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L’occasione era finire l’anno vecchio imparando a riconoscere una buona mozzarella di bufala da quella cattiva. Tò, così. Come se ci mancasse quest’altra sciccheria! vino e mostarde

Quanto di meglio che fare un Mozzarella di Bufala Tasting bendato. Non sappiamo a chi venne l’idea per primo, ma in questi casi il lampo di genio invase la voglia sfrenata di noi golosi. Una comitiva di italiani all’estero (con rispettivi coniugi e non, americani italofili): gli amici Donata e Mauro, Io e mia moglie Michele, Jen e suo marito Riccardo, un pugno di amanti del Dio bianco, della fresca sensualità frutto delle mucche o delle bufale più brave. Come arbitro la Toni Mazzaglia, abile animatrice di tour gastronomici a Firenze, inventrice di TasteFlorence. Non ci lasciammo prendere dal panico quando candida e “toma toma” ci disse prima di Natale: “Se ognuno di voi porta una mozzarella, allora anche io vengo con delle mozzarelle a sorpresa, va bene?”. Panico! Dunque le mozzarelle italiane dovevano competere nella prova assaggio con quelle prodotte in USA o quelle importate? Che l’importazione crea anche un sapore diverso dovuto al trasporto, mica pizza e fichi! Dunque affidare alla nostra amica italoamericana residente in Toscana la nostra prova di assaggiatori ufficiali di Mozzarella di Bufala, era come scegliere il comandante De Falco a capo della barca invece di Schettino, tanto per intenderci.

Rigida ai doveri del Dio Gastronomo, venuta dall’Italia con in valigia il suo scrigno illegale di mozzarelle fresche comprate in Italia, si avventura con la polizia doganale americana con scuse e piroette che farebbero invidia a Clinton durante il caso Levinski. Alla fine passa. Avendo vissuto troppi anni in Italia ha capito come farla franca. Non ci dice come fa solo perché non vuole renderci complici, ma per farci solo contenti visto quanto siamo gastrofanatici.

Arriva il gran giorno, o meglio la gran serata. Iniziamo con lo stabilire le regole. voto mozzarellavoto mozzarella tasting

Ognuno avrebbe dovuto dare un voto ma anche individuarne la provenienza. Su ogni piatto l’arbitro avrebbe dovuto scrivere un numero e a quel numero il marchio corrispondente. I concorrenti decidere se essere beffati o no. Presto detto. Già dal primo assaggio sentiamo puzza di bruciato. Sul foglio datoci a disposizione avevamo 6 marchi di mozzarelle da giudicare, ma i piatti sul tavolo erano 5. Vista che la matematica almeno ancora non è opinione, qualcuno di noi grida allo scandalo, ai brogli elettorali. Ma non ci facciamo scoraggiare, ognuno di noi da un aggettivo e un voto da 1 a 5 ad ogni mozzarella di bufala. Chiediamo intanto cortesemente che venga aperta un’indagine interna. mozzarella tasting

Il responso arriva non appena sfiora la paura di tumulti e caos: un brand indicato sul foglio era stato messo tra le mozzarelle da giudicare, quando invece non era stato aggiornato perché messo all’ultimo momento insieme agli altri due piatti fuori concorso: le due burrate, una di Mozzarella House caseificio di Everett, Massachusetts, con latte da mucche locali, e l’altra di Maplebrook Farm nel Vermont. Smettiamo di litigare non appena sentiamo le papille gustative muoversi verso le montagne del New England. Ci riscaldiamo infatti con quelle fuori concorso, giochiamo a riconoscerle: quale tra la A e la B è del Vermont?

I giudizi in questo caso sono divergenti. Più sapida l’una, più latticina e dolce l’altra.

Burrata Maplebrook

Inizia il concorso vero che sa molto di statistica. L’obiettivo celato è quello di capire, tra lo scherzo e il cameratismo da comitiva, se conviene la mozzarella con latte locale o quella importata. Mentalità da Slow Food o da puristi delle origini, è il gravoso dilemma shakesperiano.

Queste le foto, giudicate voi. Burrata Mozzarella House

Il piatto numero 1 (mozzarella portata a sorpresa dall’Italia dal nostro arbitro d’eccezione e proveniente da Coop. Fior Fiore) ottiene 16 voti, con una media di due 4. I giudizi sono semplici, non esaltanti, delicata, un po’ calda (forse è proprio quella che avrà fatto il viaggio? – si chiede qualcuno). mozzarella di Bufala

Sotto il piatto numero 2 si nasconde una mozzarella di bufala campana comprata da Donata e Mauro alla Salumeria Italiana nel North End, e anche lei ottiene 16 voti, con un gradimento leggermente superiore di un punto nella media rispetto alla precedente: consistenza simile al piatto 2, sapore per alcuni pastoso, (vallo a sapere cosa vuol dire) per altri frizzante (ma è perché la sapidità viene scambiata per quasi rancido).mozzarella Bufala

Il piatto numero 3, preso in un famoso store all’ingroso famoso negli Stati Uniti, CostCo, un po’ come i magazzini Metro in Italia, e il marchio è la Fattoria Garofalo Dop importata dalla Campania: 23 voti, quasi tutti sono d’accordo sul massimo dei voti. Gli aggettivi si sprecano nel poetico, siamo tutti a occhi chiusi. mozzarella di Bufala

Nel 4 c’è la trappola che io e Michele avevamo preparato per bene, per dare un tocco di distinzione dalle altre: una mozzarella locale ma non conservata in acqua. Dalla foto potete giudicare che va bene usata sulla pizza. Dura, senza personalità. Insignificante, come i suoi 8 voti. Serviva la figura del brutto anatroccolo. Donata è l’unica che se ne accorge ed indovina. mozzarella Bufala senz'acqua

Nell’ultimo piatto si nasconde il 2’ posto con 18 voti: chi l’avrebbe mai detto che la Vallelata comprata in Italia e portata a sorpresa dalla nostra amica spacciatrice di pazzie potesse riscuotere un discreto successo. mozzarella bufala

A fine serata siamo tutti molto sereni, mozzarella salottoannaffiati dal vino nella foto sopra e da mostarde che non fanno altro che alternare nelle nostre bocche bianche freschezze (perdonatemi la sinestesia) a gioviali sensazioni di pascolo e di scampanaccio di Bufale lontane dal New England (la bufala d’acqua è infatti difficile allevarla negli Stati Uniti). Donata è l’unica che all’unanimità tra chi più di tutti ha indovinato la provenienza. Ma poi ci chiediamo, qual è il premio da darle? Beh, un’altra regola che si decide in corsa. Ma stavolta la vincitrice non ha dubbi: “sarò io a decidere il tema del prossimo Tasting bendato, e dico Prosciutto Crudo Italiano Tasting, con spagnoli Jamon Serrano e Iberico fuori concorso”. Le nostre lingue stanno già salivando.Italiani gastrofanatici all'estero

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.