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La vicenda della nave della Costa crociere schiantatasi sull’sola del Giglio diventata la tragica metafora di un paese in cui le regole sono sempre relative, e in cui chiunque si arroga il diritto all’eccezione, in cui i responsabili non si prendono nessuna responsabilità, in cui i ruoli di comando diventano occasione di potere, continua a rivivere sotto le spoglie dell’amore per le donne nel film GIANNI E LE DONNE – THE SALT OF LIFE di G.DiGregorio.

Guarda dal 3′ minuto in poi

La vicenda della nave (e del suo comandante) è diventata tragica declinazione di gran parte dei mali d’Italia, di gran parte di quei mali che hanno portato l’Italia a un punto di (quasi) non ritorno.
Sono quei gesti inutili, fatti solo di “bella figura” e dettati da quella superficialità, che possono portare un paese, e una nave, verso la catastrofe. È una forma pericolosissima di narcisismo e autocompiacimento che può portare a pensare di poter andare oltre il consentito, oltre il buonsenso solo per il fatto di ricoprire un ruolo di comando. Un conto invece è quando si parla di donne.
È una forma di totale “disprezzo delle regole” che purtroppo è molto più generalizzata di quanto, noi italiani, vogliamo far intendere. I limiti riguardano sempre qualcun altro, la norma è solo per i fessi. Quante volte spacciamo il nostro sciatto anarchismo per estro fantasioso. Per azzardo vitalista. Il Belpaese è ancora quello dove per qualsiasi primo impiego ti fanno test attitudinali. Fessi come pochi, spesso banali e fuorvianti, ma si fanno. Ma un test attitudinale ai certi comandanti non lo hanno fatto.
“Vada a bordo, cazzo” andava detto a tutta la filiera di gestione del personale della Costa Crociera, ma andrebbe detto pure a molti di quegli italiani che giocano a fare i “giusti” con lo “sbagliato” Schettino. A quelli che venderebbero la nonna pur di fare la smargiassata, a Roma li chiamano sboroni.
Andrebbe detto a quelli che proprio come Schettino hanno fatto carriera basandosi sulla faccia tosta, sulla spavalderia, e adesso hanno dimenticato e si reputano i figli della meritocrazia. A tutti quei dirigenti (troppi ne conosciamo) che non prendono mai una decisione una se non quella di non prenderne, che vivono parandosi il didietro, e che contestualmente fan fallire aziende e schiantano ministeri. A tutti quelli che tirano la pietra … e nascondono la mano. A quelli per i quali l’illegalità è una gran figata (come il sindaco dell’isola), ma solo fino a quando non ci scappa il morto. A quelli che per anni hanno accettato, voluto e votato una classe dirigente forgiata sull’infingardaggine e il menefreghismo … e adesso si indignano per l’infingardaggine ed il menefreghismo (presunti) di Schettino. Agli italiani che sono rapidissimi nel giudizio inappellabile, per poi andare in trattoria parcheggiando in divieto.
E poi di fronte ai tragici effetti dei nostri errori scappiamo, facciamo finta di niente, come se la colpa fosse sempre di qualcun altro, di chi “non ha inserito quello scoglio sulle mappe di navigazione”. Scendiamo a terra come se nulla fosse, lasciando la nave a qualche “eroe per caso”. Ecco come va in onda l’arte della scusa anche di fronte all’evidenza. Diciamo bugie, a noi stessi e al mondo. Purtroppo è l’Italia delle compagnie di navigazione e dei sindaci che, naturalmente, non ne sapevano nulla. L’Italia, insomma, che sbatte i mostri in prima pagina e archivia così etica e morale. L’Italia di tutti i giorni.

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E per allertare gli investimenti dall’estero, facendo risultare l’Italia dai metatags sulle ricerche su internet anche in inglese, mi sembra giusto scrivere parole simili (anche con traduzione diversa) per gli stranieri:

The image of Italy, already dragging in the mud, has been pulled down even further by the Costa Concordia shipwreck and by Costa Allegra. This image continues to live in disguise in the movie by Gianni Di Gregorio named The Salt of Life about women and an old man.

What emerged from that tragedy was a gaping need to fill: the inability to choose the best of Italians workers to put in positions of responsibility, the failure of their –our- system to choose and advance the best that go on to become leaders. This is not to rage against Commander Francesco Schettino, a man whose levity has assumed the dimensions of a mountain, but whoever takes on the responsibility of four thousand lives at sea assumes the role of intermediary between those four thousand people, the crew and God.

That person should be chosen precisely because he doesn’t lie like a child who has been caught out and he doesn’t give in immediately to panic or fear at the moment in which he must coordinate the abandonment of the ship, and this applies also to the officials under his command.

What foreigners find disturbing about us is Italian ‘simpatico’ unreliability and approximation in words and substance, especially when in a non-mortal situation when we tend to seek pardon with a smile. Why did the ship sail so close to Giglio and into its shallow waters? Because her captain, Mr Schettino, wished to please an old chief steward  whose family lives on the island. He proposed an inchino (a sail-past, literally a “bow” or “curtsey”): the huge cruiser – carrying more than 4,000 passengers and crew – would show up and show off with lights glittering and sirens sounding. Once again, an Italian fell into the trap of “la bella figura” – this time, with tragic consequences. La bella figura, the beautiful figure: only in Italian does there exist an expression like this. It means making “a good impression”, in an aesthetic sense. Too often, both in public and private, we confuse what is beautiful with what is good; aesthetic appreciation sweeps ethics aside. Leo Longanesi – a perceptive Italian columnist, our H.L. Mencken – once wrote: “Gli italiani preferiscono l’inaugurazione alla manutenzione”- Italians prefer openings to maintenance. There is a lot of truth in this. It’s not a verdict, but a warning.  Cowardice was a theme in many great films of Italy’s neorealist tradition. Also in economy: It’s also the fact, for example, that one English ebayer trader declared they would not sell anymore to Italy because “for every ten packages sent seven went missing”. It’s the fact that effective merit is an optional in career advancement, which is more influenced by external or foreign factors that have nothing to do with skill. Many things put together, large and small, make up the character of a people.
Italy won’t change from one day to the next because of a shipwreck, but we can stop for a moment and begin to put substance in our words, in all sectors. This is perhaps the first step necessary to give credibility back to Italy.

Il 2 giugno è stata la festa della Repubblica. Il 2 giugno del 1946 gli italiani dissero Sì alla Repubblica e mandarono a casa la Monarchia. Sembra ieri ma ancora oggi dobbiamo ricordarci di quella scelta coraggiosa, referendaria, immancabilmente propria e autonoma. Oggi saremmo troppo impegnati a guardare reality, Drive In, Isola dei famosi, Pupe e Nanetti e ballerine; siamo troppo impegnati ad andare al mare quando ci sarebbe da dire la nostra con il voto referendario. Ma perché siamo imbambolati? Perché così ha voluto un altro monarca che si è impossessato della Seconda Repubblica e l’ha fatta propria, immancabilmente falsa televisiva e disonesta come un venditore di tappeti. Come disonesti sono oggi quella parte di italiani che se ne fregano, che tirano a campare, che “tanto ci pensa lui”, che “siccome il monarca è ricco anche io potrei essere come lui pieno di donne”, che “i soldi dimmi te oggi chi se li è fatti in modo onesto”; quella parte di italiani che pensano a “magnare e magnare” tanto “poi prendo il magnesio”, quegli italiani che pensano che la meritocrazia sia avere una raccomandazione, che essere bravi sia leccare un gelato al limone dei potenti e ingoiare l’amaro calice. La nostra Repubblica di oggi l’aveva cantata benissimo un menestrello come Rino Gaetano che proprio la notte tra l’1 e il 2 giugno 1981 fece un po’ tardi con gli amici e poi la sua vita si andò a schiantare, in via Nomentana, contro un camion e contro la malasanità di più ospedali dove non si trovò posto per lui. E senza nemmeno a farlo apposta, lo scherzo del destino volle che lo stesso Rino aveva già cantato ne “La Ballata di Renzo” parole come “…si andò al San Camillo e lì non lo vollero per l’orario, la strada tutta scura s’andò al San Giovanni e li non lo accettarono per lo sciopero. Quando Renzo morì io ero al bar… con l’alba le prime luci si andò al Policlinico ma lo respinsero perchè mancava il vicecapo, in alto c’era il sole, si disse che Renzo era morto ma neanche al cimitero c’era posto. Quando Renzo morì io ero al bar, al bar con gli amici… bevevo un caffè”. La sua “Aida”, brano che raccontava un’Italia sofferente ma immancabilmente bella, il suo “Nuntereggae più” contro tutti, il suo “Nel letto di Lucia” antesignana delle veline, il suo “Sfiorivano le viole” elogio delle lotte sociali, le sue storie di migranti, di Sud, del pane sudato con la fronte, e delle barche a vela attraccate al porto del Casinò, tutte le sue canzoni devono essere la colonna sonora della nostra Terza Repubblica. Lui il 2 giugno morì per incompetenza altrui: non facciamo morire la nostra Italia giorno dopo giorno per opera di un’incompetente monarca!

p.s. Quell’incompetente e comunicatore televisivo trattasi del Presidente del Consiglio alla data di questo post, citato nei tags.

Pisapia non è un ladro, ma forse Mediolanum evade le tasse. Interessa? | Libertiamo.it.

 

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA A FULVIO CAUTERUCCIO: QUELLO CHE NON CI HANNO DETTO SULL’UNITA’ D’ITALIA.

Undici minuti di intervista possono sintetizzare tomi di libri di storia sull’Unità d’Italia? Parlare con l’attore Fulvio Cauteruccio ti dà questa sensazione, è un vulcano di rimandi storici, un susseguirsi di scoperte che farebbero gola a Wikileaks. Sì perché gli sbagli e le letture che ci hanno sempre propinato a scuola sono frutto di prese ideologiche e politiche: nello spettacolo “Terroni d’Italia”, Fulvio Cauteruccio ci racconta invece come sono andate veramente le cose, in pratica una fanfara all’incontrario; non una sfilata pomposa di tricolori e magari grottescamente esposta come trofeo ma un lavoro critico su chi ha veramente costruito lo stare insieme degli italiani, un Unità fatta anche con un certo tipo di federalismo e a un certo prezzo. Che il Sud sia povero lo è grazie ai saccheggi di 150 anni. Come Cauteruccio è riuscito a raccontarcelo? Levando la maschera dei luoghi comuni sul palco del Teatro Studio, piccola grande avanguardia della provincia italiana. Il teatro una volta con i “cunti” ti faceva capire le storie, le cose vere. Oggi si preferisce la Tv dei “reality show”. Per questo l’attore calabro-toscano ha pensato di narrare al pubblico la storia di un pensionato delle Poste che sognava di fare l’attore di arte drammatica. E poi…è andata a finire come ci ha raccontato nell’intervista.

Fulvio Cauteruccio

 

Cari Italiani in vetrina, sò che non siete tutti chiacchiere e distintivo. So che non suonate trombe, o esponete gagliardetti e cantate inni. Ma per una volta, provate sentire il gusto di non fate la guerra tra Buoni contro cattivi. Fascisti contro Comunisti. No, la patria è l’unione di tante differenze, delle diversità fra padri e figli. La Patria è di tutti, come ha detto il Presidente della Camera dei Deputati

Qualche scalmanato teppista indifferente mi ha scritto che questo 17 marzo lui non festeggia il 150° dell’Unità d’Italia, perché l’Italia, a suo dire, non si prende cura di lui. Ho risposto di non chiedersi piuttosto se sia lo Stato che debba far qualcosa per lui, ma se lui riesca a fare qualcosa per la Nazione. E’ proprio vero, come qualcuno ha detto, che gli italiani sono sempre gli altri. Ognuno delega a qualcun altro le responsabilità. A chi si pronuncia con questi anarchismi di colore, consiglio loro di leggersi chi si è sacrificato per il pezzo di terra che calpestiamo: QUI lo scrittore laziale Pennacchi sul Secolo d’Italia lo ha descritto molto bene.

Ma la Patria, l’Unità d’Italia non sono nemmeno una parata militare di un solo giorno. Filippo Rossi su Il Futurista lo aveva previsto già qualche giorno prima della celebrazione sulle possibile orgie di retorica patriottarda. E infatti gli uomini di un Pdl ormai morto – con gli ex An in prima fila (in fondo è l’unica cosa che sanno fare) – hanno saputo esporre quelle parate sessuali in pieno stile televisivo, falso, pieno di doppie morali. Filippo Rossi così ha poi scritto: “Il patriottismo pidiellino è una coccarda su un cuore d’acciaio: messa senza passione, giusto per darsi una ripulita. Giusto per nascondere quel che si è veramente, per cercare di far dimenticare agli italiani quel che si è fatto. Dopo aver difeso chi ha messo il paese nell’imbarazzo mondiale, dopo aver trasformato l’Italia in uno zimbello globale, una mano sul petto e quattro strofe imparate a memoria non potranno ripulire la coscienza, non potranno cancellare i peccati passati e futuri. Non si può essere patriottici per un giorno solo. L’amore patrio non è una sveltina”.

Se dunque fatta Italia c’è da fare ancora gli italiani, come dice la famosa frase pronunciata dai padri dell’Unità, la dice lunga un servizio televisivo apparso nella trasmissione televisiva Le Iene sulla recidiva ignoranza di molti politici contemporane riguardo la nostra storia. A loro consigliamo quest’altro link come piccolo ripasso di storia

Noi italiani abbiamo tante stranezze, contraddizioni…è per questo che ho contribuito a porre domande e soluzioni QUI. Ma lo faccio all’indomani, perché i propositi non fanno parte di uno stile da marcia militare con coccarda da mostrare, ma sono concretezze di plebisciti di ogni giorno.

Ci sono alcuni connazionali condannati in carceri estere a lunghe pene detentive per evasione fiscale, per non aver pagato l’Iva, per aver venduto merce contraffatta; è gente incredula che ancora non si capacita di stare in galera per cose che in Italia aveva sempre fatto impunemente, che continua a chiedersi cosa mai significasse la motivazione espressa dal giudice: “Lei ha sottratto alla comunità risorse che servono per curare i malati ed educare i bambini, lei ha danneggiato il lavoro degli operai che producono merce non contraffatta…”.

Sì, viviamo in una nazione che non ha fatto della legalità e del merito il proprio valore. Ma sventoliamolo nel cuore quel respiro positivo che fa sì che un cammino diventi traccia indelebile! Solo chi non si migliora, non sa poi stare in piedi sulla propria terra e, di conseguenza, nemmeno vivere.

Cari italiani, uno specchio che vi consiglio è di vedere lo spettacolo di cui vi anticipo l’intervista in podcast all’attore Fulvio Cauteruccio, cliccando su questo link.

Uno Nessuno e Centomila di Pirandello in scena al Teatro La Pergola di Firenze fino al 20 marzo 2011

Soprattutto perché anche un cagnolino che ha preso parte alla scena teatrale in un ruolo secondario, correva e scodinzolava sul palco quando il pubblico, del Teatro La Pergola di Firenze strapieno, applaudiva e cantava l’Inno di Mameli. Anche quel piccolo animale così fedele, si sentiva libero.

Fulvio Cauteruccio nei panni di Vitangelo Moscarda

Buon compleanno a tutti Voi, e a tutti NOI!

Perché gli italiani non si indignano? “Perché i troppi scandali hanno indurito la nostra scorza e l’immoralità è al potere”, secondo lo scrittore opinionista Marcello Veneziani in un articolo su una rivista femminile. Per lui gli italiani distinguono tra ciò che attiene alla morale privata e ciò che riguarda la politica pubblica. Ma è una doppia bugia, perché Clinton cadde perché aveva avuto rapporti sessuali con una stagista: negli Stati Uniti non è solito costume l’orgiastica serata usata come merce di scambio con i potenti. E pensare il notista politico Veneziani, che da grande vuole fare il politologo, la pensava però diversamente durante i periodi del divorzio di Silvio Berlusconi da sua moglie; si trovò in disaccordo (ma con tiepido rimprovero per non disturbare il manovratore) sul potere che il premier dava alle donne stupide e coquotte: «Rende plateale e seriale quel che altri fanno di nascosto, magari con più morbosità e meno giocosità. Più che delegittimare e mortificare le donne, lui le santifica ma quelle sbagliate. Dà cioè troppa importanza a quelle che hanno un bell’aspetto, le mette al centro del suo sistema di potere prima come svago e ricreazione ma poi dà un ruolo eccessivo credendo che la vivacità e la loquacità siano virtù in carriera politica. Non solo alle ragazze che hanno fatto spettacolo ma anche alle mignotte trattate come regine». Altri esempi di bandiere ipocrite? Ignazio La Russa, ministro della Difesa, quando diede un timido assenso alla legge sulla nuova cittadinanza, ora invece il voto agli immigrati secondo lui non fa parte del pantheon delle idee di Destra. Ecco un altro che cambia idea a suo tornaconto. In paesi stranieri, politici cornificati dalla moglie si dimettono. Da noi l’eccesso dall’altro lato invece detta la regola. Qualcuno ha detto che il popolo delle monetine da tirare ai politici è scomparso, sostituito dal popolo dell’Auditel. E chi sta davanti la TV ci crede, come quando tutti quanto vedemmo un politico pronunciare ad un congresso politico queste parole: “Non tutti gli italiani sono comprabili. Chi si fa comprare è merce. Io sento libero….Il PdL è un grande fallimento politico…” . Due giorni dopo che questo innominabile prostituto aveva pronunciato queste parole, era a Palazzo Grazioli dal Cavaliere Berlusconi.

LE MIE DIECI PROPOSTE

Da valutare dopo la mia sottoscrizione a questo Manifesto di Ottobre

1)Abbassamento del quorum per il referendum e innalzamento delle firme per promuoverlo.

E’ noto – lo predica la Costituzione (art. 75) – che per passare l’effetto abrogativo, il referendum che lo propone deve raggiungere il quorum del 50% + 1 dei voti. Perciò se questo criterio non viene rispettato, benché i voti (validamente) espressi rappresentino la maggioranza dei voti complessivamente espressi, il referendum non è valido.

E’ L’ORA di procedere all’abrogazione del quorum minimo per la validità del referendum. In altre parole, se una simile proposta dovesse passare, una legge potrebbe venir abrogata anche se a votare al referendum siano solo in mille, a patto che la maggioranza di questi mille dica sì all’abrogazione. Così, il senso civico dei cittadini si andrebbe a svegliare, vista la scarsa partecipazione ai referendum, di cui molti oggi si lamentano. Se andiamo a scoprire chi era d’accordo, prima che si dica che è una proposta demagogica, scopriamo tre nomi della maggioranza come La Russa, Capezzone e Maroni. Secondo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo il flop dell’ultimo referendum del giugno 2009 sul quesito della legge elettorale, il quorum per il referendum avrebbe dovuto ridursi al 35%, ma aumentato di molto il numero delle firme per promuoverlo, così da evitare strumentalizzazioni di fazioni politiche avverse. Sull’innalzamento delle firme da raccogliere era d’accordo anche il Ministro degli Interni Maroni, che avrebbe presentato una proposta di legge, e il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, convinto della necessità di superare, però, «il meccanismo del quorum, e, come accade in America o in Svizzera, lasciare la decisione ai cittadini che di volta in volta scelgono di andare a votare».

 

2) Privatizzare solo due canali RAI, aumentare il campione dell’audience, Raiuno senza pubblicità

E’ L’ORA di alzare il campione d’ascolto, renderlo numericamente più grande, determinarlo anche in base a criteri più veritieri. Non ci fidiamo della mancanza di controllo sulle società pubblicitarie stesse che a loro volta determinano le famiglie scelte come campione dell’auditel.

E’ L’ORA di un telegiornale a testa per la maggioranza e l’opposizione: è inutile tenere 3 canali pubblici quando si potrebbe semiprivatizzare e rendere il terzo telegiornale pubblico e imparziale (utopia?). Raidue al governo, con la programmazione che di solito era del primo canale; Raitre all’opposizione, con la programmazione che di solito era caratteristica del secondo canale. Così da fare di Raiuno un solo canale senza pubblicità, con un canone di soli 40 euro e con Tg regionali e sola cultura pubblica. E’ inutile far pagare un canone ingiusto (dicesi tassa sull’uso del televisore) quando lo si potrebbe inserire in una tantum di 3 euro al mese in una bolletta, ma con la possibilità di noi spettatori di reagire a quello che non ci piace, con l’introduzione dell’indice di gradimento (un’indice anche qui molto alto e rappresentativo); è inutile quindi far pagare un canone quando molti ormai pagano un abbonamento internet che prevede di guardare sui siti della RAI gran parte, se non proprio tutto, i programmi in onda (tranne all’estero, purtroppo.) Per saperne di più, ho fatto convergere l’opinioni di giornalisti anche in questo link del blog http://spremiacume.wordpress.com/2010/01/16/lettera-a-politici-e-giornalisti/

 

3) Creare spot educativi per la meritocrazia e per un servizio clienti migliore delle aziende

Lo stile di vita italiano può affascinare i turisti ma l’uso di Internet è tra i più bassi in Europa come i salari, gli investimenti esteri e la crescita mentre pensioni, debito pubblico ed il costo dell’apparato statale sono tra i più alti. Senza contare il bassissimo senso di appartenenza dell’italiano al suo paese. Prova ne ha questo articolo che parla di fuga all’estero http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2024136,00.html Che in Italia non ci sia meritocrazia lo sanno anche i bambini, oltre al New York Times http://www.nytimes.com/2007/12/13/world/europe/13italy.html?_r=1&oref=slogin&pagewanted=all

Un servizio clienti medio italiano è quello dove si risponde male al cliente, gli si rende la vita complicata, non approfitta delle opportunità, gli si mettono in mente pensieri negativi dell’azienda.

Se c’è bisogno di fare ancora gli italiani, anelando alla perfezione dopo 150 anni, E’ L’ORA di provare a far cambiar loro mentalità aziendale: una delle prime soluzioni può essere quella di agire con una campagna educativa, via radio, tv, cartacea, su manifesti, per invogliare l’italiano a fare qualcosa per l’Italia, senza aspettarsi che sia lo Stato a fare qualcosa per lui. Prova di questo mancato savoir-fare nel marketing è la lentezza della comunicazione, l’approssimazione, la disorganizzazione delle aziende (anche le più piccole come la ferramenta sotto casa), gli scioperi, e appunto il servizio clienti. La seconda delle soluzioni, potrebbe essere quella di vietare l’uso del “coperto” nei ristoranti, creando un patto sindacale con gli esercenti, regolarizzando le mance per chi realmente fa un lavoro migliore rispetto poi a chi si siede sugli allori. La terza, ma non la meno importante, delle soluzioni potrebbe essere anche quella di creare un accesso universitario molto più selettivo in base agli studi di scuola superiore: in questo senso le scuole di secondo grado si sentirebbero in gara per garantire un curriculum di tutto rispetto al futuro studente universitario.

 

4) Temi etici

E’ L’ORA della revisione del concordato Stato-Chiesa, con l’introduzione nelle scuole della materia STORIA DELLE RELIGIONI, insegnata da laici e non da cattolici. No all’insegnamento dell’Islam ma nemmeno a quello dei preti cattolici.

 

5) Adozioni

E’ L’ORA di snellire le pratiche d’adozione e cambiare la legge sulle adozioni internazionali: è assurdo e solo “italiano” il fatto che ci vogliano molti anni prima che una coppia possa adottare, quando ormai i coniugi sono magari non più giovani. E’ L’ORA di aiutare i tanti bambini orfani che rimangono nei centri di accoglienza per tanto tempo, vivendo un’infanzia priva dell’amore materno e paterno: permettiamo che anche una coppia di fratelli o due sorelle possano adottare, fermo restando che il bambino possa avere la figura maschile e femminile sin dalla tenera età in linea con i dettami della Costituzione sulla famiglia naturale.

 

6) Scuola e senso civile dell’educazione

Citando un passo del libro di Fini contro il paternalismo di una società protezionista.
“…una volta non sarebbe mai accaduto che un padre aggredisse il preside, per aver sospeso dalla scuola il figlio autore di atti di bullismo e teppismo, o che gli insegnanti subissero intimidazioni da genitori iperprotettivi pronti a soccorrere il figliolo per l’ingiusta punizione a seguito di un grave atto di indisciplina o per la bocciatura a causa di uno scadente rendimento scolastico.” Oggi invece ci sono molti ventenni e trentenni mantenuti da stipendi del padre o della madre. Ecco, si potrebbe dire che lo sviluppo italiano nel dopoguerra si era creato con il fare, ora invece è  col crogiolarsi davanti alla televisione che vengono a crearsi status sballati.
E’ L’ORA di risolvere e far praticare il SENSO CIVICO. Qui, nel link successivo, troviamo le proposte che ne hanno dati gli internauti, da un amo/stimolo che ho appunto buttato nella rete per far convergere soluzioni.
http://spremiacume.wordpress.com/2009/09/20/schiaffi-ai-figli-ci-vuole-un-referendum-come-sara-andato-a-finire/

 

7) Burocrazia

E’ L’ORA di abolire la casta dei Notai nella stipula degli atti previsti dal Codice Civile. (Tanto sono pochi per poter spostare il voto)

 

8 ) Ambiente

La Germania sfrutta l’energia solare più di noi. Eppure il sole lo vede molto meno rispetto ai mesi che il Belpaese è coperto dal calore solare. E’ L’ORA del potenziamento dell’energia solare come quella eolica. Non solo per gli edifici pubblici ma anche con finanziamenti per l’edilizia privata.

 

9) Giovani e le potenzialità del diritto del web

E’ L’ORA di più wireless e wimax nelle piazze per la crescita di un’economia ancora così paurosa di un’opportunità come il web.
Sopratutto per quanto la rete è utile per il servizio clienti di un’azienda. Qui l’articolo sul Secolo http://www.scribd.com/doc/39058408/Non-e-un-paese-per-Internet#source:facebook
Qui la proposta da FareFuturo e che faccio mia http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8896&Cat=1&I=..%2Fimmagini%2FFoto+U-Z%2Fwififan_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Focus&Codi_Cate_Arti=41

 

10) Arte e cultura

L’Italia possiede gran parte del patrimonio mondiale di beni culturali: in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, E’ L’ORA di informare nelle scuole e nelle famiglie l’importanza dei beni architettonici nascosti e facilitarne la loro raggiungibilità con strumenti di viabilità più efficaci.

EMANUELE CAPOANO

Attore teatrale, scrittore web

 

Per rinverdire polemiche o forse meglio non dimenticare le stupidaggini di certi politici che alimentano campagne di comunicazione sballate, vedi alla voce tutti contro Saviano o i film come La Piovra con Michele Placido, che a loro dire avrebbero sporcato l’immagine dell’Italia all’estero (ahimé)… a nessuno però ho mai sentito fare una riflessione basata su chi vive il Sud ogni giorno. Sono sempre stato dell’opinione che i film sulla mafia non hanno fatto altro addirittura che elogiarla e cantarne le gloria. Persino IL PADRINO o anche un film di denuncia come I CENTO PASSI. Si, siamo coraggiosi a dirlo. Oddio, hanno aiutato alla coscienza dello spettatore per farlo arrabbiare e farlo svegliare, creargli una coscienza sociale. Sì.  Ma chi vive il Sud però sa che i loro racconti sussurrati aiuterebbero a scoprire attori, che sul set avevano recitato ruoli di mafiosi ma nella vita erano addirittura “padrini” di battesimo: celebrati come eroi a fumetti dalla stessa Criminalità Organizzata.  Anche lo scrittore Roberto Saviano lo ha ricordato: bisogna descrivere questa gente non come delle persone dedite alla bella vita con ragazze facili e champagne, tutt’altro… bensì ad una vita misera e braccata. Che è la realtà della loro quotidianità. Già in TANO DA MORIRE il musical sulla mafia, i camorristi erano raffigurati come sospetti effeminati (accusa ben più pesante per loro) mammoni, e ridotti a fare giochi stupidi da party anni70.

1° questione. La bilancia tra morale e politica. […]Da un po’ di tempo abbiamo importato dagli Stati Uniti la consuetudine di mescolare il pubblico con il privato, la politica con quel che ciascuno fa a casa propria o in un motel. Una svolta puritana in una paese cattolico, il quale aveva sempre tenuto distinti i due piani: i vizi privati e le pubbliche virtù. Una sorta di “santa” ipocrisia aveva garantito una non belligeranza fra i politici: io non metto il naso fra le tue lenzuola, tu non lo metti fra le mie. E poi, mentre il puritanesimo protestante esige una continua lotta per non cadere in tentazione, il cattolicesimo è temperato dal sacramento della confessione. Da quando anche la politica italiana ha cominciato a violare il sacro recinto della privacy, e a non perdonare più scappatelle di questo tipo, pare di assistere a uno strano fenomeno. I politici di centro destra, che organizzano i Family Day e appoggiano la chiesa in tutte le questioni che riguardano l’etica matrimoniale e sessuale, rivendicano il diritto al silenzio sulle proprie questioni private. Quelli di centrosinistra –che dopo essersi battuti per il divorzio e l’aborto, si battono per i diritti dei gay e la fecondazione assistita- sembrano invece inflessibili sui comportamenti privati dei loro rappresentanti.[…] Fa effetto vedere che mentre la quasi totalità dei leader del centrodestra è divorziata e risposata, la quasi totalità dei leader del centrosinistra vive matrimoni tradizionali. Forse non è un film del tutto nuovo. Già nel vecchio Pci la love story fra Togliatti e la Jotti venne pudicamente nascosta e Pasolini fu espulso per omosessualità. Mentre Almirante conduceva, da divorziato, una battaglia contro il divorzio.[…] Stranezza appunto italiana. Chissà come la vivono gli elettori cattolici, che su questioni che il Papa ha definito “non negoziabili” si trovano costretti a scegliere tra chi predica bene e razzola male, e tra chi predica male e razzola, se non bene, un po’ meglio! (Michele Brambilla su LaStampa)

2° questione.  La meritocrazia. Questo è il paese in cui un ex Presidente del Consiglio si è vantato di aver indotto i suoi compagni di corso in un college americano a copiare; e in cui un ex Presidente della Confindustria si è vantato di essere stato il più abile a copiare di tutta la scuola. Di che stupirsi quindi che in vari test o esami per diventare avvocato o quant’altro, in Italia si manifesta un diffuso fenomeno di copiatura? Questa prassi, che è considerata negli Stati Uniti immorale e vergognosa al puri del furto con scasso, da noi è considerata per lo più normale. Chi non la mette in atto è un fesso e l’insegnante che la reprime è un fanatico repressivo.

3° questione. Stiamo diventando troppo protezionisti? Si sprecano le lamentele di giovani professori precari riguardo a genitori protettivi che non puniscono i figli: nelle scuole italiane stanno cambiando le generazioni. Già avevamo parlato degli schiaffi in questo link. Ma se un professore oggi minaccia all’alunno discolo di chiamare i genitori, l’allievo non si scompone, anzi fa una controminaccia di parolacce. Perché?

Amanda Knox e Raffaele Sollecito negli Stati Uniti sarebbero stati assolti. Ne sono stati commessi di errori, anche mandando a morte degli innocenti! E lì la pena di morte non è nemmeno sintomo di morbidezza. La Corte Suprema, oltretutto, ha ribadito che possono essere giustiziati anche assassini che non ci stanno del tutto con la testa, o persone che erano minorenni quando commisero l’omicidio. Da noi, invece, una Corte d’Assise giudica colpevoli d’assassinio due persone, ma concede le attenuanti generiche, in modo da non dovere condannare all’ergastolo. Gli italiani forse sono i troppo buoni? In realtà la logica statunitense non è spietata, bensì semplicemente logica, con forti radici morali e religiose: tu, individuo responsabile e padrone di te stesso, tu, uomo libero, potevi scegliere, ed hai scelto di fare del male, quindi tu, colpevole davanti alla collettività, devi pagare, in ragione del male compiuto. Se hai tolto la vita, perderai la vita. Il punto però non è la pena, ma come si arriva a comminarla.

E qui le cose si capovolgono, perché siamo noi ad essere i cattivi, per approssimazione. L’individuo responsabile deve pagare, ma lo Stato americano prima di condannare deve essere certo della colpevolezza. Al di là di ogni ragionevole dubbio. Tale certezza è data dal giudizio indipendente della giuria, e dal rispetto scrupoloso delle regole e delle garanzie, assicurato da un giudice professionale (il “vostro onore”).

Ricordate O.J.Simpson? Il ricco e nero giocatore di football americano era accusato di avere ammazzato la moglie, bella e bianca. Una prova, forse decisiva, consisteva in un guanto, che si suppone fosse stato utilizzato per l’omicidio. Si suppone soltanto, perché il poliziotto che lo raccolse lo fece in modo irregolare, facendo venire meno la genuinità della prova e spingendo il presidente a considerarla non utilizzabile, talché impose alla giuria di non tenerne conto. Simpson fu assolto. In Italia lo avrebbero condannato un centinaio di volte, e se qualcuno avesse avuto da ridire circa il modo in cui il guanto era stato trovato ed acquisito, lo avrebbero ricoverato al manicomio. Chi se ne frega, avrebbero detto tutti, è evidente che il damerino ha scannato la moglie, quindi non importa stare a cincischiare su come raccattarono il guanto. Ergastolo. Dal punto di vista sostanziale sarebbe stato anche giusto. Dal punto di vista formale hanno ragione gli statunitensi. E qui si incarnano due culture.

Da noi se avanzi dubbi su un sospettato, ti dicono: qualcuno deve pur averla ammazzata. Da noi conta che ci si convinca di una ragionevole colpevolezza. Vale, spesso, la sostanza. Nel processo accusatorio, invece, conta la forma, perché solo quella garantisce la genuinità del verdetto. Che può sempre essere sbagliato, naturalmente, ma non imposto dal pregiudizio o dalla piazza. La forma spesso è sostanza, nel diritto.

Gli americani impallidiscono al sapere che i giurati del processo ad una loro concittadina fossero costantemente esposti a televisioni, radio e giornali, potendo leggere e guardare in diretta il loro stesso lavoro. Negli Usa invece vengono isolati.

Stesso discorso per i pentiti di mafia. Ci sono killer di professione che arrivano in aula deponendo non su cose che lui non conosce, ma che gli hanno raccontato. “De relato”, si dice, cioè per sentito dire. Questo viene usato come sport per delegittimare politici importanti e scomodi.

Un’ultima cosa. In Italia i magistrati sono indipendenti, impiegati dello Stato: i giudici non hanno carriere separate dai professionisti dell’accusa. Per questo in un’aula statunitense, davanti a un collaboratore di giustizia più che pentito, il presidente avrebbe chiamato a sé l’avvocato della difesa e quello dell’accusa (l’idea che possa essere un suo collega neanche lo sfiora, supponendo sia un’ipotesi tribale) e avrebbe detto loro: quanto dura questa buffonata? Ritenete che il teste abbia qualche cosa da dire, su cose che conosce direttamente, o avete scambiato la mia aula per un teatro? Dopo di che, si sarebbe rivolto alla giuria ed avrebbe detto: di quel che avete sentito non dovete tenere alcun conto, è stato un errore dell’accusa presentare un simile teste, che non aveva nulla di pertinente da dire. Ammonisco tutti ad attenersi alla procedura.  (Tratto da un articolo di DAVIDE GIACALONE)

ECCO UN MINUTO DI PAROLE

Una sintesi di pensiero condivisibile con l’articolo: come a volte due fazioni non sanno di parlare la stessa lingua!


Spremere v.t.=Premere con forza per estrarne sugo e umido – Acume=Dal lat.Acumen, Acùere, rendere aguzzo; in senso fig. la forza del cervello affilata che penetra il vero delle cose

Il mio palco “under the Boston sun”

Le formichine di questo SpremiAcume bostoniano

“LOST” YOU IN TRANSLATION

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