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Il 2 giugno è stata la festa della Repubblica. Il 2 giugno del 1946 gli italiani dissero Sì alla Repubblica e mandarono a casa la Monarchia. Sembra ieri ma ancora oggi dobbiamo ricordarci di quella scelta coraggiosa, referendaria, immancabilmente propria e autonoma. Oggi saremmo troppo impegnati a guardare reality, Drive In, Isola dei famosi, Pupe e Nanetti e ballerine; siamo troppo impegnati ad andare al mare quando ci sarebbe da dire la nostra con il voto referendario. Ma perché siamo imbambolati? Perché così ha voluto un altro monarca che si è impossessato della Seconda Repubblica e l’ha fatta propria, immancabilmente falsa televisiva e disonesta come un venditore di tappeti. Come disonesti sono oggi quella parte di italiani che se ne fregano, che tirano a campare, che “tanto ci pensa lui”, che “siccome il monarca è ricco anche io potrei essere come lui pieno di donne”, che “i soldi dimmi te oggi chi se li è fatti in modo onesto”; quella parte di italiani che pensano a “magnare e magnare” tanto “poi prendo il magnesio”, quegli italiani che pensano che la meritocrazia sia avere una raccomandazione, che essere bravi sia leccare un gelato al limone dei potenti e ingoiare l’amaro calice. La nostra Repubblica di oggi l’aveva cantata benissimo un menestrello come Rino Gaetano che proprio la notte tra l’1 e il 2 giugno 1981 fece un po’ tardi con gli amici e poi la sua vita si andò a schiantare, in via Nomentana, contro un camion e contro la malasanità di più ospedali dove non si trovò posto per lui. E senza nemmeno a farlo apposta, lo scherzo del destino volle che lo stesso Rino aveva già cantato ne “La Ballata di Renzo” parole come “…si andò al San Camillo e lì non lo vollero per l’orario, la strada tutta scura s’andò al San Giovanni e li non lo accettarono per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar… con l’alba le prime luci si andò al Policlinico ma lo respinsero perchè mancava il vicecapo, in alto c’era il sole, si disse che Renzo era morto ma neanche al cimitero c’era posto. Quando Renzo morì io ero al bar, al bar con gli amici… bevevo un caffè”. La sua “Aida”, brano che raccontava un’Italia sofferente ma immancabilmente bella, il suo “Nuntereggae più” contro tutti, il suo “Nel letto di Lucia” antesignana delle veline, il suo “Sfiorivano le viole” elogio delle lotte sociali, le sue storie di migranti, di Sud, del pane sudato con la fronte, e delle barche a vela attraccate al porto del Casinò, tutte le sue canzoni devono essere la colonna sonora della nostra Terza Repubblica. Lui il 2 giugno morì per incompetenza altrui: non facciamo morire la nostra Italia giorno dopo giorno per opera di un’incompetente monarca!

p.s. Quell’incompetente e comunicatore televisivo trattasi del Presidente del Consiglio alla data di questo post, citato nei tags.

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Perché gli italiani non si indignano? “Perché i troppi scandali hanno indurito la nostra scorza e l’immoralità è al potere”, secondo lo scrittore opinionista Marcello Veneziani in un articolo su una rivista femminile. Per lui gli italiani distinguono tra ciò che attiene alla morale privata e ciò che riguarda la politica pubblica. Ma è una doppia bugia, perché Clinton cadde perché aveva avuto rapporti sessuali con una stagista: negli Stati Uniti non è solito costume l’orgiastica serata usata come merce di scambio con i potenti. E pensare il notista politico Veneziani, che da grande vuole fare il politologo, la pensava però diversamente durante i periodi del divorzio di Silvio Berlusconi da sua moglie; si trovò in disaccordo (ma con tiepido rimprovero per non disturbare il manovratore) sul potere che il premier dava alle donne stupide e coquotte: «Rende plateale e seriale quel che altri fanno di nascosto, magari con più morbosità e meno giocosità. Più che delegittimare e mortificare le donne, lui le santifica ma quelle sbagliate. Dà cioè troppa importanza a quelle che hanno un bell’aspetto, le mette al centro del suo sistema di potere prima come svago e ricreazione ma poi dà un ruolo eccessivo credendo che la vivacità e la loquacità siano virtù in carriera politica. Non solo alle ragazze che hanno fatto spettacolo ma anche alle mignotte trattate come regine». Altri esempi di bandiere ipocrite? Ignazio La Russa, ministro della Difesa, quando diede un timido assenso alla legge sulla nuova cittadinanza, ora invece il voto agli immigrati secondo lui non fa parte del pantheon delle idee di Destra. Ecco un altro che cambia idea a suo tornaconto. In paesi stranieri, politici cornificati dalla moglie si dimettono. Da noi l’eccesso dall’altro lato invece detta la regola. Qualcuno ha detto che il popolo delle monetine da tirare ai politici è scomparso, sostituito dal popolo dell’Auditel. E chi sta davanti la TV ci crede, come quando tutti quanto vedemmo un politico pronunciare ad un congresso politico queste parole: “Non tutti gli italiani sono comprabili. Chi si fa comprare è merce. Io sento libero….Il PdL è un grande fallimento politico…” . Due giorni dopo che questo innominabile prostituto aveva pronunciato queste parole, era a Palazzo Grazioli dal Cavaliere Berlusconi.

Carissimi,

vi scrivo con tutta la volontà che un precario come me ha nell’esprimere la rabbia e il sentire comune dei giovani italiani di oggi. Rabbia per come vengono date le notizie oggi in Italia. Rabbia per come arrivano allo spettatore o lettore medio. Rabbia per i professori dinosauri (citando il personaggio del film La meglio gioventù “…io sono uno dei dinosauri da distruggere”) che dal potere della poltrona minacciano di scappare dall’Italia tranne poi restare seduti e aggrappati. Abbiamo assistito al cambio (non dico switch off) al digitale terrestre, cambio epocale ma opportunità che rischia di far rimanere l’Italia, un paese appunto dove non succede niente, solo una Dolce Vita sognata dagli americani ma che non esiste. Pensavo, ed io come molti, che il decoder fosse anche un attrezzo per inviare segnali oltreché riceverli: se si possono fare acquisti perché non determinare anche il gradimento di un programma o almeno, con un semplice clic, segnalare il passaggio da un canale all’altro. Invece no. Rimane un ricevitore. Era troppo bello far abbassare lo share! Audience (che funziona così in questo link ) che non rappresenta più la realtà, almeno nelle percentuali, dello spettatore italiano oramai fruitore di internet. Ecco l’opportunità: alziamo il campione d’ascolto e rendiamolo numericamente più grande, ma determinarlo anche in base a criteri non solo statistici ma più veritieri. Determiniamolo allora con criteri stabiliti dal Parlamento, non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel ( Per maggiori dettagli leggiamo questo articolo su un sito open source, cioè di giornalismo collaborativo).

Già è inutile la lottizzazione politica nascosta dei telegiornali RAI: rendiamola palese con un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione; è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?), è inutile far pagare un canone ingiusto quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 5 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace; è inutile far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda.

E’ troppo per i vari professori e presidenti aver pensato questo? Quelli che protestano su un’Italia paese di raccomandati e di mancanza di senso civico (per la poca fiducia nella sicurezza e nello Stato) tranne che poi non decidere niente quando si ha il potere di farlo? E’ troppo chiedere di voler vivere in un’Italia che manca dal 1871? A 150 anni da questa data, forse è questo il vero giro di boa e la migliore celebrazione di tante che ci saranno in pompa magna.

Grazie.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.