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LE MIE DIECI PROPOSTE

Da valutare dopo la mia sottoscrizione a questo Manifesto di Ottobre

1)Abbassamento del quorum per il referendum e innalzamento delle firme per promuoverlo.

E’ noto – lo predica la Costituzione (art. 75) – che per passare l’effetto abrogativo, il referendum che lo propone deve raggiungere il quorum del 50% + 1 dei voti. Perciò se questo criterio non viene rispettato, benché i voti (validamente) espressi rappresentino la maggioranza dei voti complessivamente espressi, il referendum non è valido.

E’ L’ORA di procedere all’abrogazione del quorum minimo per la validità del referendum. In altre parole, se una simile proposta dovesse passare, una legge potrebbe venir abrogata anche se a votare al referendum siano solo in mille, a patto che la maggioranza di questi mille dica sì all’abrogazione. Così, il senso civico dei cittadini si andrebbe a svegliare, vista la scarsa partecipazione ai referendum, di cui molti oggi si lamentano. Se andiamo a scoprire chi era d’accordo, prima che si dica che è una proposta demagogica, scopriamo tre nomi della maggioranza come La Russa, Capezzone e Maroni. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo il flop dell’ultimo referendum del giugno 2009 sul quesito della legge elettorale, il quorum per il referendum avrebbe dovuto ridursi al 35%, ma aumentato di molto il numero delle firme per promuoverlo, così da evitare strumentalizzazioni di fazioni politiche avverse. Sull’innalzamento delle firme da raccogliere era d’accordo anche il Ministro degli Interni Maroni, che avrebbe presentato una proposta di legge, e il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, convinto della necessità di superare, però, «il meccanismo del quorum, e, come accade in America o in Svizzera, lasciare la decisione ai cittadini che di volta in volta scelgono di andare a votare».

 

2) Privatizzare solo due canali RAI, aumentare il campione dell’audience, Raiuno senza pubblicità

E’ L’ORA di alzare il campione d’ascolto, renderlo numericamente più grande, determinarlo anche in base a criteri più veritieri. Non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel.

E’ L’ORA di un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione: è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?). Raidue al governo, con la programmazione che di solito era del primo canale; Raitre all’opposizione, con la programmazione che di solito era caratteristica del secondo canale. Così da fare di Raiuno un solo canale senza pubblicità, con un canone di soli 40 euro e con Tg regionali e sola cultura pubblica. E’ inutile far pagare un canone ingiusto (dicesi tassa sull’uso del televisore) quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 3 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace, con l’introduzione dell’indice di gradimento (un’indice anche qui molto alto e rappresentativo); è inutile quindi far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda (tranne all’estero, purtroppo.) Per saperne di più, ho fatto convergere l’opinioni di giornalisti anche in questo link del blog https://spremiacume.wordpress.com/2010/01/16/lettera-a-politici-e-giornalisti/

 

3) Creare spot educativi per la meritocrazia e per un servizio clienti migliore delle aziende

Lo stile di vita italiano può affascinare i turisti ma l’uso di Internet è tra i più bassi in Europa come i salari, gli investimenti esteri e la crescita mentre pensioni, debito pubblico ed il costo dell’apparato statale sono tra i più alti. Senza contare il bassissimo senso di appartenenza dell’italiano al suo paese. Prova ne ha questo articolo che parla di fuga all’estero http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html Che in Italia non ci sia meritocrazia lo sanno anche i bambini, oltre al New York Times http://www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&oref=slogin&pagewanted=all

Un servizio clienti medio italiano è quello dove si risponde male al cliente, gli si rende la vita complicata, non approfitta delle opportunità, gli si mettono in mente pensieri negativi dell’azienda.

Se c’è bisogno di fare ancora gli italiani, anelando alla perfezione dopo 150 anni, E’ L’ORA di provare a far cambiar loro mentalità aziendale: una delle prime soluzioni può essere quella di agire con una campagna educativa, via radio, tv, cartacea, su manifesti, per invogliare l’italiano a fare qualcosa per l’Italia, senza aspettarsi che sia lo Stato a fare qualcosa per lui. Prova di questo mancato savoir-fare nel marketing è la lentezza della comunicazione, l’approssimazione, la disorganizzazione delle aziende (anche le più piccole come la ferramenta sotto casa), gli scioperi, e appunto il servizio clienti. La seconda delle soluzioni, potrebbe essere quella di vietare l’uso del “coperto” nei ristoranti, creando un patto sindacale con gli esercenti, regolarizzando le mance per chi realmente fa un lavoro migliore rispetto poi a chi si siede sugli allori. La terza, ma non la meno importante, delle soluzioni potrebbe essere anche quella di creare un accesso universitario molto più selettivo in base agli studi di scuola superiore: in questo senso le scuole di secondo grado si sentirebbero in gara per garantire un curriculum di tutto rispetto al futuro studente universitario.

 

4) Temi etici

E’ L’ORA della revisione del concordato Stato-Chiesa, con l’introduzione nelle scuole della materia STORIA DELLE RELIGIONI, insegnata da laici e non da cattolici. No all’insegnamento dell’Islam ma nemmeno a quello dei preti cattolici.

 

5) Adozioni

E’ L’ORA di snellire le pratiche d’adozione e cambiare la legge sulle adozioni internazionali: è assurdo e solo “italiano” il fatto che ci vogliano molti anni prima che una coppia possa adottare, quando ormai i coniugi sono magari non più giovani. E’ L’ORA di aiutare i tanti bambini orfani che rimangono nei centri di accoglienza per tanto tempo, vivendo un’infanzia priva dell’amore materno e paterno: permettiamo che anche una coppia di fratelli o due sorelle possano adottare, fermo restando che il bambino possa avere la figura maschile e femminile sin dalla tenera età in linea con i dettami della Costituzione sulla famiglia naturale.

 

6) Scuola e senso civile dell’educazione

Citando un passo del libro di Fini contro il paternalismo di una società protezionista.
“…una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.
E’ L’ORA di risolvere e far praticare il SENSO CIVICO. Qui, nel link successivo, troviamo le proposte che ne hanno dati gli internauti, da un amo/stimolo che ho appunto buttato nella rete per far convergere soluzioni.
https://spremiacume.wordpress.com/2009/09/20/schiaffi-ai-figli-ci-vuole-un-referendum-come-sara-andato-a-finire/

 

7) Burocrazia

E’ L’ORA di abolire la casta dei Notai nella stipula degli atti previsti dal Codice Civile. (Tanto sono pochi per poter spostare il voto)

 

8 ) Ambiente

La Germania sfrutta l’energia solare più di noi. Eppure il sole lo vede molto meno rispetto ai mesi che il Belpaese è coperto dal calore solare. E’ L’ORA del potenziamento dell’energia solare come quella eolica. Non solo per gli edifici pubblici ma anche con finanziamenti per l’edilizia privata.

 

9) Giovani e le potenzialità del diritto del web

E’ L’ORA di più wireless e wimax nelle piazze per la crescita di un’economia ancora così paurosa di un’opportunità come il web.
Sopratutto per quanto la rete è utile per il servizio clienti di un’azienda. Qui l’articolo sul Secolo http://www.scribd.com/doc/39058408/Non-e-un-paese-per-Internet#source:facebook
Qui la proposta da FareFuturo e che faccio mia http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8896&Cat=1&I=..%2Fimmagini%2FFoto+U-Z%2Fwififan_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41

 

10) Arte e cultura

L’Italia possiede gran parte del patrimonio mondiale di beni culturali: in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, E’ L’ORA di informare nelle scuole e nelle famiglie l’importanza dei beni architettonici nascosti e facilitarne la loro raggiungibilità con strumenti di viabilità più efficaci.

EMANUELE CAPOANO

Attore teatrale, scrittore web

 

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DUE QUESTIONI DA SPREMERE NEL NOSTRO TORCHIO

DOVE DI SICURO NE SUBISCE LA PELLE IL CORPO DELLE DONNE (Clicca qui per il video sul corpo delle donne)

1° – Barbara Serra, anchor woman di Al Jazeera International intervistata da Vittorio Zincone, ha sentenziato quanto ci è utile a farci svegliare. Barbara Serra inghiotte stereotipi e pregiudizi da quando aveva otto anni: i compagni di classe a Copenaghen accusavano gli italiani di puzzare d’aglio; alcuni telespettatori, quando lavorava per Sky, le scrivevano che guardarla condurre un tg era come assistere a una puntata dei Soprano, e una receptionist sbadata un giorno la registrò come rappresentante di Al Qaeda, invece che come inviata di Al Jazeera. Spremiamo dunque un po’ quello che ha detto.

«I nostri politici dovrebbero accettare critiche e domande con meno permalosità e il pregiudizio degli inglesi nei confronti degli italiani non è peggio di quello che gli italiani hanno sul mondo arabo[…] In Italia c’è la sindrome di Non è la Rai, sin da quando sono piccole, dalle italiane ci si aspettano mossettine e sorrisetti. Ma se di donne nude o scosciate se ne vedono in tutto il mondo, non bisognerebbe citare la pagina del quotidiano inglese Sun dedicata al topless. Quello è un giornale ultrapop. In Italia è un continuo in TV, a tutte le ore. In Danimarca quando ero ragazza, c’erano film porno in chiaro, ma dopo mezzanotte. In Italia è un proliferare 24 ore su 24 di cosce e scollature anche tra le giornaliste.[…] Il ministro Mara Carfagna è colta e intelligente. Ma non è arrivata dov’è per il suo peso politico, per i voti raccolti. E’ all’estero la classificano come ex showgirl. […] In Italia se poni una domanda scomoda sembra sempre che lo fai come avversario politico o come testata giornalistica ostile. E’ come se non esistesse un punto di vista obiettivo: per farsi un’idea di che cosa sia successo si è costretti a comporre un puzzle di sette telegiornali, per fare una media. La domanda allora è una. Perché gli italiani pagano il canone Rai? La tv di Stato che ci sta a fare? A Londra, accendi la Bbc, ti guardi un tg e sei a posto. […]

In Italia non c’è meritocrazia: un giorno ho incontrato un famoso direttore di un tg. Gli ho chiesto come mai le grafiche del suo telegiornale fossero così antiquate. Ma lui non aveva idea di che cosa stessi parlando: “Grafiche?”. La sensazione è proprio che spesso nei posti strategici non ci siano i migliori

Eccone un esempio estremo di certa Tv trash statunitense

_____

2° – Dall’altro lato della barricata. C’è un Vittorio Feltri che in un editoriale di Panorama dell’inizio di quest’anno, se la prende con i giornalisti-cronisti che diventano quasi addetti stampa dell’autorità, dimenticando le tesi degli innocentisti in un fatto di cronaca: il tutto a favore di un’informazione sbilanciata in senso colpevolista.

«I cronisti si precipitano sul luogo del delitto e lì si incontrano e fanno subito comunella non solo perché facendo lo stesso mestiere si conoscono da tempo, ma anche perché si temono l’un l’altro. Già, hanno il terrore di “bucare” una notizia. Bucare una notizia significa che tu ce l’hai e la scrivi, io non ce l’ho e non la scrivo, quindi domani il caporedattore, constatata la lacuna nel mio articolo, mi darà del cretino. Ecco perché molti colleghi giornalisti preferiscono lavorare in gruppo: perché così si marcano a vicenda. Bisogna andare in questura o in procura? Si va tutti insieme. Oppure alcuni vanno in questura, altri in procura e, alle 6 di sera, si scambiano gli appunti. Nella sostanza, il giorno appresso i quotidiani hanno il medesimo servizio. Appiattimento totale, però nessun rilievo dai capi delle redazioni. C’è di più. I cronisti che viaggiano nel gregge di norma attingono alle fonti ufficiali per evitare smentite. Prima parlano col comandante dei carabinieri, poi con il pubblico ministero, e bevono le loro dichiarazioni, le loro sensazioni, i loro ragionamenti e utilizzano il tutto per la stesura del pezzo

Nella Tv italiana, però, gli avvocati difensori di un caso di cronaca ci vanno. Proprio perché invitati, affinché si eviti il totale tritacarne mediatico che è comune in Italia. Il problema della prima questione di Barbara Serra, fa la differenza che almeno chi fa le domande sà cosa chiede. Chi risponde, a volte non sa difendersi. Come in questo video. CHI E’ COLPEVOLE DI NON RISPONDERE? CHI E’ INNOCENTE SULLE OSCENITA’ BOMBARDATECI OGNI GIORNO?

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.