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Il 2 giugno è stata la festa della Repubblica. Il 2 giugno del 1946 gli italiani dissero Sì alla Repubblica e mandarono a casa la Monarchia. Sembra ieri ma ancora oggi dobbiamo ricordarci di quella scelta coraggiosa, referendaria, immancabilmente propria e autonoma. Oggi saremmo troppo impegnati a guardare reality, Drive In, Isola dei famosi, Pupe e Nanetti e ballerine; siamo troppo impegnati ad andare al mare quando ci sarebbe da dire la nostra con il voto referendario. Ma perché siamo imbambolati? Perché così ha voluto un altro monarca che si è impossessato della Seconda Repubblica e l’ha fatta propria, immancabilmente falsa televisiva e disonesta come un venditore di tappeti. Come disonesti sono oggi quella parte di italiani che se ne fregano, che tirano a campare, che “tanto ci pensa lui”, che “siccome il monarca è ricco anche io potrei essere come lui pieno di donne”, che “i soldi dimmi te oggi chi se li è fatti in modo onesto”; quella parte di italiani che pensano a “magnare e magnare” tanto “poi prendo il magnesio”, quegli italiani che pensano che la meritocrazia sia avere una raccomandazione, che essere bravi sia leccare un gelato al limone dei potenti e ingoiare l’amaro calice. La nostra Repubblica di oggi l’aveva cantata benissimo un menestrello come Rino Gaetano che proprio la notte tra l’1 e il 2 giugno 1981 fece un po’ tardi con gli amici e poi la sua vita si andò a schiantare, in via Nomentana, contro un camion e contro la malasanità di più ospedali dove non si trovò posto per lui. E senza nemmeno a farlo apposta, lo scherzo del destino volle che lo stesso Rino aveva già cantato ne “La Ballata di Renzo” parole come “…si andò al San Camillo e lì non lo vollero per l’orario, la strada tutta scura s’andò al San Giovanni e li non lo accettarono per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar… con l’alba le prime luci si andò al Policlinico ma lo respinsero perchè mancava il vicecapo, in alto c’era il sole, si disse che Renzo era morto ma neanche al cimitero c’era posto. Quando Renzo morì io ero al bar, al bar con gli amici… bevevo un caffè”. La sua “Aida”, brano che raccontava un’Italia sofferente ma immancabilmente bella, il suo “Nuntereggae più” contro tutti, il suo “Nel letto di Lucia” antesignana delle veline, il suo “Sfiorivano le viole” elogio delle lotte sociali, le sue storie di migranti, di Sud, del pane sudato con la fronte, e delle barche a vela attraccate al porto del Casinò, tutte le sue canzoni devono essere la colonna sonora della nostra Terza Repubblica. Lui il 2 giugno morì per incompetenza altrui: non facciamo morire la nostra Italia giorno dopo giorno per opera di un’incompetente monarca!

p.s. Quell’incompetente e comunicatore televisivo trattasi del Presidente del Consiglio alla data di questo post, citato nei tags.

Mi fate schifo! Voi donne che militate nel cosiddetto Popolo delle Libertà. Ed anche voi uomini che servite piatti d’oro, come tanti Pulcinella, per compiacere il padrone anche quando sapete che le pietanze sono insipide. Mi fate schifo perché passato e caduto il “Re”, cambierete opinione. Come l’hanno cambiata quegli italiani che prima della caduta di Mussolini erano tutti fascisti, ma dopo piazzale Loreto nel 1945 gli stessi erano diventati subito tutti antifascisti. Mi fate schifo perché non scendete in strada per prendere l’autobus o fare la spesa per vedere quanto costa un chilo di patate o un litro di latte. Mi fate schifo perché non sapete cosa significa per un ventenne fare il venditore porta a porta che inganna gli anziani offrendo loro, per conto di un’azienda truffaldina, contratti di fornitura ingannevoli, solo in cambio di uno stipendio di pochi spiccioli. Mi fate schifo perché non sapete  cosa vuol dire per un laureato lavorare in un call center per 500 euro al mese. Voi donne che non meritate nessun gesto di cavalleria, perché i vostri uomini le donne le odiano: pagandole. Attenzione, non vi giudico, i vostri uomini sono liberi dei loro sollazzi sessuali, ne hanno pur diritto. Ma ciò che più mi disgusta è che una di voi disse in una campagna elettorale che il premier Silvio Berlusconi era solo un venditore televisivo e che preferiva le donne solo in posizione orizzontale (quando la sciantosa che lo disse si era presentata contro alle elezioni). Ma ora quella donna non è più quella paladina contro il mercimonio di Stato: è la sottoposta del Premier nonché fan più spietata. Mi fa schifo, fimmine del PdL, anche il vostro silenzio davanti alle parole di una scrittrice come Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello con il suo romanzo Accabadora, sulla discriminazione: «…se dico qualcosa di scomodo esistono meccanismi di delegittimazione appositamente applicabili al mio essere donna, sono isterica, invidiosa, con una scarsa vita sessuale, tutte apostrofi che mai verrebbero usate per un maschio». Voi, donne di questo PdL, siete serve di quel maschio che non chiamerete invece “segaiolo” perché incompetente, ma sarete lì pronte a riscuotere lauti compensi per starvene zitte e buone. La verità è che ancora oggi una donna viene candidata in politica solo se brava, ma se bisogna candidare un uomo non ci si chiede mai se quell’ uomo sia incompetente prima di essere eletto. Non valete un soldo perché siete  ripagate con una sola moneta: lo scambio sessuale. Michela Marzano, scrittrice del libro “Sii bella e stai zitta” trasferitasi in Francia, anche lei si chiede: «Perché le donne continuano a cedere alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Perché tante donne vengono giudicate “fallite” o “incomplete” quando non hanno figli? Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? ».  Caterina Soffici dal blog de Il Fatto tuona senza mezzi termini: «C’è una manciata di ragazze fin troppo strapagate, impegnate a maneggiare bigliettoni da 500 euro e costumi da infermiera, calze autoreggenti, borse firmate, occhiali di marca, brillantini, gioielli, collanine, ciondoli d’oro… E ci ridono pure sopra. Sono una minoranza ma purtroppo la più visibile. Non sono “povere ragazze”. Sono semplicemente la feccia della società, gente per cui non si può provare pietà ma solo rabbia e ribrezzo, con le loro storie da orfanelle e infanzie difficili. Sapete quante donne disoccupate  non si prostituiscono e non si vendono e fanno fatica a trovare i soldi non diciamo per il mutuo o per sposarsi o per fare un figlio, ma semplicemente per arrivare a fine mese e pagare le bollette? Eppure un pugno di “zoccole” fa scomparire le donne vere di questo paese. E, soprattutto se le si guarda dall’estero, sembra l’Italia sia solo quel “gran puttanaio” di cui parlano le intercettazioni». Siamo diventati, io mi chiedo, un Paese in cui le ragazze povere si sentono incoraggiate a vendersi? Ma per tornare a “puntarvi il dito”, a quel gran “bordello” dovreste pensarci voi, donne e “uomini del Fare” (in questo link l’indignazione verso la doppia morale di alcuni e dei loro voltafaccia). Mi fanno schifo anche quei giovani “morti” che ridono quando, come soluzione per la disoccupazione, dal Presidente del Consiglio viene suggerita quella di “sposare un miliardario”. Mi fate schifo, uomini e donne tutti di un PdL morto! Morto in quanto sentimento di popolo che non rispetta nessuna libertà di giudizio. Mi fate schifo proprio perché quella libertà negata ora non la difendete, ma sono sicuro che a banderuola caduta direte “ve lo avevo detto” e darete ragione ai vostri ex avversari. Ve ne darete addirittura la paternità di quell’opinione che non avete mai avuto. Diceva Einstein che “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di chi compie azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

E’ sempre così. La realtà supera la fantasia. Tanto poi che quest’ultima ha dei scrupoli pirandelliani. La linea editoriale di questo blog parla chiaro. Tant’è vero che per rispolverare quanto scrissi tempo fa:

Qui abbiamo parlato della MERITOCRAZIA

Qui abbiamo parlato della mattinata tipo di un PRECARIO

Qui abbiamo parlato di come trova lavoro un MAMMONE o BAMBOCCIONE

Ora però esiste la realtà delle sentenze, contrapposte ai tre precedenti “film” mentali di cui raccontai a riguardo.

Problema mammoni numero 1. Sentenza della Cassazione del 26 gennaio 2011. La Corte, pur confermando che il mantenimento non è più dovuto ai figli sposati, ha accolto il ricorso di una madre che chiedeva all’ex marito un contributo per la figlia maggiorenne e studentessa in medicina che si era sposata con un giovane di Santo Domingo, anche lui studente. La coppia di ragazzi non si era realizzata professionalmente e non era ancora entrata nel mondo del lavoro. Dunque il papà deve continuare a contribuire al mantenimento dell’erede che, a ogni modo, era sempre rimasta a vivere con la mamma. Ma in questo caso, ha poi spiegato il collegio, non ricorrono i presupposti tipici del matrimonio, per i quali l’obbligo di sostentamento diventa reciproco solo tra i coniugi, con la realizzazione di una «comunione materiale e spirituale di vita», dato che la figliola e il marito erano giovani ed entrambi studenti. Non propro studentelli, però: la ragazza aveva già conseguito una laurea breve in scienze motorie ma aveva deciso di proseguire gli studi in medicina.

Problema bamboccioni numero 2. La precedente sentenza fa il paio con un’altra, depositata il 24 gennaio, con la quale si è condannato un padre al mantenimento di un figlio maggiorenne, iscritto all’università e che già percepiva redditi sia di lavoro, sia da parte del padre stesso e della madre. Secondo la corte, l’autosufficienza economica equivale alla percezione di un reddito corrispondente alla «professione acquisita» (se uno si è laureato in ingegneria e fa il disc-jockey non sarà mai autosufficiente) in relazione alle  normali e concrete condizioni di mercato (che evidentemente spetterà ai giudici definire). C’è di più: l’onere della prova di dimostrare che il figlio ha un reddito adeguato ricade sul genitore, il quale, per esempio, dovrà dimostrare che la società dalla quale il giovane percepiva denaro non era “di comodo” né gli varrà far notare che la mamma gli aveva regalato un’autovettura dal valore di 22mila euro.

 

Il tempo è l’unica cosa di valore che un uomo possa spendere, diceva Teofrasto. Tutto sta in cosa si guadagna, a nascere koala o rinoceronti. A nascere paurosi e trepidanti come conigli o incalzanti come leoni. I leader politici “giovani” (cinquantenni?), che scalzino il potere di quelli decrepiti, puttanieri, scialacquoni e disonesti, spesso hanno dimostrato poco coraggio: colpa del tempo? E’ un demone che ci perseguita, lo scorrere delle lancette. In questo momento storico della politica italiana non possiamo che augurare un cambio generazionale. Anche perché il tempo scorre e bisogna cogliere l’attimo. Spesso la storia è fatta di istinti e scelte. E’ proprio il momento giusto. E’ tempo di guardare l’orologio: sono 150 anni di unità d’Italia. E scritti di precari si sprecano, lasciatemi giocar con le parole. Scritti appunto come questo: « Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ma con ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo allora per difendere quel non-lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza né un lavoro con un contratto sicuro, fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perché non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!” »

Per dare una mano a Generazione Italia e a Futuro e Libertà, sul coraggio trovato a dire che il governo galleggia e non offre soluzioni circa i precari di questo paese, vi propongo un test: chi ha più coraggio e chi ha più paura. I test sono sempre un varco, un esame,  un mettersi in prova. Così come il Manifesto di Ottobre e le mie proposte del precedente post sono un passo avanti di quelle lancette diaboliche, questo è invece una presa di autocoscienza che ogni politico dovrebbe avere sul tempo degli italiani. E su sé stessi.

Cliccate su questa foto o apritela in un’altra pagina per poi ingrandirla con lo zoom

Troppi stimoli per 24 ore. Tanto più l’insoddisfazione per la mancanza di tempo cresce, tanto più diminuiscono le persone che si lamentano per la scarsità di stimoli. La prima fonte di scontento batte la seconda 2,6 a 1. (Fonte Astra-Demoskopea per Repubblica)

Controllate qui il risultato ottenuto


LE MIE DIECI PROPOSTE

Da valutare dopo la mia sottoscrizione a questo Manifesto di Ottobre

1)Abbassamento del quorum per il referendum e innalzamento delle firme per promuoverlo.

E’ noto – lo predica la Costituzione (art. 75) – che per passare l’effetto abrogativo, il referendum che lo propone deve raggiungere il quorum del 50% + 1 dei voti. Perciò se questo criterio non viene rispettato, benché i voti (validamente) espressi rappresentino la maggioranza dei voti complessivamente espressi, il referendum non è valido.

E’ L’ORA di procedere all’abrogazione del quorum minimo per la validità del referendum. In altre parole, se una simile proposta dovesse passare, una legge potrebbe venir abrogata anche se a votare al referendum siano solo in mille, a patto che la maggioranza di questi mille dica sì all’abrogazione. Così, il senso civico dei cittadini si andrebbe a svegliare, vista la scarsa partecipazione ai referendum, di cui molti oggi si lamentano. Se andiamo a scoprire chi era d’accordo, prima che si dica che è una proposta demagogica, scopriamo tre nomi della maggioranza come La Russa, Capezzone e Maroni. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo il flop dell’ultimo referendum del giugno 2009 sul quesito della legge elettorale, il quorum per il referendum avrebbe dovuto ridursi al 35%, ma aumentato di molto il numero delle firme per promuoverlo, così da evitare strumentalizzazioni di fazioni politiche avverse. Sull’innalzamento delle firme da raccogliere era d’accordo anche il Ministro degli Interni Maroni, che avrebbe presentato una proposta di legge, e il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, convinto della necessità di superare, però, «il meccanismo del quorum, e, come accade in America o in Svizzera, lasciare la decisione ai cittadini che di volta in volta scelgono di andare a votare».

 

2) Privatizzare solo due canali RAI, aumentare il campione dell’audience, Raiuno senza pubblicità

E’ L’ORA di alzare il campione d’ascolto, renderlo numericamente più grande, determinarlo anche in base a criteri più veritieri. Non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel.

E’ L’ORA di un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione: è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?). Raidue al governo, con la programmazione che di solito era del primo canale; Raitre all’opposizione, con la programmazione che di solito era caratteristica del secondo canale. Così da fare di Raiuno un solo canale senza pubblicità, con un canone di soli 40 euro e con Tg regionali e sola cultura pubblica. E’ inutile far pagare un canone ingiusto (dicesi tassa sull’uso del televisore) quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 3 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace, con l’introduzione dell’indice di gradimento (un’indice anche qui molto alto e rappresentativo); è inutile quindi far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda (tranne all’estero, purtroppo.) Per saperne di più, ho fatto convergere l’opinioni di giornalisti anche in questo link del blog http://spremiacume.wordpress.com/2010/01/16/lettera-a-politici-e-giornalisti/

 

3) Creare spot educativi per la meritocrazia e per un servizio clienti migliore delle aziende

Lo stile di vita italiano può affascinare i turisti ma l’uso di Internet è tra i più bassi in Europa come i salari, gli investimenti esteri e la crescita mentre pensioni, debito pubblico ed il costo dell’apparato statale sono tra i più alti. Senza contare il bassissimo senso di appartenenza dell’italiano al suo paese. Prova ne ha questo articolo che parla di fuga all’estero http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html Che in Italia non ci sia meritocrazia lo sanno anche i bambini, oltre al New York Times http://www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&oref=slogin&pagewanted=all

Un servizio clienti medio italiano è quello dove si risponde male al cliente, gli si rende la vita complicata, non approfitta delle opportunità, gli si mettono in mente pensieri negativi dell’azienda.

Se c’è bisogno di fare ancora gli italiani, anelando alla perfezione dopo 150 anni, E’ L’ORA di provare a far cambiar loro mentalità aziendale: una delle prime soluzioni può essere quella di agire con una campagna educativa, via radio, tv, cartacea, su manifesti, per invogliare l’italiano a fare qualcosa per l’Italia, senza aspettarsi che sia lo Stato a fare qualcosa per lui. Prova di questo mancato savoir-fare nel marketing è la lentezza della comunicazione, l’approssimazione, la disorganizzazione delle aziende (anche le più piccole come la ferramenta sotto casa), gli scioperi, e appunto il servizio clienti. La seconda delle soluzioni, potrebbe essere quella di vietare l’uso del “coperto” nei ristoranti, creando un patto sindacale con gli esercenti, regolarizzando le mance per chi realmente fa un lavoro migliore rispetto poi a chi si siede sugli allori. La terza, ma non la meno importante, delle soluzioni potrebbe essere anche quella di creare un accesso universitario molto più selettivo in base agli studi di scuola superiore: in questo senso le scuole di secondo grado si sentirebbero in gara per garantire un curriculum di tutto rispetto al futuro studente universitario.

 

4) Temi etici

E’ L’ORA della revisione del concordato Stato-Chiesa, con l’introduzione nelle scuole della materia STORIA DELLE RELIGIONI, insegnata da laici e non da cattolici. No all’insegnamento dell’Islam ma nemmeno a quello dei preti cattolici.

 

5) Adozioni

E’ L’ORA di snellire le pratiche d’adozione e cambiare la legge sulle adozioni internazionali: è assurdo e solo “italiano” il fatto che ci vogliano molti anni prima che una coppia possa adottare, quando ormai i coniugi sono magari non più giovani. E’ L’ORA di aiutare i tanti bambini orfani che rimangono nei centri di accoglienza per tanto tempo, vivendo un’infanzia priva dell’amore materno e paterno: permettiamo che anche una coppia di fratelli o due sorelle possano adottare, fermo restando che il bambino possa avere la figura maschile e femminile sin dalla tenera età in linea con i dettami della Costituzione sulla famiglia naturale.

 

6) Scuola e senso civile dell’educazione

Citando un passo del libro di Fini contro il paternalismo di una società protezionista.
“…una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.
E’ L’ORA di risolvere e far praticare il SENSO CIVICO. Qui, nel link successivo, troviamo le proposte che ne hanno dati gli internauti, da un amo/stimolo che ho appunto buttato nella rete per far convergere soluzioni.
http://spremiacume.wordpress.com/2009/09/20/schiaffi-ai-figli-ci-vuole-un-referendum-come-sara-andato-a-finire/

 

7) Burocrazia

E’ L’ORA di abolire la casta dei Notai nella stipula degli atti previsti dal Codice Civile. (Tanto sono pochi per poter spostare il voto)

 

8 ) Ambiente

La Germania sfrutta l’energia solare più di noi. Eppure il sole lo vede molto meno rispetto ai mesi che il Belpaese è coperto dal calore solare. E’ L’ORA del potenziamento dell’energia solare come quella eolica. Non solo per gli edifici pubblici ma anche con finanziamenti per l’edilizia privata.

 

9) Giovani e le potenzialità del diritto del web

E’ L’ORA di più wireless e wimax nelle piazze per la crescita di un’economia ancora così paurosa di un’opportunità come il web.
Sopratutto per quanto la rete è utile per il servizio clienti di un’azienda. Qui l’articolo sul Secolo http://www.scribd.com/doc/39058408/Non-e-un-paese-per-Internet#source:facebook
Qui la proposta da FareFuturo e che faccio mia http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8896&Cat=1&I=..%2Fimmagini%2FFoto+U-Z%2Fwififan_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41

 

10) Arte e cultura

L’Italia possiede gran parte del patrimonio mondiale di beni culturali: in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, E’ L’ORA di informare nelle scuole e nelle famiglie l’importanza dei beni architettonici nascosti e facilitarne la loro raggiungibilità con strumenti di viabilità più efficaci.

EMANUELE CAPOANO

Attore teatrale, scrittore web

 

DUE QUESTIONI DA SPREMERE NEL NOSTRO TORCHIO

DOVE DI SICURO NE SUBISCE LA PELLE IL CORPO DELLE DONNE (Clicca qui per il video sul corpo delle donne)

1° – Barbara Serra, anchor woman di Al Jazeera International intervistata da Vittorio Zincone, ha sentenziato quanto ci è utile a farci svegliare. Barbara Serra inghiotte stereotipi e pregiudizi da quando aveva otto anni: i compagni di classe a Copenaghen accusavano gli italiani di puzzare d’aglio; alcuni telespettatori, quando lavorava per Sky, le scrivevano che guardarla condurre un tg era come assistere a una puntata dei Soprano, e una receptionist sbadata un giorno la registrò come rappresentante di Al Qaeda, invece che come inviata di Al Jazeera. Spremiamo dunque un po’ quello che ha detto.

«I nostri politici dovrebbero accettare critiche e domande con meno permalosità e il pregiudizio degli inglesi nei confronti degli italiani non è peggio di quello che gli italiani hanno sul mondo arabo[…] In Italia c’è la sindrome di Non è la Rai, sin da quando sono piccole, dalle italiane ci si aspettano mossettine e sorrisetti. Ma se di donne nude o scosciate se ne vedono in tutto il mondo, non bisognerebbe citare la pagina del quotidiano inglese Sun dedicata al topless. Quello è un giornale ultrapop. In Italia è un continuo in TV, a tutte le ore. In Danimarca quando ero ragazza, c’erano film porno in chiaro, ma dopo mezzanotte. In Italia è un proliferare 24 ore su 24 di cosce e scollature anche tra le giornaliste.[…] Il ministro Mara Carfagna è colta e intelligente. Ma non è arrivata dov’è per il suo peso politico, per i voti raccolti. E’ all’estero la classificano come ex showgirl. […] In Italia se poni una domanda scomoda sembra sempre che lo fai come avversario politico o come testata giornalistica ostile. E’ come se non esistesse un punto di vista obiettivo: per farsi un’idea di che cosa sia successo si è costretti a comporre un puzzle di sette telegiornali, per fare una media. La domanda allora è una. Perché gli italiani pagano il canone Rai? La tv di Stato che ci sta a fare? A Londra, accendi la Bbc, ti guardi un tg e sei a posto. […]

In Italia non c’è meritocrazia: un giorno ho incontrato un famoso direttore di un tg. Gli ho chiesto come mai le grafiche del suo telegiornale fossero così antiquate. Ma lui non aveva idea di che cosa stessi parlando: “Grafiche?”. La sensazione è proprio che spesso nei posti strategici non ci siano i migliori

Eccone un esempio estremo di certa Tv trash statunitense

Per chi volesse invece una visione più castigata vi consiglio questo link                 ( http://www.youtube.com/watch?v=UboiBIzcocU&feature=related )

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2° – Dall’altro lato della barricata. C’è un Vittorio Feltri abile confezionatore di dossier falsi e pilotati dal suo editore, che, in un editoriale di Panorama dell’inizio di quest’anno, se la prende con i giornalisti-cronisti che diventano quasi addetti stampa dell’autorità, dimenticando le tesi degli innocentisti in un fatto di cronaca: il tutto a favore di un’informazione sbilanciata in senso colpevolista.

«I cronisti si precipitano sul luogo del delitto e lì si incontrano e fanno subito comunella non solo perché facendo lo stesso mestiere si conoscono da tempo, ma anche perché si temono l’un l’altro. Già, hanno il terrore di “bucare” una notizia. Bucare una notizia significa che tu ce l’hai e la scrivi, io non ce l’ho e non la scrivo, quindi domani il caporedattore, constatata la lacuna nel mio articolo, mi darà del cretino. Ecco perché molti colleghi giornalisti preferiscono lavorare in gruppo: perché così si marcano a vicenda. Bisogna andare in questura o in procura? Si va tutti insieme. Oppure alcuni vanno in questura, altri in procura e, alle 6 di sera, si scambiano gli appunti. Nella sostanza, il giorno appresso i quotidiani hanno il medesimo servizio. Appiattimento totale, però nessun rilievo dai capi delle redazioni. C’è di più. I cronisti che viaggiano nel gregge di norma attingono alle fonti ufficiali per evitare smentite. Prima parlano col comandante dei carabinieri, poi con il pubblico ministero, e bevono le loro dichiarazioni, le loro sensazioni, i loro ragionamenti e utilizzano il tutto per la stesura del pezzo

Nella Tv italiana, però, gli avvocati difensori di un caso di cronaca ci vanno. Proprio perché invitati, affinché si eviti il totale tritacarne mediatico che è comune in Italia. Il problema della prima questione di Barbara Serra, fa la differenza che almeno chi fa le domande sà cosa chiede. Chi risponde, a volte non sa difendersi. Come in questo video. CHI E’ COLPEVOLE DI NON RISPONDERE? CHI E’ INNOCENTE SULLE OSCENITA’ BOMBARDATECI OGNI GIORNO?

Il futuro della libertà

Ogni volta che rivedo il filmato dei due tedeschi darsi la mano attraverso il varco sul Muro di Berlino, creato dai picconi delle due frontiere, piango e ricordo quando ero piccolo. O meglio, a quando la mia maturazione politica si stava formando. Erano finite le ideologie, già da allora. L’Italia ha purtroppo subìto da quel momento cambiamenti legati a vicende giudiziarie che un capopopolo televisivo e animatore demagogo poi ne ha approfittato facendola da padrona per molti anni, programmando a volte economie in grado di sviluppare l’Italia ma troppo spesso governando con tagli alla cultura e all’educazione.

Quello che invece Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera, ex vice premier ed ex ministro degli Esteri, ha voluto scrivere nel suo libro IL FUTURO DELLA LIBERTA’ Consigli non richiesti ai nati nel 1989 è sicuramente uno spartiacque ulteriore a quel muro. Un altro fiume che vuole rompere possibili nuovi steccati. Molti altri muri infatti si sono ricostruiti nel frattempo, dopo il crollo di quello comunista. Questo è il pericolo. Primo fra tutti il comportamento narcisistico del “non ho molta voglia”, dettato anche da delusioni e pessimismi di chi, in primis i giovani, dovrebbe essere la generazione del futuro.

Ci piace, in questo libro, l’aver citato innanzitutto il paradosso della maleducazione e del protezionismo paternalista che c’è oggi nelle famiglie italiane. Mi spiego. Riportiamo un passo del libro: “una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.

Questo è un libro che però non è rivolto solo i nati nel 1989. E’ un pretesto per ripartire da quelle premesse, per ripartire da un’altra storia che rischia di scivolare in clerico-populismi, in vecchi italianismi di parrocchia (la laicità positiva proposta da Fini la dovrebbero considerare certi ambienti del Vaticano per non perdere ancora più pecore del gregge), per demolire non quello che si è costruito in questi anni: un patto di cittadinanza che anche i nati del 2009 potrebbero ricordare come un mondo già costruito e sciupato da molti treni perduti.

Qui una recensione nel web e QUI come ne ha parlato il sito Libertiamo

Gianfranco Fini

Finalmente la pioggia è finita. Detta così sembra l’incipit di un tema da scuola elementare. Ma così dev’essere. Abbiamo dimenticato le cose semplici, le frasi tipo “vorrei ascoltare Modugno perché sembra che non dica niente ma c’è tutto”. Insomma, è arrivato il sole di primavera. Pare che la nube del vulcano islandese si sospetta fosse stata la causa di nuove tempeste. Non ne potevamo più. Avevamo bisogno di dimenticare i nostri debiti. Chi è che non ha debiti? Nei paesi musulmani è un reato farsi dei debiti. Noi occidentali invece li quotiamo in borsa. Il mio debito però è la pancia. Oltre che le multe e i prestiti per viaggi studio. Non riesco a smaltirla, e dò la colpa al poco tempo per gli esercizi addominali. Non è che sia un fanatico dell’estetica. Ma del mangiare bene sì. Si è gonfi, i vestiti non entrano più con l’età: come l’Italia che dopo 150 anni ha bisogno di vestiti nuovi. C’è che bisogna vedere le cose da ogni lato. Siamo come ci vediamo? Oddio, non cominciamo con Pirandello! Bisogna essere più semplici, come quella pubblicità di una nota marca di bevande che faceva dire ad una bambina “tutti parlano della crisi, ma io bevo… e mangio pane e salame, quando vado dalla nonna mi piace tanto la pasta col sugo”. Ecco, di sicuro lei non pensava ai debiti. L’Italia, nonostante gli italiani paghino poche tasse (non che ce ne siano poche, ma le evadono), ha un debito: quello che quando tutto va male, tutto si complica. Mi spiego: c’è la crisi? Un problema tira l’altro. Il turismo crolla per i pochi viaggi? Eccoti la nube islandese che ferma gli aeroporti. C’è sempre qualcuno a cui dare la colpa, anche con i debiti. E’ un modo facile per dimenticarli e rinviarli. Come il sole che tardava ad arrivare in questa primavera. Per fortuna vivo in un paese che fa del suo fine settimana al mare il suo sport atavico. Al mare si dimentica l’infermiera morta per protestare per il mancato pagamento dello stipendio o quella degli operatori di un call center frustati. Notizie così. Però la nostra penisola ha spiagge assolate piene di umanità felice e spensierata. Tra i tanti interrogativi che ci poniamo sulle sorti del futuro italiano, pare che quello su come rimandarlo il più a lungo possibile, e quello su come affrontarlo in spiaggia, vadano per la maggiore.

C’era un film in cui i napoletani non lavoravano mai. L’unico giorno in cui riuscivano a trovar lavoro era il giorno del 1° maggio, festa del lavoro, al concerto musicale romano. Quel film però è una realtà italiana, non un surrealismo regionale.
Ci sono molti cerchi continui nelle storie a cui assistiamo. E non sono film comici.  L’invio dei curriculum e i colloqui sono la più bella ispirazione per chi vuole scriverci uno show. Per esempio: se non conosci l’inglese, non puoi comunicare. Se non sai comunicare non puoi essere assunto in un ufficio. Se non ti assumono in un ufficio non potrai mai dimostrare esperienza. Se non hai esperienza, cazzi tuoi!

Io che non lavoro e cerco ogni giorno instancabilmente anche un buco precario, ho casa per conto mio e vivo da solo. C’è chi ne guadagna uno stipendio di 1000 o 2000 euro ma ancora si tiene stretto alla gonnella di “mammà”.

Il ministro della pubblica amministrazione vuole fare una legge contro i bamboccioni, i mammoni, ma ammette che lui a 30 anni non si sapeva ancora rifare il letto da solo. Ecco, sono i cicli di una trama che non capiamo.

Questi paradossi sono catene che non hanno fine. Da dove ricominciare? Dove iniziano allora gli sbagli della nostra generazione?

C’era un film in cui molti laureati lavoravano fuori città solo per pagarsi l’affitto, e accettavano ogni tipo di lavoro da “grazie per averci scelto, e in cosa posso aiutarla?”. Poi la trama volgeva nel ridicolo: fare la lavatrice, scottarci le mani in cucina… cose così. Poi tornavano a casa, come un vero happy end americano. Ma questo film non l’ho mai visto. Siamo una generazione che racconta il cane che si morde la coda di quando si affaccia dalla finestra tutti i giorni. Ma fuori dalla finestra ancora non riesce a buttarsi, perché non trova lavoro. Vorrebbe solo saltare e fuggire di casa, alzare i tacchi per creare regole diverse. Avete soluzioni?

Come sputtanare una direttrice vendite aggressiva, del classico “piede nella porta”, a danno di una vendita fatta di coccole vere al cliente? Chissa’ quante volte ci siamo sentiti presi in giro da venditori che non conoscevano il prodotto e da venditori che invece erano gentilissimi e che ci hanno fatto sedere a tavola al ristorante con gusto. Beh la differenza e’ questa. Di esempi vorrei che ne faceste, di qualunque nazionalita’ o cultura che avete visitato.

In radio ho letto le email che questa personcina (la quale ora soffrendo della crisi economica e dopo aver preso soldi da finanziamenti statali ora forse lascia sul lastrico un po’ di gente) mandava ai suoi venditori tentando di fargli venire la voglia di vendere…ma in realta’ la faceva perdere.

LA DIRETTRICE VENDITE COME IN ALCUNI FILM

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Il mio palco “under the Boston sun”

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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FILOTTETE MANFREDI, acronimo di Emanuele Capoano. Blogger e attore teatrale. E' stato corrispondente per giornali online LoSchermo.it, Il Futurista e altri magazine.
Calabrese, ma ha vissuto per anni a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e anche parlando in radio come giornalista free lance: coltivando però la sua dote preferita, quella della curiosità. Qui a Boston insegna italiano, cerca di fare il traduttore,la guida turistica (ha curato inoltre un podcast di guide su Boston per il Bostoniano.info ) e intanto fa il performer di Commedia dell'Arte e il conduttore radiofonico de L'Italia Chiamo'. Dopo tutto questo non ha molto tempo per scrivere il suo primo libro.

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