You are currently browsing the tag archive for the ‘Media’ tag.

Oltre 1000 studenti tra i 15 e i 18 anni in Italia la pensano così:

1) Il 34% dei giovani non ha mai sentito parlare (o solo qualche volta) della imposizione del pizzo e ad una verifica successiva si riscontra che solo il 76% di coloro che hanno dichiarato di sapere cosa sia il “pizzo”conferma che si tratta di una estorsione.

2) Per il 31% dei ragazzi la mafia rimane una invenzione se non addirittura un bene.

3) Nel caso in cui si subisse un’ingiustizia, il 48% di coloro che hanno risposto al sondaggio afferma che provvederebbe a vendicarsi direttamente o, peggio, si affretterebbe a chiedere aiuto a qualcuno in grado di spalleggiarli. Solo il 52% si dichiara disponibile a denunciare le malefatte altrui.

4) Il 71% esprime sfiducia nelle istituzioni.

5) Il 41% del campione intervistato ritiene che le forze di polizia siano sbirri e basta se non persino inutili.

6) Per il 64% dei giovani la politica è solo uno spreco di denaro pubblico (44%) o, peggio, non sa come definirla (i non so raggiungono il 20%).

7) Per il 18% degli intervistati Falcone e Borsellino sono degli illusi se non addirittura dei fessi.

8 ) Una percentuale del 26% di intervistati è convinta che la mafia bisogna accettarla o rassegnarsi a conviverci.

9) Il 10% di studenti considera Riina e Provenzano uomini d’onore e il 5% ritiene che si tratti di soggetti perseguitati dalla malasorte.

Ne deduciamo: nel primo caso del sondaggio, la nostra fiducia nello Stato non c’è. Ma nel secondo caso, gli stranieri che, imitandoci nel gesticolare come nel video, amplificano il nostro carattere di italiani così creativi e confusionari, non credono d’altra parte nel nostro possibile senso del ribellarsi davanti alla stasi governativa di oggi. SMUOVERE L’ARIA FA BENE è una delle nostre contraddizioni dunque di italiani? Temere i colpi d’aria e le correnti e non domarle. Carmelo Bene ci aveva visto molto prima sullo specchio che si crea quando si adora un solo Dio mediatico

Che le donne non siano rispettate nella pubblicità lo si puo vedere ANCHE QUI IN QUESTA SLIDESHARE SUI MODELLI DI COMUNICAZIONE.  Che gli eroi non vengano rispettati, succede però dall’Unità d’Italia ad oggi.

Parolacce, scurrilità, indecenze. Siamo abituati in televisione, in Parlamento, negli stadi. Una volta però c’era una separazione tra quelle private dette in famiglia o a scuola e la sfera pubblica mediatica: c’era un contesto adatto in cui certi termini o argomenti erano tollerati o banditi. La nascita delle tv commerciali ha minato quella barriera che separava quei luoghi. Perché la tv privata aveva nel Dna la propensione a spettacolarizzare l’intimità, dei cittadini come dei politici. Solo in Italia, per aumentare l’audience e la pubblicità bisognava farsi notare, contro la puritana Rai di allora. Questo mentre in U.S.A. non puoi ancora dire parolacce in tv, c’è un limite invece alla corsa a stupire: così si evitano appunto concorrenze sleali, dato che la parolaccia farebbe crescere i dati di ascolto. Ma se negli Stati Uniti, il paese del liberalismo per eccellenza, le Tv sono licenziose però solo in bestemmie -perché non è la religione che lì detta legge- da noi c’è ancora una moralistica distinzione: un premier cattolico può imprecare, ma in Tv ai personaggi dei reality show è permesso tutto eccetto che le bestemmie.

Un po’ di storia. Il 25 ottobre 1976, allo scrittore Cesare Zavattini scappò “cazzo” in diretta radiofonica: fu la prima parolaccia pronunciata in Rai. Provocò uno shock spropositato. Lui per rafforzare un concetto, gli scappò ma con la z emiliana, sibilante, a nessuno parve offensivo. La Rai, stranamente, si comportò con eleganza anche perché non era preparata. Deflagrante fu la bestemmia dell’attore Leopoldo Mastelloni in un’intervista nel 1984. Gli costò la carriera tv. Dagli anni 2000 c’è un’impennata: indecenze sulle reti nazionali ricorrono ogni 15 minuti, ore notturne e fasce protette.

E se l’attuale premier davanti alla platea della CONFCOMMERCIO, prima del voto del 2006, diede dei “coglioni” a coloro che avrebbero votato Prodi, Gianfranco Funari fu l’anticipatore di una rivoluzione triviale nella tv di fine anni 80. Il funarismo prevedeva amene scurrilità da bar dello sport (cazzo, vaffa…, lo metto in cu…, con interessante autocensura). Di rompicoglioni e di brutta troia e molto altro è fatto il repertorio di Vittorio Sgarbi che YouTube sarebbe in grado di ricostruirne una perizia. Momenti memorabili quando il critico d’arte insultò il Trio Medusa delle Iene dando loro dei “culattoni raccomandati”. O come anche quando si scagliò contro Marco Travaglio: “Non sputtanare l’Italia, stai dicendo stronzate. Siamo un grande Paese con un pezzo di merda come te”. O, sempre l’ex sottosegretario ai Beni Culturali al Ministro Bondi: “Io lo mando a cagare Benigni se dice di me quello che ha detto di te”. La vetta Sgarbi la tocca quando in un reality Show ha un battibecco con Alessandra Mussolini: tutto contornato da “merdaccia” e “stronza troia”, e la rissa è l’emblema del trash. Senza contare gli schiaffi ricevuti da D’Agostino, i litigi con lo scrittore Busi, con il giornalista Cecchi Paone; le provocazioni dell’irascibile critico d’arte sono oramai il sale di YouTube: non a caso mi sono invece limitato a postare, in calce a questo post, un bell’esempio di pubblicità oltreoceano dove si paragona il servizio italiano a quello argentino. Naturalmente il video parla di un ristorante che si vanta di poter fare meglio in fatto di maleducazione.

Ma per tornare alla televisione italiana, si potrebbero scrivere pagine e pagine di insulti: da “meglio fascista che frocio” a “ti stacco la testa, stronzo, ti uccido”. Al recente Ministro Brunetta che se la prendeva con le elites definite di “merda”, augurate di andare “a morire ammazzate”.

Oltremanica hanno coniato una regola: «CHI NON SI ADEGUA EVITANDO VOLGARITA’, NON LAVORERA’ ANCORA A LUNGO PER LA BBC».

Soluzione da fair play britannico: Perché non proponiamo una legge o un regolamento aziendale RAI o una semplice regola che possa essere inserita nel contratto di servizio tra Rai e Governo? Una norma dunque che impedisca di re-invitare in Tv personaggi i quali fanno il loro vanto di volgarità a colpi di audience! Non sono un puritano o un moralista, anzi. Ne andrebbe del gioco leale sulla concorrenza commerciale anche tra reti private, così da misurare la tv sui contenuti e non sul gioco a catturare l’emozione del pubblico solo per far crescere l’ascolto: altrimenti a misurarsi  è solo il trash; ne va della nostra intelligenza, prima ancora dell’educazione che le nostre case possano ricevere dal vecchio e oramai volgare tubo catodico.

 

DUE QUESTIONI DA SPREMERE NEL NOSTRO TORCHIO

DOVE DI SICURO NE SUBISCE LA PELLE IL CORPO DELLE DONNE (Clicca qui per il video sul corpo delle donne)

1° – Barbara Serra, anchor woman di Al Jazeera International intervistata da Vittorio Zincone, ha sentenziato quanto ci è utile a farci svegliare. Barbara Serra inghiotte stereotipi e pregiudizi da quando aveva otto anni: i compagni di classe a Copenaghen accusavano gli italiani di puzzare d’aglio; alcuni telespettatori, quando lavorava per Sky, le scrivevano che guardarla condurre un tg era come assistere a una puntata dei Soprano, e una receptionist sbadata un giorno la registrò come rappresentante di Al Qaeda, invece che come inviata di Al Jazeera. Spremiamo dunque un po’ quello che ha detto.

«I nostri politici dovrebbero accettare critiche e domande con meno permalosità e il pregiudizio degli inglesi nei confronti degli italiani non è peggio di quello che gli italiani hanno sul mondo arabo[…] In Italia c’è la sindrome di Non è la Rai, sin da quando sono piccole, dalle italiane ci si aspettano mossettine e sorrisetti. Ma se di donne nude o scosciate se ne vedono in tutto il mondo, non bisognerebbe citare la pagina del quotidiano inglese Sun dedicata al topless. Quello è un giornale ultrapop. In Italia è un continuo in TV, a tutte le ore. In Danimarca quando ero ragazza, c’erano film porno in chiaro, ma dopo mezzanotte. In Italia è un proliferare 24 ore su 24 di cosce e scollature anche tra le giornaliste.[…] Il ministro Mara Carfagna è colta e intelligente. Ma non è arrivata dov’è per il suo peso politico, per i voti raccolti. E’ all’estero la classificano come ex showgirl. […] In Italia se poni una domanda scomoda sembra sempre che lo fai come avversario politico o come testata giornalistica ostile. E’ come se non esistesse un punto di vista obiettivo: per farsi un’idea di che cosa sia successo si è costretti a comporre un puzzle di sette telegiornali, per fare una media. La domanda allora è una. Perché gli italiani pagano il canone Rai? La tv di Stato che ci sta a fare? A Londra, accendi la Bbc, ti guardi un tg e sei a posto. […]

In Italia non c’è meritocrazia: un giorno ho incontrato un famoso direttore di un tg. Gli ho chiesto come mai le grafiche del suo telegiornale fossero così antiquate. Ma lui non aveva idea di che cosa stessi parlando: “Grafiche?”. La sensazione è proprio che spesso nei posti strategici non ci siano i migliori

Eccone un esempio estremo di certa Tv trash statunitense

_____

2° – Dall’altro lato della barricata. C’è un Vittorio Feltri che in un editoriale di Panorama dell’inizio di quest’anno, se la prende con i giornalisti-cronisti che diventano quasi addetti stampa dell’autorità, dimenticando le tesi degli innocentisti in un fatto di cronaca: il tutto a favore di un’informazione sbilanciata in senso colpevolista.

«I cronisti si precipitano sul luogo del delitto e lì si incontrano e fanno subito comunella non solo perché facendo lo stesso mestiere si conoscono da tempo, ma anche perché si temono l’un l’altro. Già, hanno il terrore di “bucare” una notizia. Bucare una notizia significa che tu ce l’hai e la scrivi, io non ce l’ho e non la scrivo, quindi domani il caporedattore, constatata la lacuna nel mio articolo, mi darà del cretino. Ecco perché molti colleghi giornalisti preferiscono lavorare in gruppo: perché così si marcano a vicenda. Bisogna andare in questura o in procura? Si va tutti insieme. Oppure alcuni vanno in questura, altri in procura e, alle 6 di sera, si scambiano gli appunti. Nella sostanza, il giorno appresso i quotidiani hanno il medesimo servizio. Appiattimento totale, però nessun rilievo dai capi delle redazioni. C’è di più. I cronisti che viaggiano nel gregge di norma attingono alle fonti ufficiali per evitare smentite. Prima parlano col comandante dei carabinieri, poi con il pubblico ministero, e bevono le loro dichiarazioni, le loro sensazioni, i loro ragionamenti e utilizzano il tutto per la stesura del pezzo

Nella Tv italiana, però, gli avvocati difensori di un caso di cronaca ci vanno. Proprio perché invitati, affinché si eviti il totale tritacarne mediatico che è comune in Italia. Il problema della prima questione di Barbara Serra, fa la differenza che almeno chi fa le domande sà cosa chiede. Chi risponde, a volte non sa difendersi. Come in questo video. CHI E’ COLPEVOLE DI NON RISPONDERE? CHI E’ INNOCENTE SULLE OSCENITA’ BOMBARDATECI OGNI GIORNO?

Il futuro della libertà

Ogni volta che rivedo il filmato dei due tedeschi darsi la mano attraverso il varco sul Muro di Berlino, creato dai picconi delle due frontiere, piango e ricordo quando ero piccolo. O meglio, a quando la mia maturazione politica si stava formando. Erano finite le ideologie, già da allora. L’Italia ha purtroppo subìto da quel momento cambiamenti legati a vicende giudiziarie che un capopopolo televisivo e animatore demagogo poi ne ha approfittato facendola da padrona per molti anni, programmando a volte economie in grado di sviluppare l’Italia ma troppo spesso governando con tagli alla cultura e all’educazione.

Quello che invece Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera, ex vice premier ed ex ministro degli Esteri, ha voluto scrivere nel suo libro IL FUTURO DELLA LIBERTA’ Consigli non richiesti ai nati nel 1989 è sicuramente uno spartiacque ulteriore a quel muro. Un altro fiume che vuole rompere possibili nuovi steccati. Molti altri muri infatti si sono ricostruiti nel frattempo, dopo il crollo di quello comunista. Questo è il pericolo. Primo fra tutti il comportamento narcisistico del “non ho molta voglia”, dettato anche da delusioni e pessimismi di chi, in primis i giovani, dovrebbe essere la generazione del futuro.

Ci piace, in questo libro, l’aver citato innanzitutto il paradosso della maleducazione e del protezionismo paternalista che c’è oggi nelle famiglie italiane. Mi spiego. Riportiamo un passo del libro: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.

Questo è un libro che però non è rivolto solo i nati nel 1989. E’ un pretesto per ripartire da quelle premesse, per ripartire da un’altra storia che rischia di scivolare in clerico-populismi, in vecchi italianismi di parrocchia (la laicità positiva proposta da Fini la dovrebbero considerare certi ambienti del Vaticano per non perdere ancora più pecore del gregge), per demolire non quello che si è costruito in questi anni: un patto di cittadinanza che anche i nati del 2009 potrebbero ricordare come un mondo già costruito e sciupato da molti treni perduti.

Qui una recensione nel web e QUI come ne ha parlato il sito Libertiamo

Gianfranco Fini

Carissimi,

vi scrivo con tutta la volontà che un precario come me ha nell’esprimere la rabbia e il sentire comune dei giovani italiani di oggi. Rabbia per come vengono date le notizie oggi in Italia. Rabbia per come arrivano allo spettatore o lettore medio. Rabbia per i professori dinosauri (citando il personaggio del film La meglio gioventù “…io sono uno dei dinosauri da distruggere”) che dal potere della poltrona minacciano di scappare dall’Italia tranne poi restare seduti e aggrappati. Abbiamo assistito al cambio (non dico switch off) al digitale terrestre, cambio epocale ma opportunità che rischia di far rimanere l’Italia, un paese appunto dove non succede niente, solo una Dolce Vita sognata dagli americani ma che non esiste. Pensavo, ed io come molti, che il decoder fosse anche un attrezzo per inviare segnali oltreché riceverli: se si possono fare acquisti perché non determinare anche il gradimento di un programma o almeno, con un semplice clic, segnalare il passaggio da un canale all’altro. Invece no. Rimane un ricevitore. Era troppo bello far abbassare lo share! Audience (che funziona così in questo link ) che non rappresenta più la realtà, almeno nelle percentuali, dello spettatore italiano oramai fruitore di internet. Ecco l’opportunità: alziamo il campione d’ascolto e rendiamolo numericamente più grande, ma determinarlo anche in base a criteri non solo statistici ma più veritieri. Determiniamolo allora con criteri stabiliti dal Parlamento, non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel ( Per maggiori dettagli leggiamo questo articolo su un sito open source, cioè di giornalismo collaborativo).

Già è inutile la lottizzazione politica nascosta dei telegiornali RAI: rendiamola palese con un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione; è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?), è inutile far pagare un canone ingiusto quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 5 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace; è inutile far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda.

E’ troppo per i vari professori e presidenti aver pensato questo? Quelli che protestano su un’Italia paese di raccomandati e di mancanza di senso civico (per la poca fiducia nella sicurezza e nello Stato) tranne che poi non decidere niente quando si ha il potere di farlo? E’ troppo chiedere di voler vivere in un’Italia che manca dal 1871? A 150 anni da questa data, forse è questo il vero giro di boa e la migliore celebrazione di tante che ci saranno in pompa magna.

Grazie.

Voglio raccontarvi una storia vera che può aiutarci a capire meglio di tante teorie come è cambiato il modo di comunicare nella nostra società. Il fatto si svolge a New York nel maggio 2006. Ivanna, una giovane signora, perde il suo cellulare sul sedile posteriore di un taxi. La poveretta si sente perduta: nella memoria del telefono ci sono tutti i suoi contatti e alcuni documenti di lavoro. Ivanna fa quello che probabilmente tutti noi avremmo fatto nella stessa situazione: invia un sms al proprio numero offrendo una ricompensa a chi le riporterà il cellulare. Ma purtroppo non riceve alcuna risposta. Così, due giorni dopo, decide di comprare un nuovo cellulare di ultima generazione al prezzo di 300 dollari. Fortunatamente, la compagnia telefonica di Ivanna ha conservato una copia delle informazioni nei suoi server così può trasferire quasi tutti i documenti e i contatti di Ivanna sul nuovo telefono. Così, tra le vecchie informazioni, Ivanna scopre che una ragazza nel Queen ha inviato con il suo vecchio cellulare alcune sue foto a un gruppo di amici. Ivanna racconta la storia a Evan, un amico che lavora come programmatore nell’industria finanziaria. Adesso i due hanno le foto e l’indirizzo email di Sasha, la ragazza che ha il vecchio cellulare di Ivanna. Evan decide così di inviare una email a Sasha per chiederle di restituire il telefono. Sasha, una sedicenne di origine ispanica, invia una replica che lascia poco spazio alla trattativa: “Non ho nessuna intenzione di restituirlo, culo bianco”. Evan decide di rendere pubblica la storia. Il 6 giugno mette online una semplice pagina web con le foto di Sasha e una breve descrizione degli eventi e la linka al suo sito personale. La pagina viene intitolata “StolenSidekick”. La storia completa degli eventi può essere letta sul sito di Evan, EvanWasHere.com, o nell’interessantissimo libro di Clay Shirky, “Here Comes Everybody”. In poche ore, la pagina web viene inoltrata dagli amici di Evan agli amici degli amici. Alcuni lettori si appassionano. Alcuni fanno perfino un lavoro investigativo e trovano su una pagina di MySpace alcune foto di Sasha con il suo ragazzo. Evan continua ad aggiornare la pagina con le nuove informazioni sulla storia. Alla sera, la storia di Evan finisce su Digg, un sito collaborativo dove gli utenti suggeriscono le storie più interessanti che trovano sul web. A questo punto milioni di lettori possono leggere la saga del cellulare “rubato”. Qualcuno fornisce così il cognome di Sasha e perfino il suo indirizzo di casa. Un lettore invia anche un video della casa della ragazza nel Queens. Evan riceve dieci email al minuto da persone che non conosce ma che vogliono sapere come procede la storia del cellulare. Anche la Polizia di New York viene informata dei fatti, ma poiché classifica il telefono come perso piuttosto che rubato, decide di non intervenire. Ma ormai milioni di lettori stanno seguendo la saga sul web. Perfino i grandi media ufficiali sono costretti a seguire la vicenda. Il dipartimento di polizia si sente sotto pressione da parte dell’opinione pubblica, tutta scherata dalla parte di Evan. Due investigatori parlano con Ivanna e, alla fine, decidono di classificare il cellulare come rubato piuttosto che smarrito. Il 15 giugno la polizia si presenta a casa di Sasha e arresta la ragazza: il celluare recuperato torna nelle mani di Ivanna che decide di ritirare la denuncia nei confronti di Sasha che torna così in libertà. Memorabile il commento della madre di Sasha: “Non avrei mai immaginato nella mia vita che un cellulare potesse procurarmi così tanti problemi”.

Dunque, cosa possiamo imparare da questa storia?

1. Innanzitutto che non sarebbe potuta succedere appena 5 o 10 anni fa semplicemente perché le piattaforme utilizzate da Evan non erano disponibili o erano scarsamente conosciute.

2. Le nuove tecnologie hanno promosso un nuovo modo di formare i gruppi, e questi gruppi si trovano i potenziali lettori dell’informazione stampata o online.

3. Il potere dei gruppi, nell’era dei social network, è diventata enorme e può influenzare l’opinione pubblica in un modo che solo i mass media potevano fare solo pochi anni fa.

4. Il ruolo dei lettori è diventato fondamentale: sono loro a svolgere il lavoro investigativo (trovano informazioni si Sasha) e giornalistico (forniscono notizie, foto e video a Evan che è il direttore-editore della pagina web). Il trasferimento di queste capacità dalle corporazioni professionali al pubblico generico rappresenta un passaggio epocale.

5. Grazie al web, i costi di pubblicazione sono collassati.

6. I giornalisti del XXI secolo devono sapere che i blog e i siti come Wikipedia, FaceBook, Twitter, YouTube, sono ormai una parte essenziale della vita di ognuno.

7. Se i mass media vogliono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica, devono capire gli interessi dei nuovi lettori e abbracciare il loro modo di comunicare.

8. Il modello virale del web può influenzare l’agenda setting dei media tradizionali (perfino la Cnn e il New York Times hanno dovuto raccontare la storia ai propri lettori-spettatori).

9. La storia mostra quante tracce lasciamo sul web e quanto siamo drammaticamente connessi l’uno all’altro. Noi siamo allo stesso tempo socialmente più visibili e più vulnerabili.

10. I nuovi strumenti hanno velocizzato l’informazione: una storia locale può diventare globale in un battito di ciglia.

11. Il web è fatto per il link, i link sono il web: se noi non impariamo ad usare i link, resteremo fuori dal dibattito sociale che si sposta sempre più su internet.

12. Il giornalismo online è, prima di tutto, un bagno d’umiltà. Per quanti sforzi facciamo, c’è sempre qualcuno nella rete che su quel fatto specifico ne sa più di noi. E ce lo farà notare. Dobbiamo accettarlo se vogliamo essere precisi e corretti.

13. Con il web 2.0, il lettore è anche un produttore di contenuti che può aiutare il giornalismo ad abbracciare punti di vista diversi e a fare un lavoro migliore.

14. Questa nuova comunità di lettori deve essere ritenuta importantissima da ogni editore e da ogni giornalista: sono il nostro futuro, e sta a noi imparare a dialogare con loro.

15. Per allargare la propria audience, i media dovranno farsi trovare là dove i lettori si aspettano di trovarli con la migliore informazione possibile.

16. Il futuro dell’informazione è un modello editoriale che viene dal passato: dare ai lettori qualità, credibilità e originalità, che sono ancora la qualità più importanti nel processo dell’informazione.

17. I lettori online moltiplicano molto più rapidamente di quanto stiano calando i lettori della stampa: dal punto di vista dell’audience, i quotidiani non sono stati mai così importanti come oggi.

18. Quando noi cambiamo il modo in cui comunichiamo noi cambiamo la società.

19. Noi abbiamo ancora la Cnn e il New York Times, Il Corriere della Sera e El Mundo, ma noi non siamo più la stessa società che ha avuto questi media negli anni passati.

20. Se continueremo ad investire tutte le nostre energie mentali per cercare di preservare il vecchio modello editoriale e di business, noi non saremo in grado di inventare un modello nuovo che funzioni meglio per tutti: online e stampa.

Marco Pratellesi – Corriere della Sera

Come sputtanare una direttrice vendite aggressiva, del classico “piede nella porta”, a danno di una vendita fatta di coccole vere al cliente? Chissa’ quante volte ci siamo sentiti presi in giro da venditori che non conoscevano il prodotto e da venditori che invece erano gentilissimi e che ci hanno fatto sedere a tavola al ristorante con gusto. Beh la differenza e’ questa. Di esempi vorrei che ne faceste, di qualunque nazionalita’ o cultura che avete visitato.

In radio ho letto le email che questa personcina (la quale ora soffrendo della crisi economica e dopo aver preso soldi da finanziamenti statali ora forse lascia sul lastrico un po’ di gente) mandava ai suoi venditori tentando di fargli venire la voglia di vendere…ma in realta’ la faceva perdere.

LA DIRETTRICE VENDITE COME IN ALCUNI FILM

Le punizioni corporali sui figli a scopo educativo sono un reato dal 2007. Da noi non ce n’è bisogno ma nell’arcipelago del Pacifico si. Il 21 agosto, circa un mese fa, la Nuova Zelanda è andata alle urne per un referendum che riabilitasse la sberla formativa. Lo scapaccione come elemento di un buon sistema di correzione da parte dei genitori dovrebbe essere un crimine? Negli anni 80, qui come in Inghilterra e in Australia, poteva accadere che un insegnante, poi addirittura diventato ministro dell’Istruzione, ficcasse una palla da tennis nella bocca degli allievi “a scopo educativo”.
Non sapevo che in Italia ci fosse un Regio Decreto che vietasse le bacchettate in classe (confermato da una sentenza del 1996). Io le ho ricevute. Forse per questo sono pessimista sul mondo del lavoro?

Ma quello che mi chiedo è anche un’altra cosa. PERCHE’ NON SI RIESCE A SAPERE I RISULTATI DEL REFERENDUM SU NESSUN AGENZIA DI STAMPA IN UN PAESE, COME L’ITALIA, PER QUANTO “LIBERO” A DIRE DI ALCUNI? Forse perche’ vogliamo essere ancora il belpaese delle veline viziate sin da bambine?

Sdraiati su un prato al fresco toscano, decidiamo di fare il gioco della verità. Dopo la terza bottiglia di vino le domande si fanno interessanti: “Alzi la mano chi si è  fatto infilare un dito nel culo mentre gli facevano un pompino”. Lullo alza la mano, convinto. Layla, la sua ragazza, si stupisce: “Questa non la sapevo. E con chi eri?”. Lui butta giù un altro sorso, lunghissimo: ”Con te. Ma per comodità il dito nel culo me lo sono infilato da solo”.

Layla passa al contrattacco: “Se proprio allora la vuoi sapere, la mia ultima conquista è un graffitaro squattrinato. E’ successo al mio compleanno quando voleva regalarmi qualcosa. Un disegno mi farebbe molto piacere, gli dissi per non metterlo in crisi. Ok, ti va bene uno schizzo?, mi fece. E si tirò giù le mutande masturbandosi vigorosamente. Una fresca gittata atterra in quel momento sulla mia pancia. L’anno prossimo spero di festeggiare il mio compleanno con una scrosciante pioggia d’oro… ma con un tuo anello”.

Lullo: “E ti sembra il modo di chiederlo svelandomi che mi hai tradito?”

L’era del digitale comincia a farmi girar le palle. Dopo il battibecco tra Layla e Lullo decido di rinfrescarmi le idee e fare una passeggiata. Dicevo, il digitale. Passi per le persone che ti parlano mentre ascoltano due lettori mp3 contemporaneamente, passi per chi ascolta trenta brani in trenta secondi ma sulle mignotte vestite con jeans e coperte nel buio della periferia fiorentina che ascoltano intristite il proprio Ipod in attesa di clienti, non transigo. Ho sentito un forte bisogno di ritorno ai vinili e alle contrattazioni vocali.

Ero sempre ubriaco fradicio e nel gruppo un’altra mi aveva fissato tutta la sera. Alla fine, di ritorno dalla mia passeggiata di riflessione (ho riflettuto sul fatto che il decreto Carfagna non funziona lo stesso) ho scopato quella che mi fissava di continuo, senza pensarci, e poi l’ho congedata. Faceva la hostess, mi chiama il giorno dopo chiedendomi di passare a trovarla all’aeroporto, il suo ex non lo faceva mai. Soffro di fobia monogamica, decido di andare, ma per ringraziare e chiudere la cosa. Appena mi vede mi porta nella zona riservata e mi fa un check-in orale. Arrivo in concomitanza con il 737 da Londra. Si alza e mi chiede di cosa dovessi parlarle. Mi faccio dare i suoi turni di tutto il mese.

Come siamo avanti, oggigiorno. Cent’anni fa, i Futuristi guardavano al futuro. Se fai due conti, salta fuori che il futuro dovremmo essere noi. Sono dispiaciutissimo per Marinetti e compagnia, ma col senno di poi risulta chiaro che dalle loro teorie se ne sono fregati un po’ tutti. Il loro è un sogno infranto fra treni in ritardo, tangenziali congestionate e veline con completino rosa shocking.

Senza contare poi che l’era del digitale mi sta sempre sulle palle. Dopo gruppi pro-mafia, pro-stupri e pro-linciamo quelli sopra, un’altra ondata di terrore ha colpito tra l’altro Facebook, il sito che unisce il tuo odio per la tecnologia al risentimento rimasto per i tuoi compagni di liceo: il gruppo BARICCO PRESIDENTE RAI. Riusciamo a immaginare una cosa del genere? Il palinsesto gestito dall’autore di SETA? Ore 18, Sport. La nazionale italiana di pancrazio sfida i propri sentimenti in 200 pagine mielose. Ore 20, in diretta da un battello a vapore, capitanato da un musicista jazz cieco, il telegiornale. Conduce: un personaggio rubato a Italo Calvino.

Marinetti, ti chiedo scusa!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

------------------------------
------------------------------
------------------------------

Un crotonese… pecorino a New York

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Le statistiche del blog

Blog Stats

  • 57,801 hits

Temi

CINGUETTÌO D’IDEE

aprile: 2017
L M M G V S D
« Mar    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Mappamondo

NEW YORK, RACCONTI, STORIE, TRADUZIONI, LETTERATURA, GUIDE TURISTICHE, LUOGHI COMUNI SULL’AMERICA, BOSTON, VIDEO, RADIO, TEATRO, ARTE DI UN ITALIANO ALL’ESTERO

DA DOVE MI HANNO CERCATO

Per contattarmi sul Libro delle Facce

Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.