From Latin innovare, in- “into” and -novare “make new” one could think about innovation as something extremely dynamic and flexible as it can be easily used for material as well as social sciences.

For example, the concept of “neural network” traditionally used to refer to a network of biological neurons connected through axons can be applied to a more recent and innovative concept of “social networks” (Facebook, Twitter), which now connects people through the internet.

Piero Ricchiuto, PhD

 

Domenica 15 settembre 2013, tra le 10.30 e le 2 del pomeriggio, oliate le catene e pompate le gomme delle biciclette, un gruppo di italiani – riunitisi tramite i social media sotto un gruppo col nome “Italiani a Boston-Un gruppo alternativo”, formatosi con la leadership di Piero Ricchiuto – ha fatto da pioniere documentando il primo bike-tour delle innovazioni di Boston. Ispirato dal giornalista economico Scott Kirsner del Boston Globe in questo articolo http://www.bostonglobe.com/business/2013/07/06/freedom-trail-for-innovators/epyzvqTw2RXIT43KQTHudL/story.html e da me reinterpretato nelle mappe e nella ricerca di storie dietro ogni tappa, il tour ha previsto una biciclettata di circa 6 miglia attraverso punti di interesse scientifico, tecnologico e storico di Cambridge e Boston.

Ognuna della 10 tappe, tra cui Harvard, M.I.T., M.G.H., è stata narrata brevemente anche da qualcuno dei partecipanti, coinvolti ad aggiungere curiosità, commenti o semplici “rumors” da condividere con tutti. Come testimonia questo mini-episodio su Spreaker con le loro voci. Un ringraziamento per l’organizzazione va anche allo speciale Alessandro Mora.

Il tour con partenza Cambridge – Harvard square, si è concluso con un pic-nic ai Public Garden.

Siamo partiti dal Museo del M.I.T. (Massachusetts Institute of Tecnology) dove sono esposti esempi di robot espressivi o la collezione mondiale più grande di ologrammi. Alla destra del museo vi è il Tech Model Railroad Club, uno dei più vecchi club del MIT. Si è diffuso proprio qui il significato originale della parola “hacher”, da noi definito il pirata informatico o smanettone, ma letteralmente è “qualcuno che si applica con ingenuità creando risultati intelligenti” così come la nozione di cultura hacker. L’essenza del hack è qualcosa che viene fatto velocemente e spesso in modo inelegante.

Al 250 di Mass.Ave, siamo passati da uno dei migliori esempi di riuso architettonico: dove una volta c’era la fabbrica di caramelle NECCO ora è sede della Novartis, istituto farmaceutico e per la ricerca biomedica. Costruito secondo la forma di un Wafer, da notare sono i comignoli o gli ascensori di vetro simili a quelli della fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Dentro la Stata Center, al 32 Vassar st, nel campus del MIT, hanno sede laboratori importanti di scienza computeristica, intelligenza artificiale e robotica. Tim Berners-Lee, il creatore del World Wide Web, lavora proprio qui, oltre al famoso linguista Noam Chomsky. L’edificio fu disegnato dal pluri premiato architetto Frank Gehry. L’editorialista esperto di architettura del Boston Globe, Robert Campbell, ne scrisse una critica molto raggiante all’epoca dell’inaugurazione: “Lo Stata Center appare come un edificio quasi non terminato, quasi stia per collassare, dalle colonne pendenti agli angoli paurosi, dai muri vacillanti che collidono a caso con curve e spigoli. I materiali cambiano da ovunque lo si guarda: mattone, superficie d’acciaio a specchio, alluminio lucidato, dal colore chiaro al metallo corrugato. Ognicosa sembra improvvisata, come se fosse tirata su all’ultimo momento: ma è proprio questo il punto, il suo aspetto è la metafora della libertà, dell’osare e della creatività della ricerca che si suppone si produca all’interno dell’edificio Proprio davanti al Marriott Hotel, sul marciapiede della passeggiata della celebrità, vi sono scolpiti nomi che hanno fatto la storia delle invenzioni come Steve Jobs, Thomas Edison, o di Bill Gates, uno dei finanziatori proprio dello Stata Center disegnato da Gehry, nonché studente di Harvard dove per primo insieme ad Allen inventarono Microsoft. Italiani al MIT

Al 500 di Main st. in Cambridge, il Koch Institute for integrative Cancer Research del MIT lavora su nuovi approcci di cura del cancro come le “smart bombs” in nanoscala adatte a distruggere i tumori con minor effetti. Di fronte, al 7 Cambridge Center, il DNAtrium al Broad Institute offre mostre gratuite e interattive sull’eplorazione della biologia umana.

Al 1 Broadway e al 101 Main St. Cambridge, i due edifici che danno inizio appunto all’appena citato Cambridge Innovation Center sono casa della collezione più densa di aziende start-up e di venture capital che non ha eguali nel pianeta. Il centro, fondato nel 1999, fa da quartier generale anche alla prima sede del Massachusetts di giganti tecnologici come Google e Amazon.  Kendall Sq, di fronte l’edificio della Microsoft  (la quale ospita spesso conferenze ed eventi di networking, molti dei quali ad accesso gratuito) è la zona dove un tempo era tutta una palude salmastra lungo il fiume Charles. Man mano che fu bonificata con la terra, sorsero aziende manufatturiere di corde, pompe idrauliche, copertoni per le biciclette, saponi e alcol. Ora il National Register of Historic places lo ha inserito tra i progetti urbani più importanti per il suo apporto nel 19esimo secolo all’architettura industriale.

EarthSphere at Kendall Sq

In Kendall Sq. vi è una scultura di Joe Davis chiamata Earth Sphere, un punto di riferimento geografico sotto forma di scultura di sorgente acquea. Joe Davis è un ricercatore affiliato al Dipartimento di Biologia del MIT e all’ Harvard Medical School. Lo studio delle sue ricerche e la sua arte vertono nel campo della biologia molecolare, la bioinformatica, le forze centrifughe, le protesi, i campi magnetici e i materiali genetici.

Tra le altre cose, ha inventato un microscopio che traduce le informazioni della luce nel suono, permettendo di “ascoltare” cellule viventi ognuno con una propria “firma acustica”; è famoso per aver inserito una mappa della via lattea dentro l’orecchio di un topo transgenico, e per aver inventato un orologio primordiale, in pratica un progetto intorno al quale gira la teoria che la vita si assembli spontaneamente.

Ultimo ma non il meno importante, fatto singolare è che ha inventato un segnale acustico, chiamato Poetica Vaginal, inviato a diverse orbite stellari vicine fatto a misura delle contrazioni vaginali.

All’ 8 del Cambridge Center, l’Akamai technologies sfrutta  127.000 server intorno al mondo per aiutare la consegna rapida a clienti di tutto il globo dei loro contenuti di pagine digitali come video e pagine internet, al 10 Cambridge Center l’edificio della Biogen Idec ci rimanda al maggior produttore di trattamenti contro la sclerosi multipla. L’azienda fu fondata nel 1978 e due dei fondatori, Walter Gilbert e Phillip Sharp, sono stati vincitori di premi Nobel.

All’ 1 di Amherst St, Cambridge, vi è il MIT Trust Center per l’Imprenditoria dove gli studenti acquisiscono le fondamenta per iniziare le proprie start-up nonché tutte le abilità per intraprendere una propria attività di affari. Più di 25.000 aziende sono possedute oramai dagli ex alunni di questa sezione del MIT, compagnie che impiegano più di 3 milioni di persone. Ma al 75 Amherst St, famoso è il Media Lab del MIT, caratterizzato per essere stata casa del kit di robotica di protesi del piede della Lego Mindstorms, ma è conosciuto in tutto il mondo dopo che è stato diffuso questo video dove il primo robot espressivo ha presentato la sua creatrice: http://video.mit.edu/watch/personal-robots-9383/

Italiani a Boston su Memorial Drive

Oltrepassando il bellissimo paesaggio del Memorial Drive, con vista sullo skyline di Boston, attraversando il Longfellow Bridge, una capatina al Mass General’s Museum of Medical History and Innovation era d’obbligo: gratuito e aperto da lun. a ven. dalle 9 alle 5, mostra l’evoluzione della medicina e della chirurgia con laboratori di simulazione e spazi teatrali. Qui nacque la prima anestesia.

L’edificio è altamente eco-sostenibile, l’esterno in rame è fatto dall 80 al 95% di materiale riciclato. Il tetto-giardino ha una pavimentazione di piante in grado di assorbire la pioggia e le tempeste e anche di ridurre il calore.

Dopo una tappa all’ Esplanade e al Public Garden e al Boston Common, l’ultima fermata l’abbiamo riservata al 30 School St. in Boston. Qui l’artigiano afroamericano e inventore Lewis Latimer disegnò il brevetto del telefono insieme ad Alexander Graham Bell ed inventò insieme a Thomas Edison il progetto sulla vita utile della lampadina. Latimer fu il primo anche ad inventare la filettatura della lampadina nonché la spina, ma senza il quale non avremmo il famoso colmo “quanti…. (italiani o irlandesi) ci vogliono per avvitare una lampadina?”. Uno per avvitarla e 10 per guardare?

Italiani a Boston ai Public Garden

Emanuele Capoano, Alessandro Mora, Piero Ricchiuto, Susanna Canali, Maria Scotto D’Apollonia, Elena Del Tordello, Allison Longley, Carmen Marsico, Nicola Micali, Andrea Ponzone, Angela Rossi, Giuseppe Romano, Bjorn Wennas, Nicola Spiniello, Giulia Spinetto, Bledar Qyrfyci, Giacomo Landi, Daniela Vecchio, Michele Connors, Donata Buda