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La vicenda della nave della Costa crociere schiantatasi sull’sola del Giglio diventata la tragica metafora di un paese in cui le regole sono sempre relative, e in cui chiunque si arroga il diritto all’eccezione, in cui i responsabili non si prendono nessuna responsabilità, in cui i ruoli di comando diventano occasione di potere, continua a rivivere sotto le spoglie dell’amore per le donne nel film GIANNI E LE DONNE – THE SALT OF LIFE di G.DiGregorio.

Guarda dal 3′ minuto in poi

La vicenda della nave (e del suo comandante) è diventata tragica declinazione di gran parte dei mali d’Italia, di gran parte di quei mali che hanno portato l’Italia a un punto di (quasi) non ritorno.
Sono quei gesti inutili, fatti solo di “bella figura” e dettati da quella superficialità, che possono portare un paese, e una nave, verso la catastrofe. È una forma pericolosissima di narcisismo e autocompiacimento che può portare a pensare di poter andare oltre il consentito, oltre il buonsenso solo per il fatto di ricoprire un ruolo di comando. Un conto invece è quando si parla di donne.
È una forma di totale “disprezzo delle regole” che purtroppo è molto più generalizzata di quanto, noi italiani, vogliamo far intendere. I limiti riguardano sempre qualcun altro, la norma è solo per i fessi. Quante volte spacciamo il nostro sciatto anarchismo per estro fantasioso. Per azzardo vitalista. Il Belpaese è ancora quello dove per qualsiasi primo impiego ti fanno test attitudinali. Fessi come pochi, spesso banali e fuorvianti, ma si fanno. Ma un test attitudinale ai certi comandanti non lo hanno fatto.
“Vada a bordo, cazzo” andava detto a tutta la filiera di gestione del personale della Costa Crociera, ma andrebbe detto pure a molti di quegli italiani che giocano a fare i “giusti” con lo “sbagliato” Schettino. A quelli che venderebbero la nonna pur di fare la smargiassata, a Roma li chiamano sboroni.
Andrebbe detto a quelli che proprio come Schettino hanno fatto carriera basandosi sulla faccia tosta, sulla spavalderia, e adesso hanno dimenticato e si reputano i figli della meritocrazia. A tutti quei dirigenti (troppi ne conosciamo) che non prendono mai una decisione una se non quella di non prenderne, che vivono parandosi il didietro, e che contestualmente fan fallire aziende e schiantano ministeri. A tutti quelli che tirano la pietra … e nascondono la mano. A quelli per i quali l’illegalità è una gran figata (come il sindaco dell’isola), ma solo fino a quando non ci scappa il morto. A quelli che per anni hanno accettato, voluto e votato una classe dirigente forgiata sull’infingardaggine e il menefreghismo … e adesso si indignano per l’infingardaggine ed il menefreghismo (presunti) di Schettino. Agli italiani che sono rapidissimi nel giudizio inappellabile, per poi andare in trattoria parcheggiando in divieto.
E poi di fronte ai tragici effetti dei nostri errori scappiamo, facciamo finta di niente, come se la colpa fosse sempre di qualcun altro, di chi “non ha inserito quello scoglio sulle mappe di navigazione”. Scendiamo a terra come se nulla fosse, lasciando la nave a qualche “eroe per caso”. Ecco come va in onda l’arte della scusa anche di fronte all’evidenza. Diciamo bugie, a noi stessi e al mondo. Purtroppo è l’Italia delle compagnie di navigazione e dei sindaci che, naturalmente, non ne sapevano nulla. L’Italia, insomma, che sbatte i mostri in prima pagina e archivia così etica e morale. L’Italia di tutti i giorni.

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Far risultare l’Italia, con l’immagine appena descritta, sembra lo sport di cattivi patrioti. Non mi sembra invece sbagliato il volere migliorarla anche raccontandola oltreoceano, per me che tra l’altro guido i turisti italiani in visita a Boston alla scoperta della storia americana. Questa traduzione va invece agli amici stranieri.

The image of Italy, already dragging in the mud, has been pulled down even further by the Costa Concordia shipwreck and by Costa Allegra. This image continues to live in disguise in the movie by Gianni Di Gregorio named The Salt of Life about women and an old man.

What emerged from that tragedy was a gaping need to fill: the inability to choose the best of Italians workers to put in positions of responsibility, the failure of their –our- system to choose and advance the best that go on to become leaders. This is not to rage against Commander Francesco Schettino, a man whose levity has assumed the dimensions of a mountain, but whoever takes on the responsibility of four thousand lives at sea assumes the role of intermediary between those four thousand people, the crew and God.

That person should be chosen precisely because he doesn’t lie like a child who has been caught out and he doesn’t give in immediately to panic or fear at the moment in which he must coordinate the abandonment of the ship, and this applies also to the officials under his command.

What foreigners find disturbing about us is Italian ‘simpatico’ unreliability and approximation in words and substance, especially when in a non-mortal situation when we tend to seek pardon with a smile. Why did the ship sail so close to Giglioand into its shallow waters? Because her captain, Mr Schettino, wished to please an old chief steward  whose family lives on the island. He proposed an inchino (a sail-past, literally a “bow” or “curtsey”): the huge cruiser – carrying more than 4,000 passengers and crew – would show up and show off with lights glittering and sirens sounding. Once again, an Italian fell into the trap of “la bella figura” – this time, with tragic consequences. La bella figura, the beautiful figure: only in Italian does there exist an expression like this. It means making “a good impression”, in an aesthetic sense. Too often, both in public and private, we confuse what is beautiful with what is good; aesthetic appreciation sweeps ethics aside. Leo Longanesi – a perceptive Italian columnist, our H.L. Mencken – once wrote: “Gli italiani preferiscono l’inaugurazione alla manutenzione”- Italians prefer openings to maintenance. There is a lot of truth in this. It’s not a verdict, but a warning.  Cowardice was a theme in many great films of Italy’s neorealist tradition. Also in economy: It’s also the fact, for example, that one English ebayer trader declared they would not sell anymore to Italy because “for every ten packages sent seven went missing”. It’s the fact that effective merit is an optional in career advancement, which is more influenced by external or foreign factors that have nothing to do with skill. Many things put together, large and small, make up the character of a people.
Italy won’t change from one day to the next because of a shipwreck, but we can stop for a moment and begin to put substance in our words, in all sectors. This is perhaps the first step necessary to give credibility back to Italy.

Cosa c’è in una faccia? Generalmente ci vediamo dentro una finestra sull’intera vita, così tanto da leggerne le emozioni dalle espressioni. Un progetto lanciato lo scorso anno dall’Aeroporto Logan di Boston ha monitorato la sicurezza personale dei passeggeri convertendola dalle scannerizzazioni dei loro movimenti facciali per emozioni sospette. Alcune aziende scientifiche stanno sviluppando modi di giudicare automaticamente l’umore di una persona in parte osservando il movimento dei muscoli del volto. Molti specialisti sono convinti che alcune espressioni di sentimento siano basilari, automatiche, universali. Tristezza, felicità, rabbia e disgusto sono comuni a tutti gli umani. Ma un nutrito numero di psicologi ha da molto confutato questa teoria perché sovrasemplifica come la gente si esprima e come percepisce le emozioni. Il contesto e le conseguenze della cultura, su come ci interpretiamo attraverso le espressioni facciali, hanno il loro peso in quanto le produciamo in un modo illeggibile e poco chiaro.

Nel 1872 ne “Le espressioni delle emozioni nell’uomo e negli animali” Charles Darwin propose che ogni espressione del viso fosse universalmente riconosciuta come una cosa a sé stante, più come una risposta ad un predatore ed eventualmente sviluppatesi dentro di noi come un’abitudine associata all’emozione. Poi negli anni 60 e 70 del secolo scorso psicologi come Paul Ekman lanciarono una nuova ondata di interesse nell’origine dell’evoluzione e nelle espressioni facciali. Esse potevano derivare molto di più da una causa biologica di quanto uno non si accorgesse.

La gente in pratica interpreta le espressioni in modo differente a seconda dalla situazione: il linguaggio del corpo, la familiarità con una persona e le cose che gli stanno attorno. Molte ricerche hanno dimostrato che il linguaggio e il vocabolario influenzano la percezione delle emozioni delle persone. Altri hanno trovato differenze culturali in come la gente interpreta le espressioni facciali degli altri.

In un film possiamo percepire e leggere il sentimento di un viso impassibile di un attore, ma ci aiuta molto di più la scena, le luci, la musica.

 

Mi sono interessato al linguaggio del corpo da quando ho iniziato i miei studi di teatro. Ma più andavo sul palco, e più capivo che fingere non era recitare ma solo mimare una convenzione di gesti: solo lasciandomi andare mi sono liberato successivamente di quella gabbia che il nostro corpo si crea attaverso i tabù.

Così ho compreso che spesso gli equivoci tra due popoli vengono creati proprio dai movimenti del corpo che ognuno a suo modo giudica sbagliati.

I giapponesi per esempio ignorano la stretta di mano e s’inchinano al saluto. Gli americani odiano quei silenzi che mettano a disagio e si rifugiano negli small talks, ma per l’uomo orientale il silenzio è importante per mostrare rispetto alle parole altrui, non solo inoltre guardano in basso quando l’altro parla ma non piace essere toccati in pubblico con una bella pacca sulle spalle occidentale.

Annuire non vuol dire essere d’accordo: per i giapponesi è mostrare di ascoltare l’altro, se sorridono non è per contenteza ma imbarazzo per la rudezza altrui. E dire di No direttamente è considerato rude: solo un Si indiretto è un vero No. L’americano invece pensa che l’uomo orientale nasconda qualcosa se evita lo sguardo.

 

Al prossimo siparietto!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.