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Vivere a Boston ←   è così differente rispetto al vivere in un’altra città nordamericana. Prova ne sono le diverse percezioni che un bravo o una brava blogger ha posto in risposta alle 50 cose che un’americana a Roma ha imparato in Italia ← e forse in risposta alle mie 70 cose che da italiano ho imparato nel Massachusetts. ← Nel suo articolo ne ha elencate invece di 100 cose che ha imparato in America ←

Ma oggi voglio parlare di grazia perduta, di leggerezza e vanità. E anche di punti di vista, come i vari occhi di telecamere che riprendono questo bellissimo video delle prove del corpo di danza del Balletto di Boston.

A Day of Grace with Boston Ballet – MIT CSAIL from David Gifford on Vimeo.

Se si parla di differenze, oggi mi è arrivato l’avviso dalla sezione cittadina di un partito politico dove dice che posso registrarmi nella loro lista per le votazioni locali. Un po’ questo mi ha spaventato, perché io sono abituato da italiano per Costituzione a pensare che il voto è segreto. Negli Stati Uniti puoi registrarti (puoi anche non farlo o o farlo da indipendente) in un elenco cittadino e dichiarare se voterai a destra o a sinistra. Per me inconcepibile. L’essere stranieri in patria è comunque una battaglia che dura tutta la vita di una persona. Le differenze fanno spesso ridere se uno ci pensa. Sono spesso la causa di fallimenti di uno Stato, nel senso che quelle diversità rappresentano addirittura un potenziale di caduta o paradossalmente di crescita e di superamento di tabu rispetto alle credenze e le abitudini di un altro.

Ma ci sono altalene anche nella vita di un paese, nella sua storia, e nei suoi percorsi di lotte e decadenze. Perché infatti le nazioni falliscono?   ← Prima che uscisse la traduzione in italiano del libro dei due ricercatori delle prestigiose università del Massachusetts (citato nel link), ne avevo già accennato nel primo paragrafo in un articolo in inglese dove citavo Venezia, e la sua epoca d’oro e di come poi la potenza del suo governo crollò, non solo per disposizione geografica lagunare, visto il rischio reale di affondare. 

Recentemente il New York Times ha pubblicato un editoriale molto interessante sul tema per esempio della fuga dei talenti e sulle cause: Italy breaks your hearts  ← dove appunto spiega come l’Italia rischia di fallire e di essere preda di poteri economici che la distruggeranno se continua a sprecare le sue risorse

Tanto per restare in tema, recentemente ho visto al cinema LA GRANDE BELLEZZA, il film di Sorrentino uscito negli Stati Uniti.

Sono stato stregato dalla decadenza di come ha descritto Roma, dalla sua chiara accusa al rincorrere eternamente la bellezza (virtù italiana apprezzata solo dagli stranieri), dal diretto rimando alla Dolce Vita felliniana in ogni scena, dallo squallore dei salotti radical chic, da ecclesiasti goderecci, e dallo specchio felliniano e feroce della vacuità molto moderno per una capitale come Roma. (A proposito di modernismo, andatevi ad ascoltare l’ultimo episodio di 7 minuti del podcast sul Bostoniano.info sulla Boston moderna: la guida turistica, ← archeologa e storica Jessica Dello Russo, racconta come venne bonificata l’area paludosa di Boston nell’800. Mi ha fatto pensare, mentre in questi giorni al momento in cui sto scrivendo, il sud Italia è inondato di acqua quasi come Venezia).

Ecco, sul mio senso della bellezza tutto italiano me ne sono accorto quando per Natale per chiedere come regalo una bella camicia, non ho chiesto che mi venisse regalata con lo stile delle maniche in un certo modo, ma l’ho spiegato con la parafrasi “non regalatemi una camicia da sfigato, tipo da classico colletto bianco impiegato o banchiere che torna a casa e trova la moglie che lo cornifica, ma una non da potenziale ciccione”.

E di carne, le feste orgiastiche de La Grande Bellezza, ne è piena. Ma non è più la carne della grazia come un corpo di danza, solo una plastica facciale.

Se l’Italia a volte annega in cattive acque, come dal precedente post di Marzo, ritorno a catalogare sul mio palcoscenico di storielle uno spiffero di fine Maggio. Tra le lezioni di italiano e il mio inglese alla “ricerca del tempo perduto”, ho scoperto un documento storico sull’emigrazione (questa volta le navi da crociera non c’entrano) di cui vi parlero’ nel prossimo post.
A volte tra le riviste a cui sono abbonato, ricevo proposte commerciali come anche numeri zero con testimonianze letterarie e non, piccole storielle scritte da aspiranti scrittori. Ne voglio pubblicare due, così, tra quelli che mi hanno colpito in una fugace lettura in subway. Quasi stropicciati. Accartocciati nel taschino della mia camicia. A volte hanno la stessa sembianza di apparire come fantasmi o presenze nella propria mente. Come ricordi mai vissuti: nella stessa maniera in cui Benigni nell’ultimo film di Fellini “La voce della luna” vagando in un cimitero parla nella notte illuminata chiedendosi dove vanno tutte quelle vite una volta seppellite dietro un marmo. Me lo sono chiesto quando ho scoperto che dietro bacheche di un noto social network spesso continuano a vivere persone anche se all’improvviso scompaiono dalla terra: e gli amici continuano a salutare quella persona anche se sanno che il “nome utente” non potrà più loro rispondere.

Personal story by Bobbie Willis

Eugene, Oregon

What saves me from the tedium of another day is falling hopelessly in love with the people I meet: the curly-haired barista at the coffee shop who hands me my change as if dipping his fingers into holy water; the girl with Down syndrome who talks loudly about vacationing with her grandmother; the elderly couple who grow giant bubble-gum-colored puffs of dahlias at the corner of Twelfth and Chambers; the toddler girl across the street who bleats sweetly, “Mama, come see!”. I fall in love with the deep timbre of my brother’s laugh; the way my mother says my name; the way my father calls me sweetheart; the way my sweetheart calls me baby.

Dinosaur

a short story by Bruce Holland Rogers

When he was very young, he waved his arms, snapped his massive jaws, and tromped around the house so that the dishes trembled in the china cabinet. “Oh, for goodness’ sake,” his mother said. “You are not a dinosaur, he thought for a time that he might be a pirate. “Seriously,” his father said to him after school one day, “what do you want to be?”. A fireman, maybe. Or a policeman. Or a soldier. Some kind of hero.

But in high school they gave him tests and told him he was good with numbers. Perhaps he’d like to be a math teacher? That was respectable. Or a tax accountant? He could make a lot of money doing that. It seemed a good idea to make money, what with falling in love and thinking about raising a family. So he became a tax accountant, even though he sometimes regretted it, because it made him feel, well, small. And he felt even smaller when he was no longer a tax accountant, but a retired tax accountant. Still worse: a retired tax accountant who forgot things. He forgot to take the garbage to the curb, to take his pill, to turn his hearing aid on. Every day it seemed he forgot more things, important things, like where his children lived and which of them were married or divorced.

Then one day, when he was out for a walk by the lake, he forgot what his mother had told him. He forgot that he was not a dinosaur. He stood blinking his dinosaur eyes in the bright sunlight, feeling its familiar warmth on his dinosaur skin, watching dragonflies flitting among the horsetails at the water’s edge.

MI SENTO UN PO’ FELLINI IN QUESTA “AMMERIGA” A VOLTE TROPPO SQUADRATA.  Al prossimo siparietto!

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

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FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.