You are currently browsing the tag archive for the ‘Bamboccioni’ tag.

E’ sempre così. La realtà supera la fantasia. Tanto poi che quest’ultima ha dei scrupoli pirandelliani. La linea editoriale di questo blog parla chiaro. Tant’è vero che per rispolverare quanto scrissi tempo fa:

Qui abbiamo parlato della MERITOCRAZIA

Qui abbiamo parlato della mattinata tipo di un PRECARIO

Qui abbiamo parlato di come trova lavoro un MAMMONE o BAMBOCCIONE

Ora però esiste la realtà delle sentenze, contrapposte ai tre precedenti “film” mentali di cui raccontai a riguardo.

Problema mammoni numero 1. Sentenza della Cassazione del 26 gennaio 2011. La Corte, pur confermando che il mantenimento non è più dovuto ai figli sposati, ha accolto il ricorso di una madre che chiedeva all’ex marito un contributo per la figlia maggiorenne e studentessa in medicina che si era sposata con un giovane di Santo Domingo, anche lui studente. La coppia di ragazzi non si era realizzata professionalmente e non era ancora entrata nel mondo del lavoro. Dunque il papà deve continuare a contribuire al mantenimento dell’erede che, a ogni modo, era sempre rimasta a vivere con la mamma. Ma in questo caso, ha poi spiegato il collegio, non ricorrono i presupposti tipici del matrimonio, per i quali l’obbligo di sostentamento diventa reciproco solo tra i coniugi, con la realizzazione di una «comunione materiale e spirituale di vita», dato che la figliola e il marito erano giovani ed entrambi studenti. Non propro studentelli, però: la ragazza aveva già conseguito una laurea breve in scienze motorie ma aveva deciso di proseguire gli studi in medicina.

Problema bamboccioni numero 2. La precedente sentenza fa il paio con un’altra, depositata il 24 gennaio, con la quale si è condannato un padre al mantenimento di un figlio maggiorenne, iscritto all’università e che già percepiva redditi sia di lavoro, sia da parte del padre stesso e della madre. Secondo la corte, l’autosufficienza economica equivale alla percezione di un reddito corrispondente alla «professione acquisita» (se uno si è laureato in ingegneria e fa il disc-jockey non sarà mai autosufficiente) in relazione alle  normali e concrete condizioni di mercato (che evidentemente spetterà ai giudici definire). C’è di più: l’onere della prova di dimostrare che il figlio ha un reddito adeguato ricade sul genitore, il quale, per esempio, dovrà dimostrare che la società dalla quale il giovane percepiva denaro non era “di comodo” né gli varrà far notare che la mamma gli aveva regalato un’autovettura dal valore di 22mila euro.

 

LE MIE DIECI PROPOSTE

Da valutare dopo la mia sottoscrizione a questo Manifesto di Ottobre

1)Abbassamento del quorum per il referendum e innalzamento delle firme per promuoverlo.

E’ noto – lo predica la Costituzione (art. 75) – che per passare l’effetto abrogativo, il referendum che lo propone deve raggiungere il quorum del 50% + 1 dei voti. Perciò se questo criterio non viene rispettato, benché i voti (validamente) espressi rappresentino la maggioranza dei voti complessivamente espressi, il referendum non è valido.

E’ L’ORA di procedere all’abrogazione del quorum minimo per la validità del referendum. In altre parole, se una simile proposta dovesse passare, una legge potrebbe venir abrogata anche se a votare al referendum siano solo in mille, a patto che la maggioranza di questi mille dica sì all’abrogazione. Così, il senso civico dei cittadini si andrebbe a svegliare, vista la scarsa partecipazione ai referendum, di cui molti oggi si lamentano. Se andiamo a scoprire chi era d’accordo, prima che si dica che è una proposta demagogica, scopriamo tre nomi della maggioranza come La Russa, Capezzone e Maroni. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo il flop dell’ultimo referendum del giugno 2009 sul quesito della legge elettorale, il quorum per il referendum avrebbe dovuto ridursi al 35%, ma aumentato di molto il numero delle firme per promuoverlo, così da evitare strumentalizzazioni di fazioni politiche avverse. Sull’innalzamento delle firme da raccogliere era d’accordo anche il Ministro degli Interni Maroni, che avrebbe presentato una proposta di legge, e il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, convinto della necessità di superare, però, «il meccanismo del quorum, e, come accade in America o in Svizzera, lasciare la decisione ai cittadini che di volta in volta scelgono di andare a votare».

 

2) Privatizzare solo due canali RAI, aumentare il campione dell’audience, Raiuno senza pubblicità

E’ L’ORA di alzare il campione d’ascolto, renderlo numericamente più grande, determinarlo anche in base a criteri più veritieri. Non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel.

E’ L’ORA di un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione: è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?). Raidue al governo, con la programmazione che di solito era del primo canale; Raitre all’opposizione, con la programmazione che di solito era caratteristica del secondo canale. Così da fare di Raiuno un solo canale senza pubblicità, con un canone di soli 40 euro e con Tg regionali e sola cultura pubblica. E’ inutile far pagare un canone ingiusto (dicesi tassa sull’uso del televisore) quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 3 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace, con l’introduzione dell’indice di gradimento (un’indice anche qui molto alto e rappresentativo); è inutile quindi far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda (tranne all’estero, purtroppo.) Per saperne di più, ho fatto convergere l’opinioni di giornalisti anche in questo link del blog https://spremiacume.wordpress.com/2010/01/16/lettera-a-politici-e-giornalisti/

 

3) Creare spot educativi per la meritocrazia e per un servizio clienti migliore delle aziende

Lo stile di vita italiano può affascinare i turisti ma l’uso di Internet è tra i più bassi in Europa come i salari, gli investimenti esteri e la crescita mentre pensioni, debito pubblico ed il costo dell’apparato statale sono tra i più alti. Senza contare il bassissimo senso di appartenenza dell’italiano al suo paese. Prova ne ha questo articolo che parla di fuga all’estero http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html Che in Italia non ci sia meritocrazia lo sanno anche i bambini, oltre al New York Times http://www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&oref=slogin&pagewanted=all

Un servizio clienti medio italiano è quello dove si risponde male al cliente, gli si rende la vita complicata, non approfitta delle opportunità, gli si mettono in mente pensieri negativi dell’azienda.

Se c’è bisogno di fare ancora gli italiani, anelando alla perfezione dopo 150 anni, E’ L’ORA di provare a far cambiar loro mentalità aziendale: una delle prime soluzioni può essere quella di agire con una campagna educativa, via radio, tv, cartacea, su manifesti, per invogliare l’italiano a fare qualcosa per l’Italia, senza aspettarsi che sia lo Stato a fare qualcosa per lui. Prova di questo mancato savoir-fare nel marketing è la lentezza della comunicazione, l’approssimazione, la disorganizzazione delle aziende (anche le più piccole come la ferramenta sotto casa), gli scioperi, e appunto il servizio clienti. La seconda delle soluzioni, potrebbe essere quella di vietare l’uso del “coperto” nei ristoranti, creando un patto sindacale con gli esercenti, regolarizzando le mance per chi realmente fa un lavoro migliore rispetto poi a chi si siede sugli allori. La terza, ma non la meno importante, delle soluzioni potrebbe essere anche quella di creare un accesso universitario molto più selettivo in base agli studi di scuola superiore: in questo senso le scuole di secondo grado si sentirebbero in gara per garantire un curriculum di tutto rispetto al futuro studente universitario.

 

4) Temi etici

E’ L’ORA della revisione del concordato Stato-Chiesa, con l’introduzione nelle scuole della materia STORIA DELLE RELIGIONI, insegnata da laici e non da cattolici. No all’insegnamento dell’Islam ma nemmeno a quello dei preti cattolici.

 

5) Adozioni

E’ L’ORA di snellire le pratiche d’adozione e cambiare la legge sulle adozioni internazionali: è assurdo e solo “italiano” il fatto che ci vogliano molti anni prima che una coppia possa adottare, quando ormai i coniugi sono magari non più giovani. E’ L’ORA di aiutare i tanti bambini orfani che rimangono nei centri di accoglienza per tanto tempo, vivendo un’infanzia priva dell’amore materno e paterno: permettiamo che anche una coppia di fratelli o due sorelle possano adottare, fermo restando che il bambino possa avere la figura maschile e femminile sin dalla tenera età in linea con i dettami della Costituzione sulla famiglia naturale.

 

6) Scuola e senso civile dell’educazione

Citando un passo del libro di Fini contro il paternalismo di una società protezionista.
“…una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.
E’ L’ORA di risolvere e far praticare il SENSO CIVICO. Qui, nel link successivo, troviamo le proposte che ne hanno dati gli internauti, da un amo/stimolo che ho appunto buttato nella rete per far convergere soluzioni.
https://spremiacume.wordpress.com/2009/09/20/schiaffi-ai-figli-ci-vuole-un-referendum-come-sara-andato-a-finire/

 

7) Burocrazia

E’ L’ORA di abolire la casta dei Notai nella stipula degli atti previsti dal Codice Civile. (Tanto sono pochi per poter spostare il voto)

 

8 ) Ambiente

La Germania sfrutta l’energia solare più di noi. Eppure il sole lo vede molto meno rispetto ai mesi che il Belpaese è coperto dal calore solare. E’ L’ORA del potenziamento dell’energia solare come quella eolica. Non solo per gli edifici pubblici ma anche con finanziamenti per l’edilizia privata.

 

9) Giovani e le potenzialità del diritto del web

E’ L’ORA di più wireless e wimax nelle piazze per la crescita di un’economia ancora così paurosa di un’opportunità come il web.
Sopratutto per quanto la rete è utile per il servizio clienti di un’azienda. Qui l’articolo sul Secolo http://www.scribd.com/doc/39058408/Non-e-un-paese-per-Internet#source:facebook
Qui la proposta da FareFuturo e che faccio mia http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8896&Cat=1&I=..%2Fimmagini%2FFoto+U-Z%2Fwififan_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41

 

10) Arte e cultura

L’Italia possiede gran parte del patrimonio mondiale di beni culturali: in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, E’ L’ORA di informare nelle scuole e nelle famiglie l’importanza dei beni architettonici nascosti e facilitarne la loro raggiungibilità con strumenti di viabilità più efficaci.

EMANUELE CAPOANO

Attore teatrale, scrittore web

 

Il futuro della libertà

Ogni volta che rivedo il filmato dei due tedeschi darsi la mano attraverso il varco sul Muro di Berlino, creato dai picconi delle due frontiere, piango e ricordo quando ero piccolo. O meglio, a quando la mia maturazione politica si stava formando. Erano finite le ideologie, già da allora. L’Italia ha purtroppo subìto da quel momento cambiamenti legati a vicende giudiziarie che un capopopolo televisivo e animatore demagogo poi ne ha approfittato facendola da padrona per molti anni, programmando a volte economie in grado di sviluppare l’Italia ma troppo spesso governando con tagli alla cultura e all’educazione.

Quello che invece Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera, ex vice premier ed ex ministro degli Esteri, ha voluto scrivere nel suo libro IL FUTURO DELLA LIBERTA’ Consigli non richiesti ai nati nel 1989 è sicuramente uno spartiacque ulteriore a quel muro. Un altro fiume che vuole rompere possibili nuovi steccati. Molti altri muri infatti si sono ricostruiti nel frattempo, dopo il crollo di quello comunista. Questo è il pericolo. Primo fra tutti il comportamento narcisistico del “non ho molta voglia”, dettato anche da delusioni e pessimismi di chi, in primis i giovani, dovrebbe essere la generazione del futuro.

Ci piace, in questo libro, l’aver citato innanzitutto il paradosso della maleducazione e del protezionismo paternalista che c’è oggi nelle famiglie italiane. Mi spiego. Riportiamo un passo del libro: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.

Questo è un libro che però non è rivolto solo i nati nel 1989. E’ un pretesto per ripartire da quelle premesse, per ripartire da un’altra storia che rischia di scivolare in clerico-populismi, in vecchi italianismi di parrocchia (la laicità positiva proposta da Fini la dovrebbero considerare certi ambienti del Vaticano per non perdere ancora più pecore del gregge), per demolire non quello che si è costruito in questi anni: un patto di cittadinanza che anche i nati del 2009 potrebbero ricordare come un mondo già costruito e sciupato da molti treni perduti.

Qui una recensione nel web e QUI come ne ha parlato il sito Libertiamo

Gianfranco Fini

La mattina, quando mi sveglio, di solito tanto per cominciare mi faccio un’oretta di sonno almeno fino alle 9. E’ per questo che forse sto bene in salute. Tranne che da un po’ di tempo ho sempre sete di notte. Sarà un principio di diabete o di ipertensione? Consigli su internet ce ne sono tanti e tutti molto comici: lavarsi i denti, bere molto, fare movimento, mangiare meno salato… cose così insomma, tipo come dire “se non fosse morto sarebbe ancora in vita“. Tant’è che mi sono deciso a prenotarmi gli esami del sangue e chiedere al medico: il che passeranno almeno due settimane, tra visita dal medico curante, richiesta prenotazione e rinnovo della tessera sanitaria presso un ufficio dell’azienda sanitaria. Il cui ufficio è aperto solo martedì giovedì e venerdì dalle 8 alle 12, che volete!? Anche loro hanno diritto almeno il lunedì ad alzarsi tardi come me e iniziare la settimana con almeno un’oretta di sonno in più. La mattina è bella insomma da viverla, perché porta salute. Anche quando aspetti una posta raccomandata che ti dia una buona notizia: oggi, infatti, a concludere la settimana lavorativa (mi scusino i disoccupati precari come me per la bestemmia “lavorativa”), il campanello ha suonato due volte. Chi era secondo voi? Il mio vicino che rompe perché gli penetra l’acqua nel suo magazzino dal mio cortile? No, se suona due volte sarà il postino. Vai! Sarà una buona notizia che aspetto da un concorso, si vinceranno dei soldi. E invece era una raccomandata di una vecchia rateizzazione Equitalia per multe non pagate 10 anni fa. 800 euro in 7 comode rate. Era meglio tornare a letto e farsi un’ora di sonno in più.

Devo passare all’azione per non cadere in depressione. Mi riguardo tutte le interviste rilasciate da Brunetta, il ministro anti-fannulloni della Pubblica Amministrazione, ai giovani precari in TV. Sono spassose, non so se le avete mai viste: consiglia loro ogni volta di fare gavetta come ha fatto lui, sorridendo, e di andar via di casa presto (anche se a 30 anni, lo ha ammesso lui, non sapeva ancora rifarsi il letto); oppure passo a rileggermi la lettera che Celli, Preside della Luiss – Università della Confindustria, ed ex presidente della RAI, scrisse al figlio dal Corriere della Sera (a quanto pare non comunicano in casa): “figlio mio vattene dall’Italia…” , non fare come me, l’Italia è un paese di raccomandati, diceva pressapoco così. Tranne che poi Montezemolo gli ha detto di fare di più il serio.

Non funziona questa terapia.

Poi leggo il comunicato stampa di una mostra “Diario di una bambola” che fa “…attraverso il colto sguardo della fotografa, il dramma dell’esistenza si fa estetico, come trappole di bellezza capaci di risucchiare pensieri d’amore…”. Apro la foto in allegato e vedo un pupazzo immortalato in chiaroscuro. Ci sono! Se rovisto nel mio garage, forse posso concedermi anche un Vernissage esponendo i miei giocattoli da bambino  e intitolare la mostra “Memoria di un gadget Juventino sciatore – drammatica inchiesta sull’alienazione del diverso”, oppure “Confessioni di un fucile regalato alla Befana – icastico reportage sull’insicurezza dell’eroe postmoderno”. Uhm…No, eh?

Mi tuffo poi nella rete dove impazza un video in cui la discografia spiega quanto sia importante la discografia e come la crisi sia da imputare ai fottuti pirati cibernetici. Poi mi chiedo: Cara Discografia! Basta con queste stronzate, muori almeno con dignità! Abbassa la tassa di lusso sui dischi e poi vedi. Non dipende da te? Ma incolpare Internet per la tua agonia è come accusare la corrente elettrica per la scomparsa delle lampade a olio di balena! La tua fine venne predetta 20 anni fa e per giunta accanirsi contro la pirateria è come se il capitano del Titanic, prima di andare giù, avesse esortato “Fanculo, affondiamo. Tutta colpa di quest’acqua di merda”.

L’avevo detto! Era meglio restare a letto a dormire.

Era meglio restare a letto ad ascoltare Lui, il campione dell’ovvietà. I consigli del narcisista televisivo e sessista nonché critico d’arte Vittorio Sgarbi, intervistato da me e da altri sul tema della crisi. La sua soluzione è… “non cambiarsi le mutande!” Intervistato a un salone del Gusto. Il che è tutto un dire!

ASCOLTA 55 SECONDI DI QUESTA PERLA

C’era un film in cui i napoletani non lavoravano mai. L’unico giorno in cui riuscivano a trovar lavoro era il giorno del 1° maggio, festa del lavoro, al concerto musicale romano. Quel film però è una realtà italiana, non un surrealismo regionale.
Ci sono molti cerchi continui nelle storie a cui assistiamo. E non sono film comici.  L’invio dei curriculum e i colloqui sono la più bella ispirazione per chi vuole scriverci uno show. Per esempio: se non conosci l’inglese, non puoi comunicare. Se non sai comunicare non puoi essere assunto in un ufficio. Se non ti assumono in un ufficio non potrai mai dimostrare esperienza. Se non hai esperienza, cazzi tuoi!

Io che non lavoro e cerco ogni giorno instancabilmente anche un buco precario, ho casa per conto mio e vivo da solo. C’è chi ne guadagna uno stipendio di 1000 o 2000 euro ma ancora si tiene stretto alla gonnella di “mammà”.

Il ministro della pubblica amministrazione vuole fare una legge contro i bamboccioni, i mammoni, ma ammette che lui a 30 anni non si sapeva ancora rifare il letto da solo. Ecco, sono i cicli di una trama che non capiamo.

Questi paradossi sono catene che non hanno fine. Da dove ricominciare? Dove iniziano allora gli sbagli della nostra generazione?

C’era un film in cui molti laureati lavoravano fuori città solo per pagarsi l’affitto, e accettavano ogni tipo di lavoro da “grazie per averci scelto, e in cosa posso aiutarla?”. Poi la trama volgeva nel ridicolo: fare la lavatrice, scottarci le mani in cucina… cose così. Poi tornavano a casa, come un vero happy end americano. Ma questo film non l’ho mai visto. Siamo una generazione che racconta il cane che si morde la coda di quando si affaccia dalla finestra tutti i giorni. Ma fuori dalla finestra ancora non riesce a buttarsi, perché non trova lavoro. Vorrebbe solo saltare e fuggire di casa, alzare i tacchi per creare regole diverse. Avete soluzioni?

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

------------------------------
------------------------------
------------------------------

Un crotonese… pecorino a New York

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.505 follower

Le statistiche del blog

Blog Stats

  • 57,801 hits

Temi

CINGUETTÌO D’IDEE

aprile: 2017
L M M G V S D
« Mar    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Mappamondo

NEW YORK, RACCONTI, STORIE, TRADUZIONI, LETTERATURA, GUIDE TURISTICHE, LUOGHI COMUNI SULL’AMERICA, BOSTON, VIDEO, RADIO, TEATRO, ARTE DI UN ITALIANO ALL’ESTERO

DA DOVE MI HANNO CERCATO

Per contattarmi sul Libro delle Facce

Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.