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ASCOLTA QUI L’INTERVISTA A FULVIO CAUTERUCCIO: QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SULL’UNITA’ D’ITALIA.

Undici minuti di intervista possono sintetizzare tomi di libri di storia sull’Unità d’Italia? Parlare con l’attore Fulvio Cauteruccio ti dà questa sensazione, è un vulcano di rimandi storici, un susseguirsi di scoperte che farebbero gola a Wikileaks. Sì perché gli sbagli e le letture che ci hanno sempre propinato a scuola sono frutto di prese ideologiche e politiche: nello spettacolo “Terroni d’Italia”, Fulvio Cauteruccio ci racconta invece come sono andate veramente le cose, in pratica una fanfara all’incontrario; non una sfilata pomposa di tricolori e magari grottescamente esposta come trofeo ma un lavoro critico su chi ha veramente costruito lo stare insieme degli italiani, un Unità fatta anche con un certo tipo di federalismo e a un certo prezzo. Che il Sud sia povero lo è grazie ai saccheggi di 150 anni. Come Cauteruccio è riuscito a raccontarcelo? Levando la maschera dei luoghi comuni sul palco del Teatro Studio, piccola grande avanguardia della provincia italiana. Il teatro una volta con i “cunti” ti faceva capire le storie, le cose vere. Oggi si preferisce la Tv dei “reality show”. Per questo l’attore calabro-toscano ha pensato di narrare al pubblico la storia di un pensionato delle Poste che sognava di fare l’attore di arte drammatica. E poi…è andata a finire come ci ha raccontato nell’intervista.

Fulvio Cauteruccio

 

Cari Italiani in vetrina, sò che non siete tutti chiacchiere e distintivo. So che non suonate trombe, o esponete gagliardetti e cantate inni. Ma per una volta, provate sentire il gusto di non fate la guerra tra Buoni contro cattivi. Fascisti contro Comunisti. No, la patria è l’unione di tante differenze, delle diversità fra padri e figli. La Patria è di tutti, come ha detto il Presidente della Camera dei Deputati

Qualche scalmanato teppista indifferente mi ha scritto che questo 17 marzo lui non festeggia il 150° dell’Unità d’Italia, perché l’Italia, a suo dire, non si prende cura di lui. Ho risposto di non chiedersi piuttosto se sia lo Stato che debba far qualcosa per lui, ma se lui riesca a fare qualcosa per la Nazione. E’ proprio vero, come qualcuno ha detto, che gli italiani sono sempre gli altri. Ognuno delega a qualcun altro le responsabilità. A chi si pronuncia con questi anarchismi di colore, consiglio loro di leggersi chi si è sacrificato per il pezzo di terra che calpestiamo: QUI lo scrittore laziale Pennacchi sul Secolo d’Italia lo ha descritto molto bene.

Ma la Patria, l’Unità d’Italia non sono nemmeno una parata militare di un solo giorno. Filippo Rossi su Il Futurista lo aveva previsto già qualche giorno prima della celebrazione sulle possibile orgie di retorica patriottarda. E infatti gli uomini di un Pdl ormai morto – con gli ex An in prima fila (in fondo è l’unica cosa che sanno fare) – hanno saputo esporre quelle parate sessuali in pieno stile televisivo, falso, pieno di doppie morali. Filippo Rossi così ha poi scritto: “Il patriottismo pidiellino è una coccarda su un cuore d’acciaio: messa senza passione, giusto per darsi una ripulita. Giusto per nascondere quel che si è veramente, per cercare di far dimenticare agli italiani quel che si è fatto. Dopo aver difeso chi ha messo il paese nell’imbarazzo mondiale, dopo aver trasformato l’Italia in uno zimbello globale, una mano sul petto e quattro strofe imparate a memoria non potranno ripulire la coscienza, non potranno cancellare i peccati passati e futuri. Non si può essere patriottici per un giorno solo. L’amore patrio non è una sveltina”.

Se dunque fatta Italia c’è da fare ancora gli italiani, come dice la famosa frase pronunciata dai padri dell’Unità, la dice lunga un servizio televisivo apparso nella trasmissione televisiva Le Iene sulla recidiva ignoranza di molti politici contemporane riguardo la nostra storia. A loro consigliamo quest’altro link come piccolo ripasso di storia

Noi italiani abbiamo tante stranezze, contraddizioni…è per questo che ho contribuito a porre domande e soluzioni QUI. Ma lo faccio all’indomani, perché i propositi non fanno parte di uno stile da marcia militare con coccarda da mostrare, ma sono concretezze di plebisciti di ogni giorno.

Ci sono alcuni connazionali condannati in carceri estere a lunghe pene detentive per evasione fiscale, per non aver pagato l’Iva, per aver venduto merce contraffatta; è gente incredula che ancora non si capacita di stare in galera per cose che in Italia aveva sempre fatto impunemente, che continua a chiedersi cosa mai significasse la motivazione espressa dal giudice: “Lei ha sottratto alla comunità risorse che servono per curare i malati ed educare i bambini, lei ha danneggiato il lavoro degli operai che producono merce non contraffatta…”.

Sì, viviamo in una nazione che non ha fatto della legalità e del merito il proprio valore. Ma sventoliamolo nel cuore quel respiro positivo che fa sì che un cammino diventi traccia indelebile! Solo chi non si migliora, non sa poi stare in piedi sulla propria terra e, di conseguenza, nemmeno vivere.

Cari italiani, uno specchio che vi consiglio è di vedere lo spettacolo di cui vi anticipo l’intervista in podcast all’attore Fulvio Cauteruccio, cliccando su questo link.

Uno Nessuno e Centomila di Pirandello in scena al Teatro La Pergola di Firenze fino al 20 marzo 2011

Soprattutto perché anche un cagnolino che ha preso parte alla scena teatrale in un ruolo secondario, correva e scodinzolava sul palco quando il pubblico, del Teatro La Pergola di Firenze strapieno, applaudiva e cantava l’Inno di Mameli. Anche quel piccolo animale così fedele, si sentiva libero.

Fulvio Cauteruccio nei panni di Vitangelo Moscarda

Buon compleanno a tutti Voi, e a tutti NOI!

E’ sempre così. La realtà supera la fantasia. Tanto poi che quest’ultima ha dei scrupoli pirandelliani. La linea editoriale di questo blog parla chiaro. Tant’è vero che per rispolverare quanto scrissi tempo fa:

Qui abbiamo parlato della MERITOCRAZIA

Qui abbiamo parlato della mattinata tipo di un PRECARIO

Qui abbiamo parlato di come trova lavoro un MAMMONE o BAMBOCCIONE

Ora però esiste la realtà delle sentenze, contrapposte ai tre precedenti “film” mentali di cui raccontai a riguardo.

Problema mammoni numero 1. Sentenza della Cassazione del 26 gennaio 2011. La Corte, pur confermando che il mantenimento non è più dovuto ai figli sposati, ha accolto il ricorso di una madre che chiedeva all’ex marito un contributo per la figlia maggiorenne e studentessa in medicina che si era sposata con un giovane di Santo Domingo, anche lui studente. La coppia di ragazzi non si era realizzata professionalmente e non era ancora entrata nel mondo del lavoro. Dunque il papà deve continuare a contribuire al mantenimento dell’erede che, a ogni modo, era sempre rimasta a vivere con la mamma. Ma in questo caso, ha poi spiegato il collegio, non ricorrono i presupposti tipici del matrimonio, per i quali l’obbligo di sostentamento diventa reciproco solo tra i coniugi, con la realizzazione di una «comunione materiale e spirituale di vita», dato che la figliola e il marito erano giovani ed entrambi studenti. Non propro studentelli, però: la ragazza aveva già conseguito una laurea breve in scienze motorie ma aveva deciso di proseguire gli studi in medicina.

Problema bamboccioni numero 2. La precedente sentenza fa il paio con un’altra, depositata il 24 gennaio, con la quale si è condannato un padre al mantenimento di un figlio maggiorenne, iscritto all’università e che già percepiva redditi sia di lavoro, sia da parte del padre stesso e della madre. Secondo la corte, l’autosufficienza economica equivale alla percezione di un reddito corrispondente alla «professione acquisita» (se uno si è laureato in ingegneria e fa il disc-jockey non sarà mai autosufficiente) in relazione alle  normali e concrete condizioni di mercato (che evidentemente spetterà ai giudici definire). C’è di più: l’onere della prova di dimostrare che il figlio ha un reddito adeguato ricade sul genitore, il quale, per esempio, dovrà dimostrare che la società dalla quale il giovane percepiva denaro non era “di comodo” né gli varrà far notare che la mamma gli aveva regalato un’autovettura dal valore di 22mila euro.

 

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.