John C. era uno scapestrato. Ma uno di quelli laureati, in Filosofia. Parossismi così non ne nascevano da quando North End, quartiere di immigrati italiani a Boston, non era la capitale dei gangster e dei mob  ← , il cui scettro poi passò a South Boston. Un bel giorno gli chiedemmo quand’era la prima volta che aveva sfasciato una macchina dopo la laurea in Filosofia e lui rispose “paradossalmente non fui io, ma Joe Barboza, the Horse, “il cavallo”. ←

Questi due links saranno le mie letture da ombrellone di quest’estate. Lo so già. Ho bisogno di un po’ di vita di strada. Proprio in questi giorni che l’America sta assistendo al processo di uno dei più feroci mafiosi irlandesi, James “Whitey” Bulger, stanno venendo a galla molti testimoni dei traffici, degli omicidi più crudeli, delle corruzioni con l’FBI, delle estorsioni e rapimenti… Comprese le testimonianze del linguaggio. Una vera finestra nel gergo sotterraneo della malavita di Boston, retroterra etnico di mafie italiane, irlandesi, ebree. Un codice tradotto che risale a più di mezzo secolo. I due testimoni, Jimmy Katz, di 72 anni, e Dickie O’Brien di 84 suonati, chiamati dai magistrati, hanno raccontato come funzionava lo “shylock” business, in pratica l’usura. Shylock dal personaggio di Shakespeare Il Mercante di Venezia.

La tariffa invece che gli scommettitori pagavano sulle scommesse clandestine era un “vig” (pare diminuitivo per “vigorish”, probabilmente dall’ebreo russo), o un “juice”. Per condividere i proventi dalle scommesse più grandi uno scommettitore poteva “lay off” (finirla, piantarla) facendo una puntata insieme a qualche amico dei suoi. E se qualcuno del grado più basso della scala gerarchica puntava delle somme fallendo il compito, quelli più alti di grado come i succitati testimoni provvedevano il “makeup” per coprire le perdite. E senza risanare questo debito, ti potevi fare veramente male.

Ma i testimoni hanno presentato un’intera tipologia nascosta della lingua inglese sull’essere gangsters: “hang around guys” era chi bighellonava a perditempo ai lati di un’azione criminale, i “front guys” erano i prestanome, e i “stand up guys” erano quelli che si rifiutavano di tradire i colleghi e di spifferare tutto alla polizia, senza fare del “rolling” o “turning over” .

Le memorie di un poliziotto di Boston, ← estratto di un libro che mi ha riportato alla storia che stavo per raccontarvi, forse John C. non le ha lette perché le ha vissute in prima persona.

Per tornare infatti alla nostra storia iniziale da ombrellone. Chi era invece Barboza? Beh, in pratica John C. all’epoca viveva nel quartiere di North End e passando con la sua auto per Hannover Street vide Joe Barboza, detto il Cavallo in mezzo alla carreggiata parlottare con la sua bella. Era pressappoco il 1970. John C. di mestiere negli anni a seguire avrebbe fatto il tassista, il meccanico, l’uomo che consegna i fiori, il padre tuttofare, ma prima di allora era uno che di facile gli mancava il grilletto; anche se non aveva mai avuto una pistola, almeno secondo i suoi ricordi che oggi gli si riafforano ogni volta gli chiedi alla freudiana una domanda apparentemente lontana e banale.

Una miccia di un fiammifero era più difficile da accendere di lui. Quel giorno la miccia l’ebbe con uno dei gangster più pericolosi. Gli disse: “Hey, potresti (il condizionale l’ho scritto io) accostare e farmi passare?”

Joe Barboza non ci vide più. Scese dalla sua scappottabile, saltò su quella di John (che per fortuna ancora la Dodge rossa convertible, benché del 1966, non l’ebbe ancora comprata) e si mise a danzare sul cofano ordinandogli di uscire. Fu lì che nacque il Gangsta Style? Ne dubitiamo. Ma a John non piacevano i balletti. Intimidirsi di Joe the Horse, detto anche l’animale? See…

Scese e finì in scazzottata. La gente cercava di dividerli. John si ritrovò senza pantaloni, ma era una fortuna di non essersi ritrovato con qualche cannolo siciliano in corpo. Arrivò il poliziotto di quartiere: “Ehi Joe, non sai tenere a bada nemmeno i tuoi?”. E Joe Barboza: “I don’t fu… know him? Boy! GETOUTTA HERE! ”.

Il giorno dopo John ritrovò la sua auto senza ruote. Chiese a qualcuno in giro se avessero visto compiere la vigliaccata. Naturalmente in un rione tutto italiano di quegli anni, l’omertà era ancora un valore. Vide solo due ragazzetti scappare, li rincorse, qualcuno gli disse che era meglio lasciarli stare. Se ne strafregò del caldo consiglio, li raggiunse che avevano ancora in mano le sue ruote. Lui fece per chiedere delucidazioni, ma non fece in tempo a parlare che sentì il profumo sulla sua guancia di una canna, non di ricotta come un buon cannolo di pasticceria, ma di metallo. Calibro 9. Scattò un colpo di grilletto, senza pallottola. John si sentì svenire, però vide che di sangue non ne aveva. Poi la fuga davanti a lui, fermo inebetito a guardare l’orizzonte di North End.

Finì che chiese aiuto ad un amico in comune con Joe detto l’animale o il cavallo per fargli da mediatore. Il punto di incontro fu quello che dovette sloggiare casa.

Anni dopo John C. sfasciò una Mini Rover, i suoi pezzi sono ancora conservati in un garage qua vicino, insieme alla sua Dodge rossa scappottabile del 1966, appoggiata sui mattoni, tra resti di oli, attrezzi, marmitte. Auto che comprò per stare lontano dai gangsters e viaggiare al vento.

John C. ci è ritornato spesso nel North End, ma a farci un tour gastronomico con la sua moglie di sempre. Non sapendo che fanno anche tour guidati sulla Boston dei gangsters.

E questo, era JOE BARBOZA detto “l’animale” o “il cavallo”.