Finalmente la pioggia è finita. Detta così sembra l’incipit di un tema da scuola elementare. Ma così dev’essere. Abbiamo dimenticato le cose semplici, le frasi tipo “vorrei ascoltare Modugno perché sembra che non dica niente ma c’è tutto”. Insomma, è arrivato il sole di primavera. Pare che la nube del vulcano islandese si sospetta fosse stata la causa di nuove tempeste. Non ne potevamo più. Avevamo bisogno di dimenticare i nostri debiti. Chi è che non ha debiti? Nei paesi musulmani è un reato farsi dei debiti. Noi occidentali invece li quotiamo in borsa. Il mio debito però è la pancia. Oltre che le multe e i prestiti per viaggi studio. Non riesco a smaltirla, e dò la colpa al poco tempo per gli esercizi addominali. Non è che sia un fanatico dell’estetica. Ma del mangiare bene sì. Si è gonfi, i vestiti non entrano più con l’età: come l’Italia che dopo 150 anni ha bisogno di vestiti nuovi. C’è che bisogna vedere le cose da ogni lato. Siamo come ci vediamo? Oddio, non cominciamo con Pirandello! Bisogna essere più semplici, come quella pubblicità di una nota marca di bevande che faceva dire ad una bambina “tutti parlano della crisi, ma io bevo… e mangio pane e salame, quando vado dalla nonna mi piace tanto la pasta col sugo”. Ecco, di sicuro lei non pensava ai debiti. L’Italia, nonostante gli italiani paghino poche tasse (non che ce ne siano poche, ma le evadono), ha un debito: quello che quando tutto va male, tutto si complica. Mi spiego: c’è la crisi? Un problema tira l’altro. Il turismo crolla per i pochi viaggi? Eccoti la nube islandese che ferma gli aeroporti. C’è sempre qualcuno a cui dare la colpa, anche con i debiti. E’ un modo facile per dimenticarli e rinviarli. Come il sole che tardava ad arrivare in questa primavera. Per fortuna vivo in un paese che fa del suo fine settimana al mare il suo sport atavico. Al mare si dimentica l’infermiera morta per protestare per il mancato pagamento dello stipendio o quella degli operatori di un call center frustati. Notizie così. Però la nostra penisola ha spiagge assolate piene di umanità felice e spensierata. Tra i tanti interrogativi che ci poniamo sulle sorti del futuro italiano, pare che quello su come rimandarlo il più a lungo possibile, e quello su come affrontarlo in spiaggia, vadano per la maggiore.