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A New York quando riceviamo un invito da una donna devo ammettere che noi uomini ce ne inventiamo di tutti i colori, specialmente se non abbiamo voglia di vederla, se abbiamo un’altra in mente o semplicemente abbiamo altri impegni, ma succede anche che lei inventi delle scuse poco plausibili se siamo noi a chiamarle. Giuro, ho visto gente rispondere «sabato mattina alle 10 devo stirare. Però avrei anche una conferenza sul codice Html e i Css informatici».

Drogati di ozio, couch-potato, pantofolai, netflixari. Ma poi, questo dating←che cos’è? Mi chiese tempo fa una ragazzina italiana di 18 anni appena sbarcata a New York. Beata ingenuità!  (←nel link il bellissimo articolo di Annalisa Merelli a New York sulla sua storia personale e le differenze con le abitudini del rimorchio nella Grande Mela).

A dir la verità mi sarebbe piaciuto essere un Robin Hood che ruba ai belli per dare ai brutti. Il matchmaker degli sfigati. Così, tanto per inflazionare il mercato ma dando la possibilità di tirarsela a chi non se lo potesse permettere.

Poi avrei fatto il Cirano, suggerendo le frasi ad effetto… non sapendo usarle per me perché è ovvio che in casa del calzolaio si cammina con le scarpe rotte.

Devo ammettere che non era tanto una cosa originale, infatti negli Stati Uniti tempo fa avevo sentito che erano già nate le pick-up lines, una linea telefonica che avrebbe sciorinato frasi per rimorchiare, le parole da usare per rompere il ghiaccio e attaccar discorso con una ragazza. Se ne trovano tante online. Un suggerimento che darei anche a quelli come me che arrivati ad una certa età (dopo un divorzio e i primi due anni felici da single a New York) e diciamo lontani da una spensieratezza e un menefreghismo tipico del 25-30 enne sprezzante del pericolo, è di fare selezione. Esattamente come la fanno le donne. E poi di riprendersi la sacra fregna, ← come ci suggerisce la brava scrittrice anonima de Linkiesta.

Sì perché il femminismo non ha comunque attecchito in quello che ancora spetta agli uomini: lanciare l’esca per primo spetta al maschio; si sa, frasi tipo alla Woody Allen funzionano meglio di quelle più trite: «Lei ha esattamente la faccia della mia terza moglie» – Lei: «E quante volte è stato sposato?» – «Due». O tipo «sono un pubblicitario, mi scusi, vorrei sapere quanto la paga (inserire marca dei jeans a piacere) per farle indossare questi jeans e farli sembrare così belli». Ma per il maschio americano medio che non sa come vestirsi e di moda ne capisce come io di elettronica o quantistica non mi sembra verosimile.

In un college americano, precisamente al Boston College 4 anni fa partì un assignment, un compito, all’interno di un corso di filosofia (in cui erano incluse discussioni sulle scelte morali),  l’esecuzione del quale avrebbe dato molti crediti allo studente se fosse andato ad un appuntamento con una ragazza. Una delle richieste necessarie e obbligatorie prevedevano almeno tra i 45 e i 90 minuti di interesse romantico, visto che molti studenti chiedevano di sapere da dove iniziare e cosa dire.

Nelle linee guida del compito era previsto: chiederglielo in persona di uscire, non tramite messaggio su facebook; deve essere una persona con cui non sei mai uscito; organizzare l’appuntamento entro tre giorni dopo averlo chiesto; non chiedere all’altra persona dove andare, decidilo tu; paga al primo appuntamento (su questa non sono d’accordo, e se non ce ne sarà un secondo?); non era concessa una uscita in compagnia, senza terza ruota del carro o amici che ti fanno da spalla; alla fine si doveva scrivere due pagine di tema per descrivere come fosse andato, sia nella conversazione che i propri pensieri a riguardo.

I no aiutano, si sa. Soprattutto se spingersi oltre le proprie capacità sembra un grande impegno nella scena odierna degli appuntamenti romantici.

La sceneggiatura di un incontro era un’altra quando i nostri padri o nonni si corteggiavano, e le aspettative si sapevano già dal momento in cui si lanciavano il primo sguardo.

Oggi invece non abbiamo tempo, in palestra non ci parliamo nemmen più… preferiamo andare alla conferenza dei codici informatici del sabato mattina.

Ma c’è ancora chi dice, ahime, se fossi italiano staremmo già a farlo in un cespuglio, come in questo video.

Se si vuole riscoprire chi eravamo e come siamo rimasti uguali nell’amare o nel cercare l’amore nonostante le esperienze diverse negli anni, un consiglio che do è quello di cercare nei propri cassetti. Non lo fate se il vostro analista non ve lo consiglia o se il vostro cuore non regge, benintesi. Io ci ho messo un po’ per rileggerla, avevo deciso di riaprirla e farle prendere respiro e me la sono portata in tasca per giorni a lavoro, in metro…senza aprirla subito, quasi a volerci prendere l’abitudine, come quando si entra pian piano nel mare i primi giorni di estate e ci si bagna un po’ alla volta per il fastidio del freddo improvviso sulla nostra pelle.

In uno dei miei traslochi, la cura dei ricordi era stata tale che sapevo però dove trovarla, sapevo che c’era: la brutta copia di una lettera che spedii tra le pagine del libro “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos alla ragazza che me ne prestò una copia intorno al 2002. Ho deciso quindi di ribatterla e correggerla e metterla qui. Dallo stile, si vede, mi ero fatto prendere dalla lettura settecentesca del libro francese epistolare, quasi un gioco tra i noi due di allora. So che lei mi starà leggendo e che ci faremo una grande risata a cuore aperto. Siamo due persone diverse oramai, ma uniti in una purezza che non scade.

Un sentimento comune a quello che oggi vedo spesso quando una donna mi colpisce al cuore è che mi allontano per la paura. Quasi non meritassi quella bellezza, combattuto dai dubbi “ma perché me?” – Quasi mi sentissi in colpa (all’epoca la ragazza in questione era fidanzata).

Non lo fate se volete riscoprire da dove siete partiti. Vi ho avvisati.

Alla mia “nobile” amica, all’anima poetica con la quale ho condiviso i sorrisi, dedicherò queste poche righe dove poter comporre le note giuste dei miei pensieri. Pentagramma di sensazioni questi bei momenti di maggio… vuol essere un’armonia questo mio ringraziarti col cuore in mano per la grazia e la vicinanza con cui mi hai invitato, Elena, a leggere ed immergermi in un codesto trattato d’amore! Va detto che un manuale di strategia erotica o di buone maniere del linguaggio (tra quelle vere e quelle false) rende molto suscettibile la nostra età già così disposta naturalmente a conoscerne tutte le loro strade: con te, amica, camminerei a lungo fino a scoprire sempre più nuove vie che gli anni riserveranno ai nostri volti. Già, il tuo volto così bello quando parla, il tuo nasino così antennina di farfalla quanto buffo nel suo dirigere le onde e i suoni della voce… tutta la tua persona mi piace respirare! Respirare così imbambolato e indifeso dentro un tuo abbraccio di sguardi…. mi piace respirare curioso e affabile nell’ascoltarti e nel “dilettare insieme in società”.
Bisogna pur comprendere però che il vissuto nell’ultimo periodo della nostra scuola di recitazione l’ho caricato di abbassamenti di umore, insonnie incomprensibili che non avevo mai affrontato, miei nervosismi implosi che mi hanno indotto ad essere fortemente vulnerabile nonché svuotato di energia, dunque bisognoso di circondarmi d’affetto.
Ti prego, visto che accenno all’argomento, se ti ho provocato malumori apparenti, se sono stato sgarbato col mio stato rendimene notizia e giustizia. Ma, per riprendere il discorso, non sono così cupo e misterioso come qualcuno crede. È che mi demoralizzo se mi capita un evento svantaggioso o se sopraggiungono molti sensi di colpa nella mia vita.
Tanti fattori mi inducono a chiudermi nella mia riservatezza. Tuttavia non è di questo che volevo parlarti.
Il comportamento che vorrei prendere nell’immediato seguito della nostra amicizia vanno appunto spiegati su questo umile foglio, alla luce delle emozioni e dell’abbassamento d’umore di cui parlavo prima. Col tempo e col distacco da un cieco vortice verso il respiro, capirò cosa provo riguardo alla nostra voglia di conoscersi meglio.
Non è stata la maschera del personaggio, questo lo so per certo, che mi ha aiutato a nascondere alcuni sentimenti puri, ma solo la realtà dei tuoi legami quotidiani; di sicuro la finzione in genere mi ha penalizzato, mi ha condizionato nell’apparire diverso ai tuoi occhi per come mi sento di solito.
Mi perdonerai quindi (e quale migliore occasione come questa dove esprimo la mia felicità nell’averti conosciuta recitando e non…) se mi sono fatto assorbire da un “battito” puerile, forse superficiale magari per te fuori luogo, per me troppo istintivo (ma che ho sentito poche volte nella mia vita), quel battito sentito “leggendo” la tua anima (ripeto, non mi sono fatto avvolgere dal “percorso dei sensi teatrali” e sono riuscito a distinguere il palco dalla nostra vita ordinaria, senza appunto mescolarli).
Se decido però di diradarmi da qui in poi (sempre se ci riesco) un po’ di più, se sentirai distanza non è perché non mi interessa frequentare la tua vita, ma è perché non voglio farmi ancora del male, e poi perché ti rispetto. Ti prego, reagisci come meglio credi e come la spontaneità ti induce a ricevermi. Era solo per avvertirti, per evitare malintesi. Tu essendo mia amica mi aiuterai di sicuro col tempo a capire cosa provo, a placarne almeno i fuochi.
Intanto mi sono scoperto ancora di più! Per questa volta nella vita non sono riuscito a spiegartelo di persona. Questa piccola epistola basterà. Solo perdendomi -citando Nietsche- dovrò poi ritrovarmi. Ti voglio bene. Un bacio pudico sulle tue labbra.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Un crotonese… pecorino a New York

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.