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Mia suocera si è licenziata. Detta così non fa notizia. Se dico che mia suocera si è licenziata dal suo posto di lavoro pubblico, forse inizierete ad aguzzare le orecchie e ad aprire gli occhi per la curiosità. Ma se vi dico ancora che mia suocera, cittadina americana, si è licenziata da un ente pubblico dopo 30 anni di onorato servizio, senza il diritto almeno del 80% della pensione ma solo del 40% di quanto prendeva mensilmente, sicuramente darete la colpa al ministro Fornero. No, questa invece non è l’Italia, sono gli Stati Uniti d’America e la Fornero non sanno chi sia. Mia suocera avrebbe dovuto aspettare altri 10 anni di lavoro per avere come pensione almeno il 60% del suo stipendio attuale. Ma non ha aspettato, perché? Perché preferisce vivere bene e in salute: “c’è gente giovane che muore domani ed io non voglio marcire in quel posto altri 10 anni a lavorare con degli inetti”, questa è stata una tra le sue dichiarazioni a caldo. Alzino la mano gli italiani che invece sarebbero stati altri 10 anni “in quel posto pubblico” pur di avere maggiori diritti pensionistici? Anche arrabbiandosi il fegato. Lei, invece, ha preferito cercare un altro lavoro, all’onorata età di oltre 50 anni (per onestà e galanteria non dico quanti di preciso). Strafregandosene se in età lavorativa un po’ avanzata potesse trovarne uno, si è rimboccata le maniche e ha detto basta ai fannulloni del suo ufficio.

Fa il paio su quanto avevo detto in questo podcast di 3 minuti su di un SELF MADE MAN, una storia di un altro americano, fra i tanti, che si licenziano per fare altro nella vita.

Per gli scrupoli della fantasia, che a Pirandello venivano quando gli accadevano reali inverosimiglianze nella vita dopo averne scritto il romanzo (e che, senza saperlo, la vita copia dall’arte), questo invece quanto avevo già scritto sul settimanale IlFuturistaOnline il 23 ottobre 2011

Da quando vivo a Boston, noto pian piano piccole differenze. Leggevo il New York Times, in una tranquilla giornata di sole all’ombra di rossi aceri in pieno foliage. Mi rapisce subito una storia. Questa http://www.nytimes.com/2009/06/28/jobs/28pre.html Una signora che dopo tanti anni di lavoro a Wall Street si era rotta i maroni ed insieme ad un’amica decide di comprare una gelateria per mettersi in proprio. Mi fermo a pensare guardando i passanti bostoniani, i quali, non abituati alla lentezza e agli sguardi curiosi lì per lì qualcuno mi scambia per un europeo stravagante. E più osservavo nel vuoto, più provavo a vederla da un altro punto di vista: se la dinamica donna americana fosse vissuta in Italia, a quest’ora avrebbe piantato radici nell’ufficio finanziario e avrebbe sicuramente aspirato alla pensione. Anzi, con la crisi si sarebbe rivolta ai sindacati, e poi la richiesta della messa in mobilità e cassa integrazione… sarebbe scesa in piazza a protestare, rilasciato qualche intervista ad AnnoZero e avrebbe pianto il suo dramma davanti a politici vari con il solito slogan “il lavoro è un nostro diritto” (di chi poi non lo sia).

Invece la “non bella ma flessibile donna”, pianta baracca e burattini andandosene da quella banca d’affari per ributtarsi nel calderone e vendere gelati.

Non dico che le nostre proteste italiane non abbiano ragioni, ma di sicuro non ne servono troppe. In primis gli scioperi. Basta svegliarsi e guardare meno TV: osservare meglio la gente, fidarsi…e capire la differenza tra un buon gelato e un lavoro che non ti da soddisfazioni.

AL PROSSIMO SIPARIETTO!

Dopo aver letto alcune considerazioni sul movimento dei “forconi” scritti da vari blogger come questo http://giovaneeuropa.wordpress.com/2012/01/21/considerazioni-inattuali-su-una-rivolta-incredibile/ ho chiesto una testimonianza ad una ragazza siciliana.

Ne è nata una sua lettera appassionata: testimonianza genuina e vera di cos’è e cosa vuole essere la protesta dei “forconi” secondo il suo vissuto.

- La protesta non mi è piaciuta per nulla, fortemente di categoria e soprattutto illegale nonché prevaricatrice nei confronti degli stessi siciliani ai quali, per avere consensi ed adesioni, è stata propinata la solita pappardella della Sicilia colonia e Sicilia indipendente, mentre la stessa isola veniva messa letteralmente in ginocchio da questi furbi che vi stanno dietro e che, probabilmente, alle prossime elezioni saranno le facce che vedremo.
Nella mia città, dove è presente una grossa raffineria e che quindi è stato centro nevralgico della protesta (che ora tutti stanno dicendo essere stata organizzata male), i commercianti sono stati “invitati” a chiudere e a quelli che hanno osato aprire sono state rotte vetrine con bastoni e perpetuate minacce; così come a diversi cittadini che, dovendo andare a lavorare, hanno atteso i passaggi a singhiozzi che questi signorotti hanno realizzato (so anche di donne minacciate). Ho visto benzina rubata dalle macchine ferme, dipendenti dell’Eni tenuti in ostaggio dentro lo stabilimento in quanto il cambio turno non era consentito, ambulanze o sacche di sangue bloccate, un’anarchia totale o meglio una prevaricazione, che tutto ha dell’atteggiamento mafioso (perché la mafia non è solo nei palazzi ma è anche un vero e proprio comportamento) e che ovviamente i sicilani non hanno condiviso. E’ stata bloccata l’isola mentre oltre lo Stretto tutti se ne sono “fottuti bellamente” ed in questo i mass media sono stati davvero omertosi; oggi però le piccole e medie imprese, gli artigiani, le aziende sono sull’orlo del baratro dato che hanno fermato le produzioni: le commesse, anche internazionali, non sono state rispettate, e questo da chi verrà pagato? Ovviamente da noi “co…oni” (scusate il francesismo) che, diversamente da questi soggetti, ogni giorno cerchiamo di far qualcosa per questa terra martoriata e che preferiamo seguire la strada della legalità piuttosto che la prevaricazione. Elemento infatti che sfugge è che questi signori sono gli stessi che, in tutti questi anni, hanno votato Cammarata o Cuffaro o Lombardo, poco importa, e che la strategia, se così si può chiamare, utilizzata è sempre la stessa: quella che non vuole che la Sicilia si muova di un passo…tutto cambi affinchè tutto resti com’è. Non hanno parlato di nulla se non in modo generalista e demagogo, hanno urlato per una Sicilia libera ma un programma, un progetto, una proposta non ci sono stati, perché? Perché in realtà non gli importa nulla se non continuare a tenerci servi e a nutrire pecore e massa che, alle prossime elezioni, ancora più poveri si toglieranno il cappello per chiedergli qualcosa. –


Qual è la follia?

In USA al Senato e al Congresso si sta discutendo del SOPA (Stop Online Piracy Act) e il PIPA (Protect Internet Ip Act). Proposte di legge che – nel nome della lotta alla pirateria – impedirebbero di usufruire di un web libero e imparziale. http://www.libertiamo.it/2012/01/23/chiusura-di-megaupload-e-megavideo-una-strana-brutta-storia/

Lo stillicidio di iniziative legislative che tendono a obbligare i provider o le piattaforme a fare i poliziotti per gli eventuali illeciti che gli utenti commettono usandole, o a obbedire a chiunque chieda loro di intervenire direttamente sulle attività degli utenti – magari senza l’intervento della magistratura – continua come al solito anche in Italia, noto come il decreto FAVA (non so se sia un acronimo ma spero rimandi al grado di celebrolesità del politico che l’ha proposto) http://www.libertiamo.it/2012/01/21/libertiamo-contro-il-sopa-italiano/

A me tutte queste storie mi ricordano una previsione cinematografica. Ritornano gli “scrupoli della fantasia” che Pirandello ebbe nel leggere nella cronaca del giornale del suo tempo circa un caso reale che era uguale a ciò che già aveva fantasticato nel suo “Il Fu Mattia Pascal” solo qualche anno prima: la finzione si era avverata.

Potremmo fare un paragone con il regista Terry Gilliam col suo L’esercito delle 12 scimmie, film ispirato al cortometraggio La Jetée (1963) di Chris Marker, sceneggiato da David e Jane Peoples. Poi si dice che i film di fantascienza e i loro sceneggiatori non sappiano prevedere il futuro. Lo stiamo già vivendo, ahinoi!

 

LA CENSURA DEL FUTURO È TRA NOI!

Note di racconti

«Qui è la Mafia a dare posti di lavoro. E poi reinveste al Nord. Sono a favore del Ponte sullo Stretto solo perché darebbe la sensazione materiale di unire due Stati o forse Tre (compreso l’antiStato che è la criminalità) divisi da 150 anni con un pezzo di carta dimenticato.

Il Sud Italia è seduto su un vulcano, un vulcano non di natura geologica, ma sociale. E sebbene questo vulcano stia per esplodere, i politici fanno finta di nulla, anzi si appassionano in discussioni sostanzialmente inutili.»

Franco Battiato, da un’intervista al Corriere della Sera, Agosto 2009

Anche Boston ha il suo Sud? Lo devo ancora cercare. Perché chi è nato a Sud, lo cerca per tutta la vita. Anche se da Oriente, mi sono trasferito ad Occidente. Questo video che segue è  infatti la colonna sonora del mio tragitto.

 

 

AL PROSSIMO SIPARIETTO!

My headlights on Occupy Boston

protesters at the sunset

I thought in Italy everything changed, but nothing happened. But also here more things change, and more they remain the same.

I mean, the Movement had chance to hit the bull’s eye and to be right on target changing welfare but…

Le parole della protesta

« After the Police’s eviction, what would Occupy Boston have been without Dewey Square?

I’m afraid that Occupy Boston was too stuck on Dewey Square, conflacting a place with a cause. The risk was Occupy Wall Street was about real estate for homeless. But the Movement promises it will keep on going, somewhere:

“Just because they told us to leave Dewey Square, doesn’t mean we were told to stop fighting. You can’t evict ideas and you can’t evit our spirits”. But fighting for what? In fact the Occupy protests might have died in infancy if a senior police official had not pepper-sprayed young women on video. homeless

Some people said that if they had leadership and an issue, they could be the most powerful group in America. Expecially because protesters never issued a set of demands, and often it seemed they were pulling in different directions. »

I risultati mancati

For this reasons why didn’t Occupy protesters get work up for real guilty of this chrisis? When the mortgage market collapsed, some account executives earned a commission seven times higher from subprime loans, rather than prime mortgages. So they looked for less savvy borrowers — those with less education, without previous mortgage experience, or without fluent English — and nudged them toward subprime loans. This less savvy borrowers were disproportionately blacks and Latinos: they ended up paying a higher rate so that they were more likely to lose their homes. Senior executives seemed aware of this racial mismatch and frantically tried to cover it up.

occupy boston

And the only topic squeezed from these fake revolutioners’ brain is this shallow answer about their goals: LISTEN AUDIO (2 min.)

Esistono posti in Italia dove l’archeologia fa rima con turismo. Non a Crotone.  Il motivo?

Una bella giornata di Luglio mi trovavo con alcuni amici turisti, passando per gli scavi di Palazzo Foti,

all’incrocio di via Mario Nicoletta e via XXV Aprile. Infatti avevo letto sul portale del Turismo della Provincia che dopo il Parco Archeologico di Capocolonna , ci furono scavi di 12 saggi, assieme a dei carotaggi del terreno, che fornirono la presenza continua di uno strato archeologico di frequentazione, compreso tra il VII e il V secolo a.c., con minori presenze nel IV e III. Per la vastità e l’integrità dell’impianto urbano, sepolto sotto i sedimenti accumulatisi nel corso dei secoli, la scoperta era stata definita di grande rilevanza non solo per l’ambito nazionale e regionale, ma per tutto l’occidente. E che ci furono scavi negli anni successivi: Campitello (1979, nei pressi del Tribunale); Campo Sportivo (1979); G. V. Gravina Pignera (1981-1985, presso l’istituto magistrale);  e appunto via XXV Aprile (1989, palazzo Foti).

Cerco l’entrata ma era chiusa da una siepe.

Da lontano cerco di vedere i resti:

Ma non capivo da ingenuo a cosa servissero i materassi. Era un messaggio per dire che il turismo è in sonno?

La questione era molto più rude e meno filosofica. I materassi servono a questo:

   

Di chi è la colpa? Siamo sicuri che la risposta inizierà a contare lunghi giorni e settimane burocratici di scaricabarile dopo la pubblicazione di questo post.

E’ anche la citta’ dove sono nato, anche se cresciuto non tutti i giorni, ma che ho lasciato per ritornarci da turista. E dispiace vederne come simbolo venduto per strada.

Il 2 giugno è stata la festa della Repubblica. Il 2 giugno del 1946 gli italiani dissero Sì alla Repubblica e mandarono a casa la Monarchia. Sembra ieri ma ancora oggi dobbiamo ricordarci di quella scelta coraggiosa, referendaria, immancabilmente propria e autonoma. Oggi saremmo troppo impegnati a guardare reality, Drive In, Isola dei famosi, Pupe e Nanetti e ballerine; siamo troppo impegnati ad andare al mare quando ci sarebbe da dire la nostra con il voto referendario. Ma perché siamo imbambolati? Perché così ha voluto un altro monarca che si è impossessato della Seconda Repubblica e l’ha fatta propria, immancabilmente falsa televisiva e disonesta come un venditore di tappeti. Come disonesti sono oggi quella parte di italiani che se ne fregano, che tirano a campare, che “tanto ci pensa lui”, che “siccome il monarca è ricco anche io potrei essere come lui pieno di donne”, che “i soldi dimmi te oggi chi se li è fatti in modo onesto”; quella parte di italiani che pensano a “magnare e magnare” tanto “poi prendo il magnesio”, quegli italiani che pensano che la meritocrazia sia avere una raccomandazione, che essere bravi sia leccare un gelato al limone dei potenti e ingoiare l’amaro calice. La nostra Repubblica di oggi l’aveva cantata benissimo un menestrello come Rino Gaetano che proprio la notte tra l’1 e il 2 giugno 1981 fece un po’ tardi con gli amici e poi la sua vita si andò a schiantare, in via Nomentana, contro un camion e contro la malasanità di più ospedali dove non si trovò posto per lui. E senza nemmeno a farlo apposta, lo scherzo del destino volle che lo stesso Rino aveva già cantato ne “La Ballata di Renzo” parole come “…si andò al San Camillo e lì non lo vollero per l’orario, la strada tutta scura s’andò al San Giovanni e li non lo accettarono per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar… con l’alba le prime luci si andò al Policlinico ma lo respinsero perchè mancava il vicecapo, in alto c’era il sole, si disse che Renzo era morto ma neanche al cimitero c’era posto. Quando Renzo morì io ero al bar, al bar con gli amici… bevevo un caffè”. La sua “Aida”, brano che raccontava un’Italia sofferente ma immancabilmente bella, il suo “Nuntereggae più” contro tutti, il suo “Nel letto di Lucia” antesignana delle veline, il suo “Sfiorivano le viole” elogio delle lotte sociali, le sue storie di migranti, di Sud, del pane sudato con la fronte, e delle barche a vela attraccate al porto del Casinò, tutte le sue canzoni devono essere la colonna sonora della nostra Terza Repubblica. Lui il 2 giugno morì per incompetenza altrui: non facciamo morire la nostra Italia giorno dopo giorno per opera di un’incompetente monarca!

p.s. Quell’incompetente e comunicatore televisivo trattasi del Presidente del Consiglio alla data di questo post, citato nei tags.

Oltre 1000 studenti tra i 15 e i 18 anni in Italia la pensano così:

1) Il 34% dei giovani non ha mai sentito parlare (o solo qualche volta) della imposizione del pizzo e ad una verifica successiva si riscontra che solo il 76% di coloro che hanno dichiarato di sapere cosa sia il “pizzo”conferma che si tratta di una estorsione.

2) Per il 31% dei ragazzi la mafia rimane una invenzione se non addirittura un bene.

3) Nel caso in cui si subisse un’ingiustizia, il 48% di coloro che hanno risposto al sondaggio afferma che provvederebbe a vendicarsi direttamente o, peggio, si affretterebbe a chiedere aiuto a qualcuno in grado di spalleggiarli. Solo il 52% si dichiara disponibile a denunciare le malefatte altrui.

4) Il 71% esprime sfiducia nelle istituzioni.

5) Il 41% del campione intervistato ritiene che le forze di polizia siano sbirri e basta se non persino inutili.

6) Per il 64% dei giovani la politica è solo uno spreco di denaro pubblico (44%) o, peggio, non sa come definirla (i non so raggiungono il 20%).

7) Per il 18% degli intervistati Falcone e Borsellino sono degli illusi se non addirittura dei fessi.

8 ) Una percentuale del 26% di intervistati è convinta che la mafia bisogna accettarla o rassegnarsi a conviverci.

9) Il 10% di studenti considera Riina e Provenzano uomini d’onore e il 5% ritiene che si tratti di soggetti perseguitati dalla malasorte.

Da fuori, a capo dell’Italia, ci vedono invece così:

Ne deduciamo: nel primo caso del sondaggio, la nostra fiducia nello Stato non c’è. Ma nel secondo caso, gli stranieri che, imitandoci nel gesticolare come nel video, amplificano il nostro carattere di italiani così creativi e confusionari, non credono d’altra parte nel nostro possibile senso del ribellarsi davanti alla stasi governativa di oggi. SMUOVERE L’ARIA FA BENE come ci racconta quest’audio di 3min sul rimbambimento di quello che crediamo come amore. E’ una delle nostre contraddizioni dunque di italiani? Temere i colpi d’aria e le correnti e non domarle. Carmelo Bene ci aveva visto molto prima sullo specchio che si crea quando si adora un solo Dio mediatico

Che le donne non siano rispettate nella pubblicità lo si puo vedere ANCHE QUI IN QUESTA SLIDESHARE SUI MODELLI DI COMUNICAZIONE.  Che gli eroi non vengano rispettati, succede però dall’Unità d’Italia ad oggi.

Cari Italiani in vetrina, sò che non siete tutti chiacchiere e distintivo. So che non suonate trombe, o esponete gagliardetti e cantate inni. Ma per una volta, provate sentire il gusto di non fate la guerra tra Buoni contro cattivi. Fascisti contro Comunisti. No, la patria è l’unione di tante differenze, delle diversità fra padri e figli. La Patria è di tutti, come ha detto il Presidente della Camera dei Deputati

Qualche scalmanato teppista indifferente mi ha scritto che questo 17 marzo lui non festeggia il 150° dell’Unità d’Italia, perché l’Italia, a suo dire, non si prende cura di lui. Ho risposto di non chiedersi piuttosto se sia lo Stato che debba far qualcosa per lui, ma se lui riesca a fare qualcosa per la Nazione. E’ proprio vero, come qualcuno ha detto, che gli italiani sono sempre gli altri. Ognuno delega a qualcun altro le responsabilità. A chi si pronuncia con questi anarchismi di colore, consiglio loro di leggersi chi si è sacrificato per il pezzo di terra che calpestiamo: QUI lo scrittore laziale Pennacchi sul Secolo d’Italia lo ha descritto molto bene.

Ma la Patria, l’Unità d’Italia non sono nemmeno una parata militare di un solo giorno. Filippo Rossi su Il Futurista lo aveva previsto già qualche giorno prima della celebrazione sulle possibile orgie di retorica patriottarda. E infatti gli uomini di un Pdl ormai morto – con gli ex An in prima fila (in fondo è l’unica cosa che sanno fare) – hanno saputo esporre quelle parate sessuali in pieno stile televisivo, falso, pieno di doppie morali. Filippo Rossi così ha poi scritto: “Il patriottismo pidiellino è una coccarda su un cuore d’acciaio: messa senza passione, giusto per darsi una ripulita. Giusto per nascondere quel che si è veramente, per cercare di far dimenticare agli italiani quel che si è fatto. Dopo aver difeso chi ha messo il paese nell’imbarazzo mondiale, dopo aver trasformato l’Italia in uno zimbello globale, una mano sul petto e quattro strofe imparate a memoria non potranno ripulire la coscienza, non potranno cancellare i peccati passati e futuri. Non si può essere patriottici per un giorno solo. L’amore patrio non è una sveltina”.

Se dunque fatta Italia c’è da fare ancora gli italiani, come dice la famosa frase pronunciata dai padri dell’Unità, la dice lunga un servizio televisivo apparso nella trasmissione televisiva Le Iene sulla recidiva ignoranza di molti politici contemporane riguardo la nostra storia. A loro consigliamo quest’altro link come piccolo ripasso di storia

Noi italiani abbiamo tante stranezze, contraddizioni…è per questo che ho contribuito a porre domande e soluzioni QUI. Ma lo faccio all’indomani, perché i propositi non fanno parte di uno stile da marcia militare con coccarda da mostrare, ma sono concretezze di plebisciti di ogni giorno.

Ci sono alcuni connazionali condannati in carceri estere a lunghe pene detentive per evasione fiscale, per non aver pagato l’Iva, per aver venduto merce contraffatta; è gente incredula che ancora non si capacita di stare in galera per cose che in Italia aveva sempre fatto impunemente, che continua a chiedersi cosa mai significasse la motivazione espressa dal giudice: “Lei ha sottratto alla comunità risorse che servono per curare i malati ed educare i bambini, lei ha danneggiato il lavoro degli operai che producono merce non contraffatta…”.

Sì, viviamo in una nazione che non ha fatto della legalità e del merito il proprio valore. Ma sventoliamolo nel cuore quel respiro positivo che fa sì che un cammino diventi traccia indelebile! Solo chi non si migliora, non sa poi stare in piedi sulla propria terra e, di conseguenza, nemmeno vivere.

Cari italiani, uno specchio che vi consiglio è di vedere lo spettacolo di cui vi anticipo l’intervista in podcast all’attore Fulvio Cauteruccio, cliccando su questo link.

Uno Nessuno e Centomila di Pirandello in scena al Teatro La Pergola di Firenze fino al 20 marzo 2011

Soprattutto perché anche un cagnolino che ha preso parte alla scena teatrale in un ruolo secondario, correva e scodinzolava sul palco quando il pubblico, del Teatro La Pergola di Firenze strapieno, applaudiva e cantava l’Inno di Mameli. Anche quel piccolo animale così fedele, si sentiva libero.

Fulvio Cauteruccio nei panni di Vitangelo Moscarda

Buon compleanno a tutti Voi, e a tutti NOI!

Mi fate schifo! Voi donne che militate nel cosiddetto Popolo delle Libertà. Ed anche voi uomini che servite piatti d’oro, come tanti Pulcinella, per compiacere il padrone anche quando sapete che le pietanze sono insipide. Mi fate schifo perché passato e caduto il “Re”, cambierete opinione. Come l’hanno cambiata quegli italiani che prima della caduta di Mussolini erano tutti fascisti, ma dopo piazzale Loreto nel 1945 gli stessi erano diventati subito tutti antifascisti. Mi fate schifo perché non scendete in strada per prendere l’autobus o fare la spesa per vedere quanto costa un chilo di patate o un litro di latte. Mi fate schifo perché non sapete cosa significa per un ventenne fare il venditore porta a porta che inganna gli anziani offrendo loro, per conto di un’azienda truffaldina, contratti di fornitura ingannevoli, solo in cambio di uno stipendio di pochi spiccioli. Mi fate schifo perché non sapete  cosa vuol dire per un laureato lavorare in un call center per 500 euro al mese. Voi donne che non meritate nessun gesto di cavalleria, perché i vostri uomini le donne le odiano: pagandole. Attenzione, non vi giudico, i vostri uomini sono liberi dei loro sollazzi sessuali, ne hanno pur diritto. Ma ciò che più mi disgusta è che una di voi disse in una campagna elettorale che il premier Silvio Berlusconi era solo un venditore televisivo e che preferiva le donne solo in posizione orizzontale (quando la sciantosa che lo disse si era presentata contro alle elezioni). Ma ora quella donna non è più quella paladina contro il mercimonio di Stato: è la sottoposta del Premier nonché fan più spietata. Mi fa schifo, fimmine del PdL, anche il vostro silenzio davanti alle parole di una scrittrice come Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello con il suo romanzo Accabadora, sulla discriminazione: «…se dico qualcosa di scomodo esistono meccanismi di delegittimazione appositamente applicabili al mio essere donna, sono isterica, invidiosa, con una scarsa vita sessuale, tutte apostrofi che mai verrebbero usate per un maschio». Voi, donne di questo PdL, siete serve di quel maschio che non chiamerete invece “segaiolo” perché incompetente, ma sarete lì pronte a riscuotere lauti compensi per starvene zitte e buone. La verità è che ancora oggi una donna viene candidata in politica solo se brava, ma se bisogna candidare un uomo non ci si chiede mai se quell’ uomo sia incompetente prima di essere eletto. Non valete un soldo perché siete  ripagate con una sola moneta: lo scambio sessuale. Michela Marzano, scrittrice del libro “Sii bella e stai zitta” trasferitasi in Francia, anche lei si chiede: «Perché le donne continuano a cedere alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Perché tante donne vengono giudicate “fallite” o “incomplete” quando non hanno figli? Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? ».  Caterina Soffici dal blog de Il Fatto tuona senza mezzi termini: «C’è una manciata di ragazze fin troppo strapagate, impegnate a maneggiare bigliettoni da 500 euro e costumi da infermiera, calze autoreggenti, borse firmate, occhiali di marca, brillantini, gioielli, collanine, ciondoli d’oro… E ci ridono pure sopra. Sono una minoranza ma purtroppo la più visibile. Non sono “povere ragazze”. Sono semplicemente la feccia della società, gente per cui non si può provare pietà ma solo rabbia e ribrezzo, con le loro storie da orfanelle e infanzie difficili. Sapete quante donne disoccupate  non si prostituiscono e non si vendono e fanno fatica a trovare i soldi non diciamo per il mutuo o per sposarsi o per fare un figlio, ma semplicemente per arrivare a fine mese e pagare le bollette? Eppure un pugno di “zoccole” fa scomparire le donne vere di questo paese. E, soprattutto se le si guarda dall’estero, sembra l’Italia sia solo quel “gran puttanaio” di cui parlano le intercettazioni». Siamo diventati, io mi chiedo, un Paese in cui le ragazze povere si sentono incoraggiate a vendersi? Ma per tornare a “puntarvi il dito”, a quel gran “bordello” dovreste pensarci voi, donne e “uomini del Fare” (in questo link l’indignazione verso la doppia morale di alcuni e dei loro voltafaccia). Mi fanno schifo anche quei giovani “morti” che ridono quando, come soluzione per la disoccupazione, dal Presidente del Consiglio viene suggerita quella di “sposare un miliardario”. Mi fate schifo, uomini e donne tutti di un PdL morto! Morto in quanto sentimento di popolo che non rispetta nessuna libertà di giudizio. Mi fate schifo proprio perché quella libertà negata ora non la difendete, ma sono sicuro che a banderuola caduta direte “ve lo avevo detto” e darete ragione ai vostri ex avversari. Ve ne darete addirittura la paternità di quell’opinione che non avete mai avuto. Diceva Einstein che “il mondo è un posto pericoloso, non a causa di chi compie azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

L’ITALIA CHIAMO’ – Radio Show U.S.A. chiama Italia

Programma di musica jazz e italiana contemporanea, risate e personaggi di un'Italia in fuga

Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Il mio palco “under the Boston sun”

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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FILOTTETE MANFREDI, acronimo di Emanuele Capoano. Blogger e attore teatrale. E' stato corrispondente per giornali online LoSchermo.it, Il Futurista e altri magazine.
Calabrese, ma ha vissuto per anni a Firenze proiettando al cinema come nel film di Tornatore, calcando teatri, lavorando nelle promozioni pubblicitarie e anche parlando in radio come giornalista free lance: coltivando però la sua dote preferita, quella della curiosità. Qui a Boston insegna italiano, cerca di fare il traduttore,la guida turistica (ha curato inoltre un podcast di guide su Boston per il Bostoniano.info ) e intanto fa il performer di Commedia dell'Arte e il conduttore radiofonico de L'Italia Chiamo'. Dopo tutto questo non ha molto tempo per scrivere il suo primo libro.

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