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From Latin innovare, in- “into” and -novare “make new” one could think about innovation as something extremely dynamic and flexible as it can be easily used for material as well as social sciences.

For example, the concept of “neural network” traditionally used to refer to a network of biological neurons connected through axons can be applied to a more recent and innovative concept of “social networks” (Facebook, Twitter), which now connects people through the internet.

Piero Ricchiuto, PhD

 

Domenica 15 settembre 2013, tra le 10.30 e le 2 del pomeriggio, oliate le catene e pompate le gomme delle biciclette, un gruppo di italiani – riunitisi tramite i social media sotto un gruppo col nome “Italiani a Boston-Un gruppo alternativo”, formatosi con la leadership di Piero Ricchiuto – ha fatto da pioniere documentando il primo bike-tour delle innovazioni di Boston. Ispirato dal giornalista economico Scott Kirsner del Boston Globe in questo articolo http://www.bostonglobe.com/business/2013/07/06/freedom-trail-for-innovators/epyzvqTw2RXIT43KQTHudL/story.html e da me reinterpretato nelle mappe e nella ricerca di storie dietro ogni tappa, il tour ha previsto una biciclettata di circa 6 miglia attraverso punti di interesse scientifico, tecnologico e storico di Cambridge e Boston.

Ognuna della 10 tappe, tra cui Harvard, M.I.T., M.G.H., è stata narrata brevemente anche da qualcuno dei partecipanti, coinvolti ad aggiungere curiosità, commenti o semplici “rumors” da condividere con tutti. Come testimonia questo mini-episodio su Spreaker con le loro voci. Un ringraziamento per l’organizzazione va anche allo speciale Alessandro Mora.

Il tour con partenza Cambridge – Harvard square, si è concluso con un pic-nic ai Public Garden.

Siamo partiti dal Museo del M.I.T. (Massachusetts Institute of Tecnology) dove sono esposti esempi di robot espressivi o la collezione mondiale più grande di ologrammi. Alla destra del museo vi è il Tech Model Railroad Club, uno dei più vecchi club del MIT. Si è diffuso proprio qui il significato originale della parola “hacher”, da noi definito il pirata informatico o smanettone, ma letteralmente è “qualcuno che si applica con ingenuità creando risultati intelligenti” così come la nozione di cultura hacker. L’essenza del hack è qualcosa che viene fatto velocemente e spesso in modo inelegante.

Al 250 di Mass.Ave, siamo passati da uno dei migliori esempi di riuso architettonico: dove una volta c’era la fabbrica di caramelle NECCO ora è sede della Novartis, istituto farmaceutico e per la ricerca biomedica. Costruito secondo la forma di un Wafer, da notare sono i comignoli o gli ascensori di vetro simili a quelli della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Dentro la Stata Center, al 32 Vassar st, nel campus del MIT, hanno sede laboratori importanti di scienza computeristica, intelligenza artificiale e robotica. Tim Berners-Lee, il creatore del World Wide Web, lavora proprio qui, oltre al famoso linguista Noam Chomsky. L’edificio fu disegnato dal pluri premiato architetto Frank Gehry. L’editorialista esperto di architettura del Boston Globe, Robert Campbell, ne scrisse una critica molto raggiante all’epoca dell’inaugurazione: “Lo Stata Center appare come un edificio quasi non terminato, quasi stia per collassare, dalle colonne pendenti agli angoli paurosi, dai muri vacillanti che collidono a caso con curve e spigoli. I materiali cambiano da ovunque lo si guarda: mattone, superficie d’acciaio a specchio, alluminio lucidato, dal colore chiaro al metallo corrugato. Ognicosa sembra improvvisata, come se fosse tirata su all’ultimo momento: ma è proprio questo il punto, il suo aspetto è la metafora della libertà, dell’osare e della creatività della ricerca che si suppone si produca all’interno dell’edificio Proprio davanti al Marriott Hotel, sul marciapiede della passeggiata della celebrità, vi sono scolpiti nomi che hanno fatto la storia delle invenzioni come Steve Jobs, Thomas Edison, o di Bill Gates, uno dei finanziatori proprio dello Stata Center disegnato da Gehry, nonché studente di Harvard dove per primo insieme ad Allen inventarono Microsoft. Italiani al MIT

Al 500 di Main st. in Cambridge, il Koch Institute for integrative Cancer Research del MIT lavora su nuovi approcci di cura del cancro come le “smart bombs” in nanoscala adatte a distruggere i tumori con minor effetti. Di fronte, al 7 Cambridge Center, il DNAtrium al Broad Institute offre mostre gratuite e interattive sull’eplorazione della biologia umana.

Al 1 Broadway e al 101 Main St. Cambridge, i due edifici che danno inizio appunto all’appena citato Cambridge Innovation Center sono casa della collezione più densa di aziende start-up e di venture capital che non ha eguali nel pianeta. Il centro, fondato nel 1999, fa da quartier generale anche alla prima sede del Massachusetts di giganti tecnologici come Google e Amazon.  Kendall Sq, di fronte l’edificio della Microsoft  (la quale ospita spesso conferenze ed eventi di networking, molti dei quali ad accesso gratuito) è la zona dove un tempo era tutta una palude salmastra lungo il fiume Charles. Man mano che fu bonificata con la terra, sorsero aziende manufatturiere di corde, pompe idrauliche, copertoni per le biciclette, saponi e alcol. Ora il National Register of Historic places lo ha inserito tra i progetti urbani più importanti per il suo apporto nel 19esimo secolo all’architettura industriale.

EarthSphere at Kendall Sq

In Kendall Sq. vi è una scultura di Joe Davis chiamata Earth Sphere, un punto di riferimento geografico sotto forma di scultura di sorgente acquea. Joe Davis è un ricercatore affiliato al Dipartimento di Biologia del MIT e all’ Harvard Medical School. Lo studio delle sue ricerche e la sua arte vertono nel campo della biologia molecolare, la bioinformatica, le forze centrifughe, le protesi, i campi magnetici e i materiali genetici.

Tra le altre cose, ha inventato un microscopio che traduce le informazioni della luce nel suono, permettendo di “ascoltare” cellule viventi ognuno con una propria “firma acustica”; è famoso per aver inserito una mappa della via lattea dentro l’orecchio di un topo transgenico, e per aver inventato un orologio primordiale, in pratica un progetto intorno al quale gira la teoria che la vita si assembli spontaneamente.

Ultimo ma non il meno importante, fatto singolare è che ha inventato un segnale acustico, chiamato Poetica Vaginal, inviato a diverse orbite stellari vicine fatto a misura delle contrazioni vaginali.

All’ 8 del Cambridge Center, l’Akamai technologies sfrutta  127.000 server intorno al mondo per aiutare la consegna rapida a clienti di tutto il globo dei loro contenuti di pagine digitali come video e pagine internet, al 10 Cambridge Center l’edificio della Biogen Idec ci rimanda al maggior produttore di trattamenti contro la sclerosi multipla. L’azienda fu fondata nel 1978 e due dei fondatori, Walter Gilbert e Phillip Sharp, sono stati vincitori di premi Nobel.

All’ 1 di Amherst St, Cambridge, vi è il MIT Trust Center per l’Imprenditoria dove gli studenti acquisiscono le fondamenta per iniziare le proprie start-up nonché tutte le abilità per intraprendere una propria attività di affari. Più di 25.000 aziende sono possedute oramai dagli ex alunni di questa sezione del MIT, compagnie che impiegano più di 3 milioni di persone. Ma al 75 Amherst St, famoso è il Media Lab del MIT, caratterizzato per essere stata casa del kit di robotica di protesi del piede della Lego Mindstorms, ma è conosciuto in tutto il mondo dopo che è stato diffuso questo video dove il primo robot espressivo ha presentato la sua creatrice: http://video.mit.edu/watch/personal-robots-9383/

Italiani a Boston su Memorial Drive

Oltrepassando il bellissimo paesaggio del Memorial Drive, con vista sullo skyline di Boston, attraversando il Longfellow Bridge, una capatina al Mass General’s Museum of Medical History and Innovation era d’obbligo: gratuito e aperto da lun. a ven. dalle 9 alle 5, mostra l’evoluzione della medicina e della chirurgia con laboratori di simulazione e spazi teatrali. Qui nacque la prima anestesia.

L’edificio è altamente eco-sostenibile, l’esterno in rame è fatto dall 80 al 95% di materiale riciclato. Il tetto-giardino ha una pavimentazione di piante in grado di assorbire la pioggia e le tempeste e anche di ridurre il calore.

Dopo una tappa all’ Esplanade e al Public Garden e al Boston Common, l’ultima fermata l’abbiamo riservata al 30 School St. in Boston. Qui l’artigiano afroamericano e inventore Lewis Latimer disegnò il brevetto del telefono insieme ad Alexander Graham Bell ed inventò insieme a Thomas Edison il progetto sulla vita utile della lampadina. Latimer fu il primo anche ad inventare la filettatura della lampadina nonché la spina, ma senza il quale non avremmo il famoso colmo “quanti…. (italiani o irlandesi) ci vogliono per avvitare una lampadina?”. Uno per avvitarla e 10 per guardare?

Italiani a Boston ai Public Garden

Emanuele Capoano, Alessandro Mora, Piero Ricchiuto, Susanna Canali, Maria Scotto D’Apollonia, Elena Del Tordello, Allison Longley, Carmen Marsico, Nicola Micali, Andrea Ponzone, Angela Rossi, Giuseppe Romano, Bjorn Wennas, Nicola Spiniello, Giulia Spinetto, Bledar Qyrfyci, Giacomo Landi, Daniela Vecchio, Michele Connors, Donata Buda

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OVVERO: COME CAPE COD NON SI PRONUNCIA COME UN FAMOSO SALAME DEL SUD ITALIA.

Tutti al mare…anzi all’Oceano! Noi italiani che cerchiamo sempre di trovare le acque tiepidi del Mediterraneo anche nell’Oceano Atlantico a largo di Boston è un puro sogno, ma abbiamo fatto, è il caso di dirlo, la scoperta dell’acqua calda: esiste un mondo dove riusciamo a non congelare i muscoli delle gambe, ed è tra le insenature di Cape Cod (ribattezzato da una mia cara zia, che non conosce l’inglese, con la pronuncia fonetica italiana “capeccoddh” che in calabrese vuol dire Capicollo).

A mo’ di salame o meno, vediamo dove conviene invece tuffarsi a sud di Boston.

Cape Cod Map

Inizio subito nel darvi un bel sito governativo dove vi spiegano quali servizi trovare e come raggiungere tutte le spiagge del Massachusetts.

Se invece vi piacciono i → laghi del Massachusetts – di solito più caldi rispetto all’Oceano-, ecco invece nel link qui a sinistra la sezione del sito governativo che fa per voi. Non fate il mio stesso errore quando leggete “fresh”. Non vuol dire “acqua fresca”, ma dolce sorgiva. Quindi un po’ tiepiducce come piacciono a noi italiani mediterranei, paurosi di reumatismi o del colpo di frusta o della strega o di tutte le altre baggianate asintomatiche che rendono noi mediterranei meno temerari in fatto di freddo.

Ciò che però vorrei regalarvi è una ricerca sulle acque meno fredde nelle spiagge pubbliche della South Coast e del South Shore della Boston Area. (ATTENZIONE. Se trovate l’asterisco * accanto ad ogni nome nella lista qui sotto, significa che quando vi tuffate non garantisco il non-congelamento istantaneo dei vostri arti inferiori, se fuori non sono almeno 40 gradi C.)

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Se sperimentate dunque una gitarella fine settimana presso una delle seguenti spiaggie di Cape Cod, sempre nella lista qui di seguito, specialmente se avrò scritto qualcosa di inesatto o sbagliato sulla temperatura delle acque (non le ho provate tutte, ma è tutto frutto di ricerche e segnalazioni), segnalatelo anche voi qui in questo post in fondo ai commenti.

Pronti? Si parte.

cape-cod

ABINGTON

Island Grove Park è un lago dotato di aree pic nic e griglie a carbone a disposizione di tutti, una piscina, posto giochi per bimbi, bagni, possibilità di pesca e gazebo. Acqua sorgiva tiepida.

Il parco è accessibile dell’entrata di Park St. o dal patio di Wilson Place oltrepassato il Memorial Bridge. La stagione dura fino agli ultimi giorni di agosto. Sono disponibili pass sia per residenti che per i non residenti. Per gli eventi www.friendsofislandgrove.com/IGCalendar.htm

 

BRAINTREE

Sunset Lake si trova sulla Safford Street a South Braintree. Il lago apre alle 10 di mattina e chiude al tramonto. Parcheggio disponibile. Non sono permesse moto d’acqua, ma canoe, barche a remi e a vela. I bagnini sono certificati dalla Croce Rossa e c’è anche un’area gioco per i bambini. Ogni martedì alle 6 di sera dalla fine di giugno c’è un concerto dal vivo.

Alla Smith Beach il parcheggio è permesso solo nelle aree disponibili e i bagnini disponibili in base alle maree, quando questi ultimi non ci sono non è permesso nuotare. I bagni pubblici sono aperti, ma attenzione alla lista delle ore settimanali di apertura settimanale affisse sulla spiaggia.

QUINCY

Quincy offre 27 miglia di costa e più di una dozzina di spiagge balneabili, zone picnic, e percorsi. Da Nickerson Beach (*non pervenuto) che ha una bella vista sulle Boston Harbor Islands all’Adams Shore (Front Heron Beach) dove si possono fare lunghe e freschissime nuotate, a Wollaston Beach * la più grande della baia di Quincy con un parcheggio gratis.

Le acque più calde ce l’hanno Avalon Beach e Sailors Snug Harbor Beach situate appunto nella baia abbastanza chiusa dalle correnti.

COHASSET

A Sandy Beach * il parcheggio è riservato per i residenti. Ci sono bagnini dalle 9 di mattina fino alle 7 di sera, ogni giorno fino al Labor Day. Bassing Beach * è accessibile solo attraverso una barca e durante la bassa marea.  

 

DUXBURY

Duxbury Beach * è una lunga spiaggia bianca ben mantenuta ma dove l’adesivo per parcheggiare costa 80$ per i residenti. I non residenti possono oltre la spiaggia con 295$. E poi attenzione anche qui all’asterisco.

 

HINGHAM

Hingham Bathing beach è abbastanza chiusa da strisce di sabbia, un po’ fresca ma non c’è bisogno di nessun permesso per parcheggiare. Aree picnic, ristoranti e bagni pubblici vicini. L’entrata è a Nord di Hingham Harbor dalla Route 3A. I bagnini ci sono solo per 5 ore al giorno. Vi è una sauna aperta solo quando i bagnini sono di turno.

 

HULL

Nantasket Beach da sempre è la destinazione preferita da famiglie, proprietari di barche, turisti. L’acqua è a volte fresca, ben riparata dalle correnti per il suo naturale lembo di spiaggia lungo la baia. 5 miglia di spiaggia coperte da buoni ristoranti, con possibilità di fare escursioni in bicicletta, scooter, kayak e barchette (anche da affittare). Aperta fino a Settembre, con bagni pubblici disponibili. Il parcheggio è di soli 7$.  Il sito è www.mass.gov.dcr/parks/metroboston/nantask.htm

 

KINGSTON

Grays Beach Park * si trova oltre la Route 3A a Rocky Nook. È una piccola spiaggia protetta dalla baia, ma le correnti a volte si fanno vive. Nuotare è possibile solo in aree limitate. Dalle 9 alle 5 ci sono bagnini fino al Labor Day weekend. Il parcheggio è di 15 $ all’anno per residenti e 50$ per non residenti. Possibili attività di gioco per bambini durante il giorno.

 

PEMBROKE

Ci sono tre città in zona con spiagge attrezzate. Una è lo Stetson Pond, su Plymouth street, poi la Little Sandy Bottom Pond su Woodbine Avenue e la Oldham Pond o the Town Landing oltre Wampatuck Street. Tutte acque dolci e belle tiepide. Per il parcheggio vale la formula “chi arriva primo” (who first come). I bagnini non sono sempre disponibili, ma è possibile nuotare oltre le ore di turno dei Baywatch fuori dalla responsabilità dei Lifeguard. A volte, a periodi alterni in estate le spiagge potrebbero momentaneamente venir chiuse dal Dipartimento della Salute Pubblica per i livelli alti di batteri causati dalle fioriture della alghe blu/verdi.

 

MARSHFIELD

Rexhame Beach. * Snack bar, bagni pubblici e campetti di pallacanestro, oltreché di lifeguards. 35$ di adesivo per il parcheggio per i residenti, da comprare alla Town Hall. Online si possono comprare a 30$. Ma i visitatori giornalieri possono prenderlo per 10$ al giorno e 15$ nei weekends. Si trova vicino la Route 139 e Winslow Street, dove imbocca verso Standish street.

Fieldston Beach *

I Baywatch sono di turno i venerdì, sabati, domeniche e lunedì dalle 9.45 di mattina alle 4 del pomeriggio. Lo snack bar apre dalle 11 di mattina alle 5 di pomeriggio. Si trova oltre la Route 139 e Surf Avenue. Stessi orari per Sunrise Beach * e Brant Rock * aperte in pieno oceano alle correnti fredde; la prima si trova oltre Foster Avenue e Route 139, la seconda sull’esplanade oltre la Route 139.

PLYMOUTH

A Plymouth Beach * benché l’acqua sia abbastanza freschina, oltre la Route 3A potete trovare la cosiddetta HOMETOWN D’AMERICA, dove i primi pellegrini sbarcarono nel 1620. Dalla pace tra il nativo Massasoit della tribù dei Wampanoag e il governatore della colonia britannica, coadiuvati dal traduttore Squanto ne scaturì la festa di Ringraziamento a base di daino.

Da segnalare, oltre alla Long Beach a cui si rimanda al sito della Town Hall, la White Horse Beach * a sud, sulla Taylor Avenue verso Manomet. Non ci sono bagni pubblici, ma tranquilla e con un paesaggio ricco di dune. A proposito, dettaglio da non trascurare: l’accesso alla spiaggia è legato da pontili, chi cerca di salire invece sulle dune, sia per farne una toilette a cielo aperto e sia per attraversarvi –dune, tra l’altro chiuse da una rete- viene avvistato dai residenti che puntualmente chiamano la polizia per farvi multare di 100$ (essendo le dune una riserva). Una dei residenti è mia suocera, che da quando è andata in pensione ha tutto il tempo per avvertire la polizia. Non dite che non vi ho avvisato.

Pontile sulla spiaggia di Manomet, Cape Cod

Pontile sulla spiaggia di Manomet, Cape Cod

Fresh Pond, ad 8 miglia da Plymouth, merita l’acqua calda ma un po’ piena d’alghe. È sulla Bartlett Road oltre la Route 3A. C’è un parking fee di 5 $. Ombra e barbecue assicurati e bella compagnia latina, stesso discorso vale per Morton Park, oltre Summer st.

L’Hedges Pond situato al 158 Hedges Pond road, vicino l’uscita 2 oltre la Route 3, ha orari da lunedì a venerdì dalle 12:30 alle 5 del pomeriggio, e fine settimana dalle 9 di mattino fino alle 5. Campi di pallacanestro e aree gioco per bimbi, ma con parcheggio a pagamento da ritirare alla Town Hall.

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Dati non pervenuti sul Great South Pond, che da Google map sembra abbastanza grande e dai laghi come Halfway Pond, a cui si rimanda al sito completo del governo del Massachusetts. Nel → sito delle spiagge pubbliche del Massachusetts potete avere informazioni anche su altre coste come quella di SCITUATE * (Humarock Beach, Peggotty Beach, Sand Hills Beach, Egypt Beach, Minot Beach) o della zona di WEYMOUTH. *

Penultima, ma non la meno importante, → Falmouth è quella più famosa per avere le acque salate d’oceano più calde.

Tutto quello che c’è da sapere sulle spiagge a sud del braccio di Cape Cod ← sta anche in questo link a sinistra.

Un altro HAPPY END a parte merita la zona di WAREHAM, dove svetta Onset Beach oltre l’uscita 1 dalla Route 25 su Onset Ave., popolare spiaggia sulla baia di Buzzard popolata da ristoranti, e la vicina Little Harbor Beach meno affollata, con bagni pubblici e il camioncino dei gelati che vi fa spesso frequenti fermate. Non ci sono bagnini ma l’acqua di tutti e due è relativamente tiepida quando non ci sono venti che entrano nella baia.

Il relax dona una forte componente alla nostra mente creativa come nella foto qui sotto

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ma se poi volete un po’ di movimento ed ebbrezza, andare a vedere le balene diventa uno spettacolo pieno di energia: non avete che da prenotare o guardare le tante altre attività che un turista può fare e che il sito turistico dello Stato del Massachusetts ← ha messo a disposizione.

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AL PROSSIMO SIPARIETTO ESTIVO, CON LE LETTURE DA SOTTO L’OMBRELLONE.

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Il Bay Circuit Trail è quasi completato, ci ha assicurato la stampa qualche mese fa. Si tratta di un insieme di vecchi sentieri di cammino rivitalizzati grazie a gruppi di volontari regionali lungo i parchi del Massachusetts. Nella foto, una ricostruzione di David Butler del Globe.

Ripulire i tragitti per gli amanti dell’escursionismo è una scommessa ancora in corso da parte dei gruppi per la conservazione naturale dei paesaggi. Ciò prevede la continua manutenzione dei percorsi, la rimozione di alcune aree pubbliche delle strade in lotti da sviluppare, patii in legno da costruire in aree protette e non. Ecco intanto il sito con tanto di mappe. www.baycircuit.org

I residenti dunque cercano sempre un percorso di almeno 4 ore a contatto con la natura dove fare escursionismo, hiking, trekking, e non sanno che dietro casa hanno un paesaggio naturale incontaminato che li aspetta. Un turista, in questo caso, li scopre facilmente.

Ecco una lista di aree naturali da esplorare.

1)      Arcadia Wildlife Sancturay, Easthampton, (Mass. Audubon). Uccelli presenti: Martin Pescatore, Falco di palude, Airone Azzurro, Anatra Sposa. Non sono ammessi animali domestici. Telefono 413 584 3009, il sito è www.massaudubon.org/Nature_Connection/Sanctuaries/Arcadia/index.php

2)      I parchi del www.mass.gov/dcr si stagliano per la loro storia. Il primo è il Mount Holyoke Range State Park, Hadley-Belchertown (Mass. Departement of Conservation and Recreation) adatto anche per Cross-Country sci, in pratica sci di fondo. Il terreno è di un promontorio di origine vulcanica, per gli amanti delle sostanze minerali. Una rarità nel Nord-Est americano. Alto 1,106 feet. Per info, The Notch Visitor Center, 1500 West St. (Route 116) Amherst, telefono 413 253 2883 . Al 413 339 5504 si possono invece chiedere informazioni anche per il Mohawk Trail State Forest a Charlemont dove si possono noleggiare i famosi log-cabin in qualsiasi periodo dell’anno . E al 413 268 7098 si possono chiedere lumi sul Daughters of the American Revoluzion (DAR) State Forest, dove molti sciatori solitari si divertono anche d’inverno. Di rara bellezza è anche il Savoy Mountain State Forest, Florida, nei 1000 acri di fattoria abbandonata, cinque laghetti, due cascate. Non sono ammessi animali domestici e il parco è rintracciabile al 260, Central Shaft Road al 413 663 8469 e al 413 664 4800. I 7566 acri del Wendell State Forest, sulla parte Est del fiume Connecticut, fanno stiracchiare i muscoli a parecchi amanti dell’escursionismo, tra i numerosi laghetti e le macchie di foresta. Il numero di telefono è invece 413 659 3797

3)      Il Bear Swamp Reservation Ashfield è lungo solo 3 miglia, buono per i pigri e i romantici dei castorini che albergano nei laghetti, belli i torrenti e gli acquitrini. Rintracciabile per la Hawley Road al 413 532 1631. Il Chapel Brook Reservation ad Ashfield misura 1420 feet nei suoi 173 acri e offre grandi panorami, cascate, possibilità di climbing. Si raggiunge in Williamsburg Road al 413 532 1631. Se siete invece amanti di conifere, conigli, daini, falchi e aquile, il Bullitt Reservation, ad Ashfield-Conway risponde al numero 413 628 4485. Questi ultimi raggiungibili al sito www.thetrustees.org/places-to-visit

4)      Infine il Conway Hills Wildlife Sanctuary, Conway. 105 acri di fattorie abbadonate e foresta ne faranno una bella cartolina da mandare agli amici pantofolai, i couch-potato. Non sono ammessi animali domestici vicino i ruscelli da pesca. Si raggiunge sulla Route 116 al 978 464 2712 e al sito www.massaudubon.org/Nature_Connection

E se volete farvi una pedalata in bicicletta, venite con me. Scegliamo il tragitto in questo link www.boston.com/travel/explorene/specials/outdoors/galleries/biking_local/ sia che vogliate la riserva naturale protetta o no. Ma non mettetevi in flip-flop, in infradito. Perché? Lo scoprirete nel prossimo post. Al prossimo siparietto!

Quanti libri parlano di Boston? Vi risparmierò per ora la lista dei film ambientati qui a Boston. Sarà per un altro post. Perché di film ne succedono tutti i giorni per strada. L’ultima notizia è che alla festa dei regali per un neonato (qui si chiama baby-shower) con più di 200 parenti, è scattata una rissa che anche la polizia più tardi definirà un’incredibile caos. Da noi sarebbero venuti 2 Carabinieri con i pennacchi e con le armi, qui sono venuti 3 dipartimenti, la polizia statale, lo sceriffo della contea e 20 poliziotti in assetto di guerra armati di Taser Elettroshock. Si, avete capito bene. La pistola elettroshock. E ha funzionato.

Certo, non è lo specchio dell’America tranquilla di Norman Rockwell, quella delle illustrazioni col tacchino. Però si contraddice con l’America che se ne sta seduta a prendere un caffè da Starbucks, con gli avventori così concentrati a leggere senza neppure parlarsi che alla domanda ad alta voce di un benefattore “è di qualcuno questo Iphone lasciato a caricare per terra?” nessuno risponde. Si sente solo un rumore di un Iphone pestato e la bestemmia di un lettore tra le nuvole. Come tra le nuvole cadde quella lettera trovata in una soffitta e scritta da un lontano siciliano  a suo fratello emigrato a North End, il quartiere italiano a Boston. Pura letteratura tra moralismo religioso del 1821 e reperto storico.

È di lettori divoratori che voglio parlare oggi. Ho collezionato varie citazioni letterarie dalla maggior parte dei libri, tra romanzi di vario genere, che hanno parlato di Boston. Credo che nessuno sia stato tradotto in italiano. Confermatemelo. Ci ho provato io a tradurre almeno alcuni brani, stralci, scorci di una Boston e di uno storico Massachusetts. Roba seria, non i raccontini postali che ricevo da aspiranti scrittori.

E come una miniatura, vista dall’alto…

…ecco altre mie miniature. Ditemi pure se li ho tradotti bene o con qualche storpiatura. Sono aperto ad ogni critica. Sono anche loro un piccolo viaggio in questa capitale, la più “europea” di tutta l’America .

A New England Winter by Henry James

“Alto nel cielo, posato al punto giusto, oltre ogni cosa stretta a grappoli, sta quel punto di Boston più azzeccato, fortunato, il duomo indorato della State House.”

Joy Street by Frances Parkinson Keyes

“[La stagione alle porte per i debuttanti di Boston] comincia con il pranzo della domenica, che Emily e Roger di solito danno nella loro casa a Joy Street, una cerimonia sfarzosa nel loro genere, ma quasi immediatamente eclissata da una cena elaborata che la vecchia signora Forbes aveva dato in Louisbourg Square.”

Sarah’s Long Walk by Stephen e Paul Kendrick

“Oltre la cima e poi giù per Joy Street… la discesa ripida aumenta man mano si cammina oltre l’incrocio infame di Pinckney, tempo fa disegnato per separare in effetti la classe d’elite di Beacon Hill dalla vallata a Nord dove vivevano servi, poveri e commercianti. Prima della guerra civile era una delle più grandi comunità di liberi neri americani. Le luci calde si riversano nella strada buia, il vecchio centro della Boston nera.”

One Boy’s Boston by Samuel Eliot Morison

“Quasi l’intera piazza tra la parte posteriore di Beacon, il fiume, e le vie del Mt.Vernon, e poi ancora il fiume, era occupata da piccoli e grandi immutabili alberi lungo il viale, la zona tra il Charles e il fiume era chiamata per scherno la via degl’ippocastani.”

Boston Adventure by Jean Stafford

“[La signorina Pride] disse che non c’era tempo oggi per farmi conoscere i punti di interesse di Boston… ma mi avrebbe fatto vedere l’unica cosa che per lei era come il gioiello della città. Non le importava se ogni altra cosa come la First Church o i Giardini o la King’s Chapel fossero andati distrutti, ma solo la buona conservazione del Cimitero del Granaio”

Pickman’s Model by H.P. Lovecraft

“Gad, ma come [Pickman] riuscirebbe a dipingere! C’era uno studio chiamato L’incidente nella Metro dove un intero stormo di cose abbiette si era inerpicato dalle catacombe sottoterra attraverso una crepa nel pavimento della metropolitana di Boylston Street e attaccato la folla sulla banchina”.

Looking Backward by Edward Bellamy

“[L’essermi risvegliato da un’immaginifica e futuristica Boston] Ho cercato Washington Street nel punto più affollato, e sono rimasto fermo, ho riso a voce alta. La mia vita non avrebbe potuto chiedere tanto aiuto per un tale umorismo così folle, mosso alla vista di un’interminabile vista di negozi e negozi e negozi…”

The Bostonians by Henry James

“La Music Hall, ora Orpheum Theater, così fulminante e di enormità quasi romana, le porte che aprivano alle balconate superiori, fin lassù, le quali si altalenavano costantemente da e verso il passaggio degli spettatori e delle maschere, gli ricordò dello schifo che aveva letto riguardo alle descrizioni del Colosseo.”

The Last Hurrah by Edwin O’Connor

“Questa mattina, una volta dentro il vecchio palazzo comunale della città, mi accorsi che il progresso era stato così lento: c’erano molti sostenitori del sindaco Skeffington sin lungo il patio fino alle porte. Dopo, tenne un breve discorso, ringraziando tutti quelli che erano venuti per il sostegno anticipato alla campagna in cui stava per correre.”

Back Bay by William Martin

“Il giornalista Jack C. Ferguson si affrettò giù per Beacon Hill, passato il tribunale e Scollay Square, dove si riunivano la folla per il pranzo. Il pranzo in Scollay Square: due bevande nella sala Domino osservando il cavallo Shirl detto La Piroetta e i suoi fiocchetti”.

The Big Dig by Linda Barnes

“All’investigatore Carlotta Carlyle sembrava un grosso buco nel terreno, una ferita spalancata e orizzontale coperta da pedane, riempita di scaffali, furgoni e macchinari misteriori. Un tipo maneggiava con una scopa intorno alla terra battuta intorno all’enorme fossa. Il resto macinava senza meta, seduto su pile di barre di ferro.”

Make Way for Ducklings by Robert McCloskey

“Proprio quando erano pronti per partire sulla loro strada, arrivò uno strano uccello enorme. Spingeva una barca piena di gente, e c’era un uomo seduto a poppa. ‘Buongiorno’ disse la signora Mallard nel suo qua qua molto educato. Il grande uccello era troppo orgoglioso per rispondere”

Massachusetts by Nancy Zaroulis

“Il Back Bay era stato costruito da più di trent’anni e alla fine aveva cominciato a prendere le sembianze per cui era stato pensato all’inizio: i lunghi boulevard della Parigi del Barone Hausmann. In quell’epoca di senza riposo, di rude invidualismo, ogni architetto aveva scommesso qui il suo ego disegnando l’intero scorcio di strade; il tentativo di un design inappropriato sarebbe stato un pensiero fatto di cattive maniere.”

Valediction by Robert B. Parker, ambientato a Nord End

“Spencer non riusciva ad ascoltare nessuna conversazione tra le ricerche…ma loro non avevano bisogno di parlare…Noi eravamo sull’orlo della baia, dove il Charles sfocia nell’Atlantico attraverso una serie di nodi… L’aria umida era così forte che il profumo del sale marino e il flebile senso d’eco parevano muovere le acque”.

The Friends of Eddie Coyle by George V. Higgins

“Non so dove tu vuoi che io vada, disse il ragazzo. Stava facendo marcia indietro con la sua auto lungo i binari… Vai in giro di fronte al parco, disse Dillon. ‘Vai fuori, oltrepassa gli uffici del registro e l’inizio dell’autostrada Mons. O’Brien nel caso si svegli. Guida soltanto’. So cosa sta succedendo, disse il ragazzo. ‘Bene’, disse Dillon, ‘mi fa piacere sentirlo. Guida”.

The Living Is Easy by Dorothy West

“Cordoni di venditori urlavano i loro articoli. I loro prodotti accatastati bloccavano i marciapiedi con i compratori che ispezionavano la merce dentro le gabbie… Faneuil Hall era un ronzio d’alveare, con i suoi agili e sfreccianti operai che andavano su e giu per informare i venditori, impegnati alle loro cabine in affitto, della merce già in partenza per nave o via treno da ogni angolo della nazione fino al punto più lontano della terra”.

The Education of Henry Adams by Henry Adams

“Uno dei comunissimi gioco invernali per bambini, ereditati direttamente dall’Ottocento, era un gioco di guerra sul Boston Common. Ai vecchi tempi le due forze ostili venivano chiamate i NordEnder e i SudEnder. Nel 1850… c’era una battaglia sulla Latin School contro tutti i nuovi arrivati”.

The Address Book by Anne Bernays

“Phillis insistette di prendere un taxi per il Ritz; Alicia avrebbe preferito passeggiare ma non disse niente. Ricevettero un tavolo direttamente al Cafe – il maitre chiamò Phyllis per nome – e si sedettero alle finestre brune. “Mi è sempre piaciuto questo posto” disse Phyllis. “Mi fa pensare che il denaro non deve essere un problema”.

Two Years Before the Mast by Richard Henry Dana

“Avevamo i nostri cuori pronti a prendere la città prima della notte e sbarcare, ma la marea iniziava a salire molto forte contro di noi… e il pilota diede gli ordini di buttare l’ancora e revisionare la catena…in mezz’ora o più, eravamo comodamente sdraiati, le vele ripiegate, sulla baia di Boston; terminava il nostro lungo viaggio.”

AL PROSSIMO SIPARIO, per ora vi lascio in chiusura con la frase pronunciata in questa bellissima scena con lo sfondo di Boston alla finestra: “I could learn to love that skyline”, potrei imparare ad amare quello skyline. Con lo sfondo della beffa nel dramma. Buona visione bostoniana!

Questo articolo non parla di carne o quale sia la migliore bistecca a striscie secondo i consumatori o di quale sia la mozzarella migliore come nel precedente post. Ma la serie di dove mangiare a Boston continua. Parla di come anche a Boston si trovino delle cantonate per turisti nei menu. Stavolta a non cascarci non sono stati i vacanzieri ma giornalisti e cittadini. Questi ultimi si sono incazzati parecchio anche contro le armi, specialmente le mamme (come dimostra il bell’articolo del giornalista Stefano Salimbeni).

“Siamo troppo indaffarati per occuparci di buffonate”, ha detto Janet Cooper di Ken’s Steak House dopo una serie di interviste telefoniche ricevute dai reporters del Boston Globe, durante le quali la manager non era riuscita a spiegare perché il suo ristorante vendeva ancora merluzzo del Pacifico (meno costoso) spacciato invece per il pescato locale.

Ad un anno dal famoso blitz reportage messo a punto dallo staff investigativo del Boston Globe, giornale di punta della città, le etichettature erronee del pesce persistono al Sand Bar & Grille a Martha’s Vineyard, dove i segugi del Globe l’anno scorso avevano trovato branzino ibrido d’allevamento spacciato per spigola vera, e la tilapia nel menu era stata rappresentata nel piatto come dentice atlantico. Il manager di un altro ristorante dal nome Oak Bluffs ha raccontato alla stampa di aver poi parlato con lo chef di sushi e credeva che il problema fosse risolto. Ma dopo il test del DNA un anno dopo, gli analisti hanno scoperto esempi di pesce tilapia nel piatto quando invece erano di un tipo di tonno e di dentice atlantico molto meno costosi.

Ma non solo nei ristoranti più cool del New England, anche nella Hub non sono stati risparmiati i più furbi. A volte i disonesti non sono tutti in Italia, sembra una battuta ma lo ricorda il link ad un mio articolo sulla biologa che cambiò i risultati dei test antidroga nei processi. (A proposito, il Boston Globe ha pubblicato due pagine intere alla sua vita di menzogne e sul processo ancora in corso). Per tornare al cibo, 76 esempi di pesce selezionati da 58 tra ristoranti e mercati che l’anno scorso hanno venduto pesce con etichetta errata. Dai risultati del DNA su questi esempi è stato trovato ancora il 76% la cui etichetta non dichiarava il reale pesce impacchettato. (Cliccare sull’immagine per ingrandirla)

differenze di pesce

Alcuni ristoratori recidivi al reato hanno dato la colpa ai loro fornitori. Molti hanno fatto revisione solo parziale del menu. Altri come Hearth ‘n Kettle in Attleboro, hanno corretto i loro menu, ma il servizio camerieri descrive ancora il pesce ai clienti come locale. Il ristorante d’ispirazione italiana Bertucci ha iniziato a trovare nuovi fornitori dopo il reportage del test del DNA nei piatti, rivelando in effetti che il suo nasello non era nient’altro che merluzzo giovane. A Durgin-Park a Faneuil Hall hanno fatto i bravi.

Simphony Sushi, uno tra i migliori ristoranti di sushi in tutta la città nel 2010 secondo il Boston Magazine, un dentice croccante è finito essere una tilapia. Non sono stati evitati nemmeno gli ospedali: al pediatrico di Boston, il panino che il cameriere della mensa dice di servirti con baccalà in realtà è merluzzo nero che è meno caro. Invece di merluzzo fresco del New England promesso nel menu, Jerry Remy’s ha servito quello del Pacifico, meno costoso e congelato già molto lontano da qui.

Anche al Doyle’s Cafe in Jamaica Plain, il baccalà del Pacifico preventivamente congelato a tocchi prende il posto del baccalà fresco del New England. La catena di steak house Smith & Wollensky, Hilltop Steakhouse in Newton, East Bay Grille in Plymouth non sono stati neanche da meno a servire pesce diverso da quello del menu, e sempre quello meno caro da acquistare.

Ma qual’è la fonte dell’errore? Il Boston Globe ha trovato essere in molti casi un’azienda dal nome North Coast che nella maggiorparte delle sue fatture indicava veramente il pesce spedito, ma la descrizione era ambigua. I documenti ricevuti da un ristorante bostoniano antico fondato nel 1600 Union Oyster House, vicino North End, ha identificato le spedizioni ricevute come baccalà ma non l’origine, se di Atlantico o Pacifico.differenze nei piatti di pesce (Nella foto la lista completa dell’indagine del quotidiano bostoniano. Cliccare per ingrandirla)

Era appena un anno fa quando dalle colonne de IlFuturista scrivevo invece queste righe che anticipavano tutto. (A proposito, il mio blog dall’America continua sul magazine di Filippo Rossi: è stato riaperto)

Spesso ristoranti e negozi gourmet vanno proprio orgogliosi del fatto che il loro cibo provenga da una fattoria, o da una barca di pescatori dal nome vicino al posto in cui si vive, e non da un’industria alimentare. In altri casi però la specificità alimentare può fuorviarne il significato. In Europa ci sono protezioni basate sulla geografia, ma le leggi nord-americane pensano al nome di un posto come un “trademark”, un marchio di marketing, piuttosto che ad un vero comunicato ufficiale che ci dica da dove viene quel prodotto. Così mentre ci sono i veri pomodori San Marzano, in Italia, cresciuti proprio lì, quelli in lattina con l’etichetta “SanMarzano” negli Stati Uniti sono spesso cresciuti in California, sebbene la varietà sia la stessa tranne che il “terroir”, il tipo di terreno. Per i commercianti e le grandi compagnie è dura resistere al fascino della finta specificità geografica. Negli Stati Uniti quando le “big corporation” invocano la geografia, spesso lo fanno in modo veloce e sfuggente: il Philadelphia Cream Cheese non è fatto a Philadelphia ma in Wisconsin, come l’etichetta alimentare Boston Market ha la sua base in Colorado e non in Massachusetts. In Gran Bretagna una ditta che vende salmoni sembra li faccia venire da “Lochmuir” un’ inesistente regione della Scozia e i suoi polli da “Oakham” una vera città inglese i cui macellai ancora sono sorpresi perché le carni di quell’azienda in realtà sono cresciute fuori dal Regno Unito.
È facile immaginare la tendenza che continuerà nel futuro: molti produttori di cibi gourmet e di lusso cercheranno di creare sempre di più un mercato di ortaggi o di carni e pesci la cui origine sarà di un posto immaginario. Che bella cosa! I piatti degli americani inconsapevoli verranno da un mondo fantastico: proprio il tipo di posto dove ognuno piacerebbe pensare che quel cibo sia cresciuto e catturato!

L’occasione era finire l’anno vecchio imparando a riconoscere una buona mozzarella di bufala da quella cattiva. Tò, così. Come se ci mancasse quest’altra sciccheria! vino e mostarde

Quanto di meglio che fare un Mozzarella di Bufala Tasting bendato. Non sappiamo a chi venne l’idea per primo, ma in questi casi il lampo di genio invase la voglia sfrenata di noi golosi. Una comitiva di italiani all’estero (con rispettivi coniugi e non, americani italofili): gli amici Donata e Mauro, Io e mia moglie Michele, Jen e suo marito Riccardo, un pugno di amanti del Dio bianco, della fresca sensualità frutto delle mucche o delle bufale più brave. Come arbitro la Toni Mazzaglia, abile animatrice di tour gastronomici a Firenze, inventrice di TasteFlorence. Non ci lasciammo prendere dal panico quando candida e “toma toma” ci disse prima di Natale: “Se ognuno di voi porta una mozzarella, allora anche io vengo con delle mozzarelle a sorpresa, va bene?”. Panico! Dunque le mozzarelle italiane dovevano competere nella prova assaggio con quelle prodotte in USA o quelle importate? Che l’importazione crea anche un sapore diverso dovuto al trasporto, mica pizza e fichi! Dunque affidare alla nostra amica italoamericana residente in Toscana la nostra prova di assaggiatori ufficiali di Mozzarella di Bufala, era come scegliere il comandante De Falco a capo della barca invece di Schettino, tanto per intenderci.

Rigida ai doveri del Dio Gastronomo, venuta dall’Italia con in valigia il suo scrigno illegale di mozzarelle fresche comprate in Italia, si avventura con la polizia doganale americana con scuse e piroette che farebbero invidia a Clinton durante il caso Levinski. Alla fine passa. Avendo vissuto troppi anni in Italia ha capito come farla franca. Non ci dice come fa solo perché non vuole renderci complici, ma per farci solo contenti visto quanto siamo gastrofanatici.

Arriva il gran giorno, o meglio la gran serata. Iniziamo con lo stabilire le regole. voto mozzarellavoto mozzarella tasting

Ognuno avrebbe dovuto dare un voto ma anche individuarne la provenienza. Su ogni piatto l’arbitro avrebbe dovuto scrivere un numero e a quel numero il marchio corrispondente. I concorrenti decidere se essere beffati o no. Presto detto. Già dal primo assaggio sentiamo puzza di bruciato. Sul foglio datoci a disposizione avevamo 6 marchi di mozzarelle da giudicare, ma i piatti sul tavolo erano 5. Vista che la matematica almeno ancora non è opinione, qualcuno di noi grida allo scandalo, ai brogli elettorali. Ma non ci facciamo scoraggiare, ognuno di noi da un aggettivo e un voto da 1 a 5 ad ogni mozzarella di bufala. Chiediamo intanto cortesemente che venga aperta un’indagine interna. mozzarella tasting

Il responso arriva non appena sfiora la paura di tumulti e caos: un brand indicato sul foglio era stato messo tra le mozzarelle da giudicare, quando invece non era stato aggiornato perché messo all’ultimo momento insieme agli altri due piatti fuori concorso: le due burrate, una di Mozzarella House caseificio di Everett, Massachusetts, con latte da mucche locali, e l’altra di Maplebrook Farm nel Vermont. Smettiamo di litigare non appena sentiamo le papille gustative muoversi verso le montagne del New England. Ci riscaldiamo infatti con quelle fuori concorso, giochiamo a riconoscerle: quale tra la A e la B è del Vermont?

I giudizi in questo caso sono divergenti. Più sapida l’una, più latticina e dolce l’altra.

Burrata Maplebrook

Inizia il concorso vero che sa molto di statistica. L’obiettivo celato è quello di capire, tra lo scherzo e il cameratismo da comitiva, se conviene la mozzarella con latte locale o quella importata. Mentalità da Slow Food o da puristi delle origini, è il gravoso dilemma shakesperiano.

Queste le foto, giudicate voi. Burrata Mozzarella House

Il piatto numero 1 (mozzarella portata a sorpresa dall’Italia dal nostro arbitro d’eccezione e proveniente da Coop. Fior Fiore) ottiene 16 voti, con una media di due 4. I giudizi sono semplici, non esaltanti, delicata, un po’ calda (forse è proprio quella che avrà fatto il viaggio? – si chiede qualcuno). mozzarella di Bufala

Sotto il piatto numero 2 si nasconde una mozzarella di bufala campana comprata da Donata e Mauro alla Salumeria Italiana nel North End, e anche lei ottiene 16 voti, con un gradimento leggermente superiore di un punto nella media rispetto alla precedente: consistenza simile al piatto 2, sapore per alcuni pastoso, (vallo a sapere cosa vuol dire) per altri frizzante (ma è perché la sapidità viene scambiata per quasi rancido).mozzarella Bufala

Il piatto numero 3, preso in un famoso store all’ingroso famoso negli Stati Uniti, CostCo, un po’ come i magazzini Metro in Italia, e il marchio è la Fattoria Garofalo Dop importata dalla Campania: 23 voti, quasi tutti sono d’accordo sul massimo dei voti. Gli aggettivi si sprecano nel poetico, siamo tutti a occhi chiusi. mozzarella di Bufala

Nel 4 c’è la trappola che io e Michele avevamo preparato per bene, per dare un tocco di distinzione dalle altre: una mozzarella locale ma non conservata in acqua. Dalla foto potete giudicare che va bene usata sulla pizza. Dura, senza personalità. Insignificante, come i suoi 8 voti. Serviva la figura del brutto anatroccolo. Donata è l’unica che se ne accorge ed indovina. mozzarella Bufala senz'acqua

Nell’ultimo piatto si nasconde il 2’ posto con 18 voti: chi l’avrebbe mai detto che la Vallelata comprata in Italia e portata a sorpresa dalla nostra amica spacciatrice di pazzie potesse riscuotere un discreto successo. mozzarella bufala

A fine serata siamo tutti molto sereni, mozzarella salottoannaffiati dal vino nella foto sopra e da mostarde che non fanno altro che alternare nelle nostre bocche bianche freschezze (perdonatemi la sinestesia) a gioviali sensazioni di pascolo e di scampanaccio di Bufale lontane dal New England (la bufala d’acqua è infatti difficile allevarla negli Stati Uniti). Donata è l’unica che all’unanimità tra chi più di tutti ha indovinato la provenienza. Ma poi ci chiediamo, qual è il premio da darle? Beh, un’altra regola che si decide in corsa. Ma stavolta la vincitrice non ha dubbi: “sarò io a decidere il tema del prossimo Tasting bendato, e dico Prosciutto Crudo Italiano Tasting, con spagnoli Jamon Serrano e Iberico fuori concorso”. Le nostre lingue stanno già salivando.Italiani gastrofanatici all'estero

Il museo del Tea Party

Il museo del Tea Party e Sud di Boston, dal 17esimo piano del Consolato Italiano

Quando ero piccolo in Calabria i genitori mi dicevano “mangia mangia…che ti fai grande”. Una volta un po’ più grande poi hanno smesso nel ripetermelo, stravolgendo addirittura la raccomandazione precedente : “ma quando la smetti di mangiare così tanto?”. Non è successo solo a me, ma dagli aneddoti di molti italoamericani ne ricavo che anche i nostri avi, spinti dalla paura della fame, invitavano i figli ad approfittare del ben di dio sulla tavola; ma una volta poi diventati grassi si pentivano del comandamento dato quand’erano piccoli per rivolgergli un “ma basta mangiare, non vedi quanto sei grasso?”.

Più o meno il vizio si ripete quando la gente non ti vede da molto tempo e ti dice “ma come sei ingrassato” o “ma che tribunale che hai fatto, quando smaltisci quella pancia?”. Se fossi magro mi direbbero invece “ma tua moglie non ti fa mangiare?”.

Gli italiani, si sa, non hanno VIE DI MEZZO nel dire le cose. Ogni volta che dico a un americano che un italiano gli direbbe in faccia quanto è grasso, è per farlo spaventare della crudeltà e della sfacciataggine dell’italiano medio. Magari ci penserebbe due volte nel tornarci in vacanza. È quello che succederà a me ora che torno per Natale. Purtroppo.

Devo dire la verità, qui nella parte est degli Stati Uniti non vedo molti obesi. È l’area più universitaria, intellettuale, quasi newyorkese e snob che spinge la gente a stare attenta alla linea, amante dello sport e curiosa del cibo proveniente da mercatini locali.

Perciò cari parenti e amici, la mia linea è sempre uguale…peso lo stesso di prima. Ma sarete abili nel vedermi diverso, lo so. Mi darete dell’americano, anche se non mi strafogo di hamburger come credete nei films. E se amate nutrirvi di preconcetti… se volete veramente vederli… leggete invece di quando ho parlato degli stereotipi che vi arrivano con i films (in questo link); quei luoghicomuni come potenti ministeri occulti della cultura pop americana.

Se volete venirmi a visitare, vi porterò invece a mangiare qui (in questo link). Ma la lista dei posti dove si mangia bene non è ancora esaustiva… State sintonizzati perché presto pubblicherò altri podcast in giro per fattorie e mercatini, fotografando una Boston turistica e non solo raccontata in episodi di 7 minuti.

Se volete sapere come funziona la Sanità, in modo positivo, leggete questo mio post pubblicato appena arrivato negli States, l’anno scorso.

Se volete saperne i risvolti negativi, leggete quanto ha scritto una blogger traduttrice italiana in trasferta a San Francisco.

Se volete non confondermi con un italo americano che non parla l’italiano, leggete come la pensavano i siciliani del 1821 in questo reperto trovato nel Kentucky.

Se volete leggere un piccolo aneddoto di una siciliana moderna…nella metro… potete sganasciarvi se ancora non lo avete fatto.

Gli italo americani poi meritano un capitolo a parte. Alcuni amici pensano che io un giorno me ne uscirò a parlare come gli italoamericani che inventano la VIA DI MEZZO né dialetto né inglese. I nonni degli italoamericani di oggi, l’italiano non solo non lo sapevano (essendo emigrati prima dell’Unità d’Italia e prima che Mike Bongiorno la unificasse con i quiz), ma imposero ai figli l’inglese per non essere soggetti a razzismo. Si veda la scena de Gli Intoccabili quando Sean Connery vuole sapere il vero nome del poliziotto (recitato da Andy Garcia) John Stone. Quel povero gli confesserà “mi chiamo Giovanni Petri”.

Cliccate qui (anche per chi non ha facebook) se volete vedere l’America che vedo ogni giorno con i suoi colori. E anche quella degli aneddoti fatti di scorci.

A proposito di aneddoti, questa ve la devo raccontare. A mia suocera, che dopo essere andata in pensione per scelta con meno dello stipendio di quanto prendeva (nel link altro piccolo raccontino sulle pensioni americane), ieri è successa una cosa. È andata a fare spese con sua sorella, poverina, non molto magra (si noti l’eufemismo). “Ti regalo 100$ per Natale per comprati qualcosa”, le dice. Ne spendono alla fine 329. Pagano. Ma una volta che si avvicinano alla porta per uscire, la commessa le ferma e sfodera uno di quegli slogan americanazzi “volete che oggi il nostro negozio faccia diventare i vostri sogni una realtà?”. Mia suocera che, anche se americana, non è scema: “si va be’, cosa vuoi?”. Incredula e quasi scocciata segue la tipa alla cassa. In pratica il negozio ogni giorno sceglie a caso una persona per regalargli l’intero shopping. Spesa gratis. Mia suocera rimane senza parole. Le danno indietro 329 dollari di spesa, così sull’unghia. Vestiti gratis.

Ecco, in poche parole questo è il marketing degli americani i quali stanno molto attenti a non dire a qualcuno “questo vestito non le sta perché ha messo qualche chilo in più”. Qui le VIE NON SONO DI MEZZO, si chiamano marketing diretto.

In compenso si lamentano quando il cibo americano non è così locale quanto vorrebbero. Anche loro litigano con le VIE DI MEZZO, come gli italiani alla fine.

Old State House

Old State House

 

Il mio articolo che segue in corsivo è apparso l’anno scorso prima di Natale sul sito del magazine IlFuturista. È impressionante quanto è ancora attuale dopo un anno, in fatto di cibo. Poi si dice che in America le cose cambiano presto. Altroché vie di mezzo!

Negli Stati Uniti la percentuale di persone obese e sovrappeso è elevata, il tumore al colon-retto è la seconda causa di tumore per cancro. Non è male come inizio di questo post. Questo sta succedendo però anche ai figli italiani, con le loro mamme indaffarate e distratte. In realtà tutti quanti mi chiedono come si mangia nel paese cosiddetto delle opportunità e dell’american dream: io rispondo sempre che puoi trovare di tutto, potendo scegliere tra moltissime etnie, ma solo sei educato, istruito e benestante puoi capire l’importanza del cibo. Se sei povero, ti conviene ingrassare. Se vuoi mangiare sano, devi fare lo snob, lo chic, il foodie, lo schizzinoso: scegliere gli alimenti organici e biologici.

Dove il Fondo mondiale per la ricerca sconsiglia supplementi di vitamine o minerali, negli States invece vanno matti a rimpizzarsi di pillole: tanto che per legge la pasta prodotta in USA deve avere in aggiunta vitamine e minerali quanto quella integrale ne ha già all’origine.

Quando mi offrono del vino alle 5 del pomeriggio pensando di farmi cosa gradita, visto che fa chic un italiano che parli loro del vino, li sconvolgo rispondendo che non sono un alcolizzato e che noi italiani il vino lo beviamo solo ai pasti. Anche se negli Stati Uniti il nettare degli dei lo si sta riscoprendo nei consumi di massa.

Negli Stati Uniti la digestione poi è un tabù: in una puntata di Big Bang Theory, quel telefilm sui ricercatori secchioni, un amico parla al suo coinquilino del colon, e di come digerisce: la faccia dell’altro è a dir poco scandalizzata. Scatta la risata della sitcom: per loro è una battuta. Noi italiani invece ci divertiamo a parlare dei rumori dello stomaco, di come trattiamo il fegato e di quante volte andiamo al bagno contenti. Ci fa star sereni e riappacificati con la coscienza.

Una risposta alla domanda sulla differenza culinaria e salutare sono le porzioni. Per chiedere un gelato di misura normale secondo i miei canoni di italiano devo scegliere sempre quello per bambini, perché la misura grande è veramente grande quanto una nostra vaschetta per 4 persone. Ma succede anche in molti ristoranti. Basterebbe mangiare meno, ancora molti americani non l’hanno capito. Ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison invece hanno dimostrato che un minore apporto di calorie ha lo stesso effetto nelle scimmie. Il mio medico di fiducia però mi ha consigliato di stare attento anche all’acqua: perché qui anche quella ha tante calorie. Scherzava, forse.

Ma nemmeno io scherzavo quando ho detto a casa che per Natale volevo due primi e due secondi, come da tradizione italiana. E qualche americano mi ha risposto come facciamo noi italiani a non ingrassare, se mangiamo così tanto. È stato sconvolgente fargli capire che non mettevamo nei nostri piatti almeno 10 salsine dall’origine imprecisata.

E poi ci siamo scambiati il Buon Natale.

L'antica dogana vicino il porto di Boston

L’antica dogana vicino il porto di Boston

 

 

 

A volte basta un tacchino arrosto per ringraziare il cielo del raccolto. Bastava nel 1621 quando i naviti Wampanoeg fecero amicizia con i coloni inglesi, celebrando quello che da quel momento in poi fu il Giorno del Ringraziamento.

Oggi non basta più: per fare amicizia basta una birra fatta in casa di Obama o un Hamburger. Oppure per fare amicizia basta un niente che il Presidente Obama fresco di secondo mandato si metta d’accordo con i Repubblicani al Congresso per approvare importanti leggi sul cibo, la salute, l’energia. Chi mangia il tacchino oggi, ringrazia senza nessun motivo, in modo quasi religioso, ma senza appartenere ad una Religione. Ringrazia innanzitutto di essere onesto. Come lo è stato Petraeus, l’ex comandante della CIA dimessosi per una storia di corna. O meglio, avrebbe potuto anche mentire sul motivo delle dimissioni. E invece ha confessato solo perché l’FBI aveva ricevuto strani solleciti. La storia è nota. Lui ha un affair con la sua biografa Paula Broadwell (anche lei sposata con figli), ma una terza donna conoscente del Comandante della CIA a un certo punto riceve emails dalla gelosa Paula sospettosa di una possibile terza storia segreta (che in realtà non c’è). La terza quasi ingenuamente avverte dunque l’FBI per le emails di stalking, e la polizia federale scopre un conto email in comune tra Patraeus e Paula dove, invece di lasciare traccia di email a sfondo sessuale, i due si scrivevano bozze da uno stesso utente come botta e risposta. Roba che a Berlusconi gli si sta rodendo il fegato per l’invidia: solo per stare sulle prime pagine dei giornali. Quindi beninteso, non piuttosto una storia di tradimenti verso la moglie del Comandante Petraus, come lui ha ufficialmente dichiarato ad Obama, ma di tradimenti verso la CIA stessa e di segreti che potevano essere spifferati facilmente in una banale storiella extraconiugale; segreti che l’ex capo dei servizi segreti americano non poteva permettersi di far circolare per ovvi motivi legati all’efficienza del suo compito.

L’Italia, per molto tempo, ha avuto come simbolo di inefficienza e disonestà il Comandante Schettino della nave da crociera dirottata nelle acque mediterranee; il comandante reo di aver fatto naufragare anche il senso civico e la responsabilità che già in Italia c’era con un Presidente del Consiglio condannato in patria per evasione fiscale e al centro di un processo che lo vede coinvolto tuttora in un affaire di prostituzione minorile (il quale ora all’estero in questo servizio televisivo viene visto come un evasore, mentre in Italia come un fortunato vacanziere). Attualmente su Schettino vi è un processo in corso per stabilire se aveva colpa lui o l’azienda che non lo ha formato per bene. Ecco, gli italiani a chi devono ringraziare di avere queste persone come simbolo?

L’Italia è ridotta così male che chiama eroe solo colui che fa il suo lavoro? Si ascolti la famosa telefonata del Capitano De Falco al Comandante Schettino “Vada a bordo, cazzo”

Prima del caso di Petraeus degli ultimi giorni, sui giornali del Massachusetts l’ha fatta da padrona un altro caso, che Hollywood ne avrebbe fatto una storia da botteghino mondiale. La storia di Annie Dookhan, una chimica di un laboratorio di Stato, colta in flagranza e poi autoaccusatasi per aver alterato i risultati di analisi di test di droga per due o tre anni. Ne è risultato uno dei più grandi casi criminali di disordine sociale del Massachusetts, perché la sedicente chimica (pare abbia mentito anche sul possesso della laurea) non ha dato il corretto risultato degli analisi antidroga di tutti i casi giudiziari degli ultimi 9 anni della sua carriera: ed ora ci si ritrova con centinaia di processi penali per droga manipolati, in molti dei quali erano coinvolti 1141 prigionieri (arrestati quindi ingiustamente), processi che vanno dunque rivisti dal Tribunale. Questo è il bilancio del casino creato nel perfetto sistema di giustizia americano.

La Dookhan non usava il microscopio per analizzare i dati dei tests, ma la solita tiritera degli impiegati è di un’ipocrisia da copione: “era una brava persona, diligente, faceva un sacco di straordinari non pagati… chi lo sapeva che mentiva sui casi di cocaina, ne analizzava 500 al mese invece che 50…”. Lei si difende dicendo di aver aggiunto cocaina o eroina agli esempi di sangue affidatole solo per compiacere il magistrato.

I numeri rischiano di aumentare: 60mila esempi per casi di droga scambiati e 34 mila sentenze di casi criminali da rivedere.

Hollywood ha già pronto il copione ed è in cerca di sceneggiatori. Però nessun regista cercherà l’eroe italiano che ha ricevuto solo una misera pagina sul Boston Globe. Salvatore Cimmino si tuffa nei mari freddi del New England, vicino il Museo e la Biblioteca Kennedy e arriva 8 ore dopo a Charlestown. Ma il 48enne commercialista italiano ha scelto Boston per la settima tappa del suo tour mondiale “A nuoto nei mari del globo”. Prima ancora di girare a largo delle belle Boston Harbor Islands ha percorso lunghe distanze a largo della Slovenia, Argentina, Canada, Nuova Zelanda, Congo e Italia. Per lui è una battaglia, visto che ha dovuto amputarsi della gamba destra sotto il ginocchio all’età di 14 anni. Ma è una figura positiva italiana che ci piace ringraziare. Un esempio di vitalità diverso dalle parole chiave che le studentesse del corso di italiano di Wellesley College si sono viste raccontare nella mia recente visiting lesson: mancanza di meritocrazia, precari, clientelismo, nepotismo, fuga dei cervelli, mancanza di attrazione di talenti in Italia. Che sia Cimmino il vero navigatore da seguire?

Nell’Election Day del 6 novembre, in Massachusetts si è votato anche per due quesiti referendari. Uno sul fine vita e uno sull’uso della marijuana a fini terapeutici.

Se al paziente fosse stato diagnosticato un male incurabile, irreversibile che, secondo ragionevole giudizio medico, avrebbe causato decesso entro i sei mesi successivi, egli stesso avrebbe potuto esprimere il desiderio di concludere il suo percorso terreno con iniezione medica, comunicandolo al medico anche 15 giorni prima, con testimoni anche non parenti. Bocciato!

L’altro quesito ha posto la possibilità invece a pazienti terminali di richiedere una cura antidolorifica a base di tetraidrocannabinolo, nota come marjuana. Gli stati che hanno approvato l’uso della cannabis per uso medico terapeutico sono la California e l’Oregon. E ora anche Massachusetts.

Pensate se a fornire il liquido letale ad alcuni malati terminali fosse stata la chimica Annie Dookhan, scambiandolo magari con un’altra sostanza. Avremmo il sequel di un altro polpettone hollywoodiano, le cui scene intanto si svilupperanno di sicuro nel dramma, ma finiranno sempre con una storia positiva, magari con la frase finale del nuotatore italiano Cimmino che la cronista del Boston Globe ha riportato: “…un uomo si avvicina e gli lancia in aria una moneta dicendo di averla con sé da 20 anni e che gli aveva sempre portato fortuna. Cimmino la prende al volo e ringrazia, promettendo allo sconosciuto di ricordarne per sempre l’origine”.

“E lui avventuroso saluterà da lontano una bandiera a stelle e striscie”. Come ultimo piano, la cinepresa si allontanerà in un grandangolo e gli spettatori sul molo lo inviteranno a casa propria per la Cena di Ringraziamento.

Mi ricordo quella volta che mi regalarono una pistola. Ma era di plastica. Avevo forse nemmeno 8 anni. Mi dissero che me l’avevano regalata i morti. Però durante la notte vidi nella penombra offuscata dal sonno che qualcuno, forse mia sorella la più grande, metteva una calza colorata vicino al letto e la mattina insieme al giocattolo avevo trovato cioccolati e caramelle.

Questo per me era la Halloween di allora. O meglio la All-Hallows-Even, cioè la vigilia di Ognissanti detto in inglese arcaico, presa a sua volta dall’inizio del calendario celtico. Solo che non si chiamava così. Oggi Halloween, al pari della moda americana nelle città italiane, è diventata, sapevatelo, per contrappasso una sorta di Carnevale anche negli Stati Uniti: nessuno si veste di strega, ma di Batman e di eroi moderni.

Quando il 31 ottobre bussano infatti alla porta i ragazzini chiedendomi dolcetto o scherzetto, a me viene in mente di ribaltare tutto, tanto non ti faranno mai uno scherzetto anche se non darai loro un bel niente facendo la figura del cattivo del quartiere, C’mon! Dunque prendo la mia maschera teatrale di Pulcinella con l’intenzione di spaventarli. Ma fallisco nella missione da Peter Pan perché un bambino mi risponde: “Wow, ma cos’è?! Guarda che non mi fai paura con quella maschera, noi abbiamo i superpoteri”.

La festa dei morti che iniziò nel 998 da Odilo abate di Cluny, era invece per molti italiani del Sud, come me bambino di allora, una festa dei sapori, di colori e di gioia per i piccoli, un modo felice di ricordare i propri cari. In Egitto i morti vivevano nella tomba e a Roma erano i protettori del focolare domestico. Era la festa appunto dei morti e non la commemorazione dei defunti, quindi non un giorno di lutto, ma una giornata felice. Felice perché tornavano nel ricordo, alla stessa maniera come forse molti esorcizzano vestendosi oggi da streghe ma senza saperlo. In alcune zone di Napoli c’è ancora qualcuno che si siede davanti alle tombe dei propri cari e parla a voce alta per farsi sentire, portandone in dono anche il piatto preferito del parente scomparso.

Qui alcune foto invece del mio vicinato nella subburbia bostoniana.

Ci sono molte città negli Stati Uniti che campano anche sui tour turistici nelle case stregate, come il paesino di Plymouth a Cape Cod. Anche se la bandiera del “Carnevale” americano della festa di Halloween la detiene Salem, a Nord, città dove ebbe luogo il rogo delle streghe.

Di sicuro, se per caso qualche italiano vinca un viaggio qui nel Massachusetts, in qualunque periodo dell’ anno non potrà mai trovare tanti zombi o morti viventi, nell’accezione lavorativa, come se ne trovano invece in Italia nella satira di Maccio Capatonda.

Questa settimana andrò all’Università di Wellesley, College famoso per aver sfornato laureate come Madeleine Albright o Hillary Clinton, a svolgere una visiting lesson sulla fuga dei cervelli. Mostrerò questo video alle studentesse del dipartimento di Italiano, nel corso della Prof.ssa Flavia Laviosa.

La domanda borderline per cui sarò curioso di saperne l’opinione di chi mi ascolterà è “Possono essere considerati addirittura «santi» per il grande sacrificio che hanno fatto, quei giovani che emigrano dal proprio paese facendo perderne il valore e arrichendone in frutto invece la terra d’arrivo? Se sì, ci sarà un giorno nel futuro una festa o commemorazione per la fuga dei talenti sopravvissuti?” Forse il comico Capatonda ne farà un altro video o falso trailer di un film che purtroppo si vede molto spesso nella Boston area delle Università. E stavolta non ci sarà bambino che tenga, davanti ogni porta non importa se troveremo una calza o una pistola giocattolo fumante come dolce scherzetto.

Lungo Old Greenfield

NON POTEVAMO NON RESTARE INDIFFERENTI. NON POTEVAMO NON DARE UNA RISPOSTA AL FAMOSO POST DI UN’AMERICANA A ROMA “LE 50 COSE CHE HO IMPARATO IN ITALIA“. Da tempo avevo raccolte le mie di considerazioni, scrutando ogni possibile scorcio di storia.

Ma per averne una visione più ampia mi sono fatto aiutare da Davida di Basilico & Ketchup, che ora vive in un bellissimo log cabin nel Western Massachusetts insieme al loro cane black labrador di nome Bella. Alcuni punti della lista delle 70 cose sono pertanto frutto della sua collaborazione. Siamo andati a trovarli questo fine settimana di foliage. Viaggiando per il Mohawk Trail. Un po’ parlando da italiani all’estero su cosa ci manca dell’Italia e cosa non ci manca. E la lista che ne segue, in risposta alla simpatica blogger americana a Roma, è innanzitutto un’autoironia di noi italiani (avvolta di mea culpa sui nostri vizi, e chi poi non ne ha?), ma al tempo stesso anche una satira reale di come si presenta il cittadino statunitense agli occhi di noi vecchi europei. Non mancano gli elogi all’essere americano, non mancano le incomprensioni sulle contraddizioni che abbiamo trovato (ma poi chi non ne ha?).

Se siete un italiano/a che viaggia in giro per gli Stati Uniti, non perdetevi le ultime mie foto sul foliage (anche se non l’ho beccato molto rosso questa volta).

Se siete un italiano alla ricerca delle piccole differenze tra ITALIA e Stati Uniti e che noterete solo vivendoci, tenetevi pronti. Via con le 70 COSE CHE NOI ITALIANI ABBIAMO IMPARATO IN U.S.A.!

1 – Non si capisce cosa ci mettano nel latte e nei derivati se anche quello “fresco” dura due settimane se non di più (allora non è più fresco).

2 – Negli Stati Uniti i cibi non scadono mai.

3 – Se sudiamo e poi ci mettiamo davanti a un ventilatore, non ci ammaliamo come in Italia: l’aria è diversa. Gli americani sanno conservare anche quella, oltre ai cibi.

4 – Sull’autobus anche se c’è spazio per passare, ti chiedono scusa perché hanno paura di soffiarti accanto il loro respiro: noi italiani non capiremo mai perché non ci si può nemmeno abbracciare.

5 – All’asilo, se sei una maestra, non puoi cambiare il pannolino da sola ma soltanto accompagnata.

6 – I germi non fanno anticorpi, ma sono come Bin Laden: vanno distrutti con ogni mezzo.

7 – L’aceto è il conservante “toccasana” in ogni porcheria in forma di salsina.

8 – Noi italiani ci sentiamo sempre come Meg Ryan nel film Harry ti presento Sally, vogliamo tutti “on the side”. Perché gli americani metterebbero salsine ovunque sui cibi, tanto da dar loro sempre lo stesso sapore: ketchup, mayo and mustard. Sarebbero capaci di chiederle anche in un ristorante gourmet.

9 – La più grande tragedia di un cittadino medio americano è quella che qualcuno gli rubi la bandiera americana appesa fuori casa (magari prima del 4 luglio, Festa dell’Indipendenza)… tanto da chiamare la polizia.

10 – Perché un italiano che ha fatto pochi studi conosce più dati storici rispetto al suo omologo medio americano? (Si veda il documentario 1001 Irans di Firouzeh Khosrovani o le interviste in questo video http://youtu.be/-VNmtkWlp40 )

11 – Nel sistema educativo americano è contemplata soprattutto la materia “Essere sicuri di se stessi”, prima ancora del conoscere la storia.

12 – Copiare in America è sacrilegio.

13 – Non puoi aprire con due mani una busta sigillata di un pacchetto di pasta o di crackers: ci vogliono le forbici della NATO.

14 – Una legge vecchia degli anni della Depressione prevede le vitamine dentro la Pasta e le farine in generale, perché gli americani muoiono ancora di fame.

15 – Le auto sono talmente grandi che ogni posto del parcheggio è il triplo della dimensione di quello italiano (effetto collaterale nel punto successivo).

16 – Gli americani non riescono a fare manovra con l’auto se non c’è abbastanza spazio di 5 metri! Chiamano la polizia.

17 – Due auto posteggiate vicine necessitano al massimo una distanza prossemica come due persone in autobus: distanti come due innamorati ormai lontani.

18 – Tutto è grande! Anche la larghezza della cartaigienica.

19 – Il servizio clienti di qualsiasi azienda è 3000 volte più efficiente e veloce al telefono di qualsiasi italiano (ma con l’effetto collaterale: vedi punto successivo)

20 – Basta chiamare solo una volta al telefono a un servizio clienti o per fare qualsiasi abbonamento cartaceo, che riceverai miriadi di offerte commerciali ad ogni ora.

21 – I ferri da stiro americani sono fatti apposta per far spendere di più in tintorie e stirerie: non si trova un ferro in grado di stirare come quelli italiani (e stavolta il design e il “bello” non c’entra niente). Basta pagare di più.

22 – Anche i maschi americani portano la “maglia della salute”: il bello è che la fanno vedere, anche se brutta.

23 – I sandali infradito, le cosiddette Flip-Flop, sono il culto pop di ogni donna americana al pari degli zoccoli di legno per le casalinghe italiane.

24 – Agli americani piacciono i calzettoni bianchi di spugna. Li metterebbero ovunque, coi sandali, le ciabatte e con l’abito.

25 – Le ciabatte nere a strisce bianche dell’Adidas che noi usiamo per andare in piscina o al mare, gli americani le usano per andare in giro. Con le calze, ovvio.

26 – I semafori americani non sanno cosa sia il pedone (questo punto si contraddice col successivo): se scatta il verde in una corsia, non è detto che sia verde anche per i pedoni sui marciapiedi che provengono dalla stessa direzione delle auto.

27 – Il pedone è sacro una volta che passa sulle striscie pedonali.

28 – Negli USA al semaforo puoi passare con il rosso (come a Napoli), ma solo se devi girare a destra.

29 – Se andate negli Stati Uniti e siete italiano o arabo, potete guardare negli occhi una donna anche se sconosciuta e salutarla per una strada deserta: se vi sorride, non vi vuole scopare. È solo per educazione. Una donna vi potrebbe sorridere anche dal benzinaio davanti al marito e non ci sarebbe niente di male.

30 – Il mal d’orecchio non è stato causato finalmente da un “colpo d’aria.”

31 – L’aria condizionata è diffusa con un getto proporzionale e non a cascata come in Italia: c’è un progetto scientifico preciso nel rendere felice l’americano nella sua battaglia contro il sudore.

32 – Ci si abitua all’aria condizionata, ma a volte pare di stare nel reparto frigo del supermercato.

33 – Ancora non è stato scientificamente provato il motivo per cui a molti italiani scatta l’istinto di dissenteria ogni qual volta si passa da 40 gradi Celsius di fuori, ai 5 gradi C. di un negozio o luogo pubblico al chiuso.

34 – Gli americani non associano il fegato alla rabbia come nel Medioevo, però non sanno nemmeno dove si trova… il fegato.

35 – Anche la “cervicale” non esiste. E per curare gli strappi muscolari alternano impacchi di caldo, freddo, caldo, freddo… (oddio, ci viene la cervicale solo a pensarci!)

36 – Noi italiani all’estero siamo felici che non abbiamo finalmente le nostre mamme che si preoccupano se usciamo col collo bagnato o che prendiamo freddo. Se usciamo con i capelli bagnati, la tramontana finalmente non esiste.

37 – Finalmente due finestre aperte non fanno “corrente che ci ammazza”.

38 – Gli americani quando hanno un’influenza intestinale bevono una bibita gassata. Gli italiani un po’ di riso in bianco con un pizzico di parmigiano e una goccia di olio d’oliva. Che eleganza!

39 – “Preservatives” non sono i Preservativi, ma i conservanti.

40 – Gli uomini hanno paura ad indossare dei pantaloni rossi.

41 – Se due uomini sono visti a mangiare fuori qualcosa insieme, sia una pizza o insieme al cinema, saranno di sicuro due gay.

42 – Il pigiama. Ancora un indumento che NON dovrebbe oltrepassare la porta d’ingresso della casa. Ma qui oltrepassano porte di supermercati (Walmart è il preferito) uffici postali, scuole, ecc…

43 – La salsa Alfredo dicono che è come quella italiana ai 4 formaggi, però con una differenza: senza i formaggi.

44 – Pensavamo noi italiani fossimo malati di riservatezza ma con gli statunitensi ci accomuna la privacy: è una brutta malattia. E gli americani ne sono malati profondamente.

45 – Sarà un retaggio culturale dell’epoca dei Cow-Boy ma agli americani piace mangiare col cappello in testa. Potendo, anche con gli occhiali da sole: in casa.

46 – Le parolacce non si dicono. Le bestemmie invece non subiscono il beep in Tv: perché fondamentalmente di Dio non ce n’è mica uno solo.

47 – Alcuni americani mangiano i ravioli senza condimento. Non in bianco, proprio senza condimento.

48 – Gli americani sono esagerati in tutto: col patriottismo, con l’aggiunta di salsine e anche con l’entusiasmo.

49 – Quando la gente ride ad una battuta e tu non sai perché, significa che non capisci l’humour americano.

50 – Gli americani ridono per ogni cosa, anche solo per educazione.

51 – La bandiera americana a stelle e striscie deve essere esposta solo di giorno, oppure di notte deve essere illuminata; non deve toccare terra (altrimenti tocca bruciarla) e non deve essere bagnata dalla pioggia (tocca sempre bruciarla); deve essere piegata quando la si mette via; quando usurata va cambiata; quando è vecchia o deve essere bruciata si deve portarla in appositi centri che provvederanno al tutto… guai buttarla nel pattume!

52 – Anche per la bandiera italiana ci sono regole simili, non così rigide, ma nessuno le ha mai sentite per il semplice fatto che non ce ne frega una mazza!

53 – La burocrazia americana ti fa spendere il tempo necessario di un battito di ciglia. La lentezza italiana qui è letteratura fantasy.

54 – In U.S.A. solo se hai un debito e sei in rosso puoi farti un mutuo, se sei in attivo in banca non vali niente. Vedi qui http://www.vivereinusa.com/2011/01/30/carte-di-credito-usa-come-funzionano-e-come-ottenerle

55 – Anche mia suocera americana ha la licenza per redigere gli unici atti “notarili” permessi nel caso della compravendita di immobili: prova ne è che in USA i notai “non esistono”.

56 – La sanità americana  alla fine è come quella privata italiana, molto efficiente: se paghi ti fanno gli esami necessari tutto e subito; con una differenza non da poco: qui se non hai un’assicurazione devi pagare il doppio rispetto che se l’avessi, se infatti ti fai male a un dito e sei assicurato puoi pagare al pronto soccorso 70 dollari, se non sei assicurato ne paghi 700 ma la compagnia assicurativa ne paga all’Ospedale molto meno.
57 – Gli Stati Uniti sono grandi e alcune considerazioni, su cosa è legale e cosa no, a volte scadono e non valgono fra Stato e Stato. Tranne sulla Sanità: esistono le classi come in India, i più poveri o meno abbienti contro chi si può permettere una buona assicurazione sanitaria e vivere sano secondo la Costituzione.

58 – Contrariamente al punto 57, il diritto per Costituzione di pursuit of happiness in Usa è preso alla lettera: non si deve soffrire manco dal dentista che ti anestetizza per quasi due giorni!

59 – In Italia un pazzo potrebbe fare una strage al cinema o in una scuola. Non in Massachusetts, ma facendo un viaggetto fuori porta verso la frontiera di qualche Stato tipo Colorado, Alabama, Virginia o Arizona, avrebbe invece la differenza di trovare le armi facilmente. Anche comprandole in una banca.

60 – Il consumatore americano è così assuefatto allo zucchero tanto da abbinare un vino dolce persino con un vitello nel piatto.

61 – Il pericolo è che anche l’acqua abbia delle calorie. (citazione del mio medico)

62 – Il cibo americano non esiste. Esistono i cibi delle tante etnie.

63 – I bambini al ristorante devono stare zitti. E lontani da altri tavoli per evitare che tirino i capelli ad estranei. (Sta scritto nei libri per genitori)

64 – Gli americani non si vantano in pubblico se compiono una furberia.

65 –  Alcuni tipi di americano medio, detti anche Horders,  non risparmiano ma collezionano ogni tipo di cianfrusaglia. L’espiazione si chiama yard-sell 

66 – Non puoi giocare ad una slot-machine davanti a un minorenne di 20 anni, nemmeno se gli dai succo di mela fingendo che non sia vino rosato novello. Però a 18 anni, anche se non puoi bere vino, è bene ti levi dalle sottane di mamma e papà cambiando casa.

67 – Un adolescente di 18 anni a Natale è costretto a brindare con succo di mela frizzante e credere che sia Prosecco.

68 – Rispettare la fila. La fila davanti a ogni cosa e per qualsiasi motivo. Noi italiani ci siamo abituati dopo millenni di paradiso perduto vissuti sgomitando nella follia da menefreghismo.

69 – In cosa noi italiani amiamo gli Stati Uniti? Perché sul posto di lavoro il tuo capo ti ringrazia e ti apprezza per quello che fai, anche se quel giorno a te sembra tu abbia fatto una cosa da niente.

70 – Gli statunitensi non hanno un buon rapporto con la morte e la malattia. Quest’ultima la si deve curare ad ogni costo: un medico non dirà mai al paziente in fin di vita che “non c’è più niente da fare”, sempre secondo il diritto a vivere felici fino alla fine. Ma se sei un vegetale, un tuo parente stretto -non potendoti vedere soffrire in quel modo-  ha il diritto però di staccarti la spina. (Giusto per finire con una contraddizione…e con una situazione tutta contraria rispetto all’Italia).

Al prossimo siparietto.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.