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Mi fate schifo! Voi donne che militate nel cosiddetto Popolo delle Libertà. Ed anche voi uomini che servite piatti d’oro, come tanti Pulcinella, per compiacere il padrone anche quando sapete che le pietanze sono insipide. Mi fate schifo perché passato e caduto il “Re”, cambierete opinione. Come l’hanno cambiata quegli italiani che prima della caduta di Mussolini erano tutti fascisti, ma dopo piazzale Loreto nel 1945 gli stessi erano diventati subito tutti antifascisti. Mi fate schifo perché non scendete in strada per prendere l’autobus o fare la spesa per vedere quanto costa un chilo di patate o un litro di latte. Mi fate schifo perché non sapete cosa significa per un ventenne fare il venditore porta a porta che inganna gli anziani offrendo loro, per conto di un’azienda truffaldina, contratti di fornitura ingannevoli, solo in cambio di uno stipendio di pochi spiccioli. Mi fate schifo perché non sapete  cosa vuol dire per un laureato lavorare in un call center per 500 euro al mese. Voi donne che non meritate nessun gesto di cavalleria, perché i vostri uomini le donne le odiano: pagandole. Attenzione, non vi giudico, i vostri uomini sono liberi dei loro sollazzi sessuali, ne hanno pur diritto. Ma ciò che più mi disgusta è che una di voi disse in una campagna elettorale che il premier Silvio Berlusconi era solo un venditore televisivo e che preferiva le donne solo in posizione orizzontale (quando la sciantosa che lo disse si era presentata contro alle elezioni). Ma ora quella donna non è più quella paladina contro il mercimonio di Stato: è la sottoposta del Premier nonché fan più spietata. Mi fa schifo, fimmine del PdL, anche il vostro silenzio davanti alle parole di una scrittrice come Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello con il suo romanzo Accabadora, sulla discriminazione: «…se dico qualcosa di scomodo esistono meccanismi di delegittimazione appositamente applicabili al mio essere donna, sono isterica, invidiosa, con una scarsa vita sessuale, tutte apostrofi che mai verrebbero usate per un maschio». Voi, donne di questo PdL, siete serve di quel maschio che non chiamerete invece “segaiolo” perché incompetente, ma sarete lì pronte a riscuotere lauti compensi per starvene zitte e buone. La verità è che ancora oggi una donna viene candidata in politica solo se brava, ma se bisogna candidare un uomo non ci si chiede mai se quell’ uomo sia incompetente prima di essere eletto. Non valete un soldo perché siete  ripagate con una sola moneta: lo scambio sessuale. Michela Marzano, scrittrice del libro “Sii bella e stai zitta” trasferitasi in Francia, anche lei si chiede: «Perché le donne continuano a cedere alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Perché tante donne vengono giudicate “fallite” o “incomplete” quando non hanno figli? Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? ».  Caterina Soffici dal blog de Il Fatto tuona senza mezzi termini: «C’è una manciata di ragazze fin troppo strapagate, impegnate a maneggiare bigliettoni da 500 euro e costumi da infermiera, calze autoreggenti, borse firmate, occhiali di marca, brillantini, gioielli, collanine, ciondoli d’oro… E ci ridono pure sopra. Sono una minoranza ma purtroppo la più visibile. Non sono “povere ragazze”. Sono semplicemente la feccia della società, gente per cui non si può provare pietà ma solo rabbia e ribrezzo, con le loro storie da orfanelle e infanzie difficili. Sapete quante donne disoccupate  non si prostituiscono e non si vendono e fanno fatica a trovare i soldi non diciamo per il mutuo o per sposarsi o per fare un figlio, ma semplicemente per arrivare a fine mese e pagare le bollette? Eppure un pugno di “zoccole” fa scomparire le donne vere di questo paese. E, soprattutto se le si guarda dall’estero, sembra l’Italia sia solo quel “gran puttanaio” di cui parlano le intercettazioni». Siamo diventati, io mi chiedo, un Paese in cui le ragazze povere si sentono incoraggiate a vendersi? Ma per tornare a “puntarvi il dito”, a quel gran “bordello” dovreste pensarci voi, donne e “uomini del Fare” (in questo link l’indignazione verso la doppia morale di alcuni e dei loro voltafaccia). Mi fanno schifo anche quei giovani “morti” che ridono quando, come soluzione per la disoccupazione, dal Presidente del Consiglio viene suggerita quella di “sposare un miliardario”. Mi fate schifo, uomini e donne tutti di un PdL morto! Morto in quanto sentimento di popolo che non rispetta nessuna libertà di giudizio. Mi fate schifo proprio perché quella libertà negata ora non la difendete, ma sono sicuro che a banderuola caduta direte “ve lo avevo detto” e darete ragione ai vostri ex avversari. Ve ne darete addirittura la paternità di quell’opinione che non avete mai avuto. Diceva Einstein che “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di chi compie azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

Parolacce, scurrilità, indecenze. Siamo abituati in televisione, in Parlamento, negli stadi. Una volta però c’era una separazione tra quelle private dette in famiglia o a scuola e la sfera pubblica mediatica: c’era un contesto adatto in cui certi termini o argomenti erano tollerati o banditi. La nascita delle tv commerciali ha minato quella barriera che separava quei luoghi. Perché la tv privata aveva nel Dna la propensione a spettacolarizzare l’intimità, dei cittadini come dei politici. Solo in Italia, per aumentare l’audience e la pubblicità bisognava farsi notare, contro la puritana Rai di allora. Questo mentre in U.S.A. non puoi ancora dire parolacce in tv, c’è un limite invece alla corsa a stupire: così si evitano appunto concorrenze sleali, dato che la parolaccia farebbe crescere i dati di ascolto. Ma se negli Stati Uniti, il paese del liberalismo per eccellenza, le Tv sono licenziose però solo in bestemmie -perché non è la religione che lì detta legge- da noi c’è ancora una moralistica distinzione: un premier cattolico può imprecare, ma in Tv ai personaggi dei reality show è permesso tutto eccetto che le bestemmie.

Un po’ di storia. Il 25 ottobre 1976, allo scrittore Cesare Zavattini scappò “cazzo” in diretta radiofonica: fu la prima parolaccia pronunciata in Rai. Provocò uno shock spropositato. Lui per rafforzare un concetto, gli scappò ma con la z emiliana, sibilante, a nessuno parve offensivo. La Rai, stranamente, si comportò con eleganza anche perché non era preparata. Deflagrante fu la bestemmia dell’attore Leopoldo Mastelloni in un’intervista nel 1984. Gli costò la carriera tv. Dagli anni 2000 c’è un’impennata: indecenze sulle reti nazionali ricorrono ogni 15 minuti, ore notturne e fasce protette.

E se l’attuale premier davanti alla platea della CONFCOMMERCIO, prima del voto del 2006, diede dei “coglioni” a coloro che avrebbero votato Prodi, Gianfranco Funari fu l’anticipatore di una rivoluzione triviale nella tv di fine anni 80. Il funarismo prevedeva amene scurrilità da bar dello sport (cazzo, vaffa…, lo metto in cu…, con interessante autocensura). Di rompicoglioni e di brutta troia e molto altro è fatto il repertorio di Vittorio Sgarbi che YouTube sarebbe in grado di ricostruirne una perizia. Momenti memorabili quando il critico d’arte insultò il Trio Medusa delle Iene dando loro dei “culattoni raccomandati”. O come anche quando si scagliò contro Marco Travaglio: “Non sputtanare l’Italia, stai dicendo stronzate. Siamo un grande Paese con un pezzo di merda come te”. O, sempre l’ex sottosegretario ai Beni Culturali al Ministro Bondi: “Io lo mando a cagare Benigni se dice di me quello che ha detto di te”. La vetta Sgarbi la tocca quando in un reality Show ha un battibecco con Alessandra Mussolini: tutto contornato da “merdaccia” e “stronza troia”, e la rissa è l’emblema del trash. Senza contare gli schiaffi ricevuti da D’Agostino, i litigi con lo scrittore Busi, con il giornalista Cecchi Paone; le provocazioni dell’irascibile critico d’arte sono oramai il sale di YouTube: non a caso mi sono invece limitato a postare, in calce a questo post, un bell’esempio di pubblicità oltreoceano dove si paragona il servizio italiano a quello argentino. Naturalmente il video parla di un ristorante che si vanta di poter fare meglio in fatto di maleducazione.

Ma per tornare alla televisione italiana, si potrebbero scrivere pagine e pagine di insulti: da “meglio fascista che frocio” a “ti stacco la testa, stronzo, ti uccido”. Al recente Ministro Brunetta che se la prendeva con le elites definite di “merda”, augurate di andare “a morire ammazzate”.

Oltremanica hanno coniato una regola: «CHI NON SI ADEGUA EVITANDO VOLGARITA’, NON LAVORERA’ ANCORA A LUNGO PER LA BBC».

Soluzione da fair play britannico: Perché non proponiamo una legge o un regolamento aziendale RAI o una semplice regola che possa essere inserita nel contratto di servizio tra Rai e Governo? Una norma dunque che impedisca di re-invitare in Tv personaggi i quali fanno il loro vanto di volgarità a colpi di audience! Non sono un puritano o un moralista, anzi. Ne andrebbe del gioco leale sulla concorrenza commerciale anche tra reti private, così da misurare la tv sui contenuti e non sul gioco a catturare l’emozione del pubblico solo per far crescere l’ascolto: altrimenti a misurarsi  è solo il trash; ne va della nostra intelligenza, prima ancora dell’educazione che le nostre case possano ricevere dal vecchio e oramai volgare tubo catodico.

 

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.