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“E come potevamo noi cantare”.

Dopo la bomba alla Maratona di Boston , mi sentivo come Quasimodo in queste ultime settimane: incapace di scrivere qualcosa di bello sulla città. Volevo andare avanti, go ahead, e pensare ad altro. Non volevo vedere ancora i mille video sulla bomba, le immagini che ci hanno rinchiuso in casa incollati alla radio e alla Tv in un assurdo coprifuoco, utile per la cattura dell’attentatore. Mi sentivo con il “piede straniero sopra il cuore”, come dice la poesia “Alle fronde dei salici”, anche se paradosso vuole sia stato un cittadino statunitense, seppur sposato con un’americana (convertitasi all’Islam) a calpestare il giorno di gioia di primavera a Copley Square.

Anche Obama pare abbia dichiarato: “…dove abbiamo sbagliato se anche un cittadino naturalizzato ci odia”. È il concetto del go ahead di cui voglio far risaltare. Il blogger religioso la pensa così, nel seguente link sull’Huffington Post Italia, sul 19enne fratello del terrorista Tamerlan.

Andare avanti, dice lui,  go ahead ; pure Boston lo ha dimostrato con un fiorire di slogan molto sportivi: “Boston Strong”, piazzati dappertutto.

Ora l’attenzione si sposta sul processo, che di sicuro sarà molto breve. L’opinione pubblica non fa in tempo a rifletterci su – go ahead – che già il caso delle prigioniere di Cleveland la fa da padrona. (Nei due links iniziali di news, i resoconti, come quest’ultimo, del corrispondente da Boston Stefano Salimbeni).

Il caso giudiziario del momento va avanti, go ahead, capace anche di adombrare l’uscita del libro di Amanda Knox.

È di giustizia infatti che oggi voglio parlare con una traduzione di un articolo. L’editoriale descrive un “andare avanti” della mentalità americana che gli stranieri potrebbero definire sommario e precipitoso, ma anzi, sopra ogni ragionevole dubbio negli States si fa in fretta a chiarirsi le idee e… go ahead. Il capo d’imputazione nei confronti del ceceno sospettato di aver piazzato le bombe alla Maratona di Boston è fatto di sole 11 pagine. Niente lungaggini. Niente da invidiare ai faldoni italiani di 300 pagine e anni di processo.

L’articolo è in inglese qui http://bigstory.ap.org/article/knox-case-puts-italian-justice-under-scrutiny ed è apparso sul Boston Globe scritto da un corrispondente dell’Associated Press; è un resoconto schietto sulle differenze del processo penale americano e quello italiano. Ho tradotto una versione ridotta pubblicata sul giornale bostoniano. Ma molti siti hanno ripreso l’articolo per intero, soprattutto rimarcandone l’approfondimento sui casi giudiziari italiani di questi ultimi anni.

La riapertura del caso Amanda Knox è stata un tamtam internazionale diffuso su molti blogs ma credo di essere stato tra i pochi ad averlo tradotto in italiano. Se non l’unico. Mi sembra una traduzione fedele al pensiero dell’opinionista. Trarre le conclusioni non serve, avremo molte opinioni differenti sulla giustizia ma almeno ci fa specchiare al meglio su come noi italiani siamo bravissimi ad allungare il brodo. Ad andare avanti, ci si inceppa.

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La decisione su Amanda Know pone sotto i riflettori il sistema giudiziario italiano

Come una lunga serie di appelli trascina spesso casi per lungo tempo

Quando il finanziere corrotto Bernie Madoff venne giudicato a New York, il Corriere della Sera pubblicò una vignetta in prima pagina schernendo la giustizia italiana.

Da una parte vi era una giuria di un tribunale statunitense, dove il giudice rilasciava una sentenza di 150 anni di prigione dopo 6 mesi di processo. Dall’altra, veniva raffigurato un giudice italiano intento a rilasciare una sentenza di 6 mesi dopo 150 di processo.

Questo è come il quotidiano più importante d’Italia sintetizzava la lentezza, a volte senza nessun risultato, del sistema giudiziario italiano.

La decisione della Corte d’Appello, per i casi penali, di rovesciare la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e per il suo fidanzatino dell’epoca Raffaele Sollecito, con l’ordine di un nuovo processo dopo l’uccisione della loro coinquilina britannica, fa crescere interesse e preoccupazione sulla giustizia del BelPaese.

È un sistema dove gente incensurata potrebbe temere di andare in galera per una sentenza lasciata in sospeso per anni. Mentre gente come Silvio Berlusconi, l’ex Primo Ministro, può evitare di andarci quasi in modo definitivo archiviando appello dopo appello fino alla scadenza per la prescrizione del reato.

“C’è molta confusione e tante contraddizioni”, ci racconta lo chef Angelo Boccanero nel dare le sue impressioni sul caso Knox.

E non sono soltanto le cause penali che ci palesano scetticismo.

Anche l’arretrato di cause civili è così grande che inciampa disperatamente negli investimenti stranieri così tanto ambiti dall’Italia. I divorzi possono durare anni: ciò vuol dire che le coppie possono restare legalmente unite per tanto tempo. Senza contare i risarcimenti per contratti di proprietà o beni immobili: ci vogliono anni, se non mai, prima di vedere del denaro.

I governi successivi hanno sempre promesso di snellire i tempi ma hanno sempre fallito: i principali motivi sono legati al potere affaristico di politici e avvocati presenti in Parlamento i quali sgambettano ripetutamente le riforme a difesa dei loro interessi.

Una criticità è proprio l’alto tasso di avvocati presenti in Italia. Solo Milano, per esempio, ha più avvocati di tutta la Francia. Nelle cause civili, la media per raggiungere il verdetto è di sette anni.

I difensori sostengono che il sistema legale italiano è uno tra quelli più garantisti al mondo. Gli imputati sono garantiti per tre livelli di processo prima che il carcere sia definitivo. E ad entrambe le parti è garantito il ricorso in appello, sebbene i magistrati  non fanno spesso appello per assoluzioni minori.

Il sistema saltò fuori nel secondo dopoguerra pensato per prevenire ulteriori sentenze farsa e processi sommari, questi ultimi scenario sotto la dittatura di Benito Mussolini; ma la giustizia oggi non può ritardare se non addirittura negata mentre i casi si muovono a passo di lumaca.

L’Italia è inoltre una delle voci più combattive nella campagna contro l’abolizione della pena capitale. Nel 1996, l’Italia ha rifiutato l’estradizione di uno dei suoi cittadini ricercato per omicidio in Florida, sostenendo di non aver ricevuto abbastanza garanzie, una volta l’accusato fosse andato in prigione, sul rischio di pena di morte negli Stati Uniti. Venne poi giudicato in Italia e condannato a 23 anni.

Per la Knox, il sistema ha permesso di far venire a galla nuove evidenze nel processo d’appello che la condusse all’assoluzione nel 2011.

Ma ora la espone ad un terzo processo, che con ogni probabilità verrà seguito fino alla Corte di Cassazione e a cui non assisterà. Se condannata, e la sentenza confermata da questa sorta di Corte Suprema in quanto gradino più alto per i casi penali, l’Italia ne potrà chiedere l’estradizione. E la legge degli Stati Uniti la permette.

Un altro aspetto chiave del caso Knox: il sistema italiano non include la protezione dell’accusato secondo il quinto emendamento per gli U.S., protezione nei casi in cui l’imputato viene processato due volte dalla magistratura per lo stesso reato.

“Il nostro sistema giudiziale come tutti i sistemi non è infallibile”, sostiene Stelio Mangiameli, specialista di diritto costituzionale all’Università LUISS di Roma, ma aggiunge: “Non è né peggio né meglio di quello degli Stati Uniti”. Garantisce, ha sostenuto ancora il Professore Mangiameli, la difesa e per questo l’Italia si infligge per proteggere il diritto della vittima. “Bisogna considerare che quando c’è un reato, c’è anche una vittima,” ha aggiunto Mangiameli, “nel caso di Amanda Knox c’è una ragazza uccisa e qualcuno ha bisogno di avere una risposta sulla sua morte, non importa se di nazionalità americana, francese o di altre”.

Ma il processo, che in alcuni casi continua per oltre una decina d’anni, rischia di lasciare persone come Amanda Knox in un limbo giudiziario.

A settembre un Tribunale italiano ha ordinato il governo di pagare 100 milioni di euro per danni civili ai parenti delle 81 vittime uccise nel disastro aereo del 1980, la cui causa era stata attibuita prima ad una bomba a bordo poi ad un scontro aereo. Il Tribunale ha stabilito che i ministeri della Difesa e dei Trasporti avevano tenuto segreto la verità per anni, sebbene un Tribunale penale cinque anni dopo assolse due generali per mancanza di prove.

Sembrerebbe naturale dopo 30 anni che la sentenza di settembre si avvii a chiudere il caso. E invece già si profilano gli appelli.

Per 20 anni, Berlusconi si è mosso di processo in processo per capi d’imputazione che comprendono la corruzione, la frode fiscale e la prostituzione. Si è descritto come una vittima innocente dei magistrati i quali li stronca ad ogni pie’ sospinto con l’epiteto di “comunisti”. L’ex premier non è stato mai condannato dal gradino giuridico più alto della Cassazione, né ha fatto fino ad ora un solo giorno di galera. I suoi avvocati impiegano vigorose tecniche difensive che includono leggi -uno delle quali bocciata anche come anti costituzionale- come l’immunità e il blocco dei processi per le più alte cariche dello Stato. Come premier, Berlusconi ha fatto approvare leggi ritagliate a suo favore e che potessero fare da scudo alle sue difficoltà legali.

Il museo del Tea Party

Il museo del Tea Party e Sud di Boston, dal 17esimo piano del Consolato Italiano

Quando ero piccolo in Calabria i genitori mi dicevano “mangia mangia…che ti fai grande”. Una volta un po’ più grande poi hanno smesso nel ripetermelo, stravolgendo addirittura la raccomandazione precedente : “ma quando la smetti di mangiare così tanto?”. Non è successo solo a me, ma dagli aneddoti di molti italoamericani ne ricavo che anche i nostri avi, spinti dalla paura della fame, invitavano i figli ad approfittare del ben di dio sulla tavola; ma una volta poi diventati grassi si pentivano del comandamento dato quand’erano piccoli per rivolgergli un “ma basta mangiare, non vedi quanto sei grasso?”.

Più o meno il vizio si ripete quando la gente non ti vede da molto tempo e ti dice “ma come sei ingrassato” o “ma che tribunale che hai fatto, quando smaltisci quella pancia?”. Se fossi magro mi direbbero invece “ma tua moglie non ti fa mangiare?”.

Gli italiani, si sa, non hanno VIE DI MEZZO nel dire le cose. Ogni volta che dico a un americano che un italiano gli direbbe in faccia quanto è grasso, è per farlo spaventare della crudeltà e della sfacciataggine dell’italiano medio. Magari ci penserebbe due volte nel tornarci in vacanza. È quello che succederà a me ora che torno per Natale. Purtroppo.

Devo dire la verità, qui nella parte est degli Stati Uniti non vedo molti obesi. È l’area più universitaria, intellettuale, quasi newyorkese e snob che spinge la gente a stare attenta alla linea, amante dello sport e curiosa del cibo proveniente da mercatini locali.

Perciò cari parenti e amici, la mia linea è sempre uguale…peso lo stesso di prima. Ma sarete abili nel vedermi diverso, lo so. Mi darete dell’americano, anche se non mi strafogo di hamburger come credete nei films. E se amate nutrirvi di preconcetti… se volete veramente vederli… leggete invece di quando ho parlato degli stereotipi che vi arrivano con i films (in questo link); quei luoghicomuni come potenti ministeri occulti della cultura pop americana.

Se volete venirmi a visitare, vi porterò invece a mangiare qui (in questo link). Ma la lista dei posti dove si mangia bene non è ancora esaustiva… State sintonizzati perché presto pubblicherò altri podcast in giro per fattorie e mercatini, fotografando una Boston turistica e non solo raccontata in episodi di 7 minuti.

Se volete sapere come funziona la Sanità, in modo positivo, leggete questo mio post pubblicato appena arrivato negli States, l’anno scorso.

Se volete saperne i risvolti negativi, leggete quanto ha scritto una blogger traduttrice italiana in trasferta a San Francisco.

Se volete non confondermi con un italo americano che non parla l’italiano, leggete come la pensavano i siciliani del 1821 in questo reperto trovato nel Kentucky.

Se volete leggere un piccolo aneddoto di una siciliana moderna…nella metro… potete sganasciarvi se ancora non lo avete fatto.

Gli italo americani poi meritano un capitolo a parte. Alcuni amici pensano che io un giorno me ne uscirò a parlare come gli italoamericani che inventano la VIA DI MEZZO né dialetto né inglese. I nonni degli italoamericani di oggi, l’italiano non solo non lo sapevano (essendo emigrati prima dell’Unità d’Italia e prima che Mike Bongiorno la unificasse con i quiz), ma imposero ai figli l’inglese per non essere soggetti a razzismo. Si veda la scena de Gli Intoccabili quando Sean Connery vuole sapere il vero nome del poliziotto (recitato da Andy Garcia) John Stone. Quel povero gli confesserà “mi chiamo Giovanni Petri”.

Cliccate qui (anche per chi non ha facebook) se volete vedere l’America che vedo ogni giorno con i suoi colori. E anche quella degli aneddoti fatti di scorci.

A proposito di aneddoti, questa ve la devo raccontare. A mia suocera, che dopo essere andata in pensione per scelta con meno dello stipendio di quanto prendeva (nel link altro piccolo raccontino sulle pensioni americane), ieri è successa una cosa. È andata a fare spese con sua sorella, poverina, non molto magra (si noti l’eufemismo). “Ti regalo 100$ per Natale per comprati qualcosa”, le dice. Ne spendono alla fine 329. Pagano. Ma una volta che si avvicinano alla porta per uscire, la commessa le ferma e sfodera uno di quegli slogan americanazzi “volete che oggi il nostro negozio faccia diventare i vostri sogni una realtà?”. Mia suocera che, anche se americana, non è scema: “si va be’, cosa vuoi?”. Incredula e quasi scocciata segue la tipa alla cassa. In pratica il negozio ogni giorno sceglie a caso una persona per regalargli l’intero shopping. Spesa gratis. Mia suocera rimane senza parole. Le danno indietro 329 dollari di spesa, così sull’unghia. Vestiti gratis.

Ecco, in poche parole questo è il marketing degli americani i quali stanno molto attenti a non dire a qualcuno “questo vestito non le sta perché ha messo qualche chilo in più”. Qui le VIE NON SONO DI MEZZO, si chiamano marketing diretto.

In compenso si lamentano quando il cibo americano non è così locale quanto vorrebbero. Anche loro litigano con le VIE DI MEZZO, come gli italiani alla fine.

Old State House

Old State House

 

Il mio articolo che segue in corsivo è apparso l’anno scorso prima di Natale sul sito del magazine IlFuturista. È impressionante quanto è ancora attuale dopo un anno, in fatto di cibo. Poi si dice che in America le cose cambiano presto. Altroché vie di mezzo!

Negli Stati Uniti la percentuale di persone obese e sovrappeso è elevata, il tumore al colon-retto è la seconda causa di tumore per cancro. Non è male come inizio di questo post. Questo sta succedendo però anche ai figli italiani, con le loro mamme indaffarate e distratte. In realtà tutti quanti mi chiedono come si mangia nel paese cosiddetto delle opportunità e dell’american dream: io rispondo sempre che puoi trovare di tutto, potendo scegliere tra moltissime etnie, ma solo sei educato, istruito e benestante puoi capire l’importanza del cibo. Se sei povero, ti conviene ingrassare. Se vuoi mangiare sano, devi fare lo snob, lo chic, il foodie, lo schizzinoso: scegliere gli alimenti organici e biologici.

Dove il Fondo mondiale per la ricerca sconsiglia supplementi di vitamine o minerali, negli States invece vanno matti a rimpizzarsi di pillole: tanto che per legge la pasta prodotta in USA deve avere in aggiunta vitamine e minerali quanto quella integrale ne ha già all’origine.

Quando mi offrono del vino alle 5 del pomeriggio pensando di farmi cosa gradita, visto che fa chic un italiano che parli loro del vino, li sconvolgo rispondendo che non sono un alcolizzato e che noi italiani il vino lo beviamo solo ai pasti. Anche se negli Stati Uniti il nettare degli dei lo si sta riscoprendo nei consumi di massa.

Negli Stati Uniti la digestione poi è un tabù: in una puntata di Big Bang Theory, quel telefilm sui ricercatori secchioni, un amico parla al suo coinquilino del colon, e di come digerisce: la faccia dell’altro è a dir poco scandalizzata. Scatta la risata della sitcom: per loro è una battuta. Noi italiani invece ci divertiamo a parlare dei rumori dello stomaco, di come trattiamo il fegato e di quante volte andiamo al bagno contenti. Ci fa star sereni e riappacificati con la coscienza.

Una risposta alla domanda sulla differenza culinaria e salutare sono le porzioni. Per chiedere un gelato di misura normale secondo i miei canoni di italiano devo scegliere sempre quello per bambini, perché la misura grande è veramente grande quanto una nostra vaschetta per 4 persone. Ma succede anche in molti ristoranti. Basterebbe mangiare meno, ancora molti americani non l’hanno capito. Ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison invece hanno dimostrato che un minore apporto di calorie ha lo stesso effetto nelle scimmie. Il mio medico di fiducia però mi ha consigliato di stare attento anche all’acqua: perché qui anche quella ha tante calorie. Scherzava, forse.

Ma nemmeno io scherzavo quando ho detto a casa che per Natale volevo due primi e due secondi, come da tradizione italiana. E qualche americano mi ha risposto come facciamo noi italiani a non ingrassare, se mangiamo così tanto. È stato sconvolgente fargli capire che non mettevamo nei nostri piatti almeno 10 salsine dall’origine imprecisata.

E poi ci siamo scambiati il Buon Natale.

L'antica dogana vicino il porto di Boston

L’antica dogana vicino il porto di Boston

 

 

 

Lungo Old Greenfield

NON POTEVAMO NON RESTARE INDIFFERENTI. NON POTEVAMO NON DARE UNA RISPOSTA AL FAMOSO POST DI UN’AMERICANA A ROMA “LE 50 COSE CHE HO IMPARATO IN ITALIA“. Da tempo avevo raccolte le mie di considerazioni, scrutando ogni possibile scorcio di storia.

Ma per averne una visione più ampia mi sono fatto aiutare da Davida di Basilico & Ketchup, che ora vive in un bellissimo log cabin nel Western Massachusetts insieme al loro cane black labrador di nome Bella. Alcuni punti della lista delle 70 cose sono pertanto frutto della sua collaborazione. Siamo andati a trovarli questo fine settimana di foliage. Viaggiando per il Mohawk Trail. Un po’ parlando da italiani all’estero su cosa ci manca dell’Italia e cosa non ci manca. E la lista che ne segue, in risposta alla simpatica blogger americana a Roma, è innanzitutto un’autoironia di noi italiani (avvolta di mea culpa sui nostri vizi, e chi poi non ne ha?), ma al tempo stesso anche una satira reale di come si presenta il cittadino statunitense agli occhi di noi vecchi europei. Non mancano gli elogi all’essere americano, non mancano le incomprensioni sulle contraddizioni che abbiamo trovato (ma poi chi non ne ha?).

Se siete un italiano/a che viaggia in giro per gli Stati Uniti, non perdetevi le ultime mie foto sul foliage (anche se non l’ho beccato molto rosso questa volta).

Se siete un italiano alla ricerca delle piccole differenze tra ITALIA e Stati Uniti e che noterete solo vivendoci, tenetevi pronti. Via con le 70 COSE CHE NOI ITALIANI ABBIAMO IMPARATO IN U.S.A.!

1 – Non si capisce cosa ci mettano nel latte e nei derivati se anche quello “fresco” dura due settimane se non di più (allora non è più fresco).

2 – Negli Stati Uniti i cibi non scadono mai.

3 – Se sudiamo e poi ci mettiamo davanti a un ventilatore, non ci ammaliamo come in Italia: l’aria è diversa. Gli americani sanno conservare anche quella, oltre ai cibi.

4 – Sull’autobus anche se c’è spazio per passare, ti chiedono scusa perché hanno paura di soffiarti accanto il loro respiro: noi italiani non capiremo mai perché non ci si può nemmeno abbracciare.

5 – All’asilo, se sei una maestra, non puoi cambiare il pannolino da sola ma soltanto accompagnata.

6 – I germi non fanno anticorpi, ma sono come Bin Laden: vanno distrutti con ogni mezzo.

7 – L’aceto è il conservante “toccasana” in ogni porcheria in forma di salsina.

8 – Noi italiani ci sentiamo sempre come Meg Ryan nel film Harry ti presento Sally, vogliamo tutti “on the side”. Perché gli americani metterebbero salsine ovunque sui cibi, tanto da dar loro sempre lo stesso sapore: ketchup, mayo and mustard. Sarebbero capaci di chiederle anche in un ristorante gourmet.

9 – La più grande tragedia di un cittadino medio americano è quella che qualcuno gli rubi la bandiera americana appesa fuori casa (magari prima del 4 luglio, Festa dell’Indipendenza)… tanto da chiamare la polizia.

10 – Perché un italiano che ha fatto pochi studi conosce più dati storici rispetto al suo omologo medio americano? (Si veda il documentario 1001 Irans di Firouzeh Khosrovani o le interviste in questo video http://youtu.be/-VNmtkWlp40 )

11 – Nel sistema educativo americano è contemplata soprattutto la materia “Essere sicuri di se stessi”, prima ancora del conoscere la storia.

12 – Copiare in America è sacrilegio.

13 – Non puoi aprire con due mani una busta sigillata di un pacchetto di pasta o di crackers: ci vogliono le forbici della NATO.

14 – Una legge vecchia degli anni della Depressione prevede le vitamine dentro la Pasta e le farine in generale, perché gli americani muoiono ancora di fame.

15 – Le auto sono talmente grandi che ogni posto del parcheggio è il triplo della dimensione di quello italiano (effetto collaterale nel punto successivo).

16 – Gli americani non riescono a fare manovra con l’auto se non c’è abbastanza spazio di 5 metri! Chiamano la polizia.

17 – Due auto posteggiate vicine necessitano al massimo una distanza prossemica come due persone in autobus: distanti come due innamorati ormai lontani.

18 – Tutto è grande! Anche la larghezza della cartaigienica.

19 – Il servizio clienti di qualsiasi azienda è 3000 volte più efficiente e veloce al telefono di qualsiasi italiano (ma con l’effetto collaterale: vedi punto successivo)

20 – Basta chiamare solo una volta al telefono a un servizio clienti o per fare qualsiasi abbonamento cartaceo, che riceverai miriadi di offerte commerciali ad ogni ora.

21 – I ferri da stiro americani sono fatti apposta per far spendere di più in tintorie e stirerie: non si trova un ferro in grado di stirare come quelli italiani (e stavolta il design e il “bello” non c’entra niente). Basta pagare di più.

22 – Anche i maschi americani portano la “maglia della salute”: il bello è che la fanno vedere, anche se brutta.

23 – I sandali infradito, le cosiddette Flip-Flop, sono il culto pop di ogni donna americana al pari degli zoccoli di legno per le casalinghe italiane.

24 – Agli americani piacciono i calzettoni bianchi di spugna. Li metterebbero ovunque, coi sandali, le ciabatte e con l’abito.

25 – Le ciabatte nere a strisce bianche dell’Adidas che noi usiamo per andare in piscina o al mare, gli americani le usano per andare in giro. Con le calze, ovvio.

26 – I semafori americani non sanno cosa sia il pedone (questo punto si contraddice col successivo): se scatta il verde in una corsia, non è detto che sia verde anche per i pedoni sui marciapiedi che provengono dalla stessa direzione delle auto.

27 – Il pedone è sacro una volta che passa sulle striscie pedonali.

28 – Negli USA al semaforo puoi passare con il rosso (come a Napoli), ma solo se devi girare a destra.

29 – Se andate negli Stati Uniti e siete italiano o arabo, potete guardare negli occhi una donna anche se sconosciuta e salutarla per una strada deserta: se vi sorride, non vi vuole scopare. È solo per educazione. Una donna vi potrebbe sorridere anche dal benzinaio davanti al marito e non ci sarebbe niente di male.

30 – Il mal d’orecchio non è stato causato finalmente da un “colpo d’aria.”

31 – L’aria condizionata è diffusa con un getto proporzionale e non a cascata come in Italia: c’è un progetto scientifico preciso nel rendere felice l’americano nella sua battaglia contro il sudore.

32 – Ci si abitua all’aria condizionata, ma a volte pare di stare nel reparto frigo del supermercato.

33 – Ancora non è stato scientificamente provato il motivo per cui a molti italiani scatta l’istinto di dissenteria ogni qual volta si passa da 40 gradi Celsius di fuori, ai 5 gradi C. di un negozio o luogo pubblico al chiuso.

34 – Gli americani non associano il fegato alla rabbia come nel Medioevo, però non sanno nemmeno dove si trova… il fegato.

35 – Anche la “cervicale” non esiste. E per curare gli strappi muscolari alternano impacchi di caldo, freddo, caldo, freddo… (oddio, ci viene la cervicale solo a pensarci!)

36 – Noi italiani all’estero siamo felici che non abbiamo finalmente le nostre mamme che si preoccupano se usciamo col collo bagnato o che prendiamo freddo. Se usciamo con i capelli bagnati, la tramontana finalmente non esiste.

37 – Finalmente due finestre aperte non fanno “corrente che ci ammazza”.

38 – Gli americani quando hanno un’influenza intestinale bevono una bibita gassata. Gli italiani un po’ di riso in bianco con un pizzico di parmigiano e una goccia di olio d’oliva. Che eleganza!

39 – “Preservatives” non sono i Preservativi, ma i conservanti.

40 – Gli uomini hanno paura ad indossare dei pantaloni rossi.

41 – Se due uomini sono visti a mangiare fuori qualcosa insieme, sia una pizza o insieme al cinema, saranno di sicuro due gay.

42 – Il pigiama. Ancora un indumento che NON dovrebbe oltrepassare la porta d’ingresso della casa. Ma qui oltrepassano porte di supermercati (Walmart è il preferito) uffici postali, scuole, ecc…

43 – La salsa Alfredo dicono che è come quella italiana ai 4 formaggi, però con una differenza: senza i formaggi.

44 – Pensavamo noi italiani fossimo malati di riservatezza ma con gli statunitensi ci accomuna la privacy: è una brutta malattia. E gli americani ne sono malati profondamente.

45 – Sarà un retaggio culturale dell’epoca dei Cow-Boy ma agli americani piace mangiare col cappello in testa. Potendo, anche con gli occhiali da sole: in casa.

46 – Le parolacce non si dicono. Le bestemmie invece non subiscono il beep in Tv: perché fondamentalmente di Dio non ce n’è mica uno solo.

47 – Alcuni americani mangiano i ravioli senza condimento. Non in bianco, proprio senza condimento.

48 – Gli americani sono esagerati in tutto: col patriottismo, con l’aggiunta di salsine e anche con l’entusiasmo.

49 – Quando la gente ride ad una battuta e tu non sai perché, significa che non capisci l’humour americano.

50 – Gli americani ridono per ogni cosa, anche solo per educazione.

51 – La bandiera americana a stelle e striscie deve essere esposta solo di giorno, oppure di notte deve essere illuminata; non deve toccare terra (altrimenti tocca bruciarla) e non deve essere bagnata dalla pioggia (tocca sempre bruciarla); deve essere piegata quando la si mette via; quando usurata va cambiata; quando è vecchia o deve essere bruciata si deve portarla in appositi centri che provvederanno al tutto… guai buttarla nel pattume!

52 – Anche per la bandiera italiana ci sono regole simili, non così rigide, ma nessuno le ha mai sentite per il semplice fatto che non ce ne frega una mazza!

53 – La burocrazia americana ti fa spendere il tempo necessario di un battito di ciglia. La lentezza italiana qui è letteratura fantasy.

54 – In U.S.A. solo se hai un debito e sei in rosso puoi farti un mutuo, se sei in attivo in banca non vali niente. Vedi qui http://www.vivereinusa.com/2011/01/30/carte-di-credito-usa-come-funzionano-e-come-ottenerle

55 – Anche mia suocera americana ha la licenza per redigere gli unici atti “notarili” permessi nel caso della compravendita di immobili: prova ne è che in USA i notai “non esistono”.

56 – La sanità americana  alla fine è come quella privata italiana, molto efficiente: se paghi ti fanno gli esami necessari tutto e subito; con una differenza non da poco: qui se non hai un’assicurazione devi pagare il doppio rispetto che se l’avessi, se infatti ti fai male a un dito e sei assicurato puoi pagare al pronto soccorso 70 dollari, se non sei assicurato ne paghi 700 ma la compagnia assicurativa ne paga all’Ospedale molto meno.
57 – Gli Stati Uniti sono grandi e alcune considerazioni, su cosa è legale e cosa no, a volte scadono e non valgono fra Stato e Stato. Tranne sulla Sanità: esistono le classi come in India, i più poveri o meno abbienti contro chi si può permettere una buona assicurazione sanitaria e vivere sano secondo la Costituzione.

58 – Contrariamente al punto 57, il diritto per Costituzione di pursuit of happiness in Usa è preso alla lettera: non si deve soffrire manco dal dentista che ti anestetizza per quasi due giorni!

59 – In Italia un pazzo potrebbe fare una strage al cinema o in una scuola. Non in Massachusetts, ma facendo un viaggetto fuori porta verso la frontiera di qualche Stato tipo Colorado, Alabama, Virginia o Arizona, avrebbe invece la differenza di trovare le armi facilmente. Anche comprandole in una banca.

60 – Il consumatore americano è così assuefatto allo zucchero tanto da abbinare un vino dolce persino con un vitello nel piatto.

61 – Il pericolo è che anche l’acqua abbia delle calorie. (citazione del mio medico)

62 – Il cibo americano non esiste. Esistono i cibi delle tante etnie.

63 – I bambini al ristorante devono stare zitti. E lontani da altri tavoli per evitare che tirino i capelli ad estranei. (Sta scritto nei libri per genitori)

64 – Gli americani non si vantano in pubblico se compiono una furberia.

65 –  Alcuni tipi di americano medio, detti anche Horders,  non risparmiano ma collezionano ogni tipo di cianfrusaglia. L’espiazione si chiama yard-sell 

66 – Non puoi giocare ad una slot-machine davanti a un minorenne di 20 anni, nemmeno se gli dai succo di mela fingendo che non sia vino rosato novello. Però a 18 anni, anche se non puoi bere vino, è bene ti levi dalle sottane di mamma e papà cambiando casa.

67 – Un adolescente di 18 anni a Natale è costretto a brindare con succo di mela frizzante e credere che sia Prosecco.

68 – Rispettare la fila. La fila davanti a ogni cosa e per qualsiasi motivo. Noi italiani ci siamo abituati dopo millenni di paradiso perduto vissuti sgomitando nella follia da menefreghismo.

69 – In cosa noi italiani amiamo gli Stati Uniti? Perché sul posto di lavoro il tuo capo ti ringrazia e ti apprezza per quello che fai, anche se quel giorno a te sembra tu abbia fatto una cosa da niente.

70 – Gli statunitensi non hanno un buon rapporto con la morte e la malattia. Quest’ultima la si deve curare ad ogni costo: un medico non dirà mai al paziente in fin di vita che “non c’è più niente da fare”, sempre secondo il diritto a vivere felici fino alla fine. Ma se sei un vegetale, un tuo parente stretto -non potendoti vedere soffrire in quel modo-  ha il diritto però di staccarti la spina. (Giusto per finire con una contraddizione…e con una situazione tutta contraria rispetto all’Italia).

Al prossimo siparietto.

My headlights on Occupy Boston

protesters at the sunset

I thought in Italy everything changed, but nothing happened. But also here more things change, and more they remain the same.

I mean, the Movement had chance to hit the bull’s eye and to be right on target changing welfare but…

Le parole della protesta

« After the Police’s eviction, what would Occupy Boston have been without Dewey Square?

I’m afraid that Occupy Boston was too stuck on Dewey Square, conflacting a place with a cause. The risk was Occupy Wall Street was about real estate for homeless. But the Movement promises it will keep on going, somewhere:

“Just because they told us to leave Dewey Square, doesn’t mean we were told to stop fighting. You can’t evict ideas and you can’t evit our spirits”. But fighting for what? In fact the Occupy protests might have died in infancy if a senior police official had not pepper-sprayed young women on video. homeless

Some people said that if they had leadership and an issue, they could be the most powerful group in America. Expecially because protesters never issued a set of demands, and often it seemed they were pulling in different directions. »

I risultati mancati

For this reasons why didn’t Occupy protesters get work up for real guilty of this chrisis? When the mortgage market collapsed, some account executives earned a commission seven times higher from subprime loans, rather than prime mortgages. So they looked for less savvy borrowers — those with less education, without previous mortgage experience, or without fluent English — and nudged them toward subprime loans. This less savvy borrowers were disproportionately blacks and Latinos: they ended up paying a higher rate so that they were more likely to lose their homes. Senior executives seemed aware of this racial mismatch and frantically tried to cover it up.

occupy boston

And the only topic squeezed from these fake revolutioners’ brain is this shallow answer about their goals: LISTEN AUDIO (2 min.)

Non c’è ombra di dubbio che un viaggio negli Stati Uniti possa avermi cambiato. E’ inevitabile uno rifletta sulle regole e i diritti tra il paese che ti ospita e il tuo. Per esempio ho scoperto invece che alcune ordinanze in vigore nelle località turistiche italiane non permettano il bivacco nel centro storico, o che sia vietato passeggiare in costume o in bikini, che è vietato tagliare erba nei fine settimana, che è vietato poggiare i piedi sulle panchine, o il NO ai bagni di notte, oppure che è vietato sedersi alle panchine dopo le 23, in un paesino che non dico il nome per pudore è pure vietato fare castelli di sabbia, e niente fuochi d’artificio nelle feste private, e dulcis in fundo NO ai massaggi in spiaggia. E ora? Come la mettiamo? Vi aspettavate la classica lista di strane leggi regionali statunitensi che gira via internet? GIA’ NE PARLAI IN QUESTO LINK

Dicevo, è chiaro che se uno parte, scopre cose che gli Stati Uniti sono diversi da come si dipingono: si mangia male? Niente di più sbagliato. Sarebbe meglio dire che i poveri mangiano male. In Italia invece tutti sanno di poter mangiare bene, anche i barboni o i contadini. Anche solo con una ricotta fresca al mattino. Un americano povero non ha i soldi invece per comprare frutta e verdura, perché l’hamburger costa meno (guardatevi “FOOD inc.”). L’italiano poi parla sempre di cibo, anche della digestione: è la sua forza valore, il suo PIL. L’americano ride invece del fatto che lui stesso sa di mangiare male, anzi, non gliene può fregare proprio niente. Go ahead. Si va avanti!

Mi stancano, non c’è ombra di dubbio, i racconti di viaggio, perché la gente non ti crede. Basta digitare su YouTube la voce “America” e “Food” e avremo molte testimonianze di obesità diffusa. Ma è bastato un volo e un mese e più di scuola, per capire che le bandiere a stelle e striscie che vediamo appese alle case in ogni stramaledetto film di qualunque genere… non è che i registi le inquadrino per enfatizzare il patriottismo: è che veramente su ogni casa privata sventola la bandiera nazionale. Cose che se non vedete non credete.

Se andate negli Stati Uniti e siete italiano o arabo, potete guardare negli occhi una donna anche se sconosciuta e salutarla per una strada deserta: se vi sorride, non vi vuole scopare. E’ solo per educazione. Una donna vi potrebbe sorridere anche dal benzinaio davanti al marito e non ci sarebbe niente di male. Quindi, bando ai sedicenti Richard Gere.

E poi, negli Stati Uniti si pagano le tasse. E questo è un bel finale a sorpresa.

(E pensare che avrei voluto parlare di tecniche di seduzione estiva o del duello finale dei due leader di Destra italiani, ma me ne vado a Positano, Capri e poi in Calabria…mica starete a leggermi dal Kindle o dall’Ipad?! )

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Il mio palco “under the Boston sun”

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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FILOTTETE MANFREDI, acronimo di Emanuele Capoano. Blogger e attore teatrale. E' stato corrispondente per giornali online LoSchermo.it, Il Futurista e altri magazine.
Calabrese, ma ha vissuto per anni a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e anche parlando in radio come giornalista free lance: coltivando però la sua dote preferita, quella della curiosità. Qui a Boston insegna italiano, cerca di fare il traduttore,la guida turistica (ha curato inoltre un podcast di guide su Boston per il Bostoniano.info ) e intanto fa il performer di Commedia dell'Arte e il conduttore radiofonico de L'Italia Chiamo'. Dopo tutto questo non ha molto tempo per scrivere il suo primo libro.

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