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Oltre 1000 studenti tra i 15 e i 18 anni in Italia la pensano così:

1) Il 34% dei giovani non ha mai sentito parlare (o solo qualche volta) della imposizione del pizzo e ad una verifica successiva si riscontra che solo il 76% di coloro che hanno dichiarato di sapere cosa sia il “pizzo”conferma che si tratta di una estorsione.

2) Per il 31% dei ragazzi la mafia rimane una invenzione se non addirittura un bene.

3) Nel caso in cui si subisse un’ingiustizia, il 48% di coloro che hanno risposto al sondaggio afferma che provvederebbe a vendicarsi direttamente o, peggio, si affretterebbe a chiedere aiuto a qualcuno in grado di spalleggiarli. Solo il 52% si dichiara disponibile a denunciare le malefatte altrui.

4) Il 71% esprime sfiducia nelle istituzioni.

5) Il 41% del campione intervistato ritiene che le forze di polizia siano sbirri e basta se non persino inutili.

6) Per il 64% dei giovani la politica è solo uno spreco di denaro pubblico (44%) o, peggio, non sa come definirla (i non so raggiungono il 20%).

7) Per il 18% degli intervistati Falcone e Borsellino sono degli illusi se non addirittura dei fessi.

8 ) Una percentuale del 26% di intervistati è convinta che la mafia bisogna accettarla o rassegnarsi a conviverci.

9) Il 10% di studenti considera Riina e Provenzano uomini d’onore e il 5% ritiene che si tratti di soggetti perseguitati dalla malasorte.

Ne deduciamo: nel primo caso del sondaggio, la nostra fiducia nello Stato non c’è. Ma nel secondo caso, gli stranieri che, imitandoci nel gesticolare come nel video, amplificano il nostro carattere di italiani così creativi e confusionari, non credono d’altra parte nel nostro possibile senso del ribellarsi davanti alla stasi governativa di oggi. SMUOVERE L’ARIA FA BENE è una delle nostre contraddizioni dunque di italiani? Temere i colpi d’aria e le correnti e non domarle. Carmelo Bene ci aveva visto molto prima sullo specchio che si crea quando si adora un solo Dio mediatico

Che le donne non siano rispettate nella pubblicità lo si puo vedere ANCHE QUI IN QUESTA SLIDESHARE SUI MODELLI DI COMUNICAZIONE.  Che gli eroi non vengano rispettati, succede però dall’Unità d’Italia ad oggi.

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ASCOLTA QUI L’INTERVISTA A FULVIO CAUTERUCCIO: QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SULL’UNITA’ D’ITALIA.

Undici minuti di intervista possono sintetizzare tomi di libri di storia sull’Unità d’Italia? Parlare con l’attore Fulvio Cauteruccio ti dà questa sensazione, è un vulcano di rimandi storici, un susseguirsi di scoperte che farebbero gola a Wikileaks. Sì perché gli sbagli e le letture che ci hanno sempre propinato a scuola sono frutto di prese ideologiche e politiche: nello spettacolo “Terroni d’Italia”, Fulvio Cauteruccio ci racconta invece come sono andate veramente le cose, in pratica una fanfara all’incontrario; non una sfilata pomposa di tricolori e magari grottescamente esposta come trofeo ma un lavoro critico su chi ha veramente costruito lo stare insieme degli italiani, un Unità fatta anche con un certo tipo di federalismo e a un certo prezzo. Che il Sud sia povero lo è grazie ai saccheggi di 150 anni. Come Cauteruccio è riuscito a raccontarcelo? Levando la maschera dei luoghi comuni sul palco del Teatro Studio, piccola grande avanguardia della provincia italiana. Il teatro una volta con i “cunti” ti faceva capire le storie, le cose vere. Oggi si preferisce la Tv dei “reality show”. Per questo l’attore calabro-toscano ha pensato di narrare al pubblico la storia di un pensionato delle Poste che sognava di fare l’attore di arte drammatica. E poi…è andata a finire come ci ha raccontato nell’intervista.

Fulvio Cauteruccio

 

Perché gli italiani non si indignano? “Perché i troppi scandali hanno indurito la nostra scorza e l’immoralità è al potere”, secondo lo scrittore opinionista Marcello Veneziani in un articolo su una rivista femminile. Per lui gli italiani distinguono tra ciò che attiene alla morale privata e ciò che riguarda la politica pubblica. Ma è una doppia bugia, perché Clinton cadde perché aveva avuto rapporti sessuali con una stagista: negli Stati Uniti non è solito costume l’orgiastica serata usata come merce di scambio con i potenti. E pensare il notista politico Veneziani, che da grande vuole fare il politologo, la pensava però diversamente durante i periodi del divorzio di Silvio Berlusconi da sua moglie; si trovò in disaccordo (ma con tiepido rimprovero per non disturbare il manovratore) sul potere che il premier dava alle donne stupide e coquotte: «Rende plateale e seriale quel che altri fanno di nascosto, magari con più morbosità e meno giocosità. Più che delegittimare e mortificare le donne, lui le santifica ma quelle sbagliate. Dà cioè troppa importanza a quelle che hanno un bell’aspetto, le mette al centro del suo sistema di potere prima come svago e ricreazione ma poi dà un ruolo eccessivo credendo che la vivacità e la loquacità siano virtù in carriera politica. Non solo alle ragazze che hanno fatto spettacolo ma anche alle mignotte trattate come regine». Altri esempi di bandiere ipocrite? Ignazio La Russa, ministro della Difesa, quando diede un timido assenso alla legge sulla nuova cittadinanza, ora invece il voto agli immigrati secondo lui non fa parte del pantheon delle idee di Destra. Ecco un altro che cambia idea a suo tornaconto. In paesi stranieri, politici cornificati dalla moglie si dimettono. Da noi l’eccesso dall’altro lato invece detta la regola. Qualcuno ha detto che il popolo delle monetine da tirare ai politici è scomparso, sostituito dal popolo dell’Auditel. E chi sta davanti la TV ci crede, come quando tutti quanto vedemmo un politico pronunciare ad un congresso politico queste parole: “Non tutti gli italiani sono comprabili. Chi si fa comprare è merce. Io sento libero….Il PdL è un grande fallimento politico…” . Due giorni dopo che questo innominabile prostituto aveva pronunciato queste parole, era a Palazzo Grazioli dal Cavaliere Berlusconi.

LE PAROLE INASCOLTATE DI UN ICONA DEL NOSTRO TEMPO

Lo scrittore Roberto Saviano

Regalare alla sinistra Roberto Saviano sarebbe una delle sciocchezze più tragicomiche che il centrodestra potrebbe fare. Lo hanno detto a gran voce Filippo Facci su Libero e Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Saviano proviene da una formazione culturale legale almirantiana, dagli elogi alle idee di Ezra Pound: il centrodestra avrebbe potuto farne un proprio simbolo, ma ragionare in questo modo sarebbe comunque fare un torto a uno scrittore che giustamente tiene alla propria indipendenza da ogni schieramento, e che ripete, ogni giorno, che la lotta alla mafia e alla camorra non è di destra né di sinistra. Non a caso lo stesso scrittore ha affermato di essere cresciuto in un’epoca in cui missini e comunisti combattevano insieme contro la criminalità. Cos’ha fatto però di male? Lo scrittore Roberto Saviano nel suo monologo all’ ultimo spettacolo televisivo record di ascolti “Vieni via con me” ha parlato anche della questione rifiuti in Campania spiegando i motivi che, secondo lui, hanno portato alla saturazione delle discariche in Campania. “Ma come è possibile che le discariche siano così piene visto che la Campania ne è piena?” si chiede Saviano. “Le discariche del Sud – ha detto Saviano – sono piene di spazzatura del Nord, il Sud è la pattumiera del Nord Italia e di parte d’Europa”. Per questo, secondo lo scrittore, “quando ascoltiamo le risposte dei politici del Nord che dicono ‘non vogliamo la vostra spazzatura, sono problemi di Napoli’, in realtà non è così: la spazzatura di Napoli è di tutti, il Paese è unito, ragionare così è da codardi, miopi e in malafede”. Nel suo monologo, Saviano aveva raccontato che alcune aziende del Nord Italia hanno affidato ad imprese in odore di camorra lo smaltimento dei rifiuti speciali a costi nettamente inferiori rispetto al mercato: “i rifiuti tossici costa smaltirli legalmente, 62 centesimi al chilo, ma la camorra a 8 centesimi risolve tutto”. Rifiuti in viaggio verso la Campania che una volta giunti a destinazione si trasformano: Saviano aveva anche spiegato il meccanismo del giro di bolla, per cui rifiuti tossici “cambiano ‘passaporto’ e diventano rifiuti legali”. Ma davvero formidabile però la capacità di certa Lega di farsi dei nemici. Maroni volle un contraddittorio per difendersi da false accuse, solo perché lo scrittore casalese aveva affermato quello che già i magistrati sanno e cioè che la Ndrangheta al Nord cerca affari con gli amministratori della Lega. E il partito di Bossi però non sa che Saviano si congratulò pubblicamente con il ministro Maroni per le brillanti operazioni di polizia che cominciarono a smantellare la cupola camorristica di Gomorra. E in cambio aveva ricevuto molti e risentiti rimbrotti della sinistra. L’ultima lezione di Saviano al programma televisivo dell’anno “Vieni via con me” sulle possibili infiltrazioni della Ndrangheta nel tessuto economico del Nord e nelle amministrazioni governate dalla Lega rientrano addirittura nella buona fede che lo scrittore campano riserva verso governi locali che potrebbero anch’essere onesti ma che la Lega ha pure questa volta scambiato come accuse, illazioni e offese invece di ringraziarlo. Ma da chi si siede su una poltrona ben calda, mai che arrivi un riconoscimento, una parola di solidarietà per chi è costretto a vivere una vita blindata a causa delle minacce camorriste. L’unico gioco di Pdl e Lega è quello del vittimismo, del regalare alla sinistra anche ciò che alla sinistra non appartiene di diritto. Soprattutto quando Saviano ha affermato, in una famosa intervista di Buttafuoco su Panorama, che “il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali; le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria, e chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra”. Il motto invece del direttore del Tg4 Emilio Fede & company pare sia quello invece del “molti nemici molto onore”. Ma per chi disse queste parole, sappiamo poi come andò a finire. E non in una discarica.

DUE QUESTIONI DA SPREMERE NEL NOSTRO TORCHIO

DOVE DI SICURO NE SUBISCE LA PELLE IL CORPO DELLE DONNE (Clicca qui per il video sul corpo delle donne)

1° – Barbara Serra, anchor woman di Al Jazeera International intervistata da Vittorio Zincone, ha sentenziato quanto ci è utile a farci svegliare. Barbara Serra inghiotte stereotipi e pregiudizi da quando aveva otto anni: i compagni di classe a Copenaghen accusavano gli italiani di puzzare d’aglio; alcuni telespettatori, quando lavorava per Sky, le scrivevano che guardarla condurre un tg era come assistere a una puntata dei Soprano, e una receptionist sbadata un giorno la registrò come rappresentante di Al Qaeda, invece che come inviata di Al Jazeera. Spremiamo dunque un po’ quello che ha detto.

«I nostri politici dovrebbero accettare critiche e domande con meno permalosità e il pregiudizio degli inglesi nei confronti degli italiani non è peggio di quello che gli italiani hanno sul mondo arabo[…] In Italia c’è la sindrome di Non è la Rai, sin da quando sono piccole, dalle italiane ci si aspettano mossettine e sorrisetti. Ma se di donne nude o scosciate se ne vedono in tutto il mondo, non bisognerebbe citare la pagina del quotidiano inglese Sun dedicata al topless. Quello è un giornale ultrapop. In Italia è un continuo in TV, a tutte le ore. In Danimarca quando ero ragazza, c’erano film porno in chiaro, ma dopo mezzanotte. In Italia è un proliferare 24 ore su 24 di cosce e scollature anche tra le giornaliste.[…] Il ministro Mara Carfagna è colta e intelligente. Ma non è arrivata dov’è per il suo peso politico, per i voti raccolti. E’ all’estero la classificano come ex showgirl. […] In Italia se poni una domanda scomoda sembra sempre che lo fai come avversario politico o come testata giornalistica ostile. E’ come se non esistesse un punto di vista obiettivo: per farsi un’idea di che cosa sia successo si è costretti a comporre un puzzle di sette telegiornali, per fare una media. La domanda allora è una. Perché gli italiani pagano il canone Rai? La tv di Stato che ci sta a fare? A Londra, accendi la Bbc, ti guardi un tg e sei a posto. […]

In Italia non c’è meritocrazia: un giorno ho incontrato un famoso direttore di un tg. Gli ho chiesto come mai le grafiche del suo telegiornale fossero così antiquate. Ma lui non aveva idea di che cosa stessi parlando: “Grafiche?”. La sensazione è proprio che spesso nei posti strategici non ci siano i migliori

Eccone un esempio estremo di certa Tv trash statunitense

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2° – Dall’altro lato della barricata. C’è un Vittorio Feltri che in un editoriale di Panorama dell’inizio di quest’anno, se la prende con i giornalisti-cronisti che diventano quasi addetti stampa dell’autorità, dimenticando le tesi degli innocentisti in un fatto di cronaca: il tutto a favore di un’informazione sbilanciata in senso colpevolista.

«I cronisti si precipitano sul luogo del delitto e lì si incontrano e fanno subito comunella non solo perché facendo lo stesso mestiere si conoscono da tempo, ma anche perché si temono l’un l’altro. Già, hanno il terrore di “bucare” una notizia. Bucare una notizia significa che tu ce l’hai e la scrivi, io non ce l’ho e non la scrivo, quindi domani il caporedattore, constatata la lacuna nel mio articolo, mi darà del cretino. Ecco perché molti colleghi giornalisti preferiscono lavorare in gruppo: perché così si marcano a vicenda. Bisogna andare in questura o in procura? Si va tutti insieme. Oppure alcuni vanno in questura, altri in procura e, alle 6 di sera, si scambiano gli appunti. Nella sostanza, il giorno appresso i quotidiani hanno il medesimo servizio. Appiattimento totale, però nessun rilievo dai capi delle redazioni. C’è di più. I cronisti che viaggiano nel gregge di norma attingono alle fonti ufficiali per evitare smentite. Prima parlano col comandante dei carabinieri, poi con il pubblico ministero, e bevono le loro dichiarazioni, le loro sensazioni, i loro ragionamenti e utilizzano il tutto per la stesura del pezzo

Nella Tv italiana, però, gli avvocati difensori di un caso di cronaca ci vanno. Proprio perché invitati, affinché si eviti il totale tritacarne mediatico che è comune in Italia. Il problema della prima questione di Barbara Serra, fa la differenza che almeno chi fa le domande sà cosa chiede. Chi risponde, a volte non sa difendersi. Come in questo video. CHI E’ COLPEVOLE DI NON RISPONDERE? CHI E’ INNOCENTE SULLE OSCENITA’ BOMBARDATECI OGNI GIORNO?

Il futuro della libertà

Ogni volta che rivedo il filmato dei due tedeschi darsi la mano attraverso il varco sul Muro di Berlino, creato dai picconi delle due frontiere, piango e ricordo quando ero piccolo. O meglio, a quando la mia maturazione politica si stava formando. Erano finite le ideologie, già da allora. L’Italia ha purtroppo subìto da quel momento cambiamenti legati a vicende giudiziarie che un capopopolo televisivo e animatore demagogo poi ne ha approfittato facendola da padrona per molti anni, programmando a volte economie in grado di sviluppare l’Italia ma troppo spesso governando con tagli alla cultura e all’educazione.

Quello che invece Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera, ex vice premier ed ex ministro degli Esteri, ha voluto scrivere nel suo libro IL FUTURO DELLA LIBERTA’ Consigli non richiesti ai nati nel 1989 è sicuramente uno spartiacque ulteriore a quel muro. Un altro fiume che vuole rompere possibili nuovi steccati. Molti altri muri infatti si sono ricostruiti nel frattempo, dopo il crollo di quello comunista. Questo è il pericolo. Primo fra tutti il comportamento narcisistico del “non ho molta voglia”, dettato anche da delusioni e pessimismi di chi, in primis i giovani, dovrebbe essere la generazione del futuro.

Ci piace, in questo libro, l’aver citato innanzitutto il paradosso della maleducazione e del protezionismo paternalista che c’è oggi nelle famiglie italiane. Mi spiego. Riportiamo un passo del libro: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.

Questo è un libro che però non è rivolto solo i nati nel 1989. E’ un pretesto per ripartire da quelle premesse, per ripartire da un’altra storia che rischia di scivolare in clerico-populismi, in vecchi italianismi di parrocchia (la laicità positiva proposta da Fini la dovrebbero considerare certi ambienti del Vaticano per non perdere ancora più pecore del gregge), per demolire non quello che si è costruito in questi anni: un patto di cittadinanza che anche i nati del 2009 potrebbero ricordare come un mondo già costruito e sciupato da molti treni perduti.

Qui una recensione nel web e QUI come ne ha parlato il sito Libertiamo

Gianfranco Fini

Per rinverdire polemiche o forse meglio non dimenticare le stupidaggini di certi politici che alimentano campagne di comunicazione sballate, vedi alla voce tutti contro Saviano o i film come La Piovra con Michele Placido, che a loro dire avrebbero sporcato l’immagine dell’Italia all’estero (ahimé)… a nessuno però ho mai sentito fare una riflessione basata su chi vive il Sud ogni giorno. Sono sempre stato dell’opinione che i film sulla mafia non hanno fatto altro addirittura che elogiarla e cantarne le gloria. Persino IL PADRINO o anche un film di denuncia come I CENTO PASSI. Si, siamo coraggiosi a dirlo. Oddio, hanno aiutato alla coscienza dello spettatore per farlo arrabbiare e farlo svegliare, creargli una coscienza sociale. Sì.  Ma chi vive il Sud però sa che i loro racconti sussurrati aiuterebbero a scoprire attori, che sul set avevano recitato ruoli di mafiosi ma nella vita erano addirittura “padrini” di battesimo: celebrati come eroi a fumetti dalla stessa Criminalità Organizzata.  Anche lo scrittore Roberto Saviano lo ha ricordato: bisogna descrivere questa gente non come delle persone dedite alla bella vita con ragazze facili e champagne, tutt’altro… bensì ad una vita misera e braccata. Che è la realtà della loro quotidianità. Già in TANO DA MORIRE il musical sulla mafia, i camorristi erano raffigurati come sospetti effeminati (accusa ben più pesante per loro) mammoni, e ridotti a fare giochi stupidi da party anni70.

Cari ragazzi 18enni italiani che vi apprestate a subire esami (ma mi sembra scontato e retorico ripetervi che non saranno gli unici esami una volta superata la scuola superiore) eccovi una dritta per allenarvi. Diciamolo, più che allenarvi…se siete furbi una volta che li leggete chiamatela anche “soffiata”, chiamatemi spia, quel che volete. Se non siete svegli, vi suggerisco che i temi saranno proprio questi. Me l’hanno passati alcuni professori che lavorano al Ministero. (Tratto da Stefano Benni)

Tema 1

La figura del poeta Bondi si staglia imponente nel panorama poetico del suo tempo riprendendo la tradizione classica italiana in una rivisitazione colta e appassionata che egli arricchisce degli stimoli poetici più vivi e contemporanei, aprendo contemporaneamente la strada a fermenti nuovi che anticipano alcune delle tendenze più significative della poesia novecentesca in un disegno che pur rispettando il grande patrimonio lirico italiano non tralascia di aprirsi alle più nuove suggestioni europee mantenendo una sua cifra originale senza rinunciare a riflettere, vivificandoli, sui temi fondamentali di quella poesia che riassume il grande passato della parola classica e l’alba della modernità sociale e artistica della complessità linguistica contemporanea.

Segnate con un crocetta se siete d’accordo: SI    NO

Tema 2

La figura di Renzo e del suo bravo amico Silvio nei PROMESSI SPOSI

Tema 3

Commentate brevemente i versi di questo poeta di cui non vi diamo il nome per impedirvi di odiarlo e di non leggerlo più per il resto della vostra vita

Tema4

Parlate di un libro che avete letto senza che fosse compreso nel programma scolastico, e spiegate perché esso è notevolmente inferiore a quelli compresi nel programma, nonché i motivi dell’inutilità di un suo eventuale inserimento nel programma.

Tema 5

Modernità della figura di Renzo e dell’amico cattivo Tartaglia nei PROMESSI SPOSI

Tema6

Tentate un paragone fra l’antica solitudine leopardiana e quella moderna quale si configura nella trasmissione televisiva UOMINI E DONNE.

Tema7

Pur non avendo letto i libri, dite cosa vi ispirano i titoli di GUERRA E PACE e dei MISERABILI.

Tema 8

“Madame Bovary c’est moi”, disse Gustave Flaubert. Traducete in italiano.

Tema 9

“Beckett, Joyce, T.S.Eliot, Silvio B. Quattro grandi innovatori della scrittura moderna la cui grandezza resta, anzi è ingigantita dal passare del tempo”. A partire da questa frase di una nota velina (non d’agenzia ma intesa come donna quasi nuda che balli durante stacchetti televisivi), commentate esclusivamente i primi 3 versi della Divina Commedia di Dante Alighieri, con particolare riferimento all’epoca napoleonica e a Omero.

Tema 10

La figura di Renzo e dei suoi amici nei PROMESSI SPOSI se avessero avuto la televisione.

BUON VIAGGIO! Io subirò i miei esami oltreoceano: da lì vi racconterò.

Carissimi,

vi scrivo con tutta la volontà che un precario come me ha nell’esprimere la rabbia e il sentire comune dei giovani italiani di oggi. Rabbia per come vengono date le notizie oggi in Italia. Rabbia per come arrivano allo spettatore o lettore medio. Rabbia per i professori dinosauri (citando il personaggio del film La meglio gioventù “…io sono uno dei dinosauri da distruggere”) che dal potere della poltrona minacciano di scappare dall’Italia tranne poi restare seduti e aggrappati. Abbiamo assistito al cambio (non dico switch off) al digitale terrestre, cambio epocale ma opportunità che rischia di far rimanere l’Italia, un paese appunto dove non succede niente, solo una Dolce Vita sognata dagli americani ma che non esiste. Pensavo, ed io come molti, che il decoder fosse anche un attrezzo per inviare segnali oltreché riceverli: se si possono fare acquisti perché non determinare anche il gradimento di un programma o almeno, con un semplice clic, segnalare il passaggio da un canale all’altro. Invece no. Rimane un ricevitore. Era troppo bello far abbassare lo share! Audience (che funziona così in questo link ) che non rappresenta più la realtà, almeno nelle percentuali, dello spettatore italiano oramai fruitore di internet. Ecco l’opportunità: alziamo il campione d’ascolto e rendiamolo numericamente più grande, ma determinarlo anche in base a criteri non solo statistici ma più veritieri. Determiniamolo allora con criteri stabiliti dal Parlamento, non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel ( Per maggiori dettagli leggiamo questo articolo su un sito open source, cioè di giornalismo collaborativo).

Già è inutile la lottizzazione politica nascosta dei telegiornali RAI: rendiamola palese con un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione; è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?), è inutile far pagare un canone ingiusto quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 5 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace; è inutile far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda.

E’ troppo per i vari professori e presidenti aver pensato questo? Quelli che protestano su un’Italia paese di raccomandati e di mancanza di senso civico (per la poca fiducia nella sicurezza e nello Stato) tranne che poi non decidere niente quando si ha il potere di farlo? E’ troppo chiedere di voler vivere in un’Italia che manca dal 1871? A 150 anni da questa data, forse è questo il vero giro di boa e la migliore celebrazione di tante che ci saranno in pompa magna.

Grazie.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.