippo Facci su Libero e Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Saviano proviene da una formazione culturale legale almirantiana, dagli elogi alle idee di Ezra Pound: il centrodestra avrebbe potuto farne un proprio simbolo, ma ragionare in questo modo sarebbe comunque fare un torto a uno scrittore che giustamente tiene alla propria indipendenza da ogni schieramento, e che ripete, ogni giorno, che la lotta alla mafia e alla camorra non è di destra né di sinistra. Non a caso lo stesso scrittore ha affermato di essere cresciuto in un’epoca in cui missini e comunisti combattevano insieme contro la criminalità. Cos’ha fatto però di male? Lo scrittore Roberto Saviano nel suo monologo all’ ultimo spettacolo televisivo record di ascolti “Vieni via con me” ha parlato anche della questione rifiuti in Campania spiegando i motivi che, secondo lui, hanno portato alla saturazione delle discariche in Campania. “Ma come è possibile che le discariche siano così piene visto che la Campania ne è piena?” si chiede Saviano. “Le discariche del Sud – ha detto Saviano – sono piene di spazzatura del Nord, il Sud è la pattumiera del Nord Italia e di parte d’Europa”. Per questo, secondo lo scrittore, “quando ascoltiamo le risposte dei politici del Nord che dicono ‘non vogliamo la vostra spazzatura, sono problemi di Napoli’, in realtà non è così: la spazzatura di Napoli è di tutti, il Paese è unito, ragionare così è da codardi, miopi e in malafede”. Nel suo monologo, Saviano aveva raccontato che alcune aziende del Nord Italia hanno affidato ad imprese in odore di camorra lo smaltimento dei rifiuti speciali a costi nettamente inferiori rispetto al mercato: “i rifiuti tossici costa smaltirli legalmente, 62 centesimi al chilo, ma la camorra a 8 centesimi risolve tutto”. Rifiuti in viaggio verso la Campania che una volta giunti a destinazione si trasformano: Saviano aveva anche spiegato il meccanismo del giro di bolla, per cui rifiuti tossici “cambiano ‘passaporto’ e diventano rifiuti legali”. Ma davvero formidabile però la capacità di certa Lega di farsi dei nemici. Maroni volle un contraddittorio per difendersi da false accuse, solo perché lo scrittore casalese aveva affermato quello che già i magistrati sanno e cioè che la Ndrangheta al Nord cerca affari con gli amministratori della Lega. E il partito di Bossi però non sa che Saviano si congratulò pubblicamente con il ministro Maroni per le brillanti operazioni di polizia che cominciarono a smantellare la cupola camorristica di Gomorra. E in cambio aveva ricevuto molti e risentiti rimbrotti della sinistra. L’ultima lezione di Saviano al programma televisivo dell’anno “Vieni via con me” sulle possibili infiltrazioni della Ndrangheta nel tessuto economico del Nord e nelle amministrazioni governate dalla Lega rientrano addirittura nella buona fede che lo scrittore campano riserva verso governi locali che potrebbero anch’essere onesti ma che la Lega ha pure questa volta scambiato come accuse, illazioni e offese invece di ringraziarlo. Ma da chi si siede su una poltrona ben calda, mai che arrivi un riconoscimento, una parola di solidarietà per chi è costretto a vivere una vita blindata a causa delle minacce camorriste. L’unico gioco di Pdl e Lega è quello del vittimismo, del regalare alla sinistra anche ciò che alla sinistra non appartiene di diritto. Soprattutto quando Saviano ha affermato, in una famosa intervista di Buttafuoco su Panorama, che “il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali; le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria, e chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra”. Il motto invece del direttore del Tg4 Emilio Fede & company pare sia quello invece del “molti nemici molto onore”. Ma per chi disse queste parole, sappiamo poi come andò a finire. E non in una discarica.

Per rinverdire polemiche o forse meglio non dimenticare le stupidaggini di certi politici che alimentano campagne di comunicazione sballate, vedi alla voce tutti contro Saviano o i film come La Piovra con Michele Placido, che a loro dire avrebbero sporcato l’immagine dell’Italia all’estero (ahimé)… a nessuno però ho mai sentito fare una riflessione basata su chi vive il Sud ogni giorno. Sono sempre stato dell’opinione che i film sulla mafia non hanno fatto altro addirittura che elogiarla e cantarne le gloria. Persino IL PADRINO o anche un film di denuncia come I CENTO PASSI. Si, siamo coraggiosi a dirlo. Oddio, hanno aiutato alla coscienza dello spettatore per farlo arrabbiare e farlo svegliare, creargli una coscienza sociale. Sì.  Ma chi vive il Sud però sa che i loro racconti sussurrati aiuterebbero a scoprire attori, che sul set avevano recitato ruoli di mafiosi ma nella vita erano addirittura “padrini” di battesimo: celebrati come eroi a fumetti dalla stessa Criminalità Organizzata.  Anche lo scrittore Roberto Saviano lo ha ricordato: bisogna descrivere questa gente non come delle persone dedite alla bella vita con ragazze facili e champagne, tutt’altro… bensì ad una vita misera e braccata. Che è la realtà della loro quotidianità. Già in TANO DA MORIRE il musical sulla mafia, i camorristi erano raffigurati come sospetti effeminati (accusa ben più pesante per loro) mammoni, e ridotti a fare giochi stupidi da party anni70.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.