Per rinverdire polemiche o forse meglio non dimenticare le stupidaggini di certi politici che alimentano campagne di comunicazione sballate, vedi alla voce tutti contro Saviano o i film come La Piovra con Michele Placido, che a loro dire avrebbero sporcato l’immagine dell’Italia all’estero (ahimé)… a nessuno però ho mai sentito fare una riflessione basata su chi vive il Sud ogni giorno. Sono sempre stato dell’opinione che i film sulla mafia non hanno fatto altro addirittura che elogiarla e cantarne le gloria. Persino IL PADRINO o anche un film di denuncia come I CENTO PASSI. Si, siamo coraggiosi a dirlo. Oddio, hanno aiutato alla coscienza dello spettatore per farlo arrabbiare e farlo svegliare, creargli una coscienza sociale. Sì.  Ma chi vive il Sud però sa che i loro racconti sussurrati aiuterebbero a scoprire attori, che sul set avevano recitato ruoli di mafiosi ma nella vita erano addirittura “padrini” di battesimo: celebrati come eroi a fumetti dalla stessa Criminalità Organizzata.  Anche lo scrittore Roberto Saviano lo ha ricordato: bisogna descrivere questa gente non come delle persone dedite alla bella vita con ragazze facili e champagne, tutt’altro… bensì ad una vita misera e braccata. Che è la realtà della loro quotidianità. Già in TANO DA MORIRE il musical sulla mafia, i camorristi erano raffigurati come sospetti effeminati (accusa ben più pesante per loro) mammoni, e ridotti a fare giochi stupidi da party anni70.