Tutti pubblicano classifiche, tutti amano sintetizzare informazioni oggi nell’era digitale. La prima volta che ho pensato ad una mia classifica, forse interminabile, delle differenze percepibili dagli italiani all’estero e per mia esperienza, nel Massachusetts statunitense, è stato quando ho letto le 10 cose che odio leggere alla mattina su Facebook, pubblicato dal critico televisivo Gianluca Nicoletti:

1) Il buongiorno agli amici di Facebook (che nemmno ti cagano) ovunque essi siano
2) Il menu della prima colazione: “oggi succo di papaya, pane integrale, confettura di corbezzolo ecc” Nessuno che scriva “cornetto di gomma e caffè acido”
3) La finta apprensione per le tante cose da fare: “oggi non avrò tempo per respirare…”
4) Allusioni a passate o future (improbabili) intime dazioni
5) Misteriosi accenni a stati d’animo vagamente amorosi perchè qualcuno legga e capisca
6) Descrizione di abiti, scarpe, accessori indossati
7) Descrizione dello sputo di cielo sulla propria testa come se l’ autometeo fosse socialmente utile
8) Frase simbolica e profonda già logora per il compulsivo copia/incolla che il mondo ne fece
9) Facezie, battute, slogan, barzellette, link buffi a qualcosa che riguardi berlusconi
10) Scrivere decaloghi di ogni tipo

La mia di classifica è basata però più che altro su quello che noi italiani a Boston e dintorni ci stupisce una volta varcata la frontiera da emigranti per motivi di lavoro o di amore, su ciò che ci indigna per le informazioni che girano in rete su di noi, per le sorprese di vederci diversi, o fors’anche per le conferme sui pregiudizi. Questi 10 sono i più comuni. Ma segnalatemene altri se ve ne ricordate qualcun altro.

1 – La guida incompleta di uno scemo all’uso del bidet ←  è un’esilarante link postato dall’ormai gemella blogger un’americana a Roma . Ci si meraviglia come ci sia gente fuori dall’Italia che si sente superiore a non usare il bidet ← e ad ignorarne i motivi per cui usarlo.

2 – Le 31 domande che potrebbero cambiarti la vita ← pubblicate da NinjaMarketing sono le più “americane” in quanto ad effetto perché ti fanno mettere in discussione, e noi italian expats lo siamo molto oltralpe. Tra le prime cinque spiccano «Stai veramente facendo quello che desideri? – Hai un sogno nel cassetto? – Sei orgoglioso di quello che hai fatto fin’ora? – Quante promesse hai fatto e quante ne hai mantenute? – Qual è la cosa che avresti voluto fare più di tutte e non sei mai riuscito a fare? Perché? »

3 – Le 10 ragioni per cui dovresti sposare uno straniero come ho fatto io ←  vantano le comodità di aver avuto due feste di matrimonio, avere un accento, sembrare sofisticati ai parenti dell’amato/a, i figli parleranno più di una lingua. Son cose che dovrebbe leggere mia moglie.

D’altro canto la stessa blogger ha pubblicato anche le 10 ragioni per cui non bisogna sposare uno straniero come ho fatto io ← Son cose queste che invece mia moglie non dovrebbe leggere, non solo perché viene coinvolto il fattore costo del biglietto aereo per visitare i parenti.

4 – Questo è il drammatismo a cui gli stranieri in linea di massima si ispirano quando vogliono rappresentare l’amore vissuto nel BelPaese: una coppia italiana che litiga a suon di gelato diventa l’isterismo sofialorenico triplicato nell’amore litigarello

5 – Sui barbarismi dell’inglese nell’italiano ne avevo già parlato ← Ma non solo nell’italiano esistono calchi di prestiti in inglese, qualche volta è stato l’italiano ad aver regalato parole presenti nella lingua inglese ←  e nemmeno gli anglofoni lo sanno. Questo capitò in un’epoca quando l’Italia attraeva talenti dall’estero, durante il Rinascimento. Non ora.

6 –  Il Dalai Lama che svela il suo sogno di voler vivere una seconda vita in Italia.

7 – Le ricette gastronomiche di falso cibo italiano ← ma che dell’Italia si ricordano solo l’odore del basilico (quando si è fortunati)

Pare anche Repubblica non sia sfuggita a pubblicare gli errori e stereotipi americani sulla cucina italiana

Un bel blog di studenti ha pubblicato anche le sue 10 regole per mangiare in Italia senza spaventare gli italiani ← tra le quali quella di mettere il parmigiano sulla pizza o di prendere il cappuccino dopo pranzo.

8 – L’HuffingtonPost ha fatto la sua parte nell’elencare le 6 cose che le donne italiane ci hanno insegnato sul cibo

O anche le 10 domande che un estraneo non deve fare ad una donna incinta ←  Io sono uno tra quelli che potrebber toccare la pancia di una amica incinta in modo genuino e senza malizia, giusto per fare un complimento, cosa che alle americane in Italia fa un po’ senso.

9 – L’avete visto il tea party fatto dalle italiane che si spogliano? È un esilarante spot scambiato come parodia  e nasconde o mostra il comportamento tutto italico di camminare senza veli.

L’eroe Paul Revere che invece di annunciare l’arrivo degli inglesi durante la sua famosa cavalcata, si accorge di un’improbabile arrivo di un’auto nel mercato e le loro donne ad un tratto smettono gli abiti delle puritane e si spogliano come quelle italiane, l’audacia prende il posto della rivoluzione dei corpetti. Alle tazze di the viene sostituito l’espresso. E non solo, fate attenzione alla fine dello spot: appare quasi in secondo piano il fallico cannocchiale che si accorcia ad una certa altezza del corpo.

10 – O la vera parodia della famiglia italiana ← scambiata per uno spot vero, divertente. Dove gli stereotipi ci fanno ridere, e ci inorgogliscono di essere come siamo. Visibile su YouTube anche qui in questo link : CHI COMPRA UNA FIAT 500 HA UNA FAMIGLIA ITALIANA IN REGALO

10 bis – Dopo 2 anni che ci abito affianco, finalmente IL MIO VICINO MI HA PARLATO!!! Ma questa è un’altra storia. Un altro siparietto. Per ora beccatevi la mia ultima performance di Commedia dell’Arte sul palco dell’Oberon Theatre ad Harvard, Cambridge, ← (nel link foto e altro video di danza) insieme alla brava attrice Chiara Durazzini, co-fondatrice con me del progetto PAZZI LAZZI TROUPE prossimamente online. L’Oberon Theater è il teatro off dell’ American Repertory Theater e ha ospitato i NEWPOLI, gruppo di musica antica del sud Italia, tra le band nella lista, anche qui, delle top 20 statunitensi di World Music.