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Mi ricordo quella volta che mi regalarono una pistola. Ma era di plastica. Avevo forse nemmeno 8 anni. Mi dissero che me l’avevano regalata i morti. Però durante la notte vidi nella penombra offuscata dal sonno che qualcuno, forse mia sorella la più grande, metteva una calza colorata vicino al letto e la mattina insieme al giocattolo avevo trovato cioccolati e caramelle.

Questo per me era la Halloween di allora. O meglio la All-Hallows-Even, cioè la vigilia di Ognissanti detto in inglese arcaico, presa a sua volta dall’inizio del calendario celtico. Solo che non si chiamava così. Oggi Halloween, al pari della moda americana nelle città italiane, è diventata, sapevatelo, per contrappasso una sorta di Carnevale anche negli Stati Uniti: nessuno si veste di strega, ma di Batman e di eroi moderni.

Quando il 31 ottobre bussano infatti alla porta i ragazzini chiedendomi dolcetto o scherzetto, a me viene in mente di ribaltare tutto, tanto non ti faranno mai uno scherzetto anche se non darai loro un bel niente facendo la figura del cattivo del quartiere, C’mon! Dunque prendo la mia maschera teatrale di Pulcinella con l’intenzione di spaventarli. Ma fallisco nella missione da Peter Pan perché un bambino mi risponde: “Wow, ma cos’è?! Guarda che non mi fai paura con quella maschera, noi abbiamo i superpoteri”.

La festa dei morti che iniziò nel 998 da Odilo abate di Cluny, era invece per molti italiani del Sud, come me bambino di allora, una festa dei sapori, di colori e di gioia per i piccoli, un modo felice di ricordare i propri cari. In Egitto i morti vivevano nella tomba e a Roma erano i protettori del focolare domestico. Era la festa appunto dei morti e non la commemorazione dei defunti, quindi non un giorno di lutto, ma una giornata felice. Felice perché tornavano nel ricordo, alla stessa maniera come forse molti esorcizzano vestendosi oggi da streghe ma senza saperlo. In alcune zone di Napoli c’è ancora qualcuno che si siede davanti alle tombe dei propri cari e parla a voce alta per farsi sentire, portandone in dono anche il piatto preferito del parente scomparso.

Qui alcune foto invece del mio vicinato nella subburbia bostoniana.

Ci sono molte città negli Stati Uniti che campano anche sui tour turistici nelle case stregate, come il paesino di Plymouth a Cape Cod. Anche se la bandiera del “Carnevale” americano della festa di Halloween la detiene Salem, a Nord, città dove ebbe luogo il rogo delle streghe.

Di sicuro, se per caso qualche italiano vinca un viaggio qui nel Massachusetts, in qualunque periodo dell’ anno non potrà mai trovare tanti zombi o morti viventi, nell’accezione lavorativa, come se ne trovano invece in Italia nella satira di Maccio Capatonda.

Questa settimana andrò all’Università di Wellesley, College famoso per aver sfornato laureate come Madeleine Albright o Hillary Clinton, a svolgere una visiting lesson sulla fuga dei cervelli. Mostrerò questo video alle studentesse del dipartimento di Italiano, nel corso della Prof.ssa Flavia Laviosa.

La domanda borderline per cui sarò curioso di saperne l’opinione di chi mi ascolterà è “Possono essere considerati addirittura «santi» per il grande sacrificio che hanno fatto, quei giovani che emigrano dal proprio paese facendo perderne il valore e arrichendone in frutto invece la terra d’arrivo? Se sì, ci sarà un giorno nel futuro una festa o commemorazione per la fuga dei talenti sopravvissuti?” Forse il comico Capatonda ne farà un altro video o falso trailer di un film che purtroppo si vede molto spesso nella Boston area delle Università. E stavolta non ci sarà bambino che tenga, davanti ogni porta non importa se troveremo una calza o una pistola giocattolo fumante come dolce scherzetto.

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Personaggi teatrali

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Un crotonese… pecorino a New York

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Chi sono

FILOTTETE MANFREDI. Blogger, Attore teatrale, Calabrese, come se la terza fosse una professione. Ho vissuto per 15 anni anche a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e raccontando le news in radio: coltivando però la mia dote preferita, quella della curiosità. Poi a Boston, MA ho insegnato italiano alla Societa' Dante Alighieri, ho fatto il traduttore, la guida turistica e l'actor/performer della Commedia dell'Arte. Ho curato inoltre un podcast per l'Ufficio Scolastico del Consolato Generale d'Italia "Tutti in Classe". Nella stagione 2014 ho avviato l'esperimento comico nel programma radio L'ITALIA CHIAMO' su http://litaliachiamo.wordpress.com per poi da settembre a dicembre 2014 nel progetto radio televisivo www.litaliachiamo.com. Dalla fine del 2015 vivo a New York. Dopo tutto questo, essendo figlio e fratello di una sarta, sto cercando di ritagliare il tempo per tessere il mio primo libro di racconti.