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Raccontare l’America non è sempre così scontato, se ne può parlare bene o male… ci sarà sempre qualcuno che vorrà fare il bastian contrario… Questo blog non parla per esempio di problemi di burocrazia americana, a meno che non mi capitasse qualche siparietto da scriverne un lazzo, già c’è qualche amico/a che lo fa qui raccontando le proprie disavventure con la burocrazia italiana.

Raccontando le storielle di dove vivo, anche quando vivevo nella culla del rinascimento fiorentino, mi sono sempre concentrato invece nel chiedere perché alcune cose accadono: come ora mi chiedo come mai Boston venga considerata una delle città più divertenti degli Stati Uniti.← Se vedete il grafico nel link indicato, potete leggere la classica battuta o barzelletta simbolo di ogni città. Tanto per essere chiari: se non siete avvezzi all’ironia anglosassone, lasciate perdere! Non ne capirete il senso.

Ma cosa i bostoniani vorrebbero della loro città ? (lo dice il link a sinistra) – L’unico modo per farsi una propria opinione è visitarla, come hanno fatto, almeno virtualmente, i bravi presentatori del simpatico programma radiofonico su viaggi nei paraggi, come recita il loro motto, dal titolo CHE CI FACCIO QUI in onda su Radio 2 RAI, dove ho dato il modesto e fulmineo (ah, i tempi della radio!) contributo dopo un’ora di episodio, il 28 luglio nella puntata dedicata proprio a Boston.← Da ascoltare tutta!

Io intanto mi preparo per la seconda edizione radiofonica de L’Italia Chiamò, il nuovo sito è già pronto. ←

Ne parla anche la brava giornalista Barbara Mennitti su Stella Nova Magazine, con la sua intervista molto stuzzicante sui lati personali della mia storia e del perché sono sbarcato a Boston

I motori della radio e della TV si scaldano e con Stefano Marchese, che mi ha trascinato sin dall’anno scorso in questa avventura comico-musicale, la giornalista Elisa Meazzini e l’attore Roberto Di Giulio proveremo a continuare a intrattenere non solo gli expats ma anche quelli che l’Italia sognano di cambiarla: emigrando!

p. s. a proposito di emigranti, mi aspetta un gruppo di viaggiatori italiani che il 21 agosto visiteranno Boston e Newport. Vi terrò aggiornati sulle loro impressioni. Intanto, godetevi queste impressioni di chi vive all’estero. Sono solo luoghi comuni?

 

 

From Latin innovare, in- “into” and -novare “make new” one could think about innovation as something extremely dynamic and flexible as it can be easily used for material as well as social sciences.

For example, the concept of “neural network” traditionally used to refer to a network of biological neurons connected through axons can be applied to a more recent and innovative concept of “social networks” (Facebook, Twitter), which now connects people through the internet.

Piero Ricchiuto, PhD

 

Domenica 15 settembre 2013, tra le 10.30 e le 2 del pomeriggio, oliate le catene e pompate le gomme delle biciclette, un gruppo di italiani – riunitisi tramite i social media sotto un gruppo col nome “Italiani a Boston-Un gruppo alternativo”, formatosi con la leadership di Piero Ricchiuto – ha fatto da pioniere documentando il primo bike-tour delle innovazioni di Boston. Ispirato dal giornalista economico Scott Kirsner del Boston Globe in questo articolo http://www.bostonglobe.com/business/2013/07/06/freedom-trail-for-innovators/epyzvqTw2RXIT43KQTHudL/story.html e da me reinterpretato nelle mappe e nella ricerca di storie dietro ogni tappa, il tour ha previsto una biciclettata di circa 6 miglia attraverso punti di interesse scientifico, tecnologico e storico di Cambridge e Boston.

Ognuna della 10 tappe, tra cui Harvard, M.I.T., M.G.H., è stata narrata brevemente anche da qualcuno dei partecipanti, coinvolti ad aggiungere curiosità, commenti o semplici “rumors” da condividere con tutti. Come testimonia questo mini-episodio su Spreaker con le loro voci. Un ringraziamento per l’organizzazione va anche allo speciale Alessandro Mora.

Il tour con partenza Cambridge – Harvard square, si è concluso con un pic-nic ai Public Garden.

Siamo partiti dal Museo del M.I.T. (Massachusetts Institute of Tecnology) dove sono esposti esempi di robot espressivi o la collezione mondiale più grande di ologrammi. Alla destra del museo vi è il Tech Model Railroad Club, uno dei più vecchi club del MIT. Si è diffuso proprio qui il significato originale della parola “hacher”, da noi definito il pirata informatico o smanettone, ma letteralmente è “qualcuno che si applica con ingenuità creando risultati intelligenti” così come la nozione di cultura hacker. L’essenza del hack è qualcosa che viene fatto velocemente e spesso in modo inelegante.

Al 250 di Mass.Ave, siamo passati da uno dei migliori esempi di riuso architettonico: dove una volta c’era la fabbrica di caramelle NECCO ora è sede della Novartis, istituto farmaceutico e per la ricerca biomedica. Costruito secondo la forma di un Wafer, da notare sono i comignoli o gli ascensori di vetro simili a quelli della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Dentro la Stata Center, al 32 Vassar st, nel campus del MIT, hanno sede laboratori importanti di scienza computeristica, intelligenza artificiale e robotica. Tim Berners-Lee, il creatore del World Wide Web, lavora proprio qui, oltre al famoso linguista Noam Chomsky. L’edificio fu disegnato dal pluri premiato architetto Frank Gehry. L’editorialista esperto di architettura del Boston Globe, Robert Campbell, ne scrisse una critica molto raggiante all’epoca dell’inaugurazione: “Lo Stata Center appare come un edificio quasi non terminato, quasi stia per collassare, dalle colonne pendenti agli angoli paurosi, dai muri vacillanti che collidono a caso con curve e spigoli. I materiali cambiano da ovunque lo si guarda: mattone, superficie d’acciaio a specchio, alluminio lucidato, dal colore chiaro al metallo corrugato. Ognicosa sembra improvvisata, come se fosse tirata su all’ultimo momento: ma è proprio questo il punto, il suo aspetto è la metafora della libertà, dell’osare e della creatività della ricerca che si suppone si produca all’interno dell’edificio Proprio davanti al Marriott Hotel, sul marciapiede della passeggiata della celebrità, vi sono scolpiti nomi che hanno fatto la storia delle invenzioni come Steve Jobs, Thomas Edison, o di Bill Gates, uno dei finanziatori proprio dello Stata Center disegnato da Gehry, nonché studente di Harvard dove per primo insieme ad Allen inventarono Microsoft. Italiani al MIT

Al 500 di Main st. in Cambridge, il Koch Institute for integrative Cancer Research del MIT lavora su nuovi approcci di cura del cancro come le “smart bombs” in nanoscala adatte a distruggere i tumori con minor effetti. Di fronte, al 7 Cambridge Center, il DNAtrium al Broad Institute offre mostre gratuite e interattive sull’eplorazione della biologia umana.

Al 1 Broadway e al 101 Main St. Cambridge, i due edifici che danno inizio appunto all’appena citato Cambridge Innovation Center sono casa della collezione più densa di aziende start-up e di venture capital che non ha eguali nel pianeta. Il centro, fondato nel 1999, fa da quartier generale anche alla prima sede del Massachusetts di giganti tecnologici come Google e Amazon.  Kendall Sq, di fronte l’edificio della Microsoft  (la quale ospita spesso conferenze ed eventi di networking, molti dei quali ad accesso gratuito) è la zona dove un tempo era tutta una palude salmastra lungo il fiume Charles. Man mano che fu bonificata con la terra, sorsero aziende manufatturiere di corde, pompe idrauliche, copertoni per le biciclette, saponi e alcol. Ora il National Register of Historic places lo ha inserito tra i progetti urbani più importanti per il suo apporto nel 19esimo secolo all’architettura industriale.

EarthSphere at Kendall Sq

In Kendall Sq. vi è una scultura di Joe Davis chiamata Earth Sphere, un punto di riferimento geografico sotto forma di scultura di sorgente acquea. Joe Davis è un ricercatore affiliato al Dipartimento di Biologia del MIT e all’ Harvard Medical School. Lo studio delle sue ricerche e la sua arte vertono nel campo della biologia molecolare, la bioinformatica, le forze centrifughe, le protesi, i campi magnetici e i materiali genetici.

Tra le altre cose, ha inventato un microscopio che traduce le informazioni della luce nel suono, permettendo di “ascoltare” cellule viventi ognuno con una propria “firma acustica”; è famoso per aver inserito una mappa della via lattea dentro l’orecchio di un topo transgenico, e per aver inventato un orologio primordiale, in pratica un progetto intorno al quale gira la teoria che la vita si assembli spontaneamente.

Ultimo ma non il meno importante, fatto singolare è che ha inventato un segnale acustico, chiamato Poetica Vaginal, inviato a diverse orbite stellari vicine fatto a misura delle contrazioni vaginali.

All’ 8 del Cambridge Center, l’Akamai technologies sfrutta  127.000 server intorno al mondo per aiutare la consegna rapida a clienti di tutto il globo dei loro contenuti di pagine digitali come video e pagine internet, al 10 Cambridge Center l’edificio della Biogen Idec ci rimanda al maggior produttore di trattamenti contro la sclerosi multipla. L’azienda fu fondata nel 1978 e due dei fondatori, Walter Gilbert e Phillip Sharp, sono stati vincitori di premi Nobel.

All’ 1 di Amherst St, Cambridge, vi è il MIT Trust Center per l’Imprenditoria dove gli studenti acquisiscono le fondamenta per iniziare le proprie start-up nonché tutte le abilità per intraprendere una propria attività di affari. Più di 25.000 aziende sono possedute oramai dagli ex alunni di questa sezione del MIT, compagnie che impiegano più di 3 milioni di persone. Ma al 75 Amherst St, famoso è il Media Lab del MIT, caratterizzato per essere stata casa del kit di robotica di protesi del piede della Lego Mindstorms, ma è conosciuto in tutto il mondo dopo che è stato diffuso questo video dove il primo robot espressivo ha presentato la sua creatrice: http://video.mit.edu/watch/personal-robots-9383/

Italiani a Boston su Memorial Drive

Oltrepassando il bellissimo paesaggio del Memorial Drive, con vista sullo skyline di Boston, attraversando il Longfellow Bridge, una capatina al Mass General’s Museum of Medical History and Innovation era d’obbligo: gratuito e aperto da lun. a ven. dalle 9 alle 5, mostra l’evoluzione della medicina e della chirurgia con laboratori di simulazione e spazi teatrali. Qui nacque la prima anestesia.

L’edificio è altamente eco-sostenibile, l’esterno in rame è fatto dall 80 al 95% di materiale riciclato. Il tetto-giardino ha una pavimentazione di piante in grado di assorbire la pioggia e le tempeste e anche di ridurre il calore.

Dopo una tappa all’ Esplanade e al Public Garden e al Boston Common, l’ultima fermata l’abbiamo riservata al 30 School St. in Boston. Qui l’artigiano afroamericano e inventore Lewis Latimer disegnò il brevetto del telefono insieme ad Alexander Graham Bell ed inventò insieme a Thomas Edison il progetto sulla vita utile della lampadina. Latimer fu il primo anche ad inventare la filettatura della lampadina nonché la spina, ma senza il quale non avremmo il famoso colmo “quanti…. (italiani o irlandesi) ci vogliono per avvitare una lampadina?”. Uno per avvitarla e 10 per guardare?

Italiani a Boston ai Public Garden

Emanuele Capoano, Alessandro Mora, Piero Ricchiuto, Susanna Canali, Maria Scotto D’Apollonia, Elena Del Tordello, Allison Longley, Carmen Marsico, Nicola Micali, Andrea Ponzone, Angela Rossi, Giuseppe Romano, Bjorn Wennas, Nicola Spiniello, Giulia Spinetto, Bledar Qyrfyci, Giacomo Landi, Daniela Vecchio, Michele Connors, Donata Buda

PATRIOTI AMERICANIOgni Patriots’ Day, che cade di solito intorno al 19 aprile in ricordo della Battaglia di Lexington e Concord del 1775, in Massachusetts si celebrano i fasti degli inizi della guerra d’indipendenza americana attraverso ricostruzioni dal vivo. I cosiddetti reenactementsLi fanno in vari orari e persino alle 6.30 di mattina, come lo era nel 1775, proprio per essere realistici.

Non solo, anche la famosa Cavalcata di Mezzanotte che il patriota Paul Revere fece dalla Chiesa di North End, tramite il segnale delle lanterne in cima al campanile, fino a Concord per avvisare la milizia dell’arrivo dei britannici.

Ho pubblicato delle foto qui, e anche un video di 4 minuti sull’imboscata famosa dei patrioti americani (capitanati da Parker) nei confronti della milizia britannica.  Proprio un vero spettacolo di guerra dove ci portano anche i bambini.

Sono stato nei giorni scorsi a visitare anche il Museo del Tea Party e anche lì il genio imprenditoriale americano dà ai turisti e partecipanti una reale immersione della storia (in quei giorni anche i miei zii calabresi divertiti di essersi calati nei panni dei Nativi Indiani, mentre gettano fisicamente delle finte scatole di the in mare) in una ricostruzione in costume con tanto di attori con accento dell’epoca e una visita interattiva con ologrammi. (Nel link la spiegazione del tour)

Con il poco che hanno riescono a divertire il turista: sanno almeno sfruttare la loro storia a differenza dell’Italia i cui beni culturali peccano di accademismo.

Il bello è che questi eventi di attrazione patriottica coincidono anche con la Maratona di Boston, tra le più antiche delle maratone moderne.

Ma è di cavalcata e ancora di fuga che voglio parlare. O meglio, che mi ha fatto ricordare di una corsa. Visto che a correre io non ci penso nemmeno di andare. Pensando alla Cavalcata di Paul Revere, la mente è andata a un raccontino che avevo scritto per una scuola di scrittura a Firenze, credo fosse nel 2008. Era un esercizio creativo pensato mentre ancora ero agli albori di una storia d’amore che mi avrebbe portato proprio in America.

La ambientai negli Stati Uniti ma ispirandomi alla ragazza nel video qui sotto in coda al racconto. Il protagonista potrebbe essere un 20enne che appunto scappa ma non a cavallo. Qui c’è il mito della moto, che in realtà non mi è mai appartenuto. Forse un giorno potrei far tradurre un po’ di quei raccontini e leggerli in qualche bar letterario di Boston, dove forse si è fermato il famoso gangstar Whitey Bulger, o Malcom X a Roxbury, o Charles Dickens nel suo viaggio d’oltreoceano, o in zona Arlington dove si dice Tennesse Williams si sia ispirato per il suo Un tram che si chiama desiderio o leggerli nei bar dove Ralph Waldo Emerson o Henry Wadsworth Longfellow hanno preso solo un the con il latte.

scrittori a Boston

 Buona lettura!

“Altro che viaggio in America coast to coast! Tu te lo scordi se non impari a mangiare!”. Il rumore che fa la forchetta strisciando contro i denti mentre esce dalla bocca, a Rose le dava un fastidio che non vi racconto. Mi eccitò anche quando mi fece il paragone con il pisello: “io non lo prendo a morsi coi denti ma carezzandolo con le labbra, così faccio con la forchetta”. Me lo fece notare in un bar lontano ormai dalla città vicino il noleggio delle moto, prima della partenza. No perché… mica era cresciuta sulla strada, sai, quando tua madre ti chiama e tu le gridi “ora vengo” e non torni mai, e passi tutto il giorno a giocare a pallone mentre lei vuole una mano per imbottigliare le conserve di salsa, no, lei, dico Rose,  era cresciuta solo nella sua stanzetta di Manhattan a suonare la sua chitarra e a sognare che le tendine di pizzo un bel giorno si sarebbero trasformate in un cazzo di sipario: perché come quasi tutti gli americani aveva un sogno in un cassetto, andare a Broadway. Io, come molti europei amanti della moto, avevo un sogno che avevo covato invece nel mio garage sin da bambino quando in gruppo scoprivamo i giornaletti porno a colori dei nostri padri. Erano gli anni 80. Minnie Minoprio e Samantha Fox facevano a gara con le pagine di biancheria intima del PostalMarket: ecco, volevo sapere se veramente in una terra lontana ci fossero veramente quelle donne dalle grandi tette. L’America, questo pensavo fosse la soluzione. Approfittai del regalo di maturità sudatomi lavorando durante le vendemmie passate per prendere un aereo e andare a conoscere Rose.

Ero troppo emozionato. Ogni volta che la vedevo in video suonare ricordavo però le parole della canzone dei Creedence Clearwater Revival HAVE YOU EVER SEEN THE RAIN… sognavo già di vederla cantare solo per me la frase: ”Qualcuno mi ha detto tempo fa che c’è calma prima della tempesta, quando tutto è finito porterà i giorni d’estate ed io sarò brillante come l’acqua, io voglio sapere se hai mai visto la pioggia che cade in una giornata di sole…”.

Rose l’avevo conosciuta su YouTube e poi su MySpace. Qualche avvocato in cerca di affari in America ne avrebbe potuto tranquillamente approfittare per una causa di stalking, ma ero stato attento a non farmi sgamare, a dimostrare tutta la gentilezza di italiano e sfoggiando lo stereotipo dell’amante latino e tutte quelle stronzate a cui li abituano i documentari della domenica pomeriggio: ero stato insomma gentilissimo quando la contattai dicendole che mi ero innamorato come un pazzo mentre cantava, nella sua cameretta di Manhattan dalle tendine di pizzo, la cover degli Animals HOUSE OF THE RISING SUN. Mica ero scemo da dirle che volevo trombarmela pure in bianco e nero come nel video che aveva postato su YouTube! Dopo mesi di corteggiamento on line, arrivai appunto a NY e mi sentivo un po’ all’aereoporto come l’emigrato Alberto Sordi che aspetta la ciociara Claudia Cardinale per sposarsi in Australia. Patetico. Ma lei mi riconobbe dai dettagli che le avevo dato: un abbraccio da dietro all’improvviso mi fece l’uomo più felice. Era bellissima come nello schermo, lunare, con quel suo accento così Wasp, ero incantato per come parlava, come si passava la mano morbida tra i capelli, quegli occhi che mi stuzzicavano il cuore: insomma una gran fica!

Tutto cambiò però non appena mi portò a mangiare al bar del noleggio: sempre lì a notare tutti i difetti, e il rumore della forchetta, e il risucchio del bicchiere di Coca Cola, e stai attento alla majonese che ti cola dall’Hamburger…con il ketchup è meglio…con io che per far pace le dissi con garbo “posso finire il mio vino?”, e lei che sembrando ammansita disse di si ma io simpaticamente “no ma mi devi dire di no sennò sposi poi un ubriacone” …ce l’ho fatta, l’ho fatta ridere… e lei “tanto io ti voglio ubriaco ma con la botte piena, però devi imparare a mangiare…ma sei proprio un contadino!”.

Ecco, fine della canzone. Ecco il dong! A parte che ci aveva messo 3 MA e un PERO’. Già questa poi! Ma alla questione del contadino, non ce la feci più, quella ragazza dai bei capelli lunghi e la voce che solo a sentirla mi faceva drizzare… i miei di capelli… meritava una lezione. Contadino a me no! Finsi di andare al bagno ma invece sapevo che la mia Harley presa in affitto coi suoi soldi mi stava aspettando dalla parte dell’uscita di sicurezza. Ed io dovevo finire qui, io a rompermi i coglioni con lei che tutto il viaggio avrebbe avuto da ridire su ogni cosa? Rovinandomi il mio sogno coast to coast trasformato in inferno? No, scappai a tutto gas con la forchetta ancora in bocca e silenziosa. Lontano da New York ormai, direzione Ohio e poi chissà…

Qualcuno me lo aveva proprio detto che però c’era sempre una sorta di calma prima della tempesta, e che quando tutto è finito porterà i giorni d’estate ed io sarò brillante come l’acqua, come nella canzone dei Creedence. Rose non era più come quel brivido da sconosciuta all’aeroporto che all’improvviso ti abbraccia da dietro, attimo di felicità ribaltato; forse magari l’avrei rincontrata perché le americane hanno sempre l’opportunità di rintracciarti e romperti il culo e farti innamorare ma io, ora,  voglio proprio sapere se avete mai visto la pioggia che cade in una giornata di sole come quella.

Saranno state le bestemmie che mi tirò Rose quando si accorse della mia fuga? Sarà stato per quello che continuando a correre sulla mia Harley, le candele del motore si bagnarono sotto quel cazzo di diluvio mai venuto giù fino ad allora!?

Quanti libri parlano di Boston? Vi risparmierò per ora la lista dei film ambientati qui a Boston. Sarà per un altro post. Perché di film ne succedono tutti i giorni per strada. L’ultima notizia è che alla festa dei regali per un neonato (qui si chiama baby-shower) con più di 200 parenti, è scattata una rissa che anche la polizia più tardi definirà un’incredibile caos. Da noi sarebbero venuti 2 Carabinieri con i pennacchi e con le armi, qui sono venuti 3 dipartimenti, la polizia statale, lo sceriffo della contea e 20 poliziotti in assetto di guerra armati di Taser Elettroshock. Si, avete capito bene. La pistola elettroshock. E ha funzionato.

Certo, non è lo specchio dell’America tranquilla di Norman Rockwell, quella delle illustrazioni col tacchino. Però si contraddice con l’America che se ne sta seduta a prendere un caffè da Starbucks, con gli avventori così concentrati a leggere senza neppure parlarsi che alla domanda ad alta voce di un benefattore “è di qualcuno questo Iphone lasciato a caricare per terra?” nessuno risponde. Si sente solo un rumore di un Iphone pestato e la bestemmia di un lettore tra le nuvole. Come tra le nuvole cadde quella lettera trovata in una soffitta e scritta da un lontano siciliano  a suo fratello emigrato a North End, il quartiere italiano a Boston. Pura letteratura tra moralismo religioso del 1821 e reperto storico.

È di lettori divoratori che voglio parlare oggi. Ho collezionato varie citazioni letterarie dalla maggior parte dei libri, tra romanzi di vario genere, che hanno parlato di Boston. Credo che nessuno sia stato tradotto in italiano. Confermatemelo. Ci ho provato io a tradurre almeno alcuni brani, stralci, scorci di una Boston e di uno storico Massachusetts. Roba seria, non i raccontini postali che ricevo da aspiranti scrittori.

E come una miniatura, vista dall’alto…

…ecco altre mie miniature. Ditemi pure se li ho tradotti bene o con qualche storpiatura. Sono aperto ad ogni critica. Sono anche loro un piccolo viaggio in questa capitale, la più “europea” di tutta l’America .

A New England Winter by Henry James

“Alto nel cielo, posato al punto giusto, oltre ogni cosa stretta a grappoli, sta quel punto di Boston più azzeccato, fortunato, il duomo indorato della State House.”

Joy Street by Frances Parkinson Keyes

“[La stagione alle porte per i debuttanti di Boston] comincia con il pranzo della domenica, che Emily e Roger di solito danno nella loro casa a Joy Street, una cerimonia sfarzosa nel loro genere, ma quasi immediatamente eclissata da una cena elaborata che la vecchia signora Forbes aveva dato in Louisbourg Square.”

Sarah’s Long Walk by Stephen e Paul Kendrick

“Oltre la cima e poi giù per Joy Street… la discesa ripida aumenta man mano si cammina oltre l’incrocio infame di Pinckney, tempo fa disegnato per separare in effetti la classe d’elite di Beacon Hill dalla vallata a Nord dove vivevano servi, poveri e commercianti. Prima della guerra civile era una delle più grandi comunità di liberi neri americani. Le luci calde si riversano nella strada buia, il vecchio centro della Boston nera.”

One Boy’s Boston by Samuel Eliot Morison

“Quasi l’intera piazza tra la parte posteriore di Beacon, il fiume, e le vie del Mt.Vernon, e poi ancora il fiume, era occupata da piccoli e grandi immutabili alberi lungo il viale, la zona tra il Charles e il fiume era chiamata per scherno la via degl’ippocastani.”

Boston Adventure by Jean Stafford

“[La signorina Pride] disse che non c’era tempo oggi per farmi conoscere i punti di interesse di Boston… ma mi avrebbe fatto vedere l’unica cosa che per lei era come il gioiello della città. Non le importava se ogni altra cosa come la First Church o i Giardini o la King’s Chapel fossero andati distrutti, ma solo la buona conservazione del Cimitero del Granaio”

Pickman’s Model by H.P. Lovecraft

“Gad, ma come [Pickman] riuscirebbe a dipingere! C’era uno studio chiamato L’incidente nella Metro dove un intero stormo di cose abbiette si era inerpicato dalle catacombe sottoterra attraverso una crepa nel pavimento della metropolitana di Boylston Street e attaccato la folla sulla banchina”.

Looking Backward by Edward Bellamy

“[L’essermi risvegliato da un’immaginifica e futuristica Boston] Ho cercato Washington Street nel punto più affollato, e sono rimasto fermo, ho riso a voce alta. La mia vita non avrebbe potuto chiedere tanto aiuto per un tale umorismo così folle, mosso alla vista di un’interminabile vista di negozi e negozi e negozi…”

The Bostonians by Henry James

“La Music Hall, ora Orpheum Theater, così fulminante e di enormità quasi romana, le porte che aprivano alle balconate superiori, fin lassù, le quali si altalenavano costantemente da e verso il passaggio degli spettatori e delle maschere, gli ricordò dello schifo che aveva letto riguardo alle descrizioni del Colosseo.”

The Last Hurrah by Edwin O’Connor

“Questa mattina, una volta dentro il vecchio palazzo comunale della città, mi accorsi che il progresso era stato così lento: c’erano molti sostenitori del sindaco Skeffington sin lungo il patio fino alle porte. Dopo, tenne un breve discorso, ringraziando tutti quelli che erano venuti per il sostegno anticipato alla campagna in cui stava per correre.”

Back Bay by William Martin

“Il giornalista Jack C. Ferguson si affrettò giù per Beacon Hill, passato il tribunale e Scollay Square, dove si riunivano la folla per il pranzo. Il pranzo in Scollay Square: due bevande nella sala Domino osservando il cavallo Shirl detto La Piroetta e i suoi fiocchetti”.

The Big Dig by Linda Barnes

“All’investigatore Carlotta Carlyle sembrava un grosso buco nel terreno, una ferita spalancata e orizzontale coperta da pedane, riempita di scaffali, furgoni e macchinari misteriori. Un tipo maneggiava con una scopa intorno alla terra battuta intorno all’enorme fossa. Il resto macinava senza meta, seduto su pile di barre di ferro.”

Make Way for Ducklings by Robert McCloskey

“Proprio quando erano pronti per partire sulla loro strada, arrivò uno strano uccello enorme. Spingeva una barca piena di gente, e c’era un uomo seduto a poppa. ‘Buongiorno’ disse la signora Mallard nel suo qua qua molto educato. Il grande uccello era troppo orgoglioso per rispondere”

Massachusetts by Nancy Zaroulis

“Il Back Bay era stato costruito da più di trent’anni e alla fine aveva cominciato a prendere le sembianze per cui era stato pensato all’inizio: i lunghi boulevard della Parigi del Barone Hausmann. In quell’epoca di senza riposo, di rude invidualismo, ogni architetto aveva scommesso qui il suo ego disegnando l’intero scorcio di strade; il tentativo di un design inappropriato sarebbe stato un pensiero fatto di cattive maniere.”

Valediction by Robert B. Parker, ambientato a Nord End

“Spencer non riusciva ad ascoltare nessuna conversazione tra le ricerche…ma loro non avevano bisogno di parlare…Noi eravamo sull’orlo della baia, dove il Charles sfocia nell’Atlantico attraverso una serie di nodi… L’aria umida era così forte che il profumo del sale marino e il flebile senso d’eco parevano muovere le acque”.

The Friends of Eddie Coyle by George V. Higgins

“Non so dove tu vuoi che io vada, disse il ragazzo. Stava facendo marcia indietro con la sua auto lungo i binari… Vai in giro di fronte al parco, disse Dillon. ‘Vai fuori, oltrepassa gli uffici del registro e l’inizio dell’autostrada Mons. O’Brien nel caso si svegli. Guida soltanto’. So cosa sta succedendo, disse il ragazzo. ‘Bene’, disse Dillon, ‘mi fa piacere sentirlo. Guida”.

The Living Is Easy by Dorothy West

“Cordoni di venditori urlavano i loro articoli. I loro prodotti accatastati bloccavano i marciapiedi con i compratori che ispezionavano la merce dentro le gabbie… Faneuil Hall era un ronzio d’alveare, con i suoi agili e sfreccianti operai che andavano su e giu per informare i venditori, impegnati alle loro cabine in affitto, della merce già in partenza per nave o via treno da ogni angolo della nazione fino al punto più lontano della terra”.

The Education of Henry Adams by Henry Adams

“Uno dei comunissimi gioco invernali per bambini, ereditati direttamente dall’Ottocento, era un gioco di guerra sul Boston Common. Ai vecchi tempi le due forze ostili venivano chiamate i NordEnder e i SudEnder. Nel 1850… c’era una battaglia sulla Latin School contro tutti i nuovi arrivati”.

The Address Book by Anne Bernays

“Phillis insistette di prendere un taxi per il Ritz; Alicia avrebbe preferito passeggiare ma non disse niente. Ricevettero un tavolo direttamente al Cafe – il maitre chiamò Phyllis per nome – e si sedettero alle finestre brune. “Mi è sempre piaciuto questo posto” disse Phyllis. “Mi fa pensare che il denaro non deve essere un problema”.

Two Years Before the Mast by Richard Henry Dana

“Avevamo i nostri cuori pronti a prendere la città prima della notte e sbarcare, ma la marea iniziava a salire molto forte contro di noi… e il pilota diede gli ordini di buttare l’ancora e revisionare la catena…in mezz’ora o più, eravamo comodamente sdraiati, le vele ripiegate, sulla baia di Boston; terminava il nostro lungo viaggio.”

AL PROSSIMO SIPARIO, per ora vi lascio in chiusura con la frase pronunciata in questa bellissima scena con lo sfondo di Boston alla finestra: “I could learn to love that skyline”, potrei imparare ad amare quello skyline. Con lo sfondo della beffa nel dramma. Buona visione bostoniana!

Centro di Boston

Guarda qui anche altre foto di scorci di storia bostoniana

Negli Stati Uniti se un padre appena divorziato non paga gli alimenti ai figli, gli levano la patente. La levano anche a un semplice cittadino che non paga le tasse. Voi mi direte, che c’entra? NIENTE. Ma l’ho appena scoperto conseguendo la patente di guida americana: 1 ora di attesa, faccio il test, conseguo la patente e scopro che la leverebbero anche a un “minore” di 21 anni con un tasso alcolico nel sangue pari a 0.02, in pratica quasi… NIENTE.

Ed è più o meno sul NIENTE che si basano alcuni paradossi qui negli USA, quello più famoso per esempio è quello di non saper parlare per bene l’inglese, quasi per NIENTE. Spesso ti ritrovi gente emigrata che ha fatto fortuna, ma che l’inglese non lo sapeva per NIENTE nemmeno dopo anni.

Un esempio è questo venditore televisivo mattutino che con accento italiano ti snocciola perle, non solo di collane, inventando parole e costruzioni di frasi che non esistono in nessun dizionario o grammatica americana. Se ci fate caso nella registrazione che ho fatto con l’Iphone, a un certo punto anche chi scrive i sottotitoli per non udenti non capisce proprio NIENTE di quello che sta dicendo e si blocca. Sapete perché questo venditore ha successo? Perché parla l’italiano. E fa più figo se parla l’inglese con l’accento italiano, così sonoro, musicale, poetico all’orecchio straniero.

Magari finge pure, e ne scimmiotta l’accento. Ma quello che mi ha fatto pensare è che qui lo stereotipo è ribaltato. Non è l’italiano che per fare il moderno non fa altro che inserire qualche parola d’inglese nell’italiano quotidiano e familiare (come ho spiegato in questo link), come succede spesso in Italia, no, è il contrario: questo è un italiano in America che forse fa pure finta di non saper parlare per NIENTE l’inglese e lo fa con accento italiano perché in questo modo vende meglio i gioielli italiani…e fa pure fico. Poi non si sa se i gioielli provengano o meno dall’Italia.

Sul NIENTE sono fondati molti altri paradossi. Un altro è quello della sicurezza. Mi spiego. Chi mi conosce, sa che su Facebook ho inanellato l’altro giorno una storiella basata proprio sul NIENTE.

L’altro giorno esco di mattina ad insegnare, lascio la bicicletta alla stazione del Subway. Prendo il treno e in 10 minuti arrivo a scuola. Dopo la lezione, all’uscita mi aspetta mia suocera, che dopo essere andata in pensione si è anche iscritta pure ad un corso di italiano, venuta a prendermi per un appuntamento in un’altra parte della città. Al ritorno a casa in auto: “Ciao, grazie del passaggio… ma di che, figurati, NIENTE”.  Alle 5 del pomeriggio, scendo nel porticato dietro casa e non trovo la mia bicicletta dove è sempre parcheggiata anche senza lucchetto. Porc… smadonno. Calma. Dove sono andato l’ultima volta? Ma non posso pensare, devo andare a lavorare. Quindi, meglio che mi sbrigo ad andare a piedi fino alla Metro per oltrepassare la città. Mica sto li a piangermi addosso. Nel frattempo la moglie chiama la polizia. Non si sa mai. Se la sera prima i tipastri si saranno avventurati dietro casa vuol dire che mi avranno seguito. Sanno i miei passi. Quindi la zona, pensiamo noi, una tra le più sicure degli Stati Uniti secondo i sondaggi, comincia ad essere popolata di ladri in cerca di suppellettili da sgraffignare dietro le ville dei ricchi (anche se ricco non sono). Specie se qualche mammalucco come me con troppa fiducia nella sicurezza americana, lascia la bici non allucchettata.

E qui scatta lo stereotipo basato sul NIENTE. Sulla mia bacheca di Facebook a quel punto fioccano i commenti come “ma sei proprio scemo, dovevi proprio andare in America a farti rubare la bici? Non ti riconosco più” o “Qui in Italia nel dubbio viene data colpa agli zingari. Lì negli States? Quale è l’equivalente capro espiatorio?”. Forse i comunisti?  Ma per rifarmi, peccando d’orgoglio, ti invento a fine serata la storia (non come in una puntata radiofonica dove il malcapitato era diventato ormai folle a ricercarla con il satellite, invano) che i poliziotti, -al contrario della Mafia in Italia-  qui in quanto giustizieri della notte, erano venuti a casa riportandomi la bicicletta dicendomi “non si preoccupi, abbiamo ricevuto segnalazioni su Twitter e l’identikit era uguale a quella che abbiamo trovato nelle vicinanze…ma continui a lasciarla senza lucchetto, perché noi gliela ritroveremo comunque e in ogni caso”. Naturalmente un solo poliziotto è realmente venuto a casa quella sera, ma non ha detto quelle precise parole, pura invenzione da luogo-comune. Sulla bacheca social ho anche inventato la frase finale ad effetto alla Clint Eastwood che avrei detto al graduato dell’esercito americano nell’atto di ridarmi la bicicletta: “you make my day”. Frase che l’Ispettore Callaghan rivolgeva alla sua vittima, con un po’ d’ironia, chiedendole di dargli un “senso alla sua giornata”, come labile ma al tempo stesso stabile felicità.

Ma la verità è un’altra. La sera, di ritorno dal lavoro, cosa ti trovo alla stazione del Subway? Qualcosa nel buio che brilla nella rastrelliera. La mia bici che non ero mai tornato a riprendere. Il giorno dopo richiamiamo la polizia per dire che era tutto a posto. Che l’avevamo trovata. Mia moglie ci ha pensato due volte prima di richiamare, pensando alla brutta figura che avrebbe fatto.

Però i miei amici su Facebook sapranno che a trovarmela è stato l’esercito americano, scomodatosi dagli ultimi impegni contro il terrorismo in Libia. Il senso alla mia giornata me l’hanno dato loro, con i commenti da stereotipo italiano… ed io non facendo altro che confermar loro ciò che continueranno sempre a pensare: vale a dire che la sicurezza americana funziona. Anche quando non fa NIENTE.

Hai detto Niente?

Da un mio articolo apparso su IlFuturista il 7 dicembre 2011.

Si dice che nei prossimi 5 anni il medico di famiglia potrà leggere il Dna dei pazienti e «predire» quali sono i cibi che possiamo ingerire liberamente e quelli che sono dannosi, quali sono le malattie che potremmo contrarre e quindi curarci prima di ammalarci. Il gabinetto farà un check-up completo: analizzerà le urine e misurerà frequenza cardiaca e pressione. Le informazioni elaborate dal WC laboratorio verranno inviate in tempo reale a un microchip nel cellulare e al computer che contengono tutti i dati sul nostro stato di salute. Lo specchio del bagno ci vedrà, ci riconoscerà e proietterà il nostro programma preferito. Se si nota il manifesto del film che si vuole vedere al ritorno di lavoro, lo si inquadrerà e si scatterà una foto. Sul display arriverà il trailer e l’elenco dei cinema che lo proiettano. Un clic e i biglietti saranno acquistati. Il costo verrà scalato sulla carta di credito collegata alla sim del cellulare.

Torniamo al presente. Sono andato per la prima volta in visita da un medico di famiglia degli Stati Uniti. Mi ha chiesto di tutto, o per lo meno era già organizzata sulle domande da fare: dalla storia delle malattie in famiglia fino all’attività sessuale o alle probabili allergie, se dormo bene, se faccio sport, se fumo, se bevo troppo, se ho sete durante la notte, dalle vaccinazioni alla quantità di donne con cui faccio sesso (davanti a mia moglie), se ho subìto operazioni chirurgiche, se ho fatto uso di droghe, mi ha chiesto anche cosa mangio di solito. Una lista lunghissima per questo post. Mi ha pure detto che negli Stati Uniti anche l’acqua ha calorie. Scherzava, ma almeno ha fatto le veci della dietista.

Tutte cose che il medico di famiglia in Italia ti chiede solo se veramente vai da lui preoccupato per un problema, che so, di stitichezza. E passi una mattina intera a fare la coda allo studio medico.

Dopo dunque che la sua assistente mi ha pure pesato e misurato l’altezza, mi ha prenotato per un controllo del sangue generico. Andrò comunque a fare le analisi senza appuntamento, dall’ufficio sanno già in un elenco che devo andarci. E i risultati delle analisi li avrò via email.

Il futuro spesso comincia dalle piccole cose, evitando le code.

Quanto tempo ho trascorso allo studio medico (presso l’ospedale) a Boston? 1 ora.

Ah dimenticavo! Come ho scelto il mio dottore? Da un suo videocurriculum su YouTube.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.