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“E come potevamo noi cantare”.

Dopo la bomba alla Maratona di Boston , mi sentivo come Quasimodo in queste ultime settimane: incapace di scrivere qualcosa di bello sulla città. Volevo andare avanti, go ahead, e pensare ad altro. Non volevo vedere ancora i mille video sulla bomba, le immagini che ci hanno rinchiuso in casa incollati alla radio e alla Tv in un assurdo coprifuoco, utile per la cattura dell’attentatore. Mi sentivo con il “piede straniero sopra il cuore”, come dice la poesia “Alle fronde dei salici”, anche se paradosso vuole sia stato un cittadino statunitense, seppur sposato con un’americana (convertitasi all’Islam) a calpestare il giorno di gioia di primavera a Copley Square.

Anche Obama pare abbia dichiarato: “…dove abbiamo sbagliato se anche un cittadino naturalizzato ci odia”. È il concetto del go ahead di cui voglio far risaltare. Il blogger religioso la pensa così, nel seguente link sull’Huffington Post Italia, sul 19enne fratello del terrorista Tamerlan.

Andare avanti, dice lui,  go ahead ; pure Boston lo ha dimostrato con un fiorire di slogan molto sportivi: “Boston Strong”, piazzati dappertutto.

Ora l’attenzione si sposta sul processo, che di sicuro sarà molto breve. L’opinione pubblica non fa in tempo a rifletterci su – go ahead – che già il caso delle prigioniere di Cleveland la fa da padrona. (Nei due links iniziali di news, i resoconti, come quest’ultimo, del corrispondente da Boston Stefano Salimbeni).

Il caso giudiziario del momento va avanti, go ahead, capace anche di adombrare l’uscita del libro di Amanda Knox.

È di giustizia infatti che oggi voglio parlare con una traduzione di un articolo. L’editoriale descrive un “andare avanti” della mentalità americana che gli stranieri potrebbero definire sommario e precipitoso, ma anzi, sopra ogni ragionevole dubbio negli States si fa in fretta a chiarirsi le idee e… go ahead. Il capo d’imputazione nei confronti del ceceno sospettato di aver piazzato le bombe alla Maratona di Boston è fatto di sole 11 pagine. Niente lungaggini. Niente da invidiare ai faldoni italiani di 300 pagine e anni di processo.

L’articolo è in inglese qui http://bigstory.ap.org/article/knox-case-puts-italian-justice-under-scrutiny ed è apparso sul Boston Globe scritto da un corrispondente dell’Associated Press; è un resoconto schietto sulle differenze del processo penale americano e quello italiano. Ho tradotto una versione ridotta pubblicata sul giornale bostoniano. Ma molti siti hanno ripreso l’articolo per intero, soprattutto rimarcandone l’approfondimento sui casi giudiziari italiani di questi ultimi anni.

La riapertura del caso Amanda Knox è stata un tamtam internazionale diffuso su molti blogs ma credo di essere stato tra i pochi ad averlo tradotto in italiano. Se non l’unico. Mi sembra una traduzione fedele al pensiero dell’opinionista. Trarre le conclusioni non serve, avremo molte opinioni differenti sulla giustizia ma almeno ci fa specchiare al meglio su come noi italiani siamo bravissimi ad allungare il brodo. Ad andare avanti, ci si inceppa.

amanda_knox

La decisione su Amanda Know pone sotto i riflettori il sistema giudiziario italiano

Come una lunga serie di appelli trascina spesso casi per lungo tempo

Quando il finanziere corrotto Bernie Madoff venne giudicato a New York, il Corriere della Sera pubblicò una vignetta in prima pagina schernendo la giustizia italiana.

Da una parte vi era una giuria di un tribunale statunitense, dove il giudice rilasciava una sentenza di 150 anni di prigione dopo 6 mesi di processo. Dall’altra, veniva raffigurato un giudice italiano intento a rilasciare una sentenza di 6 mesi dopo 150 di processo.

Questo è come il quotidiano più importante d’Italia sintetizzava la lentezza, a volte senza nessun risultato, del sistema giudiziario italiano.

La decisione della Corte d’Appello, per i casi penali, di rovesciare la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e per il suo fidanzatino dell’epoca Raffaele Sollecito, con l’ordine di un nuovo processo dopo l’uccisione della loro coinquilina britannica, fa crescere interesse e preoccupazione sulla giustizia del BelPaese.

È un sistema dove gente incensurata potrebbe temere di andare in galera per una sentenza lasciata in sospeso per anni. Mentre gente come Silvio Berlusconi, l’ex Primo Ministro, può evitare di andarci quasi in modo definitivo archiviando appello dopo appello fino alla scadenza per la prescrizione del reato.

“C’è molta confusione e tante contraddizioni”, ci racconta lo chef Angelo Boccanero nel dare le sue impressioni sul caso Knox.

E non sono soltanto le cause penali che ci palesano scetticismo.

Anche l’arretrato di cause civili è così grande che inciampa disperatamente negli investimenti stranieri così tanto ambiti dall’Italia. I divorzi possono durare anni: ciò vuol dire che le coppie possono restare legalmente unite per tanto tempo. Senza contare i risarcimenti per contratti di proprietà o beni immobili: ci vogliono anni, se non mai, prima di vedere del denaro.

I governi successivi hanno sempre promesso di snellire i tempi ma hanno sempre fallito: i principali motivi sono legati al potere affaristico di politici e avvocati presenti in Parlamento i quali sgambettano ripetutamente le riforme a difesa dei loro interessi.

Una criticità è proprio l’alto tasso di avvocati presenti in Italia. Solo Milano, per esempio, ha più avvocati di tutta la Francia. Nelle cause civili, la media per raggiungere il verdetto è di sette anni.

I difensori sostengono che il sistema legale italiano è uno tra quelli più garantisti al mondo. Gli imputati sono garantiti per tre livelli di processo prima che il carcere sia definitivo. E ad entrambe le parti è garantito il ricorso in appello, sebbene i magistrati  non fanno spesso appello per assoluzioni minori.

Il sistema saltò fuori nel secondo dopoguerra pensato per prevenire ulteriori sentenze farsa e processi sommari, questi ultimi scenario sotto la dittatura di Benito Mussolini; ma la giustizia oggi non può ritardare se non addirittura negata mentre i casi si muovono a passo di lumaca.

L’Italia è inoltre una delle voci più combattive nella campagna contro l’abolizione della pena capitale. Nel 1996, l’Italia ha rifiutato l’estradizione di uno dei suoi cittadini ricercato per omicidio in Florida, sostenendo di non aver ricevuto abbastanza garanzie, una volta l’accusato fosse andato in prigione, sul rischio di pena di morte negli Stati Uniti. Venne poi giudicato in Italia e condannato a 23 anni.

Per la Knox, il sistema ha permesso di far venire a galla nuove evidenze nel processo d’appello che la condusse all’assoluzione nel 2011.

Ma ora la espone ad un terzo processo, che con ogni probabilità verrà seguito fino alla Corte di Cassazione e a cui non assisterà. Se condannata, e la sentenza confermata da questa sorta di Corte Suprema in quanto gradino più alto per i casi penali, l’Italia ne potrà chiedere l’estradizione. E la legge degli Stati Uniti la permette.

Un altro aspetto chiave del caso Knox: il sistema italiano non include la protezione dell’accusato secondo il quinto emendamento per gli U.S., protezione nei casi in cui l’imputato viene processato due volte dalla magistratura per lo stesso reato.

“Il nostro sistema giudiziale come tutti i sistemi non è infallibile”, sostiene Stelio Mangiameli, specialista di diritto costituzionale all’Università LUISS di Roma, ma aggiunge: “Non è né peggio né meglio di quello degli Stati Uniti”. Garantisce, ha sostenuto ancora il Professore Mangiameli, la difesa e per questo l’Italia si infligge per proteggere il diritto della vittima. “Bisogna considerare che quando c’è un reato, c’è anche una vittima,” ha aggiunto Mangiameli, “nel caso di Amanda Knox c’è una ragazza uccisa e qualcuno ha bisogno di avere una risposta sulla sua morte, non importa se di nazionalità americana, francese o di altre”.

Ma il processo, che in alcuni casi continua per oltre una decina d’anni, rischia di lasciare persone come Amanda Knox in un limbo giudiziario.

A settembre un Tribunale italiano ha ordinato il governo di pagare 100 milioni di euro per danni civili ai parenti delle 81 vittime uccise nel disastro aereo del 1980, la cui causa era stata attibuita prima ad una bomba a bordo poi ad un scontro aereo. Il Tribunale ha stabilito che i ministeri della Difesa e dei Trasporti avevano tenuto segreto la verità per anni, sebbene un Tribunale penale cinque anni dopo assolse due generali per mancanza di prove.

Sembrerebbe naturale dopo 30 anni che la sentenza di settembre si avvii a chiudere il caso. E invece già si profilano gli appelli.

Per 20 anni, Berlusconi si è mosso di processo in processo per capi d’imputazione che comprendono la corruzione, la frode fiscale e la prostituzione. Si è descritto come una vittima innocente dei magistrati i quali li stronca ad ogni pie’ sospinto con l’epiteto di “comunisti”. L’ex premier non è stato mai condannato dal gradino giuridico più alto della Cassazione, né ha fatto fino ad ora un solo giorno di galera. I suoi avvocati impiegano vigorose tecniche difensive che includono leggi -uno delle quali bocciata anche come anti costituzionale- come l’immunità e il blocco dei processi per le più alte cariche dello Stato. Come premier, Berlusconi ha fatto approvare leggi ritagliate a suo favore e che potessero fare da scudo alle sue difficoltà legali.

Quanti libri parlano di Boston? Vi risparmierò per ora la lista dei film ambientati qui a Boston. Sarà per un altro post. Perché di film ne succedono tutti i giorni per strada. L’ultima notizia è che alla festa dei regali per un neonato (qui si chiama baby-shower) con più di 200 parenti, è scattata una rissa che anche la polizia più tardi definirà un’incredibile caos. Da noi sarebbero venuti 2 Carabinieri con i pennacchi e con le armi, qui sono venuti 3 dipartimenti, la polizia statale, lo sceriffo della contea e 20 poliziotti in assetto di guerra armati di Taser Elettroshock. Si, avete capito bene. La pistola elettroshock. E ha funzionato.

Certo, non è lo specchio dell’America tranquilla di Norman Rockwell, quella delle illustrazioni col tacchino. Però si contraddice con l’America che se ne sta seduta a prendere un caffè da Starbucks, con gli avventori così concentrati a leggere senza neppure parlarsi che alla domanda ad alta voce di un benefattore “è di qualcuno questo Iphone lasciato a caricare per terra?” nessuno risponde. Si sente solo un rumore di un Iphone pestato e la bestemmia di un lettore tra le nuvole. Come tra le nuvole cadde quella lettera trovata in una soffitta e scritta da un lontano siciliano  a suo fratello emigrato a North End, il quartiere italiano a Boston. Pura letteratura tra moralismo religioso del 1821 e reperto storico.

È di lettori divoratori che voglio parlare oggi. Ho collezionato varie citazioni letterarie dalla maggior parte dei libri, tra romanzi di vario genere, che hanno parlato di Boston. Credo che nessuno sia stato tradotto in italiano. Confermatemelo. Ci ho provato io a tradurre almeno alcuni brani, stralci, scorci di una Boston e di uno storico Massachusetts. Roba seria, non i raccontini postali che ricevo da aspiranti scrittori.

E come una miniatura, vista dall’alto…

…ecco altre mie miniature. Ditemi pure se li ho tradotti bene o con qualche storpiatura. Sono aperto ad ogni critica. Sono anche loro un piccolo viaggio in questa capitale, la più “europea” di tutta l’America .

A New England Winter by Henry James

“Alto nel cielo, posato al punto giusto, oltre ogni cosa stretta a grappoli, sta quel punto di Boston più azzeccato, fortunato, il duomo indorato della State House.”

Joy Street by Frances Parkinson Keyes

“[La stagione alle porte per i debuttanti di Boston] comincia con il pranzo della domenica, che Emily e Roger di solito danno nella loro casa a Joy Street, una cerimonia sfarzosa nel loro genere, ma quasi immediatamente eclissata da una cena elaborata che la vecchia signora Forbes aveva dato in Louisbourg Square.”

Sarah’s Long Walk by Stephen e Paul Kendrick

“Oltre la cima e poi giù per Joy Street… la discesa ripida aumenta man mano si cammina oltre l’incrocio infame di Pinckney, tempo fa disegnato per separare in effetti la classe d’elite di Beacon Hill dalla vallata a Nord dove vivevano servi, poveri e commercianti. Prima della guerra civile era una delle più grandi comunità di liberi neri americani. Le luci calde si riversano nella strada buia, il vecchio centro della Boston nera.”

One Boy’s Boston by Samuel Eliot Morison

“Quasi l’intera piazza tra la parte posteriore di Beacon, il fiume, e le vie del Mt.Vernon, e poi ancora il fiume, era occupata da piccoli e grandi immutabili alberi lungo il viale, la zona tra il Charles e il fiume era chiamata per scherno la via degl’ippocastani.”

Boston Adventure by Jean Stafford

“[La signorina Pride] disse che non c’era tempo oggi per farmi conoscere i punti di interesse di Boston… ma mi avrebbe fatto vedere l’unica cosa che per lei era come il gioiello della città. Non le importava se ogni altra cosa come la First Church o i Giardini o la King’s Chapel fossero andati distrutti, ma solo la buona conservazione del Cimitero del Granaio”

Pickman’s Model by H.P. Lovecraft

“Gad, ma come [Pickman] riuscirebbe a dipingere! C’era uno studio chiamato L’incidente nella Metro dove un intero stormo di cose abbiette si era inerpicato dalle catacombe sottoterra attraverso una crepa nel pavimento della metropolitana di Boylston Street e attaccato la folla sulla banchina”.

Looking Backward by Edward Bellamy

“[L’essermi risvegliato da un’immaginifica e futuristica Boston] Ho cercato Washington Street nel punto più affollato, e sono rimasto fermo, ho riso a voce alta. La mia vita non avrebbe potuto chiedere tanto aiuto per un tale umorismo così folle, mosso alla vista di un’interminabile vista di negozi e negozi e negozi…”

The Bostonians by Henry James

“La Music Hall, ora Orpheum Theater, così fulminante e di enormità quasi romana, le porte che aprivano alle balconate superiori, fin lassù, le quali si altalenavano costantemente da e verso il passaggio degli spettatori e delle maschere, gli ricordò dello schifo che aveva letto riguardo alle descrizioni del Colosseo.”

The Last Hurrah by Edwin O’Connor

“Questa mattina, una volta dentro il vecchio palazzo comunale della città, mi accorsi che il progresso era stato così lento: c’erano molti sostenitori del sindaco Skeffington sin lungo il patio fino alle porte. Dopo, tenne un breve discorso, ringraziando tutti quelli che erano venuti per il sostegno anticipato alla campagna in cui stava per correre.”

Back Bay by William Martin

“Il giornalista Jack C. Ferguson si affrettò giù per Beacon Hill, passato il tribunale e Scollay Square, dove si riunivano la folla per il pranzo. Il pranzo in Scollay Square: due bevande nella sala Domino osservando il cavallo Shirl detto La Piroetta e i suoi fiocchetti”.

The Big Dig by Linda Barnes

“All’investigatore Carlotta Carlyle sembrava un grosso buco nel terreno, una ferita spalancata e orizzontale coperta da pedane, riempita di scaffali, furgoni e macchinari misteriori. Un tipo maneggiava con una scopa intorno alla terra battuta intorno all’enorme fossa. Il resto macinava senza meta, seduto su pile di barre di ferro.”

Make Way for Ducklings by Robert McCloskey

“Proprio quando erano pronti per partire sulla loro strada, arrivò uno strano uccello enorme. Spingeva una barca piena di gente, e c’era un uomo seduto a poppa. ‘Buongiorno’ disse la signora Mallard nel suo qua qua molto educato. Il grande uccello era troppo orgoglioso per rispondere”

Massachusetts by Nancy Zaroulis

“Il Back Bay era stato costruito da più di trent’anni e alla fine aveva cominciato a prendere le sembianze per cui era stato pensato all’inizio: i lunghi boulevard della Parigi del Barone Hausmann. In quell’epoca di senza riposo, di rude invidualismo, ogni architetto aveva scommesso qui il suo ego disegnando l’intero scorcio di strade; il tentativo di un design inappropriato sarebbe stato un pensiero fatto di cattive maniere.”

Valediction by Robert B. Parker, ambientato a Nord End

“Spencer non riusciva ad ascoltare nessuna conversazione tra le ricerche…ma loro non avevano bisogno di parlare…Noi eravamo sull’orlo della baia, dove il Charles sfocia nell’Atlantico attraverso una serie di nodi… L’aria umida era così forte che il profumo del sale marino e il flebile senso d’eco parevano muovere le acque”.

The Friends of Eddie Coyle by George V. Higgins

“Non so dove tu vuoi che io vada, disse il ragazzo. Stava facendo marcia indietro con la sua auto lungo i binari… Vai in giro di fronte al parco, disse Dillon. ‘Vai fuori, oltrepassa gli uffici del registro e l’inizio dell’autostrada Mons. O’Brien nel caso si svegli. Guida soltanto’. So cosa sta succedendo, disse il ragazzo. ‘Bene’, disse Dillon, ‘mi fa piacere sentirlo. Guida”.

The Living Is Easy by Dorothy West

“Cordoni di venditori urlavano i loro articoli. I loro prodotti accatastati bloccavano i marciapiedi con i compratori che ispezionavano la merce dentro le gabbie… Faneuil Hall era un ronzio d’alveare, con i suoi agili e sfreccianti operai che andavano su e giu per informare i venditori, impegnati alle loro cabine in affitto, della merce già in partenza per nave o via treno da ogni angolo della nazione fino al punto più lontano della terra”.

The Education of Henry Adams by Henry Adams

“Uno dei comunissimi gioco invernali per bambini, ereditati direttamente dall’Ottocento, era un gioco di guerra sul Boston Common. Ai vecchi tempi le due forze ostili venivano chiamate i NordEnder e i SudEnder. Nel 1850… c’era una battaglia sulla Latin School contro tutti i nuovi arrivati”.

The Address Book by Anne Bernays

“Phillis insistette di prendere un taxi per il Ritz; Alicia avrebbe preferito passeggiare ma non disse niente. Ricevettero un tavolo direttamente al Cafe – il maitre chiamò Phyllis per nome – e si sedettero alle finestre brune. “Mi è sempre piaciuto questo posto” disse Phyllis. “Mi fa pensare che il denaro non deve essere un problema”.

Two Years Before the Mast by Richard Henry Dana

“Avevamo i nostri cuori pronti a prendere la città prima della notte e sbarcare, ma la marea iniziava a salire molto forte contro di noi… e il pilota diede gli ordini di buttare l’ancora e revisionare la catena…in mezz’ora o più, eravamo comodamente sdraiati, le vele ripiegate, sulla baia di Boston; terminava il nostro lungo viaggio.”

AL PROSSIMO SIPARIO, per ora vi lascio in chiusura con la frase pronunciata in questa bellissima scena con lo sfondo di Boston alla finestra: “I could learn to love that skyline”, potrei imparare ad amare quello skyline. Con lo sfondo della beffa nel dramma. Buona visione bostoniana!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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Un crotonese… pecorino a New York

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.