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Il 2012 è alle porte e bussa così forte che l’impiegato assassino delle cronache quasi non aveva fatto in tempo a sentire che l’anno era già iniziato ed entrato: quell’impiegato che ogni volta era stanco di sentirsi ringraziare da Windows per aver segnalato l’errore seppur ritrovandosi il computer sempre pieno di virus, stanco di quelli che negavano di essere competenti in materia ma ogni qual volta c’era da giudicar qualcosa da una cattedra eran subito pronti, stanco di dover dimostrare per forza di possedere la tessera di giornalista per scrivere su un giornale, stanco delle graduatorie, degli utenti in attesa al telefono per non perdere la priorità acquisita e dei precari che oramai si fregiavano il titolo di disoccupato come una cosa chic, stanco dei servizi clienti inesistenti e della competizione scambiata per ressa. Sto parlando dell’Italia, un paese dove rinvia anche il futuro: ASCOLTATE 5 min. di show radiofonico.

Da quest’anno vivo in un paese dove non c’è  bisogno della carta d’identità per dire che sai fare una cosa. Molti mi chiedono “ma com’è il cibo negli Stati Uniti”. L’HO SPIEGATO QUI E la sanità? Costa davvero tanto? Si, se lavori. Ma almeno funziona troppo: L’HO SPIEGATO QUI

L’America del Nord ha tanti difetti in compenso, come li ho raccontati IN QUESTO REPORTAGE Ma il gioco non vale la candela. Saranno puritani, freddi, maniacali, troppo ordinati… ma almeno ti valutano senza chiamarti Barone, Conte, Notaio, Dottore, Marchese, Eminenza, Vossia.

Cosa ci salverà?  L’HO RECITATO QUI Ma per ora non basta.

Al prossimo siparietto.

Faro su una costa. Non descrive niente, solo lo sguardo del farista che osserva da lontano e assicura ai naviganti un porto sicuro. Trovateci la metafora che volete.

My headlights on Occupy Boston

protesters at the sunset

I thought in Italy everything changed, but nothing happened. But also here more things change, and more they remain the same.

I mean, the Movement had chance to hit the bull’s eye and to be right on target changing welfare but…

Le parole della protesta

« After the Police’s eviction, what would Occupy Boston have been without Dewey Square?

I’m afraid that Occupy Boston was too stuck on Dewey Square, conflacting a place with a cause. The risk was Occupy Wall Street was about real estate for homeless. But the Movement promises it will keep on going, somewhere:

“Just because they told us to leave Dewey Square, doesn’t mean we were told to stop fighting. You can’t evict ideas and you can’t evit our spirits”. But fighting for what? In fact the Occupy protests might have died in infancy if a senior police official had not pepper-sprayed young women on video. homeless

Some people said that if they had leadership and an issue, they could be the most powerful group in America. Expecially because protesters never issued a set of demands, and often it seemed they were pulling in different directions. »

I risultati mancati

For this reasons why didn’t Occupy protesters get work up for real guilty of this chrisis? When the mortgage market collapsed, some account executives earned a commission seven times higher from subprime loans, rather than prime mortgages. So they looked for less savvy borrowers — those with less education, without previous mortgage experience, or without fluent English — and nudged them toward subprime loans. This less savvy borrowers were disproportionately blacks and Latinos: they ended up paying a higher rate so that they were more likely to lose their homes. Senior executives seemed aware of this racial mismatch and frantically tried to cover it up.

occupy boston

And the only topic squeezed from these fake revolutioners’ brain is this shallow answer about their goals: LISTEN AUDIO (2 min.)

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.