1° questione. La bilancia tra morale e politica. […]Da un po’ di tempo abbiamo importato dagli Stati Uniti la consuetudine di mescolare il pubblico con il privato, la politica con quel che ciascuno fa a casa propria o in un motel. Una svolta puritana in una paese cattolico, il quale aveva sempre tenuto distinti i due piani: i vizi privati e le pubbliche virtù. Una sorta di “santa” ipocrisia aveva garantito una non belligeranza fra i politici: io non metto il naso fra le tue lenzuola, tu non lo metti fra le mie. E poi, mentre il puritanesimo protestante esige una continua lotta per non cadere in tentazione, il cattolicesimo è temperato dal sacramento della confessione. Da quando anche la politica italiana ha cominciato a violare il sacro recinto della privacy, e a non perdonare più scappatelle di questo tipo, pare di assistere a uno strano fenomeno. I politici di centro destra, che organizzano i Family Day e appoggiano la chiesa in tutte le questioni che riguardano l’etica matrimoniale e sessuale, rivendicano il diritto al silenzio sulle proprie questioni private. Quelli di centrosinistra –che dopo essersi battuti per il divorzio e l’aborto, si battono per i diritti dei gay e la fecondazione assistita- sembrano invece inflessibili sui comportamenti privati dei loro rappresentanti.[…] Fa effetto vedere che mentre la quasi totalità dei leader del centrodestra è divorziata e risposata, la quasi totalità dei leader del centrosinistra vive matrimoni tradizionali. Forse non è un film del tutto nuovo. Già nel vecchio Pci la love story fra Togliatti e la Jotti venne pudicamente nascosta e Pasolini fu espulso per omosessualità. Mentre Almirante conduceva, da divorziato, una battaglia contro il divorzio.[…] Stranezza appunto italiana. Chissà come la vivono gli elettori cattolici, che su questioni che il Papa ha definito “non negoziabili” si trovano costretti a scegliere tra chi predica bene e razzola male, e tra chi predica male e razzola, se non bene, un po’ meglio! (Michele Brambilla su LaStampa)

2° questione.  La meritocrazia. Questo è il paese in cui un ex Presidente del Consiglio si è vantato di aver indotto i suoi compagni di corso in un college americano a copiare; e in cui un ex Presidente della Confindustria si è vantato di essere stato il più abile a copiare di tutta la scuola. Di che stupirsi quindi che in vari test o esami per diventare avvocato o quant’altro, in Italia si manifesta un diffuso fenomeno di copiatura? Questa prassi, che è considerata negli Stati Uniti immorale e vergognosa al puri del furto con scasso, da noi è considerata per lo più normale. Chi non la mette in atto è un fesso e l’insegnante che la reprime è un fanatico repressivo.

3° questione. Stiamo diventando troppo protezionisti? Si sprecano le lamentele di giovani professori precari riguardo a genitori protettivi che non puniscono i figli: nelle scuole italiane stanno cambiando le generazioni. Già avevamo parlato degli schiaffi in questo link. Ma se un professore oggi minaccia all’alunno discolo di chiamare i genitori, l’allievo non si scompone, anzi fa una controminaccia di parolacce. Perché?