Il futuro della libertà

Ogni volta che rivedo il filmato dei due tedeschi darsi la mano attraverso il varco sul Muro di Berlino, creato dai picconi delle due frontiere, piango e ricordo quando ero piccolo. O meglio, a quando la mia maturazione politica si stava formando. Erano finite le ideologie, già da allora. L’Italia ha purtroppo subìto da quel momento cambiamenti legati a vicende giudiziarie che un capopopolo televisivo e animatore demagogo poi ne ha approfittato facendola da padrona per molti anni, programmando a volte economie in grado di sviluppare l’Italia ma troppo spesso governando con tagli alla cultura e all’educazione.

Quello che invece Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera, ex vice premier ed ex ministro degli Esteri, ha voluto scrivere nel suo libro IL FUTURO DELLA LIBERTA’ Consigli non richiesti ai nati nel 1989 è sicuramente uno spartiacque ulteriore a quel muro. Un altro fiume che vuole rompere possibili nuovi steccati. Molti altri muri infatti si sono ricostruiti nel frattempo, dopo il crollo di quello comunista. Questo è il pericolo. Primo fra tutti il comportamento narcisistico del “non ho molta voglia”, dettato anche da delusioni e pessimismi di chi, in primis i giovani, dovrebbe essere la generazione del futuro.

Ci piace, in questo libro, l’aver citato innanzitutto il paradosso della maleducazione e del protezionismo paternalista che c’è oggi nelle famiglie italiane. Mi spiego. Riportiamo un passo del libro: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.

Questo è un libro che però non è rivolto solo i nati nel 1989. E’ un pretesto per ripartire da quelle premesse, per ripartire da un’altra storia che rischia di scivolare in clerico-populismi, in vecchi italianismi di parrocchia (la laicità positiva proposta da Fini la dovrebbero considerare certi ambienti del Vaticano per non perdere ancora più pecore del gregge), per demolire non quello che si è costruito in questi anni: un patto di cittadinanza che anche i nati del 2009 potrebbero ricordare come un mondo già costruito e sciupato da molti treni perduti.

Qui una recensione nel web e QUI come ne ha parlato il sito Libertiamo

Gianfranco Fini