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Raccontare l’America non è sempre così scontato, se ne può parlare bene o male… ci sarà sempre qualcuno che vorrà fare il bastian contrario… Questo blog non parla per esempio di problemi di burocrazia americana, a meno che non mi capitasse qualche siparietto da scriverne un lazzo, già c’è qualche amico/a che lo fa qui raccontando le proprie disavventure con la burocrazia italiana.

Raccontando le storielle di dove vivo, anche quando vivevo nella culla del rinascimento fiorentino, mi sono sempre concentrato invece nel chiedere perché alcune cose accadono: come ora mi chiedo come mai Boston venga considerata una delle città più divertenti degli Stati Uniti.← Se vedete il grafico nel link indicato, potete leggere la classica battuta o barzelletta simbolo di ogni città. Tanto per essere chiari: se non siete avvezzi all’ironia anglosassone, lasciate perdere! Non ne capirete il senso.

Ma cosa i bostoniani vorrebbero della loro città ? (lo dice il link a sinistra) – L’unico modo per farsi una propria opinione è visitarla, come hanno fatto, almeno virtualmente, i bravi presentatori del simpatico programma radiofonico su viaggi nei paraggi, come recita il loro motto, dal titolo CHE CI FACCIO QUI in onda su Radio 2 RAI, dove ho dato il modesto e fulmineo (ah, i tempi della radio!) contributo dopo un’ora di episodio, il 28 luglio nella puntata dedicata proprio a Boston.← Da ascoltare tutta!

Io intanto mi preparo per la seconda edizione radiofonica de L’Italia Chiamò, il nuovo sito è già pronto. ←

Ne parla anche la brava giornalista Barbara Mennitti su Stella Nova Magazine, con la sua intervista molto stuzzicante sui lati personali della mia storia e del perché sono sbarcato a Boston

I motori della radio e della TV si scaldano e con Stefano Marchese, che mi ha trascinato sin dall’anno scorso in questa avventura comico-musicale, la giornalista Elisa Meazzini e l’attore Roberto Di Giulio proveremo a continuare a intrattenere non solo gli expats ma anche quelli che l’Italia sognano di cambiarla: emigrando!

p. s. a proposito di emigranti, mi aspetta un gruppo di viaggiatori italiani che il 21 agosto visiteranno Boston e Newport. Vi terrò aggiornati sulle loro impressioni. Intanto, godetevi queste impressioni di chi vive all’estero. Sono solo luoghi comuni?

 

 

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Vivere a Boston ←   è così differente rispetto al vivere in un’altra città nordamericana. Prova ne sono le diverse percezioni che un bravo o una brava blogger ha posto in risposta alle 50 cose che un’americana a Roma ha imparato in Italia ← e forse in risposta alle mie 70 cose che da italiano ho imparato nel Massachusetts. ← Nel suo articolo ne ha elencate invece di 100 cose che ha imparato in America ←

Ma oggi voglio parlare di grazia perduta, di leggerezza e vanità. E anche di punti di vista, come i vari occhi di telecamere che riprendono questo bellissimo video delle prove del corpo di danza del Balletto di Boston.

A Day of Grace with Boston Ballet – MIT CSAIL from David Gifford on Vimeo.

Se si parla di differenze, oggi mi è arrivato l’avviso dalla sezione cittadina di un partito politico dove dice che posso registrarmi nella loro lista per le votazioni locali. Un po’ questo mi ha spaventato, perché io sono abituato da italiano per Costituzione a pensare che il voto è segreto. Negli Stati Uniti puoi registrarti (puoi anche non farlo o o farlo da indipendente) in un elenco cittadino e dichiarare se voterai a destra o a sinistra. Per me inconcepibile. L’essere stranieri in patria è comunque una battaglia che dura tutta la vita di una persona. Le differenze fanno spesso ridere se uno ci pensa. Sono spesso la causa di fallimenti di uno Stato, nel senso che quelle diversità rappresentano addirittura un potenziale di caduta o paradossalmente di crescita e di superamento di tabu rispetto alle credenze e le abitudini di un altro.

Ma ci sono altalene anche nella vita di un paese, nella sua storia, e nei suoi percorsi di lotte e decadenze. Perché infatti le nazioni falliscono?   ← Prima che uscisse la traduzione in italiano del libro dei due ricercatori delle prestigiose università del Massachusetts (citato nel link), ne avevo già accennato nel primo paragrafo in un articolo in inglese dove citavo Venezia, e la sua epoca d’oro e di come poi la potenza del suo governo crollò, non solo per disposizione geografica lagunare, visto il rischio reale di affondare. 

Recentemente il New York Times ha pubblicato un editoriale molto interessante sul tema per esempio della fuga dei talenti e sulle cause: Italy breaks your hearts  ← dove appunto spiega come l’Italia rischia di fallire e di essere preda di poteri economici che la distruggeranno se continua a sprecare le sue risorse

Tanto per restare in tema, recentemente ho visto al cinema LA GRANDE BELLEZZA, il film di Sorrentino uscito negli Stati Uniti.

Sono stato stregato dalla decadenza di come ha descritto Roma, dalla sua chiara accusa al rincorrere eternamente la bellezza (virtù italiana apprezzata solo dagli stranieri), dal diretto rimando alla Dolce Vita felliniana in ogni scena, dallo squallore dei salotti radical chic, da ecclesiasti goderecci, e dallo specchio felliniano e feroce della vacuità molto moderno per una capitale come Roma. (A proposito di modernismo, andatevi ad ascoltare l’ultimo episodio di 7 minuti del podcast sul Bostoniano.info sulla Boston moderna: la guida turistica, ← archeologa e storica Jessica Dello Russo, racconta come venne bonificata l’area paludosa di Boston nell’800. Mi ha fatto pensare, mentre in questi giorni al momento in cui sto scrivendo, il sud Italia è inondato di acqua quasi come Venezia).

Ecco, sul mio senso della bellezza tutto italiano me ne sono accorto quando per Natale per chiedere come regalo una bella camicia, non ho chiesto che mi venisse regalata con lo stile delle maniche in un certo modo, ma l’ho spiegato con la parafrasi “non regalatemi una camicia da sfigato, tipo da classico colletto bianco impiegato o banchiere che torna a casa e trova la moglie che lo cornifica, ma una non da potenziale ciccione”.

E di carne, le feste orgiastiche de La Grande Bellezza, ne è piena. Ma non è più la carne della grazia come un corpo di danza, solo una plastica facciale.

Lungo Old Greenfield

NON POTEVAMO NON RESTARE INDIFFERENTI. NON POTEVAMO NON DARE UNA RISPOSTA AL FAMOSO POST DI UN’AMERICANA A ROMA “LE 50 COSE CHE HO IMPARATO IN ITALIA“. Da tempo avevo raccolte le mie di considerazioni, scrutando ogni possibile scorcio di storia.

Ma per averne una visione più ampia mi sono fatto aiutare da Davida di Basilico & Ketchup, che ora vive in un bellissimo log cabin nel Western Massachusetts insieme al loro cane black labrador di nome Bella. Alcuni punti della lista delle 70 cose sono pertanto frutto della sua collaborazione. Siamo andati a trovarli questo fine settimana di foliage. Viaggiando per il Mohawk Trail. Un po’ parlando da italiani all’estero su cosa ci manca dell’Italia e cosa non ci manca. E la lista che ne segue, in risposta alla simpatica blogger americana a Roma, è innanzitutto un’autoironia di noi italiani (avvolta di mea culpa sui nostri vizi, e chi poi non ne ha?), ma al tempo stesso anche una satira reale di come si presenta il cittadino statunitense agli occhi di noi vecchi europei. Non mancano gli elogi all’essere americano, non mancano le incomprensioni sulle contraddizioni che abbiamo trovato (ma poi chi non ne ha?).

Se siete un italiano/a che viaggia in giro per gli Stati Uniti, non perdetevi le ultime mie foto sul foliage (anche se non l’ho beccato molto rosso questa volta).

Se siete un italiano alla ricerca delle piccole differenze tra ITALIA e Stati Uniti e che noterete solo vivendoci, tenetevi pronti. Via con le 70 COSE CHE NOI ITALIANI ABBIAMO IMPARATO IN U.S.A.!

1 – Non si capisce cosa ci mettano nel latte e nei derivati se anche quello “fresco” dura due settimane se non di più (allora non è più fresco).

2 – Negli Stati Uniti i cibi non scadono mai.

3 – Se sudiamo e poi ci mettiamo davanti a un ventilatore, non ci ammaliamo come in Italia: l’aria è diversa. Gli americani sanno conservare anche quella, oltre ai cibi.

4 – Sull’autobus anche se c’è spazio per passare, ti chiedono scusa perché hanno paura di soffiarti accanto il loro respiro: noi italiani non capiremo mai perché non ci si può nemmeno abbracciare.

5 – All’asilo, se sei una maestra, non puoi cambiare il pannolino da sola ma soltanto accompagnata.

6 – I germi non fanno anticorpi, ma sono come Bin Laden: vanno distrutti con ogni mezzo.

7 – L’aceto è il conservante “toccasana” in ogni porcheria in forma di salsina.

8 – Noi italiani ci sentiamo sempre come Meg Ryan nel film Harry ti presento Sally, vogliamo tutti “on the side”. Perché gli americani metterebbero salsine ovunque sui cibi, tanto da dar loro sempre lo stesso sapore: ketchup, mayo and mustard. Sarebbero capaci di chiederle anche in un ristorante gourmet.

9 – La più grande tragedia di un cittadino medio americano è quella che qualcuno gli rubi la bandiera americana appesa fuori casa (magari prima del 4 luglio, Festa dell’Indipendenza)… tanto da chiamare la polizia.

10 – Perché un italiano che ha fatto pochi studi conosce più dati storici rispetto al suo omologo medio americano? (Si veda il documentario 1001 Irans di Firouzeh Khosrovani o le interviste in questo video http://youtu.be/-VNmtkWlp40 )

11 – Nel sistema educativo americano è contemplata soprattutto la materia “Essere sicuri di se stessi”, prima ancora del conoscere la storia.

12 – Copiare in America è sacrilegio.

13 – Non puoi aprire con due mani una busta sigillata di un pacchetto di pasta o di crackers: ci vogliono le forbici della NATO.

14 – Una legge vecchia degli anni della Depressione prevede le vitamine dentro la Pasta e le farine in generale, perché gli americani muoiono ancora di fame.

15 – Le auto sono talmente grandi che ogni posto del parcheggio è il triplo della dimensione di quello italiano (effetto collaterale nel punto successivo).

16 – Gli americani non riescono a fare manovra con l’auto se non c’è abbastanza spazio di 5 metri! Chiamano la polizia.

17 – Due auto posteggiate vicine necessitano al massimo una distanza prossemica come due persone in autobus: distanti come due innamorati ormai lontani.

18 – Tutto è grande! Anche la larghezza della cartaigienica.

19 – Il servizio clienti di qualsiasi azienda è 3000 volte più efficiente e veloce al telefono di qualsiasi italiano (ma con l’effetto collaterale: vedi punto successivo)

20 – Basta chiamare solo una volta al telefono a un servizio clienti o per fare qualsiasi abbonamento cartaceo, che riceverai miriadi di offerte commerciali ad ogni ora.

21 – I ferri da stiro americani sono fatti apposta per far spendere di più in tintorie e stirerie: non si trova un ferro in grado di stirare come quelli italiani (e stavolta il design e il “bello” non c’entra niente). Basta pagare di più.

22 – Anche i maschi americani portano la “maglia della salute”: il bello è che la fanno vedere, anche se brutta.

23 – I sandali infradito, le cosiddette Flip-Flop, sono il culto pop di ogni donna americana al pari degli zoccoli di legno per le casalinghe italiane.

24 – Agli americani piacciono i calzettoni bianchi di spugna. Li metterebbero ovunque, coi sandali, le ciabatte e con l’abito.

25 – Le ciabatte nere a strisce bianche dell’Adidas che noi usiamo per andare in piscina o al mare, gli americani le usano per andare in giro. Con le calze, ovvio.

26 – I semafori americani non sanno cosa sia il pedone (questo punto si contraddice col successivo): se scatta il verde in una corsia, non è detto che sia verde anche per i pedoni sui marciapiedi che provengono dalla stessa direzione delle auto.

27 – Il pedone è sacro una volta che passa sulle striscie pedonali.

28 – Negli USA al semaforo puoi passare con il rosso (come a Napoli), ma solo se devi girare a destra.

29 – Se andate negli Stati Uniti e siete italiano o arabo, potete guardare negli occhi una donna anche se sconosciuta e salutarla per una strada deserta: se vi sorride, non vi vuole scopare. È solo per educazione. Una donna vi potrebbe sorridere anche dal benzinaio davanti al marito e non ci sarebbe niente di male.

30 – Il mal d’orecchio non è stato causato finalmente da un “colpo d’aria.”

31 – L’aria condizionata è diffusa con un getto proporzionale e non a cascata come in Italia: c’è un progetto scientifico preciso nel rendere felice l’americano nella sua battaglia contro il sudore.

32 – Ci si abitua all’aria condizionata, ma a volte pare di stare nel reparto frigo del supermercato.

33 – Ancora non è stato scientificamente provato il motivo per cui a molti italiani scatta l’istinto di dissenteria ogni qual volta si passa da 40 gradi Celsius di fuori, ai 5 gradi C. di un negozio o luogo pubblico al chiuso.

34 – Gli americani non associano il fegato alla rabbia come nel Medioevo, però non sanno nemmeno dove si trova… il fegato.

35 – Anche la “cervicale” non esiste. E per curare gli strappi muscolari alternano impacchi di caldo, freddo, caldo, freddo… (oddio, ci viene la cervicale solo a pensarci!)

36 – Noi italiani all’estero siamo felici che non abbiamo finalmente le nostre mamme che si preoccupano se usciamo col collo bagnato o che prendiamo freddo. Se usciamo con i capelli bagnati, la tramontana finalmente non esiste.

37 – Finalmente due finestre aperte non fanno “corrente che ci ammazza”.

38 – Gli americani quando hanno un’influenza intestinale bevono una bibita gassata. Gli italiani un po’ di riso in bianco con un pizzico di parmigiano e una goccia di olio d’oliva. Che eleganza!

39 – “Preservatives” non sono i Preservativi, ma i conservanti.

40 – Gli uomini hanno paura ad indossare dei pantaloni rossi.

41 – Se due uomini sono visti a mangiare fuori qualcosa insieme, sia una pizza o insieme al cinema, saranno di sicuro due gay.

42 – Il pigiama. Ancora un indumento che NON dovrebbe oltrepassare la porta d’ingresso della casa. Ma qui oltrepassano porte di supermercati (Walmart è il preferito) uffici postali, scuole, ecc…

43 – La salsa Alfredo dicono che è come quella italiana ai 4 formaggi, però con una differenza: senza i formaggi.

44 – Pensavamo noi italiani fossimo malati di riservatezza ma con gli statunitensi ci accomuna la privacy: è una brutta malattia. E gli americani ne sono malati profondamente.

45 – Sarà un retaggio culturale dell’epoca dei Cow-Boy ma agli americani piace mangiare col cappello in testa. Potendo, anche con gli occhiali da sole: in casa.

46 – Le parolacce non si dicono. Le bestemmie invece non subiscono il beep in Tv: perché fondamentalmente di Dio non ce n’è mica uno solo.

47 – Alcuni americani mangiano i ravioli senza condimento. Non in bianco, proprio senza condimento.

48 – Gli americani sono esagerati in tutto: col patriottismo, con l’aggiunta di salsine e anche con l’entusiasmo.

49 – Quando la gente ride ad una battuta e tu non sai perché, significa che non capisci l’humour americano.

50 – Gli americani ridono per ogni cosa, anche solo per educazione.

51 – La bandiera americana a stelle e striscie deve essere esposta solo di giorno, oppure di notte deve essere illuminata; non deve toccare terra (altrimenti tocca bruciarla) e non deve essere bagnata dalla pioggia (tocca sempre bruciarla); deve essere piegata quando la si mette via; quando usurata va cambiata; quando è vecchia o deve essere bruciata si deve portarla in appositi centri che provvederanno al tutto… guai buttarla nel pattume!

52 – Anche per la bandiera italiana ci sono regole simili, non così rigide, ma nessuno le ha mai sentite per il semplice fatto che non ce ne frega una mazza!

53 – La burocrazia americana ti fa spendere il tempo necessario di un battito di ciglia. La lentezza italiana qui è letteratura fantasy.

54 – In U.S.A. solo se hai un debito e sei in rosso puoi farti un mutuo, se sei in attivo in banca non vali niente. Vedi qui http://www.vivereinusa.com/2011/01/30/carte-di-credito-usa-come-funzionano-e-come-ottenerle

55 – Anche mia suocera americana ha la licenza per redigere gli unici atti “notarili” permessi nel caso della compravendita di immobili: prova ne è che in USA i notai “non esistono”.

56 – La sanità americana  alla fine è come quella privata italiana, molto efficiente: se paghi ti fanno gli esami necessari tutto e subito; con una differenza non da poco: qui se non hai un’assicurazione devi pagare il doppio rispetto che se l’avessi, se infatti ti fai male a un dito e sei assicurato puoi pagare al pronto soccorso 70 dollari, se non sei assicurato ne paghi 700 ma la compagnia assicurativa ne paga all’Ospedale molto meno.
57 – Gli Stati Uniti sono grandi e alcune considerazioni, su cosa è legale e cosa no, a volte scadono e non valgono fra Stato e Stato. Tranne sulla Sanità: esistono le classi come in India, i più poveri o meno abbienti contro chi si può permettere una buona assicurazione sanitaria e vivere sano secondo la Costituzione.

58 – Contrariamente al punto 57, il diritto per Costituzione di pursuit of happiness in Usa è preso alla lettera: non si deve soffrire manco dal dentista che ti anestetizza per quasi due giorni!

59 – In Italia un pazzo potrebbe fare una strage al cinema o in una scuola. Non in Massachusetts, ma facendo un viaggetto fuori porta verso la frontiera di qualche Stato tipo Colorado, Alabama, Virginia o Arizona, avrebbe invece la differenza di trovare le armi facilmente. Anche comprandole in una banca.

60 – Il consumatore americano è così assuefatto allo zucchero tanto da abbinare un vino dolce persino con un vitello nel piatto.

61 – Il pericolo è che anche l’acqua abbia delle calorie. (citazione del mio medico)

62 – Il cibo americano non esiste. Esistono i cibi delle tante etnie.

63 – I bambini al ristorante devono stare zitti. E lontani da altri tavoli per evitare che tirino i capelli ad estranei. (Sta scritto nei libri per genitori)

64 – Gli americani non si vantano in pubblico se compiono una furberia.

65 –  Alcuni tipi di americano medio, detti anche Horders,  non risparmiano ma collezionano ogni tipo di cianfrusaglia. L’espiazione si chiama yard-sell 

66 – Non puoi giocare ad una slot-machine davanti a un minorenne di 20 anni, nemmeno se gli dai succo di mela fingendo che non sia vino rosato novello. Però a 18 anni, anche se non puoi bere vino, è bene ti levi dalle sottane di mamma e papà cambiando casa.

67 – Un adolescente di 18 anni a Natale è costretto a brindare con succo di mela frizzante e credere che sia Prosecco.

68 – Rispettare la fila. La fila davanti a ogni cosa e per qualsiasi motivo. Noi italiani ci siamo abituati dopo millenni di paradiso perduto vissuti sgomitando nella follia da menefreghismo.

69 – In cosa noi italiani amiamo gli Stati Uniti? Perché sul posto di lavoro il tuo capo ti ringrazia e ti apprezza per quello che fai, anche se quel giorno a te sembra tu abbia fatto una cosa da niente.

70 – Gli statunitensi non hanno un buon rapporto con la morte e la malattia. Quest’ultima la si deve curare ad ogni costo: un medico non dirà mai al paziente in fin di vita che “non c’è più niente da fare”, sempre secondo il diritto a vivere felici fino alla fine. Ma se sei un vegetale, un tuo parente stretto -non potendoti vedere soffrire in quel modo-  ha il diritto però di staccarti la spina. (Giusto per finire con una contraddizione…e con una situazione tutta contraria rispetto all’Italia).

Al prossimo siparietto.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.